Tutela identica sotto il profilo giuridico

La posta elettronicaè pur sempre posta

di
Laura Turini

(Avvocato)

Nella mailing list australiana dedicata al "computer-law" si è recentemente sollevato un vivo dibattito tra gli iscritti di diverse nazionalità sulle garanzie di segretezza nella corrispondenza on line.

Anche se frequento la list da parecchio tempo devo dire che questo è stato uno dei temi che hanno maggiormente coinvolto gli interlocutori, tutti quanti preoccupati della sicurezza di quanto compiono per sé o per i loro clienti, in rete, ormai quotidianamente. Che i timori non siano infondati è evidente e uno degli iscritti, un ufficiale inglese, ha detto che intercettare messaggi elettronici è quanto di più semplice possa esistere e che egli stesso lo fa regolarmente nello svolgimento delle sue funzioni.

L'intercettazione è normalmente un'attività illecita che diventa legale nel momento in cui vi sia una specifica autorizzazione da parte della magistratura la quale ha in diverse occasioni autorizzato anche il controllo sulla corrispondenza elettronica, accordandosi con il provider che si impegna a spedire direttamente alla polizia tutti i messaggi provenienti o recapitati a un certo utente.

Perché ciò sia possibile occorre che vi siano seri indizi di reato che legittimino un'intrusione così forte nella sfera privata, ma spesso accade, proprio per la facilità di entrare nei sistemi di gestione della posta elettronica, che i messaggi vengano in qualche modo trafugati o semplicemente letti anche da altre persone non autorizzate.

Per impedire tutto questo esistono programmi di criptazione che rendono il testo leggibile solo dal destinatario attraverso l'utilizzo di una speciale chiave di lettura, mentre di recente la Global market research ha ideato un software grazie al quale la posta in arrivo non solo non può essere né registrata sull'hardware né copiata, ma addirittura si autodistrugge dopo un certo arco di tempo.

I sistemi di criptaggio non sono però accettati ovunque, tant'è che negli Stati Uniti alcuni codici non possono essere esportati in quanto ciò equivarrebbe a esportare armi, mentre in Gran Bretagna l'utente può essere obbligato a rivelare la sua chiave di decifrazione per motivi di sicurezza. La situazione è ben più grave in Russia, dove i providers devono consentire ai servizi di sicurezza il controllo sulla posta dei loro abbonati, o a Singapore, dove ha suscitato scalpore il caso di un provider che, sembra per ordine governativo, controllava sistematicamente le caselle elettroniche dei suoi clienti.

Ciò che maggiormente preoccupa è che il controllo sulla posta elettronica non sempre si limita a motivi di sicurezza generale. Sempre negli Stati Uniti si sono verificati negli ultimi mesi molti casi di intromissione nelle mailbox dei dipendenti da parte dei datori di lavoro e, una tra tante, la società Raytheon ha licenziato alcuni impiegati per il fatto che avevano utilizzato posta elettronica e chat rooms per comunicazioni estranee all'ambito lavorativo. Al di là del giudizio di merito sul contenuto dei messaggi e sulla correttezza di utilizzare i mezzi dell'azienda per scopi privati, resta comunque il fatto che, senza il minimo rispetto della privacy, il datore di lavoro ha potuto controllare e leggere i messaggi che i dipendenti si sono scambiati.

Il Governo, poi, aveva addirittura messo a punto un sistema di monitoraggio sui computer federali, denominato FidNet, teso a controllare l'utilizzo delle macchine da parte degli operatori e la cui attuazione è stata bloccata solo grazie all'intervento del Center for democracy and technology.

La posta elettronica sta ormai diventando un mezzo di comunicazione di massa, utilizzata sia per concludere contratti e scambiare informazioni riservate, sia per comunicazioni personali o sentimentali, al punto che la e-mail è una triste protagonista in molte cause di separazione tra coniugi. È quindi necessario che essa sia garantita e che chi la utilizza possa avere la certezza, e prima di tutto il diritto, di potersene servire senza correre il rischio che quanto scrive possa essere liberamente letto da chiunque.

In questo senso si è espresso da noi il garante della privacy Stefano Rodotà, il quale ha affermato, cosa che poteva sembrare evidente ma che così non è, che i messaggi trasmessi via Internet sono da considerarsi corrispondenza privata a tutti gli effetti e devono come tale essere gratuiti. Lo ha fatto nel parere emesso a luglio di quest'anno in merito alla liceità di rendere pubbliche le e-mail di un dipendente della pubblica amministrazione che aveva utilizzato per comunicazioni private i mezzi elettronici forniti dall'amministrazione stessa.

Il garante, senza entrare nel merito delle possibili conseguenze disciplinari, ha confermato che, anche in virtù di quanto previsto dalla legge 547/1993 sui reati informatici e dal Dpr 513/1997 sul documento elettronico, i messaggi scambiati per via informatica o telematica, siano essi e-mail o messaggi inviati tramite mailing-list, newsgroup, chat o di altro tipo, sono tutelati come tutta la corrispondenza dall'articolo 15 della Costituzione, per cui non è ammesso su di essi alcun controllo, neppure nel caso in cui si acceda alla rete tramite strutture messe a disposizione dell'azienda

Un'affermazione di principio che assume grande importanza perché riferita a un contesto, quale quello telematico, in cui il rispetto della sfera privata sembra un valore dimenticato e nel quale spesso c'è la necessità di ricordare che "what is illegal offline remains illegal online".

(Ndr: Ripreso da Il Sole 24 ore-Informatica di venerdì 24 Settembre 1999)