OTM -Osservatorio TuttiMedia "Convegno del 13 novembre 2001 su Beyond Internet"

Beyond Internet bene, ma beyond the computer?

di
Pierluigi Ridolfi
Presidente ERREsoft

Ogni studente uscirà al mattino di casa con il proprio PC portatile, leggerissimo. Non avrà né cartelle né libri: al limite non avrà neanche quaderni. Invece di manuali, dizionari e testi vari disporrà di alcuni piccolissimi DVD, che staranno in tasca

1. L'orizzonte temporale (Quando). Vi sono due modi per immaginare come sarà il nostro futuro: il primo si basa sulla previsione di come evolveranno alcuni fattori tecnici, economici o sociali già presenti in nuce nella realtà odierna; il secondo vive sull'ipotesi che domani disporremo di "novità" che oggi esistono solo nella nostra mente. Nel primo modo chi fa le previsioni deve avere la fantasia necessaria per individuare il probabile trend dello sviluppo di "cose" che oggi hanno già un proprio spazio, nel secondo si entra nella dimensione del futuribile, dove tutto è lecito, e si fa della fantascienza. Nell'un caso per guardare lontano occorre un cannocchiale, nell'altro basta una sfera di cristallo.

Una regola fondamentale per evitare di entrare in quest'ultima categoria, la cui utilità è nulla, consiste nel limitarsi a un orizzonte temporale corto: nel nostro tema, che abbraccia la più dinamica delle tecnologie, quella dell'informazione, e il più variegato dei mondi sociali, quello dei giovani, un arco di otto anni sembra il massimo possibile. Fra otto anni la maggior parte dei prodotti attualmente in corso di sviluppo nei laboratori o saranno usciti sul mercato o saranno morti, mentre gli studenti avranno mediamente percorso una metà del loro ciclo di studi. Nulla possiamo dire dei prodotti che verranno dopo e ben poco della capacità di reazione delle generazioni di studenti che seguiranno.

Il nostro obiettivo pertanto è il 2010: alla nostra immaginazione sarà dunque consentita la fantasia, ma vietata la sfera di cristallo.

2. La tecnologia (Che cosa). Nell'anno 2010 il collegamento a Internet sarà standard, per cui parlare di computer oppure di Internet sarà in sostanza la stessa cosa. Seguendo il criterio appena stabilito, cominceremo con una fotografia della situazione attuale; poiché il campo di riferimento è la scuola, ci limiteremo ai computer "piccoli", quelli per uso personale.

Si può notare, innanzi tutto, che la classica distinzione tra "desk-top" e "portatili" si va attenuando, a vantaggio di questi ultimi. Nel campo dei portatili stanno poi emergendo due tendenze: la prima mira a concentrare in un unico sistema tutti i dispositivi possibili, creando pertanto dei "portatili super"; la seconda privilegia invece la semplicità e la leggerezza. Vi sono ad esempio dei sistemi che in poco più di tre chili concentrano un processore da 2 GHz, uno schermo di 15 pollici, un lettore DVD, il collegamento a Internet via cavo o GSM, delle ottime capacità audio incluso un masterizzatore di CD; nel campo del semplice e del piccolo, invece, si stanno affermando portatili che pesano appena un chilo e mezzo. È probabile che nell'arco dei prossimi otto anni le due tendenze convergeranno verso un unico sistema completo, potente ma leggerissimo: sarà questo il prodotto più interessante per la scuola. Il PC sarà tanto più portatile quanto più le dimensioni e il peso saranno ridotti. Le dimensioni dipendono dalla tastiera e dallo schermo: se la tastiera è molto piccola, potrebbe risultare poco maneggevole l'uso dei tasti. Per l'immissione dei dati e dei comandi esistono anche alternative alla tastiera, come ad esempio l'input vocale, che già ora va molto bene e che fra otto anni andrà ancora meglio. Altri tipi di input, come touch screen e tavoletta grafica, presentano dei limiti operativi e probabilmente non avranno una particolare diffusione. Al pari della tastiera, lo schermo non può essere troppo piccolo, altrimenti i caratteri si confondono; vi è comunque da notare che la leggibilità dello schermo, che già oggi è molto elevata, è destinata a migliorare ancora. L'obiettivo della dimensione dei futuri PC portatili è il formato B5, una via di mezzo tra l'A4 e l'A5, cioè poco più di un libro tascabile. Il peso dipenderà dalle dimensioni del portatile e soprattutto dalla batteria: il processo di alleggerimento è iniziato da tempo e si pensa che possa proseguire ancora grazie a nuovi tipi di batterie, di peso ridotto e di lunga durata. Si punta pertanto a portatili dal peso contenuto in 600 grammi. Per quanto riguarda i dischi, quelli rigidi saranno sempre più piccoli e vi sarà anche una versione ridotta dei DVD. Memoria e velocità di calcolo saranno abbondantemente sopra il livello massimo delle esigenze pratiche. Come già sottolineato, il collegamento a Internet sarà standard, con una banda larga almeno 200 Kbit/sec e a costi accettabili. Saranno disponibili anche bande più larghe, ma con costi superiori: è però opinione diffusa che una banda di 200 Kbit/sec dovrebbe essere adeguata per la maggior parte delle applicazioni didattiche.

