ETICA EDIRITTO

...morale e diritto si possonocongiungere laddove ritenga che ci sono dei principi fondamentali che nonpossono essere negati da nessuna legislazione e ai quali decido di tenerfede...

di

Stefano Rodotł

 

     Il diritto Ć forse un rapporto di forza?E la forza dello Stato produce la libertł del cittadino?

     L'uomo deve seguire l'etica o il diritto?

     Quali sono i criteri in base ai quali sipuś perseguire l'ideale o il diritto di uguaglianza?

     Qual Ć il limite di legalitł del dirittodi resistenza?

     ╚ il diritto che si deve adattareall'etica o lŇetica che si deve adattare alle regole del diritto?

     Cosa viene prima, l'etica o il diritto?

      

RODOT╦: Sono Stefano Rodotł,insegno Diritto civile all'Universitłdi Roma La Sapienza.Sono Presidente dell'Autoritł garante per la privacy e faccio parte del ComitatoEtico dell'Unione Europea.Oggi parleremo proprio di Etica e diritto. Una scheda, ci aiuterł ad avviare la discussione.

Intorno alla silhouettedelle societł occidentali si assiepa una densa storia di rapporti fra etica ediritto. C'Ć stata un'alleanza agli inizi dell'epoca moderna, quando l'eticagiusnaturalista ha fornito al diritto una fondazione comune, che andava oltrele divisioni religiose e nazionali. E' stata un'alleanza proficua che haprodotto le prime rappresentazioni liberali della societł, l'idea di dirittiindividuali fondati su un nucleo morale inalienabile, come protezione control'arbitrio del sovrano. Ma l'alleanza ha cominciato a scricchiolare quandol'idea di autonomia individuale si Ć allargata e ha cominciato a includere areesempre piŁ ampie della condotta, e si Ć fatta strada la convinzione che lamoralitł non sia affatto di pertinenza dello Stato, ma degli individui. Ciś chelo Stato si deve limitare a fare Ć garantire la convivenza e la possibilitł diciascuno di condurre la vita che preferisce. Ma, una volta definita laquestione in questo modo, come ha fatto la tradizione liberale, i problemi nonsono affatto risolti, poichĆ non Ć chiaro che cosa debba fare lo Stato pergarantire a ciascuno eguale considerazione e autonomia. Le differenzeeconomiche e culturali sono tra i primi esempi che vengono alla mente, fattoriche impediscono che tutti abbiano eguali chance nella vita. Vi sono anche altrequestioni. Quando lo Stato nell'amministrare la convivenza sociale, fa appelloa una certa moralitł particolare? Alcuni sostengono che le nostre societłoccidentali sono tenute insieme da una moralitł cristiana di fondo che vieneimposta attraverso alcuni concetti giuridici centrali e che Ć funzionale asostenere la coesione sociale. Ma fino a che punto lo Stato puś fare a meno diun'etica e di quale etica ha bisogno se vuole rispettare il pluralismo e ilrispetto dell'autonomia di tutti?

STUDENTE: Buonasera. Iodovevo presentare l'oggetto simbolico che abbiamo scelto: Ć una catena. Abbiamopreso spunto da una frase di Rousseau che nel 1700 affermava che: "Gliuomini nascono liberi, ma ovunque sono in catena". Ora la situazione Ć lastessa: gli uomini nascono liberi e ovunque sono in catene. La mia domanda Ćquesta e si divide in due parti: il diritto Ć forse un rapporto di forza? E laforza dello Stato produce la libertł del cittadino?

RODOT╦: Si Ć detto moltevolte che il diritto Ć uno strumento di imposizione della volontł dei gruppidirigenti su tutti gli altri. Perś nelle etł moderne e soprattutto attraversole Dichiarazioni dei diritti, che sono anche figlie del tempo in cui Rousseauscriveva, si Ć cercato di mutare il significato del ricorso al diritto. L'attribuzione a ciascuno di noi didiritti fondamentali, che lo Stato deve rispettare, che non puś violare,significa anche avere potere nei confronti dello Stato. Questi diritti"dovrebbero", ci metto un condizionale, consentire a ciascuno di noidi spezzarle quelle catene. Naturalmente, detto questo, abbiamo solo fatto un primopasso, ci sono degli strumenti e si Ć obiettato che sono strumenti formali. Seall'affermazione del mio diritto di libertł non si aggiungono poi lepossibilitł concrete di esercitare la libertł, e cioĆ l'istruzione, il lavoro,la salute, la libertł, rimangono scritte sulla carta. Quindi il diritto non sipuś fermare alla proclamazione dei nostri diritti.

