Comincia l'era degli spioni elettronici. Le aziende Usa controllano i pensieri su computer

Censura sulle e-mail porno

di
Arturo Zampaglione

Venti dipendenti del "New York Times" licenziati in tronco per aver mandato messaggi "offensivi" (cioè foto hard) attraverso la posta elettronica aziendale. Altri quaranta impiegati della Xerox sbattuti fuori per "violazione delle norme interne su Internet". Quarantuno lettere di censura alla Edward Jones, una finanziaria di Wall Street, per lo stesso motivo. Che sta succedendo nel paese guida della rivoluzione informatica? Semplice: dopo anni di permissivismo, le aziende d'oltreoceano hanno seppellito il laissez faire e tradito la privacy, cominciando a mettere il naso in modo sistematico nelle e-mail dei dipendenti.

Secondo un sondaggio della American management association, un terzo delle grandi aziende degli Stati Uniti convivono ormai con questo Grande fratello.

Per l'esattezza, il 27 per cento delle maggiori società ha controllato nel 1999 la posta elettronica interna: appena due anni fa la percentuale era al 15 per cento.

Non solo: i controlli avvengono in molti casi (16 per cento delle aziende) senza neanche avvertire gli interessati. Il tutto avviene in particolare nelle società finanziarie (68 per cento). E continuano a fiorire società di software specializzate in sistemi di monitoraggio della posta, in modo da prevenire e reprimere ogni violazione. La Content technology vende un programma che consente di censurare automaticamente i messaggi in uscita, cancellando le parolacce.

La diffusione di Internet, che ormai è diventato il sistema di comunicazione interna nelle aziende Usa, ha portato quasi tutte le società a predisporre regolamenti per l'uso della posta e per navigare sul net. Lo scopo? Evitare la commistione tra attività private e compiti aziendali. Limitare le perdite di tempo. E soprattutto minimizzare il rischio di cause giudiziarie. Sempre più spesso, infatti, le e-mail finiscono in tribunale: magari sbandierate da impiegate offese dal contenuto di messaggi osé e impazienti di ottenere milioni di dollari di risarcimento. Ma le e- mail possono essere usate anche contro gli avversari. Nella causa anti-trust contro la Microsoft, ad esempio, i magistrati hanno portato come prova (risultata poi decisiva), un documento inviato per posta elettronica in cui risultavano chiare le aspirazioni monopolistiche dell'impero di Bill Gates.

Le direttive del "New York Times" (che sono state ridistribuite a tutto il personale dopo i venti licenziamenti) ricordano che computer e comunicazioni elettroniche sono strumenti di proprietà dell'azienda e non possono essere utilizzati per "generare, inoltrare e aprire sullo schermo messaggi che siano offensivi o intralcino il lavoro, compresi grafici, fotografie e file audio". In violazione di queste norme, alcuni dipendenti del centro-stipendi del gruppo editoriale, che ha sede in Virginia, si divertivano a inviare foto proibite.

"Di solito non controlliamo l'e-mail, a meno che qualcuno non denunci un caso grave: come è successo nella sede della Virginia", hanno spiegato i managers del "New York Times" in un appunto mandato a tutti i dipendenti per annunciare i venti licenziamenti. "La punizione era inevitabile e servirà d'esempio: non pensiamo che si ripeteranno nel futuro casi analoghi", ha puntualizzato la portavoce Nancy Nielsen.

(Ndr: ripreso da la Repubblica del 3 dicembre 1999)