Il prezzo? Dipenderà da un'infinità di fattori, alcuni ancora incerti, ma è ragionevole puntare a un obiettivo inferiore ai 1000 Euro. Al livello di 500 Euro si posizioneranno invece i desk-top di domani, che, a parte lo schermo, saranno anche loro piccoli e leggeri. Con questi prezzi la diffusione dei PC sarà grandissima, fino ad arrivare nel 2010 a coprire l'intera popolazione italiana, con una media di 2 unità per famiglia. Si tratta più meno delle stesse previsioni che valgono per i telefoni cellulari di nuova generazione e per i televisori.

La maggior parte degli studenti di domani vivrà in famiglie dotate di almeno un personal computer collegato a Internet: probabilmente ogni studente tenderà ad avere a casa un proprio computer, certamente portatile e leggero. Se questo è il quadro familiare, lo scenario di riferimento attuale, che prevede una scuola dotata di alcune aule laboratorio con tanti PC fissi, è destinato a diventare presto obsoleto. Non ci saranno PC nella scuola perché ogni studente andrà a scuola con il proprio PC, lo stesso che usa a casa. Ma dove e come si potrà collegare a Internet?

3. L'aula (Dove). Il PC stand alone non avrà più senso: tutti i computer della scuola saranno collegati a Internet. E qui nasce un problema tecnico: come avverrà questo collegamento?

Quando si parla di scuola bisogna distinguere il "contenitore" dal "contenuto". Il contenitore è il luogo nel quale si esplica l'attività didattica, cioè l'edificio scolastico, con il suo complesso di aule, laboratori, uffici e servizi. Vi sono programmi ingenti per la riqualificazione dell'edilizia scolastica che prevedono anche il cablaggio telematico generalizzato. Mancano ancora progetti precisi, ma documenti provvisori, riportati in parte anche dalla stampa, fanno però intravedere un'impostazione del problema ben poco avanzata, riferita alla situazione tecnologica di oggi, o addirittura di ieri. In realtà nell'arco di pochi anni, e certamente entro il 2010, il cablaggio tradizionale, con cavi e prese, non esisterà più perché i collegamenti avverranno con sistemi senza fili. Vi sono due tecnologie in corsa: una basata sull'infrarosso, l'altra su onde elettromagnetiche.

Probabilmente vincerà quest'ultima tecnologia, che appare in prospettiva più potente e più economica. Si tratta di dotare ogni aula di un ricetrasmettitore che opera su frequenze nell'intorno di quelle dei cellulari, ma con potenze molto ridotte, un ventesimo di quelle di un normale telefonino, e inoltre con un'emissione non vicina all'orecchio.

A questi livelli di potenza il problema dell'inquinamento elettromagnetico non si pone neanche in termini dubitativi. I PC e le altre apparecchiature all'interno dell'aula saranno dotate di un dispositivo con antenna in grado di colloquiare con il ricetrasmettitore centrale. Il flusso di traffico consentito è già oggi di 11 Mbit/sec, ma all'immediato orizzonte sono in arrivo prestazioni doppie. Con questi valori, ogni PC dell'aula potrebbe collegarsi a Internet con modalità di larga banda. Il costo medio unitario di collegamento con tecnologie senza fili risulta oggi di circa 150 Euro per postazione, pertanto inferiore a quello di uno tradizionale: la semplicità e i tempi di installazione sono però incomparabilmente diversi. In prospettiva, fra otto anni, il costo di installazione potrebbe limitarsi alla sola centralina di aula, in quanto tutti i PC avranno incorporato il dispositivo di collegamento e la relativa antenna.

