Usa-Ue, scontro in Rete

Washington teme limiti al commercio elettronico
Bruxelles risponde: Internet non è cosa vostra

Privacy e fisco in testa ai dissidi sulleregole


di Massimo Miccoli

Chi ha il compito di gestire e controllare aspetti tecnici e sviluppifuturi di Internet? Chi difende la nostra privacy, con quali leggi?Il dibattito Usa-Europa sul futuro della Rete è infuocato.E' una vera e propria sfida, un braccio di ferro il cui bottinoè il controllo di Internet Affari, regole di mercato, espansione,modalità di accesso, gestione: questi i punti della discussionefra ministri europei e americani.

A dar fuoco alla miccia è stato il "libroverde",un documento del Commerce Department Usa: in esso, la propostadi trasferire il controllo e la gestione del servizio di registrazionedegli indirizzi Internet dall'attuale gruppo di programmatorie accademici, responsabile della gestione del registro internazionaledegli indirizzi per conto del governo Usa, ad un comitato di 15membri, che dovrebbe raccogliere rappresentanti del settore privato,pubblico e della comunità internazionale.

Per Bruxelles, se il "libro verde" venisse approvato,si profilerebbe un ruolo di semplice osservatore, quale rappresentanteinternazionale del nuovo comitato. Il "libro" èstato presentato come proposta, come tavolo di discussione perdecidere la futura gestione della Rete. Ma il fatto stesso chel'iniziativa sia completamente made in Usa, ha messo in allarmei ministri europei.

Le critiche della Commissione Europea sono secche e precise. Secondola Commissione nel "libro verde" non viene riconosciutoil carattere internazionale della Rete, mentre si tende a "consolidarela giurisdizione statunitense sull'intera Internet", escludendola partecipazione delle società private europee e degliutenti dalla gestione dei livelli più alti del networkplanetario.

Ancor più duro il commento di Martin Bangemann, commissarioper le Telecomunicazioni, che così ha accolto l'iniziativaUsa: "Gli Stati Uniti considerano Internet come una lorocreatura". La Commissione chiede che alla gestione dellaRete partecipino tutti gli stati interessati e vede le politichedi gestione e di accesso alla Rete, sia agli alti livelli chea quelli più bassi, in un ottica completamente diversa."Internet deve poter essere utilizzato da tutti nelle stessecondizioni, nel modo più semplice possibile e con quantemeno regolamentazioni possibile", ha insistito Bangemann.

E' scontro anche sulla questione tasse. Clinton ha chiesto unamoratoria di 5 anni per le tasse delle società che fannoaffari con la Rete. Scopo della moratoria: contribuire allo sviluppodel commercio elettronico. Diversa la posizione della Commissioneche non fa distinzione tra ciò che viene venduto nel cyberspazioe ciò che passa per le normali vie di distribuzione: tuttova tassato allo stesso modo.

Poche ma semplici regole dunque, secondo i ministri europei. Maè proprio sulle regole che si profila l'altro scontro Usa-Europa:le nostre ferree leggi sulla privacy preoccupano gli americani.Le società d'Oltreoceano temono l'attuazione dell'EuropeanUnion Data protection Directive, l'insieme di regole che, a partireda ottobre '98 difenderanno la nostra privacy nel territorio telematico:le società Usa, esperte nel collezionare e acquistare datiper le loro campagne di marketing, temono che le nuovi leggi europeerappresentino una minaccia per le loro attività economiche.

C'è molta confusione negli Usa sulle nuove leggi che tutelerannola privacy nel nostro continente. E qualche manager americanoinizia a chiedersi quali rischi potrà correre la propriasocietà mandando in giro rappresentanti dotati di personalcomputer con l'archivio dei clienti.

(N.d.r. ripreso dall'inserto Affari&Finanza del quotidiano la Repubblica del 9-3-1998)