Salviamo il corpo

di Stefano Rodotà

Stralcio dell'intervento al convegno su
"Trasformazioni del corpo e dignità della persona" - Roma 4/5/2005

Di chi é il corpo? Della persona interessata, della sua cerchia familiare, di un Dio che l'ha donato, di una natura che lo vuole inviolabile, di un potere sociale che in mille modi se ne impadronisce, di un medico o di un magistrato che ne stabiliscono il destino? E di quale corpo stiamo parlando?

Queste domande rimandano ad antichi intrecci, che tuttavia continuamente si rinnovano, con soggetti vecchi e nuovi che di quel corpo quasi si contendono le spoglie. Intanto, l'ometto della contesa si moltiplica e si scompone, cerca unità e conosce divisioni, in vertiginosi giochi di specchi si fronteggiano corpo fisico e corpo elettronico, corpo materiale e corpo virtuale, corpo biologico e corpo politico. Un corpo sempre più inteso come insieme di parti separate ripropone l'ipotesi dell'"homme machine".

"Nella disciplina storica per molto tempo ha prevalso l'idea che il corpo appartenesse alla natura". Questa confessione di Jacques Le Goff può apparire sorprendente, perché da sempre riti e regole del potere, ma pure della stessa vita quotidiana, hanno scandito le modalità d'uso del corpo, la sua libertà o il suo essere oggetto d'implacabile coercizione.

Il possesso di sé e il controllo degli altri sono sempre stati tutto meno che un fatto "naturale". Conformato dalla natura, il corpo era subito consegnato alla disciplina umana nella quale diritto e norme hanno sempre giocato un ruolo determinante. Habeas corpus, l'antica promessa della Magna Charta nel 1215, è una affermazione essenziale per comprendere l'organizzarsi dei rapporti di potere già ai lontani albori di uno Stato che vuol essere moderno e di una civiltà che vuol dirsi giuridica.

Vero è che la modernità giuridica allontana da sé la corporeità, e si costruisce intorno ad una trama di concetti astratti, che definiscono il soggetto facendo appunto astrazione da tutte le condizioni materiali della sua esistenza.

Ma, scacciato dall'olimpo delle grandi cattedrali giuridiche ottocentesche, le codificazioni civili, il corpo continua a ricomparire altrove tutte le volte che il sistema giuridico avverte un bisogno di controllo che può riguardare la salvezza dell'anima o la salvezza dello Stato. E, per questo fine, convivono forme antiche e nuove di coercizione e controllo, alle quali nessun potere rinuncia volentieri, come dimostra il tragico ricomparire della tortura.

Forse la figura che più incarna questi dilemmi della modernità è Jeremy Bentham. Scrive i Principles of the Civil Code e propugna, senza fortuna, l'introduzione in Inghilterra del codice appunto come strumento della modernità. Scrive il ben più noto Panopticon e, disegnando una figura architettonica, fornisce un modello di sorveglianza fisica che rimane ancor oggi, anche dal punto di vista simbolico un riferimento costante nelle discussioni sulla società del controllo. Il piano dei rapporti sociali, affidato al codice civile, sembra così richiedere, quasi ineliminabile complemento, un piano altrettanto preciso di sorveglianza di quelle persone concrete di cui, come soggetti astratti, il codice affermava la libertà.

Ma nella distanza tra regola giuridica e corpi delle persone, che caratterizza i codici civili, si deve cogliere pure una diversa premessa. I grandi codici ottocenteschi come quello francese, italiano e tedesco, pur aprendosi tutti con una parte dedicata alle "persone", ne ignorano del tutto la fisicità, limitandosi poi ad essenziali accenni sul nascere e sul morire. Di questi punti estremi del ciclo vitale ci si limitava a registrare la naturalità. Era la natura che governava, e il diritto poteva silenziosamente stare a guardare. Ma bastava guardare appena al di là, e subito si scopriva un corpo femminile oggetto di interdetti feroci, di contratti mortificanti, di un potere proprietario del marito che negava il reciproco possesso affermato da Paolo nell'Epistola ai Corinzi e offriva a Filippo Vassalli lo spunto per una straordinaria ricostruzione del rapporto tra marito e moglie proprio nella chiave del diritto sul corpo.

Non e certo un caso peraltro che il Trattato sulla tolleranza di Voltaire e Sorvegliare e punire di Michel Foucault si aprano con una descrizione di corpi, del supplizio di Jean Calas e dell'esecuzione di Damiens. Sono tragiche le immagini che inducono a riflettere sul corpo, "docile" o "analizzabile" o "manipolabile", come lo descriverà appunto Foncault. Ma quelle immagini oggi si moltiplicano, e presentano il corpo in mille sfaccettature e scomposizioni. Siamo ormai di fronte anche ad un doppio corpo, fisico ed elettronico, che modifica la percezione del sé ed il rapporto con gli altri. Di queste immagini si può proporre una prima, sommaria classificazione. Un corpo riprodotto e moltiplicato. Per il corpo fisico il caso è quello della clonazione. Per il corpo elettronico, cioè l'insieme delle informazioni raccolte sul nostro conto e il modo in cui possiamo presentarci in rete, si parla appunto di clonazione delle carte di credito e di "furto di identità": si sostituisce a noi chi si è impadronito di un nostro codice segreto, della password.