Un'altra novità consisterà nella presenza di un server in ogni scuola, incardinato su Internet attraverso una rete metropolitana, pubblica o privata. Al server andranno collegati i ricetrasmettitori delle varie classi: questa è l'unica parte dell'impianto di comunicazione dove potrebbero aver senso i cavi tradizionali. Si noti che in questo modo non occorre realizzare particolari impianti di alimentazione elettrica per i PC, perché, essendo portatili, non ne hanno bisogno: potrebbe essere sufficiente dotare ogni aula di un banco comune per la ricarica delle batterie.

Riassumendo: ogni studente uscirà al mattino di casa con il proprio PC portatile, leggerissimo. Non avrà né cartelle né libri: al limite non avrà neanche quaderni. Invece di manuali, 3 dizionari e testi vari disporrà di alcuni piccolissimi DVD, che staranno in tasca. Avrà anche un cellulare, capace di operare a larga banda.

Arrivato nella propria aula, lo studente metterà il PC sul banco e se lo vorrà collegare con la rete della scuola sintonizzerà l'antenna con il ricetrasmettitore locale; altrimenti potrà collegarsi a Internet con il proprio telefonino.

In ogni aula vi saranno impianti informatici comuni, come stampanti, scanner, proiettori digitali; nell'istituto vi sarà una nuova funzione centralizzata, dotata di personale tecnico, che gestisce il server e i suoi collegamenti.

4. Insegnanti e studenti (Chi). Nella scuola operano insegnanti e studenti. Cosa cambierà per loro da qui al 2010? Per quanto riguarda gli studenti, vedremo certamente aumentare la loro attitudine verso le nuove tecnologie, che già oggi possiedono in modo sorprendente, anche da giovanissimi. Ma lo stesso accadrà, ed in modo ancora più rapido, per gli insegnanti, per via dell'ingresso delle nuove generazioni.

Se oggi la frazione di insegnanti che utilizzano normalmente le nuove tecnologie, a casa o a scuola, si può stimare attorno al dieci per cento, la quasi totalità delle future generazioni sarà familiare con i PC e con Internet. Forse non è irrealistico pensare che nel 2010 questo valore, per l'effetto combinato dei "nuovi" insegnanti e della formazione dei "vecchi", arriverà al cinquanta per cento.

C'è chi prevede uno scontro ideologico e comportamentale tra insegnanti e studenti, dovuto a un abisso incolmabile tra le conoscenze tecnologiche delle due categorie: io non credo che andrà così, anzi. Sarà importante però per ogni insegnante acquisire rapidamente quel nuovo bagaglio di conoscenze tecniche - che non sono poi così drammaticamente difficili - che gli consentiranno di non abdicare al ruolo di leader che gli è proprio.

5. La nuova didattica (Come). Anche nel campo dell'istruzione ci troviamo davanti a grandi mutamenti. Il Ministero, nel corso degli ultimi anni, ha incentivato in molti modi la diffusione dell'informatica nelle diecimila scuole d'Italia che ora, quasi tutte, hanno in dotazione dei PC e sono collegate a Internet, nelle forme e nelle strutture più varie; le scuole completamente cablate sono duecento, anche se con tecnologie tradizionali; cinquemila possiedono una propria pagina web e un centinaio si sono trasformate addirittura in Internet a provider.

Come vengono utilizzati i PC e Internet nelle scuole? Per calcolare, per prendere appunti, per i "compiti in classe", per comunicare con gli insegnanti con altri studenti e altre scuole, per lavorare in gruppo senza confine, per fare ricerche, per pubblicare, per reperire testi classici, per leggere e-book, per consultare manuali e vocabolari.

Non vi sono state finora programmazioni ben definite, né ci potevano essere: ogni scuola ha un'esperienza da raccontare, diversa da quella di qualunque altra, sempre legata all'iniziativa personale di un preside o di un professore.

È evidente che abbiamo vissuto in questi anni una fase eroica, forse la stiamo ancora vivendo, ma è giunto il momento di ripensare in modo critico il modus operandi della didattica con l'ausilio delle nuove tecnologie. Senza andare troppo a guardare oltre oceano, un punto di riferimento sempre di grande valore è la Francia, il cui modo di pensare è più vicino al nostro. Il ministro Lang, come il suo predecessore Allègre, sono molto attivi nel difendere il primato della cultura anche e soprattutto in presenza delle nuove tecnologie. Tre le iniziative degne di nota: 10 milioni di Euro per un progetto di "campus numérique" per promuovere un'offerta di formazione superiore a distanza, competitiva a livello internazionale; la creazione di un certificato di competenza in informatica e Internet, che tutti gli studenti dovranno conseguire entro il 2003, con una campagna di stampa volta a convincere anche tutta la popolazione a ottenerlo; la creazione di una "Villa Medici multimediale", un "luogo di creazione, riflessione, ricerca, incontro e formazione sulle nuovi arti d'apprendere e insegnare". Come quella celebre di Roma dedicata alle arti figurative, che ha due secoli di vita, questa nuova Accademia, che avrà sede a Grenoble, costituirà uno straordinario punto di agglomerazione. Anche in Italia, qualche anno fa, ci fu l'idea di realizzare a Frascati qualche cosa di simile. Poi non se ne fece niente: peccato!

