Non conta soltanto la privacy Sono in rotta di collisione due interessi: quello della riservatezza e le esigenze delle indagini penali Gli Stati devono regolamentare la conservazione dei dati sul traffico telefonico e sulla Grande rete di Sono molte le affermazioni importanti che escono dal lavoro svolto dal Gruppo interministeriale per il contrasto alla criminalità informatica. Queste prese di posizione lasciano intuire quanto ci sia da lavorare sul tema della sicurezza informatica e quanto essa stia diventando un problema sul quale non solo l'Italia, ma l'intera Europa è chiamata a intervenire. Dall'analisi della Relazione si evince il contrastato rapporto tra il rispetto del diritto alla privacy e il divieto di conservazione dei dati per fini esorbitanti gli scopi per i quali sono raccolti, da un lato, e la necessità che questi dati possano essere resi disponibili nel corso di indagini penali, dall'altro. Il problema si pone sia per i tabulati delle chiamate telefoniche sia per i dati relativi al traffico Internet. (Sul sito www.neteconomy24.ilsole24ore.com una Web guide e altri documenti). I tabulati telefonici. Dal primo punto di vista, l'articolo 4 del Dlgs 171/98 prevede che le informazioni relative al traffico telefonico possano essere conservate solo ai fini della fatturazione, e quindi per potere pretendere il pagamento di crediti non riscossi o per difendersi da possibili lamentele al riguardo da parte dei consumatori. Detta norma non solo non prevede alcun tipo di regolamentazione della conservazione dei dati a fini penali, ma oltretutto risulta inapplicabile in tutti quei casi in cui non ci sia necessità di fatturare il servizio reso, come nel caso in cui si utilizzino schede prepagate o si abbia un accesso gratuito. In tutti questi casi le informazioni sul traffico telefonico potrebbero essere cancellate immediatamente e non potrebbero essere mai utilizzate nel caso si rendesse necessario farlo nel corso di eventuali indagini. Il problema della conservazione dei dati telefonici è strettamente connesso a quello del trattamento e dell'archiviazione dei dati relativi al traffico Internet, che pure utilizza la rete telefonica e che si sta dimostrando un mezzo molto importante per la repressione del crimine. Tramite Internet può diventare relativamente facile compiere illeciti o aggirare normative penali o fiscali, come sempre più spesso avviene, scegliendo opportunamente il luogo in cui ospitare il server su cui sono immagazzinati i dati dell'attività posta in essere, ragione per cui è ritenuto di estrema importanza potere disporre delle informazioni sul traffico anche a distanza di molto tempo, per facilitare il lavoro degli inquirenti. Navigazione sul Web. Altro aspetto dell'uso della Rete che può ostacolare le indagini è quello dell'anonimato che rappresenta il fulcro della Rete stessa. Il Gruppo di lavoro ha riflettuto sull'importanza che riveste l'anonimato in Rete e su quanto sia importante garantire il rispetto della persona umana in questa particolare forma di comunicazione, ma ha comunque sottolineato come sia altrettanto importante fare di Internet un luogo sicuro, sia a tutela dei minori e delle famiglie, sia per dare maggiore impulso al commercio elettronico. L'esigenza sarebbe quella di obbligare chi offre un servizio di accesso alla Rete a registrare e custodire i dati degli utenti che rendanopossibile l'identificazione degli stessi, per un certo periodo di tempo non ancora stabilito con precisione, in modo che chiunque utilizzi Internet possa essere rintracciato nel caso in cui venga commesso un illecito. Altra proposta, particolarmente degna di attenzione, quella per la quale si potrebbe creare una sorta di "griglia" in modo che chi si connette in Rete debba dichiarare espressamente se si sta presentando con un'identità certa, verificabile a distanza o in forma assolutamente anonima, e che conseguentemente l'altra parte possa scegliere se entrare o non entrare in contatto con tale utente. Analogamente si possono prevedere anche filtri che consentano a chi opta per un certo tipo di personalità ostentata di entrare in contatto solo con soggetti che abbiano scelto modalità di raffronto simili alle proprie. La materia è molto complessa e gli equilibri da tenere in considerazione sono tanti e contrastanti tra loro, per cui non sarà facile trovare la soluzione ottimale. Su questo stesso tema è intervenuta anche la Commissione europea che, con la comunicazione del 30 gennaio 2001, ha fissato alcune linee guida con il proposito di "creare una società dell'informazione sicura, migliorando la sicurezza delle infrastrutture dell'informazione e mediante la lotta alla criminalità informatica". In particolare, nell'articolo 5.2 della stessa Comunicazione, evidenzia come già alcuni Stati stiano introducendo norme che impongono o consentono agli operatori di conservare alcuni dati non necessari ai fini della fatturazione ma che possono essere utili per le indagini, e che una siffatta possibilità non viene osteggiata purché sia attuata nel rispetto del principio della "proporzionalità". Del resto anche il Parlamento europeo, nonostante la grande importanza dallo stesso attribuita alla riservatezza, nel corso delle indagini sulla pedofilia in Rete, si è espresso in senso favorevole riguardo all'obbligo di conservare i dati sul traffico per un periodo di tre mesi. Contro i cybercriminali. La lotta alla criminalità informatica è un tema decisamente scottante che coinvolge tutti, e in merito al quale sia l'Unione europea sia i singoli Stati si trovano a dovere studiare con estrema urgenza soluzioni convincenti. Data l'importanza che riveste nella società, oltre che nel commercio, non è certo un caso che Internet, anche con il disegno di legge sugli Internet provider e con quello sui nomi a dominio, sia stato al centro degli impegni dell'ultimo periodo della legislatura e tutto lascia presumere che sarà probabilmente uno dei temi da affrontare con maggiore urgenza da parte del nuovo Governo. (Ndr: ripreso da Il Sole 24 Ore - NewEconomy di Mercoledì 14 Marzo 2001) |