Una Carta dei diritti del web

di

StefanoRodot

 

Quasi nelle stesse ore incui a New York una commissione dell'Onu approvava con uno storico voto laproposta di moratoria della pena di morte, a Rio de Janeiro il rappresentantedelle stesse Nazioni Unite chiudeva il grande Internet Governance Forum affermando che i molti problemi che sipongono in rete richiedono un Internet Bill of Rights.

 

Accosto questi avvenimenti,che possono apparire lontani e qualitativamente assai diversi, per tre ragioni.In entrambi i casi balzata in primo piano l'importanza di una politicaglobale dei diritti. In entrambi i casi non siamo di fronte ad un definitivopunto d'arrivo, ma ad un processo che richiede intelligenza e determinazionepolitica. In entrambi i casi il risultato stato reso possibile da unalungimirante iniziativa italiana.

 

Per la pena di morte si trattavadi onorare una primogenitura culturale, quasi un dovere verso una storia cheporta il nome di Cesare Beccaria e della Toscana, primo Stato al mondo adabolire nel 1786 quella pena, "conveniente solo ai popoli barbari",come si espresse il Granduca Pietro Leopoldo.

 

Tutta diversa la situazioneriguardante Internet, visto che l'Italia non pu certo essere considerata unpaese di punta nel mondo dell'innovazione scientifica e tecnologica. E tuttaviaproprio da qui partito, negli ultimi due anni, un movimento che haprogressivamente coinvolto ovunque settori sempre pi larghi, dimostrando cosche la buona cultura indispensabile per una buona politica. Quale politica,allora? Il risultato finale di Rio stato possibile grazie anche al fatto che,un giorno prima, era venuta una dichiarazione congiunta dei governi brasilianoe italiano che indicava proprio nell'Internet Bill of Rights lo strumento pergarantire libert e diritti nel pi grande spazio pubblico che l'umanit abbiamai conosciuto.

 

 

Ma questa svolta, assaisignificativa, esige ora una adeguata capacit di azione. Nelle discussioni chehanno preceduto la dichiarazione, il ministro brasiliano della cultura,Gilberto Gil, aveva esplicitamente evocato la Carta dei diritti fondamentalidell'Unione europea. Siamo di fronte ad una situazione che sta diventandoparadossale. Ancora sottovalutata e osteggiata da pi d'uno in Europa, la Cartasta diventando un punto di riferimento costante per tutti quelli che, in giroper il mondo, sono impegnati nella costruzione di un nuovo sistema di garanziadei diritti, tanto che studiosi statunitensi hanno parlato di un "sognoeuropeo" che prende il posto del loro "sogno americano". E'tempo, dunque, che l'Unione europea abbia piena consapevolezza di questa suaforza e responsabilit verso l'intera "comunit umana", com' dettoesplicitamente nel Preambolo della Carta dei diritti. Proprio perch conosciamobene i limiti dell'influenza dell'Europa, il suo futuro politico si lega semprepi nettamente alla capacit d'essere protagonista di questa planetaria"lotta per i diritti"

 

In questa prospettiva,l'Internet Bill of Rights fornisce una occasione preziosa. Proprio perchdall'Onu venuta una insperata apertura, indispensabile rafforzare e rendereconcreto il processo cos avviato. Indico le prime tappe di questo cammino. Ladichiarazione italo-brasiliana aperta all'adesione di altri Paesi. Non unaoperazione facile. Ma il ministro degli Esteri ha dato prova di grandeintelligenza politica nel guidare il processo verso il voto sulla moratoriadella pena di morte, s che si pu pensare che non sar indifferente rispetto aquesta diversa opportunit.

 

Pi agevole dovrebbe essereuna azione volta a far s che, proprio come accaduto per la moratoria, l'iniziativaitaliana si risolva in una pi generale presa di posizione del Parlamentoeuropeo. Qui, tuttavia, si apre una questione pi generale. Mentre la Carta deidiritti fondamentali si avvia a diventare giuridicamente vincolante, e ad essasi guarda come ad un modello, la Commissione europea prende iniziative che,anche con discutibili espedienti procedurali, limitano grandemente la tutela didiritti fondamentali, ad esempio in materia di raccolta e conservazione deidati personali. Si deve uscire da questa schizofrenia istituzionale, che vedele grandi proclamazioni sui diritti troppo spesso contraddette da concrete eforti limitazioni, democraticamente pericolose e tecnicamente non necessarie osproporzionate.

