Il Web ai tuoi ordini

Nella sua nuova fase, Internet avrà delle infrastrutture e un aspetto cosi avanzato che le persone non dovranno più cercare "ciò di cui hanno bisogno" tra applicazioni software e siti Web, bensì sarà "ciò di cui hanno bisogno" a cercare loro, mettendosi a disposizione come servizio

di
Alberto Vasari

La Rete, un immenso serbatoio di servizi che si combinano e comunicano tra loro. È la rete dei Web services la prossima grande frontiera del software applicativo intorno alla quale si sta consumando una nuova battaglia tra colossi.

Due sono i fattori che hanno prodotto - e continueranno a produrre -un terreno fertile per l'affermazione di tale fenomeno.

In primo piano c'è la forma stessa che il Web è andato assumendo nel corso del tempo, spostando la sua dimensione da prevalentemente statica a prevalentemente dinamica, in cui il software per la navigazione è perlopiù un'interfaccia ai contenuti gestiti da grandi database di informazioni.

C'è poi la perdita di centralità del PC, un oggetto sempre importante ma oggi più che mai affiancato dalla presenza di tutta una serie di altri dispositivi informatici (dai palmari agli smartphone di nuova concezione) che si connettono alla Rete e permettono di consultarne le risorse come finora è stato possibile soltanto mediante il PC. I servizi Web infatti, sono applicazioni a se stanti, accessibili e funzionanti non soltanto con il browser tradizionale che si innesta e gira sul sistema operativo del personal computer.

DUE ANNI Dl LAVORI E POI IL BOOM

Di questa frontiera della Rete in realtà sì parla già da tempo, ma è storia recente la trasformazione di queste applicazioni pensate esclusivamente per la Rete e capaci di integrarsi e comunicare in via automatica e diretta tra loro, in uno dei punti cardine delle strategie dei principali player mondiali dello sviluppo software in ambiente Internet, di cui peraltro E-Business Trade ha tracciato i resoconti in più di un'occasione.

Vuoi perché ancora in piena evoluzione, vuoi perché la loro natura è complicata di per sé, i Web services rappresentano oggi uno degli argomenti più ostici da affrontare e attribuire loro definizioni semplici e al tempo stesso esaustive può essere cosa non semplice. Una schematizzazione delle loro caratteristiche può essere realizzata scindendo la loro parte funzionale e formale dall'ambito della loro applicabilità.

Per quanto riguarda i primi due aspetti, possiamo parlare del funzionamento dei servizi Web in termini di comunicazione e scambio di informazioni che avvengono in via automatica tra le varie macchine collegate alla Rete, nel senso di un'interazione diretta (che quindi non implica la presenza e l'intervento umano) tra le applicazioni che su di essa "girano" anziché tra le applicazioni e l'utente, come avviene nel caso della navigazione sul Web. La descrizione del singolo servizio e le modalità con cui questo comunica con gli altri e con le varie applicazioni è affidata a una serie di formati che appartengono alla famiglia XML, principalmente SOAP, WSDL, e UDDI, ma anche a Java e a CORBA.

DAI SERVIZI PER L'UTENZA CONSUMER A ....

Il range dell'applicabilità dei servizi di questo tipo spazia senza soluzione di continuità dall'ambito consumer ai processi più sofisticati dell'e-business.

Qualche esempio, in ordine sparso: i sistemi di identificazione e autenticazione dell'utente, quelli per la gestione delle transazioni commerciali che si effettuano online attraverso l'uso della carta di credito, gli scambi di informazioni e di risorse tra aziende partner che collaborano a uno stesso business, le interrogazioni ai motori di ricerca. Quale che sarà il loro futuro, i Web services, come si è detto, sono diventati elemento fondante delle strategie dei principali produttori mondiali di software e sistemi, molti dei quali considerano il loro ingresso come la cosa più importante accaduta dal 1994 a questa parte, ovvero da quando il Web ha cominciato a diventare un qualcosa di molto reale. Le stime prospettano che nel corso del prossimo anno, il giro d'affari del mercato mondiale dei servizi che renderanno l'Internet sempre più dinamica supererà la soglia dei 15 miliardi di dollari, staccandosi con decisione dai risultati che - si prevede - verranno raggiunti alla fine di quest'anno, pari a circa 9 miliardi di dollari. Tra quanti ci credono c'è in testa Microsoft (http://www.microsoft.com), che con la sua piattaforma .NET sta riplasmando l'intera linea dei suoi prodotti sulla base dei principi di funzionamento dei servizi Web. La dice lunga il fatto che il suo president William H. Gates III si sia spinto a dichiarare di esser pronto a scommettere su di essi l'azienda.

