Se diventano merce anche i sentimenti di Stefano Rodotà Sintesi della relazione introduttiva di Stefano Rodotà al convegno "Globalizzazione, culture e religioni L'impatto del mercato e delle nuove tecnologie", tenuta presso la Fondazione Cini di Venezia, l'11 febbraio 2001. Si usano ormai abitualmente espressioni come "società dell'informazione", si parla di "secolo biotech", scienza e tecnologie chiudono il vecchio millennio e imprimono il loro segno sull'avvio del nuovo. Una bibliografia sterminata, un ininterrotto dibattito pubblico accompagnano una trasformazione che sembra senza fine. Profezie e utopie negative si stagliano all'orizzonte. Heidegger, Huxley, Orwell ci hanno parlato del destino dell'uomo affidato alla tecnica: nel titolo del libro di Huxley lo stupore di Miranda, che nel finale della Tempesta incontra le "perfette creature" che popolano il "brave new world", si capovolge nella descrizione di una gelida pianificazione che divide quelle creature in caste biologicamente determinate. Ma gli apologeti della nuova società si liberano di questo retaggio con una scrollata di spalle. Siamo dunque prigionieri di questo gioco tra bianco e nero, tra un ottimismo e un pessimismo entrambi senza limiti? Non sembri un paradosso, o una astuzia dialettica: per uscire dalle angustie di quelle contrapposizioni, è necessario mettere l'accento soprattutto sui problemi e sui rischi di una innovazione scientifica e tecnologica senza confini. Solo così è possibile acquistare consapevolezza dei fenomeni, far nascere la giusta responsabilità sociale, uscire da una analisi costibenefici affidata tutta al calcolo economico. Le innovazioni scientifiche e tecnologiche si ricorda ci liberano da servitù e malattie, accrescono la nostra libertà. Liberi dalle costrizioni del tempo e dello spazio, dalla tirannia dei confini nazionali; liberi di navigare su Internet; liberi di stabilire se, quando e come procreare. Ci avviamo tutti a vivere in una "repubblica delle scelte"? Dov'erano prima soltanto necessità o caso scopriamo crescenti possibilità di autodeterminazione. Cadono diverse leggi della natura, l'intero governo del ciclo vitale viene consegnato alla scienza, e alle autonome decisioni degli interessati. Ma questa libertà inquieta, la società fatica a metabolizzare novità che toccano la sua stessa antropologia: sconvolti il sistema della parentela e l'ordine delle generazioni dalle tecniche di procreazione assistita; mutata la percezione del corpo, visto come "macchina" dai pezzi sostituibili; sfidata l'unicità dell'essere umano dalle prospettive della clonazione riproduttiva. La caduta dei limiti naturali evoca il bisogno di altre leggi. La natura si allontana, le leggi giuridiche appaiono un rifugio e un rimedio alle angosce, mentre avanza inesorabile la legge del mercato. L'insidia del riduzionismo è in agguato, tocca la percezione individuale e sociale del sé. Le letture frettolose della genetica non ci conducono soltanto verso crescenti possibilità di cura delle malattie, verso una medicina predittiva che consenta di costruire un "antidestino": fanno nascere "una mistica del Dna", sostituiscono la biologia alla biografia, inducono a pensare che l'uomo sia soltanto i suoi geni. Il diffondersi delle grandi raccolte di informazioni personali, e il loro trattamento elettronico, consegnano ciascuno di noi a decine di banche dati: stiamo diventando "astrazioni nel cyberspazio", ognuno di noi assume le forme di un "individuo moltiplicato", e tutto questo induce a concludere che l'uomo sia soltanto le informazioni che lo descrivono. Internet, la grande metafora di questo tempo, è il luogo dove confluiscono i diversi fenomeni. Dove scompare la distinzione tra produttori e fornitori di informazioni. Dove diventano più trasparenti e controllabili i comportamenti dei poteri pubblici, si moltiplicano le opportunità di partecipazione politica. Dove individui dispersi trovano modo di comporsi in comunità virtuali, e di generare il "popolo di Seattle". Dove si possono rendere in permanenza disponibili le informazioni che rendono più agevole e individualizzata la cura della nostra salute. Ma l'utopia di Internet come grande spazio libertario ed egualitario è anch'essa insidiata, ed è pericoloso trincerarsi dietro una sua natura tecnica che ne impedirebbe radicali trasformazioni. Già oggi i suoi impieghi commerciali hanno superato ogni altra forma di utilizzazione. Bisogna allora evitare che "la società in rete" venga progressivamente identificata con lo spazio commerciale, dove i diritti riconosciuti siano solo quelli legati allo scambio di beni e servizi. Bisogna impedire "il nuovo totalitarismo dolce del consumismo", la riduzione del cittadino a consumatore, l'assorbimento della sfera pubblica e di quella privata nella sfera della produzione e dello scambio. Internet deve rimanere disponibile per la libera formazione della personalità, l'esercizio della libertà di espressione e di associazione, lo svolgimento di iniziative civiche, la sperimentazione di forme di democrazia, che aprano la porta ad una cittadinanza attiva e non all'ingannevole gioco dei referendum elettronici. Oggi l'accento viene posto soprattutto sul commercio elettronico, con pressioni fortissime per esercitare forme di censura che trasformino Internet in un luogo asettico, in un enorme supermercato dove l'interattività è chiusa nello schema "guarda e compra", dove aggirarsi senza che alcuna manifestazione diversa o dissenziente distolga dalla pura attività di consumo. Una commodification totale è alle porte, con la riduzione a merce d'ogni cosa organi, dati personali, sentimenti, emozioni. L'intrecciarsi di molteplici innovazioni scientifiche e tecnologiche offre continue opportunità: il genoma umano non sarebbe stato decifrato senza i computer. Ma questi intrecci favoriscono anche la nascita di una società della classificazione e del controllo, dove grandi e piccoli Echelon (l'esito tecnologico più vicino all'immagine del Grande Fratello) seguono implacabilmente ciascuno, dov'è incessante la produzione di profili individuali, familiari, di gruppo, che possono fondare nuove discriminazioni legate a gusti, opinioni, caratteri genetici, reddito, appartenenza territoriale. Nel mondo globale scopriamo possibilità nuove di avvicinamento, ma pure abissi di diseguaglianze. I tempi esigono consapevolezza culturale e determinazione in una nuova lotta per i diritti, che si opponga anche ad un uso autoritario della legge, ridotta a strumento per imporre valori non condivisi. Le possibilità di una totale trasparenza sociale devono essere sfruttate per più efficaci controlli su ogni forma di potere, non per spingere verso "l'uomo di vetro", immagine nazista che vuol fondare la pretesa autoritaria di conoscere tutto di tutti, con l'argomento della sicurezza o della libertà dei commerci. Dobbiamo guardarci dalle derive tecnologiche e tener ferma la misurazione dei mezzi rispetto ai fini. Questa è la misura della democrazia, che è sempre selezione dei mezzi, e dunque rinuncia a tutto ciò che può insidiare i suoi valori fondativi. (Ndr: ripreso da la Repubblica del 10/2/2001) |