E Yale disse "chiuditi Sesamo" La serratura più famosa del mondo festeggia il suo centocinquantesimo anno di vita. di Il suo nome era Linus. Del suo cognome abbiamo tutte piene le tasche. No, non aveva un amico chiamato Snoopy, era soltanto il figlio di un fabbro, cresciuto tra catenacci e chiavistelli nella bottega del padre, presso NewYork ma di chiavi lui non voleva sapere. Era un pittore ritrattista. Gli piacevano i musei, le gallerie, i libri illustrati di archeologia, soprattutto quelli sull'Egitto dei Faraoni, con le loro dinastie millenarie, con forzieri funebri delle loro ricchezze inchiavardati a prova di ladri e di spiriti, protetti da serrature ingegnose a cilindri interni. Aspetta. Con un po' di miglioramento. Con qualche modifica. Linus lasciò cadere la tavolozza, ne discusse col padre e nel 1851 brevettò un nuovo tipo di chiave di sicurezza. Quella chiave che 150 anni dopo stiamo ancora cercando nel fondo della borsetta o della tasca dei calzoni spesso con il suo cognome sopra. Yale. Il suo nome era Linus Yale, l'inventore della chiave moderna che tutto il mondo adopera. Il Sesamo davanti al quale ogni porta moderna si apre. Ma Lynus Yale jr non avrebbe sicurantente mai immaginando, portando nel maggio del 1851 il suo disegno per una "Serratura di sicurezza per casseforti" all'ufficio brevetti di New Yark, che la chiave a testa rotonda e corpo dentellato come una catena alpina sarebbe stata ancora in uso un secolo e mezzo più tardi e che avrebbe partorito 200 tipi di chiavi diverse tutte basate sulla sua idea. Come i falsi profeti nella Palestina di Cristo, così gli inventori di lucchetti, combinazioni e catenacci pullulavano allora, ma soltanto uno, soltanto lui, fondò il regno ecumenico della chiavetta. Quegli anni erano tempi d'oro per il mondo dei fabbri e delle serrature. La destabilizzazione sociale scatenata dalle rivoluzioni politiche e industriali tra la fine dell'età dei Lumi e l'avvento dei telai meccanici aveva spinto nelle grandi città del mondo, da Londra a Parigi a New York, folle di morti di fame e di lumpen che nessuna legge e nessuna forza di polizia riuscivano a reprimere. Le carceri e i patiboli britannici tracimavano invano di condannati a morte per furti di ortaggi, tagli di stoffa e ghinee d'oro, inutilmente considerati reati capitali, perché la fame è sempre più forte dei codici e dei boia Le paure dei nuovi ricchi minacciati dai ladri avevano concimato l'ingegno dei fabbri. In Francia nel Regno Unito, tra la fine del 700 e le prime decadi dell'800 prosperavano gli inventori di complesse serrature "a prova di scasso" come quelle di Fichet a Parigi, di Chubb a Londra. Un inglese, Bramah offrì 200 sterline, una fortuna, a chi riuscisse a violare uno dei suoi forzieri e furono necessari 60 anni di tentativi e un fabbro ferraio che nel 1850 impiegò 51 ore di lavoro ininterrotto per vincere la serratura Bramah. E quando il ritrattista fallito brevettò i suoi modelli di chiavi, tra il 1851 e il 1868, tutta la New York dei soldi, e poi chiunque se le potesse permettere volle una "Yale". La bottega del fabbro divenne uno stabilimento poi diede vita a una cittadina intera Shelburne Falls, nel Massachussets che prosperò attorno alle sue chiavi come Detroit attorno al Modello T di Henry Ford. Anche oggi che la "Yale" non più americana ed è divenuta parte di una multinazionale svedese, la Assa Abloy AB, a Shelburne Falls resta aperto un delizioso museo della serratura e del chiavistello. C'è anche una cintura di castità con lucchettone ma non marca Yale, perché fortunatamente l'arnese di tortura era caduto in disuso molto prima che il figlio del fabbro nascesse. Ma come tanti dei prodotti che ci vengono dalla rivoluzione industriale, anche questa chiavetta miracolosa non fu una scoperta originale, un'invenzione, fu il perfezionamento industriale di idee che altri cervelli, in epoche e in luoghi lontanissimi, avevano concepito. La chiave Yale funziona con un sistema di cilindretti interni, di dentini tenuti ad altezze diverse da minuscole molle. La disposizione dei cilindretti, nella fessura, corrisponde alle piccole cime e alle piccole valli della chiave maschio. Spingendola nella toppa, la chiave allinea e fa rientrare correttamente i dentini nel rocchetto interno che così può ruotare. Se anche uno solo dei cinque o più cilindretti interni non corrisponde alla tacca nella chiave, bloccherà la rotazione del rocchetto interno e la porta non si aprirà. Questo era, nella sostanza, il meccanismo che i fabbri egiziani dell'Imperatore Antef V, Diciassettesima dinastia, avevano escogitato 1.600 anni prima di Cristo, per compiacere il sovrano preoccupato dall'aumento della micro criminalità, come diremmo oggi, e che Linus aveva studiato. Un'ondata di immigratisicuramente clandestiniattratti dalla prosperità dell'Egitto avevano sconvolto i suoi sudditi,e se fossero esistiti l'inglese e la televisione e le elezioni, anche Antef V avrebbe proclamato un "Security Day" per incantare più gonzi. Ma essendo un Faraone serio, si accontentò, invece, di una chiave più efficace, afflitta da un difetto serio. Era fabbricata laboriosamente a mano e aperta da chiavi lunghe anche un metro. L'intuizione del signor Yale, come quella di Henry Ford, fu la possibilità di riprodurre in massa, a costi bassissimi, un oggetto che, fino ad allora, aveva richiesto atelier di artigiani e tempi lunghi. Con i nuovi torni e le nuove leghe metalliche disponibili nell'800, i cilindretti interni potevano essere minuscoli pur rimanendo robusti e potevano essere disposti in tali e tante variazioni di altezza calibrando le molle, in corrispondenza delle dentellature della piccola chiave, da essere praticamente infinite. Solo un duplicato o uno scassinatore raffinato potevano forzare la "Serratura di Sicurezza" Yale. Fu un trionfo. Dicono i resoconti di polizia e i servizi dei giornali dell'epoca che, anche scontando un po' di pubbliche relazioni, l'umile chiavetta dentellata del figlio del fabbro fece per la sicurezza dei cittadini quello che le forche, le deportazioni, le fruste, i giudici e i poliziotti a tolleranza sotto zero non erano riusciti a fare. Il numero di appartamenti di New York dotati di serramenti Yale e svaligiati diminuì fino quasi a scomparire, prima che inesorabilmente, come nella logica della spada e dello scudo, i ladri imparassero a scassinarle. I filosofi, i commentatori e i perditempo dell'epoca arrivarono a denunciare l'influenza perniciosa di una serratura così comoda e inviolabile, che induceva la gente a sbarrarsi in casa, indicando nell'umile invenzione del pittore fallito una metafora dell'imbarbarimento della società e la fine della vita sociale. Ma il solo, diabolico difetto di queste chiavine Yale che da 150 anni ci aprono le porte della nostra casa e dunque della nostra vita è quanto siano facili da perdere, maledizione a loro e al figlio del fabbro di New York che avrebbe potuto inventare la chiave che non si perde mai e non lo ha fatto. (Ndr: ripreso da "la Repubblica" di lunedi 7 maggio 2001) |