STUDENTE: Ma quindi io miposso anche opporre al diritto? Ma, se mi oppongo al diritto, Ć sempre miodiritto oppormici?

RODOT╦: Gił nel Settecento,viene elaborato il cosiddetto "diritto di resistenza": il cittadinopuś resistere alla tirannia, e quindi alle leggi ingiuste, ha diritto diribellarsi. Nelle nostre societł democratiche il cittadino ha diritto dioperare perchĆ le norme, le regole, che ritiene contrastanti proprio coidiritti fondamentali siano rimosse, eliminate, ma puś fare anche di piŁ: agireperchĆ siano introdotte regole, che mi consentano di superare la mia situazionedi discriminazione e di oppressione. 
Voglio fare un solo esempio: uno deiconcetti-chiave della modernitł Ćl'eguaglianza tra i cittadini. Siamo uguali– Ć scritto sulla carta - "nascono eguali e sono in catene".Quali sono queste catene? Gił lo ricordavo. Per esempio: la disuguaglianzaeconomica. Nella Costituzione Italiana, nella seconda parte dell'Articolo Tresi dice che Ć compito della Repubblica, cioĆ di tutte le istituzioni, dalpresidente della Repubblica fino al piŁ piccolo, al Sindaco del piŁ piccoloComune, che devono operare per rimuovere gli ostacoli di fatto che impedisconoal cittadino di esprimersi, di vivere liberamente, di accrescere la loropersonalitł, di essere libero in un paese libero. Gli "ostacoli difatto", attenzione! Quali sono "gli ostacoli di fatto"? Ilreddito - io sono piŁ povero di un altro -, la mancanza di istruzione, lamancanza di lavoro. Questi sono i punti dai quali bisogna partire per usare inpositivo il diritto.

STUDENTESSA: Professore, inun caso limite, l'uomo deve seguire l'etica o il diritto?

RODOT╦:. Io vedo questacontrapposizione molto difficile da risolvere. Dove c'Ć una regola giuridicavincolante, il problema Ć: rimango o no nella legalitł? E' un vecchio dilemma.
"Io ritengo che la legge sia ingiusta. La voglio violare".Sapete che ci sono stati molti casi in cui persone hanno deliberatamenteviolato la legge e sono anche finiti in galera, per tante ragioni: perchĆvivevano in un regime dittatoriale ad esempio, in questo modo volevanodimostrare a tutti che la dittatura non li piegava e quindi hanno parlato anome di tutti, hanno fatto sentire che le ragioni della libertł non eranocancellate dall'esistenza di una legge violenta. 
Noi abbiamo avuto inItalia le leggi razziali. Qualcuno si Ć opposto, altri non l'hanno fatto. Inquel momento rifiutare quel tipo di legislazione o le sue conseguenze, direiche era un dovere morale. Ecco dove morale e diritto si possono congiungere.Laddove io ritengo che ci siano dei principi fondamentali, che non possonoessere negati da nessuna legislazione e tenere fede a questi principifondamentali.

STUDENTE: Professore, scusi,ma, se la legge impone la libertł agli individui, non Ć una violenza? Unalibertł che Ć regolata dallo Stato. Quindi lo Stato in un certo senso ha unaforma parallela di tirannide. EŇ come se ci imponesse una libertł; ad esempio,io voglio protestare contro questa democrazia, ma se non accetto la democrazia,andrei contro la legge e quindi non ho piŁ una libertł assoluta.