E, soprattutto, su Internet ognuno di noi può assumere identità molteplici, realizzando il desiderio dello Zelig di Woody Allen:

"Vorrei essere tante persone. Forse un giorno questo si avvererà".

Un corpo distribuito. Si diffondono le banche dove si depositano parti o prodotti del corpo: gameti, sangue, tessuti, cellule, Dna.

Tutto questo accresce la funzionalità del corpo, che può essere riparato o reintegrato in funzioni perdute. Due esempi: si parte verso paesi con sistemi sanitari non sicuri portando con sé un flacone del proprio sangue da utilizzare per eventuali autotrasfusioni; si può usare il seme depositato in una "banca", per esercitare la funzione riproduttiva in caso di sterilità o addirittura dopo la morte.

Per il corpo elettronico la cosa è ancor più evidente: pezzi di ciascuno di noi sono conservati nelle numerosissime banche dati dove la nostra identità è sezionata e scomposta, dove compariamo ora come consumatori, ora come elettori, debitori, lavoratori, utenti dell'autostrada.

Un corpo modificato. Non è un fenomeno nuovo. Ma la crescente possibilità di trapianti e sostituzione di parti può creare seri problemi d'identità. Un corpo incessantemente modificato, come la nave di Teseo nel suo lunghissimo viaggio, alla fine della vita sarà lo stesso del tempo della nascita?

Un corpo controllato. Il trascorrere dal passato a un presente che è già futuro si può cogliere nel fatto che i collaudati controlli e condizionamenti esterni sono ormai accompagnati da una costruzione del corpo stesso in forme che possano renderlo compatibile con la società della sorveglianza. Micro-chip vengono già impiantati sotto la pelle per finalità di identificazione, e cominciano a consentire controlli a distanza che mostrano come il film The Manchurian Candidate non prospetti soltanto ipotesi di fantascienza. Davanti a noi sono mutamenti che toccano l'antropologia stessa delle persone. Siamo di fronte a slittamenti progressivi: dalla persona "scrutata" attraverso la videosorveglianza e le tecniche biometriche si può passare ad una persona "modificata" dall'inserimento di chip ed etichette "intelligenti", in un contesto che sempre più nettamente ci individua appunto come "networked persons", corpi perennemente in rete, via via configurati in modo da emettere e ricevere impulsi che consentono di rintracciare e ricostruire movimenti, abitudini, contatti, modificando cosi senso e contenuti dell'autonomia delle persone.

Un corpo falsificato. Se portiamo sotto la pelle un chip elettronico con dati sulla nostra identità, salute, situazione finanziaria qualcuno potrebbe modificarne il contenuto a nostra insaputa. E su Internet possono circolare nostre biografie immaginarie di cui neppure conosciamo l'esistenza.

Un corpo socializzato. E' quel che accade quando lo spirito di solidarietà fa crescere la propensione a consentire la donazione di organi per i trapianti. Ma se gli organi diventano una merce, ci troviamo davanti ad un corpo cannibalizzato dagli abbienti che possono comprare gli organi dei poveri.

Un corpo escluso. Le ricerche le sperimentazioni sull'ectogenesi, sulla gestazione fuori dal corpo femminile, fanno parlare di un "madre superflua". E cosi il "potere di generare", attributo essenziale del genere femminile, sarebbe trasferito dalla donna alla scienza.

Un corpo espropriato. Microsoft ha ottenuto un brevetto sul "corpo dell'uomo come apparato per la trasmissione di energia e informazioni". Così non solo il corpo diviene lo strumento per collegare direttamente una serie di apparati portatili, dal telefono cellulare al computer palmare, al lettore di musica, superando le tecnologie attuali e creando, al posto delle reti oggi operanti, una rete personale tenuta insieme dalla nostra pelle. Diviene uno strumento di cui ci viene sottratta la libera disponibilità, poiché questa nuova forma della sua utilizzazione é subordinata ai diritti di brevetto, dunque a pagamenti a favore di Microsoft.

Un corpo ridotto. Si dice spesso: noi siamo i nostri geni, noi siamo le nostre informazioni. Si cede così alla mistica del Dna e dell'elettronica, si ignora che la biografia é più forte della biologia si trascura il contesto in cui viviamo e dobbiamo essere valutati.

Un corpo liberato. Siamo di fronte a nuovi intrecci tra natura e cultura, che non prospettano soltanto rischi, ma offrono opportunità. Servono nuove regole, ma soprattutto adeguata consapevolezza sociale. Guai a confidare in un uso autoritario del diritto. Può quest'ultima immagine allontanare le preoccupazioni e restituirci un corpo che, nella sua unità, viene consegnato alla libertà ed all'autonomia della persona?

(Ndr: ripreso da la Repubblica del 4 maggio 2005)