SUN PREFERISCE JAVA

Estremo interesse anche dalle parti di Ibm (http://www.ibm.com), che mette l'attenzione per i Web services - in quanto fenomeno di frontiera e assolutamente degno di interesse - sullo stesso piano degli sforzi in altri ambiti innovativi dell'ICT, quali il Grid e il pervasive computing.

Attualmente, Big Blue, che sembra impegnata a favorire l'ingresso di standard aperti e unitari, viene considerata dagli osservatori come la più accreditata a trasformare il business in moneta sonante e pare intenzionata a supportare .NET, ma soprattutto ad appoggiare la piattatorma Java 2 Enterprise Edition (J2ee) di Sun Microsystems (http://www.sun.com).

In casa di quest'ultima, a proposito di Web services, è in corso una vera rivoluzione.

Alla società di Scott McNealy, di computing distribuito e di servizi avanzati per la grande Rete si parla dalla fine dello scorso decennio. Lo stesso linguaggio Java, inizialmente realizzato per i sistemi desktop, è stato poi virato con decisione e sistemato alla guida della controffensiva che Sun sta conducendo contro la società di Redmond e il suo .NET.

Oggi J2ee rappresenta per molti versi una soluzione perfetta per l'implementazione e la gestione di Web services, per le sue doti di sicurezza, versatilità e scalabilità.

In realtà, pecca ancora nella disponibilità di tool di sviluppo e nel supporto a XML, il metalinguaggio di programmazione che si avvia a diventare un caposaldo per i servizi di Rete di più nuova generazione, benché Sun abbia sempr lasciato intendere di voler potenziare questo supporto. La piattatorma .NET di Microsoft, al contrario, offre agli sviluppatori un'estrema facilità dal lato della creazione dei servizi e utilizza lo standard XML, mentre la sua resa all'interno delle robuste ed esigenti applicazioni aziendali è ancora da testare fino in fondo.

Sotto un profilo un po' più tecnico, c'è un'altra differenza, per la verità piuttosto sostanziale: le applicazioni per la piattatorma J2ee possono esser scritte soltanto in Java ma sono in grado di girare senza problemi su ogni sistema operativo, mentre chi sviluppa per .NET può scegliere tra una grande varietà di linguaggi di creazione, ma i programmi realizzati potranno girare soltanto su Windows.

Tra i due, si inserisce il sistema open source Mono (ne parliamo brevemente nel riquadro seguente) di Ximian (http://www.ximian.com) che, sebbene sia interessante e promettente, difficilmente riuscirà a contrastare in qualche modo la querelle a due tra Microsoft e Sun.


MONO, SERVIZI WEB OPEN SOURCE

Grazie al progetto Mono (termine che in spagnolo significa scimmia), anche l'universo del software aperto ha a disposizione una piattaforma di framework per portare .NET di Microsoft e i servizi Web a questa collegati sui sistemi operativi Linux e UNIX.

L'iniziativa fa capo a Ximian (http://www.ximian.com), la società di software del Massachusetts celebre per aver contribuito più di ogni altra allo sviluppo di di Gnome (GNU Objett model environment) una delle più importanti interfacce grafiche-utente per Linux.

Da quando è stato presentato, nel corso del 2001, Mono ha fatto un bel pò di strada, raggiungendo peraltro già qualche risultato di un certo rilievo (tra cui la possibilità di far girare un compilatore scritto in C#) e mutando in corso d'opera la sua Iicenza di utilizzo (in precedenza era la Gpl) per andare incontro alle esigenze delle sodetà di software (in testa Intel e Hewlett-Packard) che hanno comunicato l'intenzione di appoggiarlo, suscitando la disapprovazione di Richard Stallman, il principale guru del software libero e gratuito.


UN FINALE TUTT'ALTRO CHE SCONTATO

La guerra, insomma, è ancora tutta da combattere e su quello che sarà suo esito finale, l'incertezza è pressoché totale. Possiamo soltanto azzardare uno scenario ipotetico in cui .NET spadroneggia con i suoi Web servizi nel settore del personal computing e nella piccola e media impresa, mentre J2ee domina nella restante quota del mercato corporate in quello consumer che non contempla il PC, quindi quello nel quale i protagonisti sono set-top-box, handheld, supercellulari, console per videogiochi, e così via.

Una prima battaglia tra i due contendenti è stata combattuta sul fronte dei servizi di identificazione e autentificazione.