RODOT╦: In un paesedemocratico la possibilitł del dissenso Ć uno dei diritti fondamentali dellapersona, quindi anche il quadro delle leggi, delle norme deve partire dallaaffermazione del diritto di ciascuno a dissentire. Guardate che, quando siaffermano dei diritti, attraverso le leggi, questa Ć una garanzia per leminoranze, perchĆ le maggioranze la legge se la fanno con la forza del numero ocon la forza del potere economico. Quando io riconosco il diritto di libertł,non Ć una costrizione della legge, Ć uno spazio che mi vienericonosciuto.
Ma voglio fare un esempio piŁ diretto: la scuoladell'obbligo. Ecco qui c'Ć una parola molto impegnativa: "obbligo".Non si sta comprimendo la libertł dei genitori e dei ragazzi, obbligati adandare a scuola e i genitori obbligati a mandarceli? Ma Voi la vedete questacome una costrizione illiberale e autoritaria, o piuttosto come una regolautile e fondamentale perchĆ si poi possa essere effettivamente liberi? 
Seio lascio una persona nell'analfabetismo che non sa nĆ leggere nĆ scrivere,questa Ć una persona piŁ libera, per il fatto che nessuno gli ha imposto diandare a scuola, o invece Ć una persona molto meno libera degli altri, perchĆnon sa usare le parole? Don Milani diceva che: "La vera differenza - neavete sentito parlare di questo prete, che aveva capito l'essenza di tantecose, usava un'espressione molto diretta - "il padrone sa piŁ parole deglialtri". Ecco la conoscenza Ć la premessa della libertł e del potere. Inquesto senso credo che una legge che consenta di acquisire questi strumenti,sia uno strumento di libertł a sua volta.

STUDENTE: Ecco mi veniva dapensare, appunto in base a quello che Lei diceva, che uno dei problemi odiernidella democrazia sia stabilire un diritto di libertł, un diritto di uguaglianza– Ć anche un problema etico, in fondo – Libertł da che cosa, in checosa Ć uguaglianza? Quali sono i criteri in base ai quali si puś perseguirel'ideale o il diritto di uguaglianza?

RODOT╦: Lei ha toccato laquestione che Ć tra le piŁ difficili, perchĆ in nome dell'eguaglianza, anche inquesto secolo, si sono commessi molti delitti. Si Ć detto: "Io vi vogliorendere uguali e per questo nego le vostre libertł, perchĆ io ho il criterio,il parametro per stabilire quali sono le condizioni dell'eguaglianza".Quando si sceglie questa strada, c'Ć non solo la via dell'oppressione, ma sipone la base di una diseguaglianza piŁ forte. PerchĆ c'Ć qualcuno che, inrealtł, ritiene di essere sopra gli altri e poter stabilire al loro posto. Nonso se qualcuno di Voi ha letto quella bellissima, apparente favola moderna cheĆ La fattoria degli animali di Orwell, in cui si dice: "Tutti gli animali sono uguali,ma alcuni sono piŁ eguali degli altri...."
Il criterio di una verademocrazia Ć cercare di, non dico di eliminare perchĆ non voglio essere cosôilluso da pensare che l'eguaglianza sia un prodotto facile, da confezionare, maalmeno evitare che ci siano situazioni nelle quali qualcuno Ć depositario di unprivilegio. Quindi il tema dell'eguaglianza Ć un tema capitale. E credo cheintorno a questo debba essere organizzata la riflessione di chi crede nellademocrazia. La democrazia Ć - se no resta solo una parola -, la democrazia checos'Ć? Andare a votare? Certamente, ma si vota anche nei paesi dittatoriali.
La democrazia Ć una serie di precondizioni, che debbono essere stabiliteanche dal diritto. Occorre un minimo d'istruzione, un minimo di reddito, unminimo di salute, un minimo di lavoro. Tutto questo mi rende tale da poteressere libero nel momento in cui vado a votare. Non dimentichiamo che, nelpassato, non votavano quelli che avevano un reddito minimo, non votavano glianalfabeti, e quindi la discriminazione era proprio all'inizio stesso delprocesso democratico, che quindi tanto democratico non era.

STUDENTE: Ci sono molti casiin cui oggi etica e diritto sono in conflitto, in cui il diritto va a ledere lalibertł dei cittadini. Per esempio, Lei si Ć pronunciato di recente sul temadelle intercettazioni telefoniche.

RODOT╦: Sô. Lô ci sono delleregole che sono state introdotte a difesa della libertł. Ma questa Ć l'affermazione: io intercetto, per esempio, per poter scoprire i criminali. Icriminali sono persone che mettono a repentaglio i diritti, che sono la libertłpersonale, la proprietł, rubano, uccidono, rapinano. E quindi, in questo casola legge sulle intercettazioni telefoniche, serve, in via di principio, atutelare questi valori, e quindi la liberł di tutti.

