L'America dichiara guerra al boom dei furti di identità

di Arturo Zampaglione

Sono stato derubato. E non me ne sono neanche accorto. Me lo ha comunicato l'università bostoniana dove ho preso il Master, spiegandomi che c'era stata una "attività anomala" sul computer che custodiva i miei dati anagrafici, assieme al codice fiscale e al numero della carta di credito. Ero in buona compagnia: altri 106 mila ex-laureati dell'università avevano subito lo stesso furto di identità.

Mi hanno consigliato di avvertire subito la banca, controllare gli estratti-conto, verificare la mia "pagella" presso le tre agenzie private che analizzano al microscopio lo status creditizio di ogni contribuente americano (Equifax, Experian, TransUnion). Tutti compiti gravosi, irritanti, ma necessari. Il rischio? Lo ha spiegato bene Amitai Etzioni, sociologo ed esponente del movimento "communitarian", nel libro "The limits of privacy": "Con i dati in loro possesso, i ladri di identità riescono spesso a procurarsi patenti e carte di credito. Poi affittano appartamenti, prendono soldi in prestito e addebitano spese gigantesche sul conto del derubato".

"Il furto d'identità sembra il reato più di moda del ventunesimo secolo", dicono all'ufficio per la protezione della privacy dello stato della California. Favorito dalla onnipresenza del web, dalla bravura dei pirati e da sistemi di sicurezza ancora imperfetti, il fenomeno continua ad allargarsi.

Nel 2003, secondo il presidente della Ftc (Federal Trade Commission, l'agenzia federale del commercio, Deborah Majoras, 10 milioni di americani sono stati derubati della loro identità. E questi furti sono costati 5 miliardi di dollari ai consumatori degli States e 48 miliardi, sempre di dollari alle aziende d'oltreoceano.

Negli ultimi tempi il ritmo dei furti si è accelerato. Martedì scorso hanno scassinato una delle "casseforti elettroniche" più sicure e protette, prelevando dalla società Ameritrade i dati di 200mila clienti. Dagli archivi digitali della Lexis-Nexis, una società del gruppo Reed Elsveier che gestisce informazioni, sono stati rubati i dati anagrafici e fiscali di 310mila americani. La banca britannica Hsbc ha ammesso di essere stata presa di mira dai ladri-hackers. E sono stati colpiti anche i computers della Bank of America e della ChoicePoint.

L'escalation dei furti di identità sta avendo le prime ripercussioni politiche. Il Congresso promette di affrontare il fenomeno con più aggressività e vuole estendere l'obbligo, previsto per adesso solo in California, di informare le vittime (così come ha fatto la mia università). Esistono già varie guide pratiche sull'argomento, a cominciare da quella di Frank Abagnale, un ex-hacker diventato consulente del Fbi e da cui si è ispirato Steven Spielberg per il film "Catch me if you can".

Stanno anche nascendo società ad hoc e servizi specializzati per aiutare le vittime dei furti. Si fanno pagare mille dollari a prestazione. E a chi dice che sono troppi, rispondono con i risultati di una ricerca condotta a gennaio dalla Javelein Strategy. In media, ogni furto di identità costa alla vittima 750 dollari e 28 ore di fatica per riparare i danni.

(Ndr: ripreso da Affari&Finanza de la Repubblica del 25 aprile 2005)