Da un lato Microsoft con la sua combinata per Passport/Myservices (in precedenza Hailstorm), dall'altro il progetto analogo denominato Liberty Alliance Project (http://www.projectliberty.org) creato lo scorso settembre da Sun e da una dozzina di altre società ICT.

Nel momento in cui scriviamo entrano a far parte nel consorzio cinque nuove aziende, tra cui il carrier nipponico Ntt (http://www.ntt.com) e il gigante degli ERP Sap (http://www.sap.com). Con i nuovi ingressi, il numero dei membri del gruppo è salito a circa quaranta.

Entro l'estate, Liberty Alliance renderà pubblica la prima specifica sviluppata al suo interno, mentre sul versante opposto, Passport & Co. continuano ad attirare verso di sé come un parafulmine le critiche di quanti (Sun e America Online in testa, ma anche le associazioni impegnate nel tutelare la corretta circolazione e l'uso dei dati personali) sostengono che le politiche sull'assegnazione e la gestione delle identità digitali degli utenti Internet siano troppo accentratrici e pericolosamente troppo convergenti verso un unico soggetto, Microsoft appunto.

Altra iniziativa degna di nota è quella annunciata da Verisign (http://www.verisign.com), la società che detiene la leadership mondiale nel settore dell'autenticazione dei dati e nel business dei domini Internet. Risale a inizio anno l'avvio del suo progetto Digital Trust Services (Dts), un framework per i servizi di autenticazione e autorizzazione degli utenti online caratterizzato da un'attenzione tutta particolare agli standard di sicurezza.

L'AGO DELLA BILANCIA

Due variabili, l'interoperabilità e la standardizzazione dei formati, potrebbero però contribuire a rendere questo quadro un po' meno verosimile. Un passo avanti verso la possibilità che gli standard per i servizi Web diventino compatibili e cooperanti più di quanto lo siano oggi è stato compiuto nel febbraio di quest'anno con la 'Web Services Interoperability Organization" (http://www.ws-i.org), un'iniziativa promossa da Microsoft, Ibm e Bea Systems (http://www.bea.com) e seguita da un certo numero di altre società del settore.

I software vendor aderenti al progetto collaborano tra loro, con il W3C (http://www.w3c.org) e il gruppo Oasis (Organization for the advancement of structured information standard - http://www.oasis-open.org) per promuovere gli standard attuali e introdurne di nuovi a cui ogni società sviluppatrice interessata a entrare in questo business dovrà attenersi.

La mega alleanza avrà in particolare come compiti principali quello di fornire a tutti gli sviluppatori le indicazioni fondamentali sull'utilizzo degli standard già in uso e la conduzione dei piani di sviluppo di quelli futuri, in modo tale che la gestione delle transazioni commerciali, dell'identificazione, dell'autenticazione degli utenti e le questioni relative alla sicurezza evolvano in maniera coerente e siano sfruttabili da tutte le società coinvolte nella ghiotta partita dei Web services.

Di recente, la strada percorsa dal consorzio è stata in parte "macchiata" da una dichiarazione di Bill Gates, contenuta in un messaggio di posta elettronica indirizzato ai suoi manager. Nell'e-mail . incriminata, viene espresso (per la verità con qualche dubbio per l'ambiguità di alcuni termini utilizzati nel testo) il desiderio che Sun venga estromessa dall'alleanza.

 

STANDARD E FORMATI

CORBA (Common object request broker architecture): è un'architettura di sviluppo software ideata per creare e supportare la distribuzione di oggetti (tra cui ovviamente quelli di tipo "Web services") creati in vari linguaggi di programmazione e utilizzabili in ambienti diversi, per consentire una completa interoperabilità tra i software, indipendentemente dai sistemi operativi e dai chip utilizati.

SOAP (Simple object access protocol): protocollo leggero e allo stesso tempo nome del meccanismo che sta alla base dello scambio dei messaggi all'interno di un ambiente distribuito e decentrato. Lo scambio delle informazioni di questo tipo avviene attraverso messaggi scritti in un particolare sottoformato del linguaggio XML.

UDDI (Universal discovery description integration): si tratta di una specifica che permette di realizzare elenchi categorici e registri mondiali distribuiti di servizi Web, ovvero ciò che da molti sono state definite le "pagine gialle" dei servizi online. Lo standard è gestito dall'omonimo consorzio il cui sito Web è raggiungibile all'indirizzo http://www.uddi.org.

WSLDL (Web services description language): questo formato XML fornisce un metodo per definire le funzioni disponibili con un determinato servizio Web e permette di includere le informazioni necessarie per utilizzarlo.

(Ndr: ripreso dal periodico e.business trade del Gruppo Mondadori, di luglio/agosto 2002)