STUDENTE: Non le sembra chene Ć stato fatto un abuso?

RODOT╦: E' questo ilproblema. Ci sono sufficienti garanzie? Abbiamo la certezza che leintercettazioni telefoniche sono adoperate solo nei casi in cui Ć strettamentenecessario? E poi quali tutele hanno coloro i quali parlano con l'intercettato.Io sono un mascalzone, un mio interlocutore non lo sa. Mi racconta i suoi fattiprivati, che non hanno nulla a che fare con le indagini. Questi fatti privatipossono finire sui giornali di una persona del tutto estranea poi alla vicendacriminale, per la quale Ć stata predisposta l'intercettazione? Ma forsepossiamo fermarci un momento, vedere che cosa ci racconta, uno studiosotedesco, proprio sui rapporti tra etica e diritto.

GUNTHER BIEN: Se ciponiamo dal punto di vista del diritto, per descrivere con che cosa l'eticaabbia a che fare, si puś allora concordare con la definizione classicadell'etica, secondo la quale, essa si occupa del senso della vita, del finedella vita, del bene supremo, cosô come affermava la tradizione e al contempo, dellepossibilitł di realizzare tutto questo nella propria vita. D'altra parte, sepensiamo ai doveri, se pensiamo alle regole che costituiscono in qualche modol'etica per la normale coscienza umana - ad esempio, da noi, in Europa, i DieciComandamenti, e prima di tutto la seconda parte, in cui Ć sempre in gioco ildiritto dell'altro: non mentire, non rubare, non desiderare la donna d'altri, idiritti degli altri -, ci troviamo allora di fronte alle due grandi sferedell'etica. Da un lato questioni che riguardano il modo in cui io possoriuscire nella vita, la questione della felicitł, della realizzazionedell'esistenza, del vivere bene. Dall'altra le questioni che concernono ildiritto dell'altro. Nell'etica moderna, per ricordare John Rawls, il grande esponenteamericano di quest'etica, questi, ponendosi la questione della giustiziasociale, differenziava molto nettamente ciś che Ć giusto, che implica ildiritto dell'altro, e il bene, che allude in primo luogo, al modo in cui si puśprogrammare razionalmente la propria vita, cosô da sentirla come realizzata.

STUDENTE: Qual Ć il limite dilegalitł del diritto di resistenza?

RODOT╦: Ma ormai nelledemocrazie Ć il principio di non violenza, perchĆ si dice che la democrazia Ćanche uno strumento per risolvere in modo non violento i conflitti che esistonoall'interno di un'organizzazione sociale. Perś la premessa che rende possibilepoi lŇuso di mezzi non violenti Ć che lo Stato sia libero, che i cittadinisiano rispettati nelle loro libertł, che il dissenso sia riconosciuto comediritto. Negli Stati totalitari quest'affermazione diventa piŁ difficile.

STUDENTESSA: ╚ piŁ etico cheun tiranno prenda le decisioni per la comunitł o che lo Stato, che si definiscedemocratico, poi subdolamente prenda queste decisioni per gli altri?

RODOT╦: Io direi che nessunadelle due cose Ć eticamente accettabile: nĆ il potere del tiranno di decidereper tutti e quindi di imporre la sua volontł, nĆ il sotterfugio democratico, secosô lo possiamo chiamare, che nega la stessa democrazia. PerchĆ una delletante, infinite definizioni di democrazia che sono state date Ć anche quella di"governo del popolo" , ma anche "governo in pubblico", cioĆdecisioni trasparenti, conoscibili da tutti, controllabili da tutti. Ecco, doveĆ il punto essenziale. Non ci deve essere imposizione nella democrazia, ci deveessere decisone, il piŁ possibile partecipata, di modo che tutti possano farsentire la propria voce, nella logica perś che ci ricordava prima il giuristatedesco: tener conto del proprio punto di vista, ma anche del punto di vistadell'altro, perchĆ lo snodo difficile in questo momento Ć rappresentato dalfatto - lo ricordava la scheda iniziale - che noi veniamo da una storia, da unatradizione di valori condivisi, profondamente fondati in una storia, ormaisiamo al Duemila: la tradizione cristiana, che si Ć diffusa in tuttol'Occidente, che poi Ć stata arricchita anche da contributi di altre religionie di altre culture. Le dichiarazioni dei diritti sono figlie anche dellaibridazione di culture. Quando io oggi vedo i timori di alcuni di esserecontaminati dalla presenza degli immigrati, delle altre culture, dico: ma senoi fossimo sempre stati chiusi, avari, gelosi, non avremmo avuto neanche legrandi Dichiarazioni dei diritti, che erano anche punto di raccordo tra culturediverse. Allora, oggi, uno dei punti giuridicamente ed eticamente piŁimportanti Ć il riconoscimento dell'altro, la possibilitł che, all'interno diun'organizzazione sociale, i diversi punti di vista possano convivere, confrontarsi,senza che nessuno pretenda di sopraffare gli altri.