 

Una terza via d'azioneriguarda le stesse Nazioni Unite. Poco tempo fa Google, consapevole dellanecessit di prevedere pi forti garanzie per i dati personali, ha propostol'istituzione presso l'Onu di un "Global Privacy Counsel".L'indicazione va raccolta perch offre uno spunto concreto per cominciare ariflettere sulla futura presenza dell'Onu in questo settore. Ma, soprattutto,quella proposta pone un problema pi generale. Nel corso di quest'anno abbiamoassistito ad un forte attivismo del mondo economico. Oltre alla proposta diGoogle, vi stata una iniziativa congiunta di Microsoft, Google, Yahoo!,Vodafone, che hanno annunciato per la fine dell'anno la pubblicazione di unaCarta per tutelare la libert di espressione su Internet. In luglio Microsoftha presentato i suoi Privacy Principles.

 

Ma possibile lasciare latutela dei diritti fondamentali su Internet soltanto all'iniziativa di soggettiprivati, che tendenzialmente offriranno solo le garanzie compatibili con i lorointeressi e che, in assenza di altre iniziative, appariranno come le uniche"istituzioni" capaci di intervenire? Si pu accettare unaprivatizzazione della governance di Internet o indispensabile far s che unapluralit di attori, ai livelli pi diversi, possa dialogare e mettere a puntoregole comuni, secondo un modello definito appunto multistakeholder emultilevel?

 

L'Internet Bill of Rights,infatti, non concepito da chi lo ha immaginato e lo promuove come unatrasposizione nella sfera di Internet delle tradizionali logiche delleconvenzioni internazionali. La scelta dell'antica formula del Bill of Rights haforza simbolica, mette in evidenza che non si vuole limitare la libert in retema, al contrario, mantenere le condizioni perch possa continuare a fiorire.Per questo servono garanzie "costituzionali". Non dimentichiamo cheAmnesty Internacional ha denunciato il moltiplicarsi dei casi di censura,"un virus che pu cambiare la natura di Internet, rendendolairriconoscibile" se non saranno prese misure adeguate. Ma, conformementealla natura di Internet, il riconoscimento di principi e diritti non pu esserecalato dall'alto. Deve essere il risultato di un processo, di unapartecipazione larga di una molteplicit di soggetti che si sono gimaterializzati nella forma di "dynamic coalitions", gruppi di diversanatura, nati spontaneamente in rete e che proprio a Rio hanno trovato una primaoccasione di confronto, di lavoro comune, di diretta influenza sulle decisioni.Nel corso di questo processo si potr approdare a risultati parziali,all'integrazione tra codici di autoregolamentazione e altre forme didisciplina, a normative comuni per singole aree del mondo, come di nuovodimostra l'Unione europea, la regione del mondo dove pi intensa la tuteladei diritti.

 

Le obiezioni tradizionali -chi il legislatore? quale giudice render applicabili i diritti proclamati? -appartengono al passato, non si rendono conto che "la valanga dei dirittiumani sta travolgendo le ultime trincee della sovranit statale", come hascritto benissimo Antonio Cassese commentando il voto sulla pena di morte. Nelmomento stesso in cui il cammino dell'Internet Bill of Rights diverr pispedito, gi vi sar stato un cambiamento. Comincer ad essere visibile undiverso modello culturale, nato proprio dalla consapevolezza che Internet unmondo senza confini. Un modello che favorir la circolazione delle idee e potrsubito costituire un riferimento per la "global community of courts",per quella folla di giudici che, nei pi diversi sistemi, affrontano ormai glistessi problemi posti dall'innovazione scientifica e tecnologica, dando voce aquei diritti fondamentali che rappresentano oggi l'unico potere opponibile allaforza degli interessi economici.

 

N utopia, n fuga inavanti. Gi oggi, all'indomani stesso della conferenza di Rio, molti sonoall'opera e sono chiare le indicazioni per il lavoro dei prossimi mesi:inventario delle "dynamic coalitions" e creazione di una piattaformache consenta il dialogo e la collaborazione; inventario dei molti documentiesistenti, per individuare quali possano essere i principi e i diritti allabase dell'Internet Bill of Rights (un elenco nella dichiarazioneitalo-brasiliana); elaborazione di una prima bozza da discutere in rete. Lasemina stata buona. Ma il raccolto verr se saranno altrettanto fervidi glispiriti che sosterranno le azioni future.

 

(Ndr: Ripreso daRepubblica del 20 novembre 2007)