STUDENTESSA: ╚ Ć il dirittoche si deve adattare all'etica o lŇetica che si deve adattare alle regole deldiritto?

RODOT╦: Io direi che c'Ć unaeticitł che il diritto deve mantenere. So benissimo che lo Stato moderno si Ćanche fondato su una divisione tra etica e diritto proprio per evitare che loStato, in nome dell'etica, possa utilizzare gli strumenti del diritto perimporre il punto di vista di pochi o di una maggioranza a tutti gli altri. Un grandepensatore liberale dell'Ottocento francese, Alexis de Toqueville, ha parlato di"tirannia della maggioranza", come problema della democrazia. Quindiil diritto non puś violare, se cosô possiamo dire, alcuni principi che tantevolte Ć lo stesso diritto che vuole. Noi viviamo in questo momento in staticostituzionali. Le Costituzioni pongono alcuni diritti fondamentali, chetraggono ispirazione dalle tre grandi parole della Rivoluzione Francese:libertł, eguaglianza fraternitł. La libertł, l'eguaglianza - oggi noi nondiciamo piŁ "fraternitł", anche se la parola non mi dispiace affatto,diciamo "solidarietł", aggiungiamo una parola "dignitł".L'essere umano deve essere rispettato nella sua dignitł. Ecco, qui laconnessione tra diritto e etica Ć molto forte. Quando il diritto traduce alcuniprincipi etici fondamentali nelle parole che Vi ho ricordato, ha un forteradicamento in quello che puś essere anche un sentire comune. Naturalmente poil'etica ha i suoi percorsi. C'Ć un'etica individuale, che io devo potermanifestare. Qui il diritto deve essere: stare molto attento, non invadere lasfera delle decisioni personali, quando non Ć assolutamente indispensabile.

STUDENTESSA: Lei ha parlatodi Costituzioni. Le Costituzioni vengono fatte da uomini, che in teoriadovrebbero essere uguali agli altri. Ma questi uomini si devono basare suregole etiche. Perś, allora, cosa viene prima l'etica o il diritto?

RODOT╦: Questa Ć una domanda,rivolta a un giurista quale io sono, alla quale potrei essere portato, come dire,per patriottismo di materia a rispondere: il diritto.. Qui, devo dire, dobbiamoavere, fare almeno il tentativo di non mettere in opposizione etica e diritto.Cominciare col dire che l'etica e il diritto sono due sistemi di regolediverse. Le regole giuridiche sono delle regole che tendono poi alla fine aessere imposte, diciamo, anche con la forza. Se io violo la regola: "nonuccidere", interviene lo Stato e mi ... - se riesce ad acchiapparmi -, micondanna. Quindi la regola giuridica si impone anche con la forza. La regolaetica ha altre strade. Rifugge, per la sua stessa natura, da questapossibilitł. Allora dobbiamo stabilire: fino a che punto noi possiamo lasciareal sistema dell'etica, alle regole della morale, la disciplina deicomportamenti, e quando invece non Ć necessario l'intervento del dirittoproprio per evitare che siano violati i principi che noi riteniamo principietici fondamentali. Quando vediamo in pericolo la libertł, quando riteniamo chealcune regole siano necessarie? Per esempio: assicurare una retribuzione minimaal lavoratore. Questo credo che richieda una regola, proprio per evitare che,in ragione della forza minore che ha il lavoratore rispetto al datore dilavoro, si possa arrivare a forme di sfruttamento, di lavoro sottopagato, dilavoro nero, purtroppo realtł che conosciamo. Ecco, qui la regola giuridicadovrebbe essere il presidio di un'esigenza etica fondamentale: nessuno deveessere sfruttato, la dignitł delle persone, deve essere in ogni casoriconosciuta.

STUDENTE: Lei Ć garante perla privacy - se io ho un comportamento non etico nella mia privacy, nella miaintimitł, vado contro il diritto oppure no?

RODOT╦: In generale, dovreidire che non c'Ć una violazione, perchĆ la violazione della privacy si haquando io invado la sfera privata di un altro soggetto. Questa Ć unaviolazione. Se io mi comporto, metto, non lo so, metto in piazza i miei fattiprivatissimi, che forse il costume corrente, la buona educazione, mi dovrebbeindurre a tenere assolutamente riservati, io tengo un comportamento che forsepuś essere riprovato. Ma perchĆ va raccontando queste cose? Ma dal punto divista del diritto non c'Ć nessuna violazione, perchĆ Ć Lei che ha deciso ditenere un certo comportamento, mettendo in evidenza, rendendo trasparenti alcunifatti della Sua vita e nessuno glielo puś impedire.

STUDENTE: Quindi etica ediritto sono divisi?

RODOT╦: E certamente. Inqueste situazioni io credo che la libera scelta individuale sia eticamente darispettare. Il problema nasce per il diritto soprattutto quando io interferisconella sfera di un'altra persona, quando io rivelo, senza essere statoautorizzato, senza che ci sia una ragione socialmente apprezzabile, vicende cheriguardano un'altra persona, e invece vorrebbe che quei fatti rimanessero riservati.

STUDENTE: CioĆ il diritto nonĆ etico se riguarda una cosa che faccio in privato?

RODOT╦: No, no. Ma Ć etico intutte e due le situazioni, perchĆ in quel caso rispetta la scelta individuale.E' lei che decide di fare qualche cosa. Nell'altro caso Ć altrettanto eticoperchĆ Le impedisce di violare la libertł di scelta di un'altra persona.PerchĆ, se io ho deciso di tenere per me una certa cosa, nessuno deve poirenderla pubblica. Quindi in tutti e due i casi ciś che viene rispettato Ć lalibertł di scelta. Nell'un caso di mettere in piazza i miei fatti privati,nell'altro di non mettere in piazza i fatti privati di un'altra persona, che livuole tenere riservati. Deve essere salvaguardata la libertł di scelta, comeesigenza etica.

STUDENTESSA: Professorescusi, ma in Italia si sta combattendo per il diritto alla privacy. Giusto?Mentre nel resto del mondo si stanno organizzando per tenere sotto controllotutta la popolazione, nessuno escluso. Non Le pare che, da una parte ci sia ildiritto dello Stato a sapere ciś che avviene, dall'altra il diritto dell'uomo a..mantenere propria la propria intimitł, insomma a non rendere pubblica lapropria privacy? Quindi non Le sembra che siano contraddittorie le due cose?

RODOT╦: Ma certo, che inquesto momento si sta aprendo una contraddizione molto forte. Intendiamoci:anche in passato la riservatezza delle persone, anche in assenza di questetecnologie cosô invasive non sempre era rispettata. Chi viveva o chi vive in unpiccolo paese sa che la sua privacy; usiamo questa parola, la sua sfera privataera conosciuta da tutti. Tutti sapevano a che ora si usciva di casa, chi sifrequentava. Il "pettegolezzo", quello che noi chiamiamo cosô, Ćsempre - ed Ć stato studiato. Ci sono tanti libri, saggi interessanti e divertenti– Ć uno strumento di controllo sociale. Io controllo le altre personeattraverso il "pettegolezzo", cioĆ racconto i suoi fatti, li raccolgoe li rendo noti ad altre persone. Quindi le piccole comunitł sono fortementecostrittive. Io poi vado nella grande cittł e il controllo si abbassa. Letecnologie invece in questo momento rendono possibili molte forme di controllo,perchĆ tutto ciś che puś essere conservato come dato, oggi lo si fa con grandefacilitł e questi dati possono essere ritrovati, messi in relazione con altri,grazie alle tecnologie elettroniche. Uso una carta di credito, uso una cartatelefonica, lascio le cosiddette tracce elettroniche. I satelliti ormaiconsentono anche forme di controllo molto capillare: si legge la targa di unamacchina, si identifica una persona, la si puś seguire nei suoi spostamenti.Questo rischia di diventare uno strumento di controllo autoritario. Certamentec'Ć un conflitto aperto. Ecco perchĆ non dobbiamo ridurre la privacy. Io lodico non per interesse di bottega, dato che presiedo un'autoritł che dovrebbe esi occupa di queste cose. La privacy Ć una condizione della democrazia. Puśesserci uno Stato, possono esserci apparati pubblici, che implacabilmenteregistrano ogni nostra mossa? Questo Ć il problema della democrazia oggi. Glispazi di libertł individuale di ciascuno debbono essere tenuti al riparo degliapparati di sorveglianza, anche se questi sono giustificati con tante buoneragioni: la lotta al fisco, la lotta alla criminalitł, e via dicendo? Questo Ć unodei grandi temi della fine di questo secolo, anzi, diciamo, dell'inizio delprossimo millennio.

STUDENTESSA: Ma quindi inquesto caso, l'etica si scontra con il diritto?

RODOT╦: No, il dirittodovrebbe essere messo al servizio della tutela di questa esigenza fondativa diciascun individuo, di avere una sfera di libertł, all'interno della quale nonpuś entrare nessun altro, potere pubblico o potere privato che sia.

STUDENTESSA: Qual Ć ilconfine tra la privacy e il diritto alla cronaca?

RODOT╦: Questa Ć una cosamolto difficile! Io credo che non si possa tracciare una volta per tutte questoconfine. Per esempio, si dice: le figure pubbliche, i politici, gli attori, glisportivi hanno un diritto alla privacy minore del cittadino comune. Questo mipare giusto, perchĆ il politico deve essere piŁ controllato. Ha scelto lui difare questo mestiere! Se voleva rimanere nellŇombra, non avrebbe assuntocariche pubbliche, per le quali il controllo anche della moralitł, dellefrequentazioni Ć maggiore. Puś essere rilevante sapere chi vede, chi frequentaabitualmente un politico, perchĆ questo mi puś aiutare a capire perchĆ vota inun certo modo piuttosto che in un altro. L'attore, l'uomo di spettacolo siespone all'interesse - non voglio dire alla curiositł - dei suoi ammiratori.?Quindi in questo caso mi pare che la soglia della tutela della riservatezzapossa essere piŁ bassa. Andiamo all'altro estremo: il minore coinvolto in unavicenda giudiziaria, la donna violentata. In questo caso ci puś essere uninteresse a comunicare i nomi di queste persone. La curiositł forse spingerebbein questa direzione. La tutela della libertł e della dignitł della persona hafatto dire al legislatore italiano, che in questo caso Ć vietato fare il nomedel minore coinvolto in fatti giudiziari, che non si possono fare i nomi delledonne, coinvolte in vicende di violenza sessuale. Quindi, vedete, in un casomeno privacy, in un caso privacy totale. In tutto il resto evidentemente iocredo che dobbiamo essere molto prudenti, nel senso che ci sono dirittifondamentali che vanno rispettati, ma il diritto all'informazione, che Ć ancheun diritto costituzionalmente riconosciuto, non deve essere compresso, perchĆ,in una societł democratica, Ć sempre pericoloso introdurre elementi di censura.E' difficile trovare l'equilibrio, perś, ecco, dobbiamo contemperare queste dueesigenze: essere lasciati soli e permettere che, quando i nostri fatti privatiassumono una rilevanza pubblica, sia data la comunicazione all'esterno,rispettando in ogni caso la dignitł delle persone.

STUDENTESSA: Perś noisappiamo che molto spesso non avviene cosô, in quanto essendo il quarto potere,quello della stampa, avviene che molti avvenimenti di cronaca vengono veramentedistorti.

RODOT╦: Qui ci sono dueproblemi che Lei pone, giustamente. Da una parte quello che io ho chiamato"l'accanimento informativo": stare addosso a una persona anche quandoormai le esigenze dellŇ informazione non ci sono piŁ. E in questo caso siamo,forse perfino al di lł della tutela della privacy, siamo in quella che ildiritto penale chiama "le molestie". Io non posso essere molestato daaltre persone. E poi la distorsione. La distorsione Ć una cosa diversa dallaviolazione della privacy. Quando io presento un fatto in maniera che non corrispondea quella che Ć la realtł delle cose. Lô ho fatto molto di piŁ e di peggio diuna violazione della sfera privata di un altro soggetto: ho dato all'esternoun'informazione inesatta, sbagliata, volutamente distorta. E questo Ć uncomportamento che col diritto di informare e con la libertł di espressione nonha niente a che vedere, anzi Ć una distorsione di questo diritto.

STUDENTE: Chi puś stabilireil limite tra etica e diritto? Forse un ceto dirigente, non sempredisinteressato?

RODOT╦: Questa Ć una domandadifficile! Noi abbiamo - dico noi, gli Stati moderni - trovato la via del votodel Parlamento, cioĆ hanno attribuito questo potere a persone non illuminate,non toccate dalla grazia di Dio o da qualsiasi altra grazia, ma scelti daglistessi cittadini. E in quella sede si ritiene che le scelte dovrebberorispecchiare quelli che sono gli orientamenti della maggioranza. Quindi non cisono violenze, non ci sono arbitri. Perś nello stesso tempo si Ć stabilito cheper taluni valori fondamentali, quelli scritti nella costituzione, neanche ilParlamento con una legge puś modificare i diritti che la costituzione hariconosciuto. Tant'Ć che esiste in molti sistemi, anche in Italia, una CorteCostituzionale, davanti alla quale si va, dicendo: "La Costituzione dice chela mia libertł personale deve essere rispettata, il mio diritto di circolare,la mia corrispondenza non deve essere violata", questa legge, secondo me,la violazione la determina. La Corte Costituzionale dice: il Parlamento avrłvotato a maggioranza, avrł addirittura deliberato all'unanimitł, ma non lopoteva fare. Ecco, in questi casi si cerca di temperare o di eliminare quellatirannia delle maggioranze, di cui parlavo prima e che finisce col risolversinella negazione dei diritti delle minoranze o dei singoli, che in unademocrazia Ć un valore irrinunciabile.

STUDENTE: Da Internet hotrovato a proposito di diritto e libertł, un sito dedicato al diritto alsuicidio e in particolar modo all'eutanasia. Ne tratta alcune questioni eproblemi. Lei in precedenza aveva sottolineato la libertł di scelta di unindividuo. Secondo Lei ognuno di noi, cioĆ non ha la libertł, un propriodiritto al suicidio, cosa che perś non accade perś, perchĆ un cittadino, uncittadino in teoria potrebbe avere benissimo la libertł di suicidarsi, soltantoche i malati terminali non hanno, non ne hanno la possibilitł. Non Le sembrache vengano discriminati?

RODOT╦: Questa Ć una questione apertissima in tutto il mondo, dicui addirittura si Ć occupata la Corte Suprema degli Stati Uniti, che Ćl'equivalente della nostra Corte Costituzionale. Noi ormai abbiamo accettatoche la vita non Ć un valore che dev'essere difeso a ogni costo. Vorrei nonessere frainteso. Si Ć parlato di "accanimento terapeutico". Quandouna persona Ć ormai in condizioni di irreversibilitł, tenerlo artificialmentein vita Ć in qualche modo una crudeltł. Poi Ć stato affermato un altro diritto:ciascuno di noi puś rinunciare al trattamento medico e a quel punto dire:"No, io non voglio che la cura sia proseguita". E' una mia scelta,anche se questa scelta mi porta a morire. Il problema rimane nel punto chediceva Lei: il malato terminale, che non Ć tenuto in vita dalla macchina o dauna particolare cura, che cosa puś fare? Non Ć in grado di suicidarsi. Io mirendo conto che parliamo di cose molto dure, ma l'etica e il rispetto dellelibertł individuali ci impone di parlare anche di questo. Noi dobbiamo tenereconto anche della sofferenza di queste persone, sperando di avere delleorganizzazioni sociali all'interno delle quali anche il malato terminale possasentire tanta solidarietł intorno a sĆ da non avere la propensione al suicidio,perś non possiamo trascurare il fatto che non possiamo imporgli la sofferenza.

 

(Ripreso da ĎIl Grillo del 17/2/1999Ď dallŇEnciclopediaMultimediale delle Scienze Filosofiche di RAI EDUCATIONAL)