Una Villa Medici italiana, un Forum per confrontare e diffondere le idee e le realizzazioni della didattica multimediale, avrebbe una grande valenza strategica. Il futuro non si costruisce gratis: le fasi eroiche sono importanti, anzi indispensabili: poi occorre far seguire quelle della sintesi, del confronto, della valutazione. Chi fa questa sintesi? E dove? Ad esempio, come valutare l'uso che dei PC e di Internet si fa o si potrebbe fare nella scuola?

Una recente ricerca dell'Università Cattolica di Milano, svolta su un campione di 500 studenti lombardi provenienti da famiglie tecnologicamente avanzate (cioè tutte dotate di PC e Internet), rivela che l'uso del computer in classe è a un livello molto modesto: un uso banale di Internet - solo per vedere ricerche fatte da altri -, ma nessuna "cultura di rete". Io non sarei così catastrofico: in realtà vi sono qua e là in Italia, per iniziativa di qualche attivissimo insegnante, delle bellissime realizzazioni che dimostrano capacità di ricerca e costruzione di soluzioni. Ad esempio, a me è capitato spesso, attivando un motore di ricerca con parole chiave di storia e geografia, ottenere la segnalazione di siti realizzati da qualche scuola, su argomenti specifici, magari di valore locale, ben fatti ed efficaci.

Sta anche lavorando con passione un gruppo di lavoro, guidato dal Liceo Virgilio di Roma, che cerca di individuare nuovi modi di insegnare il latino e il greco, disponendo in Internet di una massa sterminata di opere classiche, spesso con testo a fronte. Ad esempio, comincia a farsi strada l'idea che per le traduzioni dal greco e dal latino possa essere utile per lo studente, da un punto di vista formativo, consultare il testo a fronte piuttosto che tentare di decifrare da solo dei rebus grammaticali, perdendo di vista il valore del contenuto.

Poi c'è il telefonino: anche questo consentirà l'accesso a delle forme speciali di Internet per diventare uno strumento di informazione e potenzialmente di formazione.

Si può accedere con degli SMS a delle minienciclopedie, si può comunicare, si può chiedere aiuto, si può copiare. Bisogna allora vietare l'uso del telefonino in aula?

È irrealistico: non si ottiene nulla vietando. Il problema è completamente diverso: bisogna far diventare anche il telefonino uno strumento didattico, al limite bisogna insegnare a chiedere aiuto, a comunicare, a copiare. D'altra parte, nella vita di tutti i giorni, non facciamo cosi? E qui occorre inventiva e fantasia.

6. La gestione delle priorità (Perché). Nelle nostre previsioni occorre anche tener conto di due variabili fondamentali: il tempo e i costi.

I giovani sono impegnati oggi con le tecnologie - televisione, high-fi, telefonino, computer, Internet - per un tempo molto superiore a quanto non accadeva appena mezza generazione fa: che cosa succederà nei prossimi otto anni?

Questo tempo aumenterà ancora? Non ci potrebbe essere un effetto di "saturazione" o addirittura di "rifiuto"? Assisteremo a forme di anoressia telematica? Non ci sono ancora sintomi di questo tipo, ma è probabile che qualche cosa del genere possa accadere. Che fare allora? Che strategie alternative ci possono essere? Ma ha senso a parlare di strategie quando finora non ce ne è stata una sola in questo campo, dove apparentemente il sistema giovanile stesso ha aperto le strade sulle quali poi si è mosso? Perché allora parlare di strategie?

Forse questo è un termine troppo forte, ma sarebbe bene prefigurare degli scenari alternativi a quelli di uno sconfinato sviluppo: se non altro serve a riflettere.

Poi c'è il problema di chi paga: la tecnologia costa, sia in fase di impianto sia in quella di consumo. Le previsioni economiche a medio termine non fanno intravedere incrementi significativi dei redditi personali netti: le spese che i giovani faranno per il telefonino, per il PC e per Internet vanno compensati con il taglio di qualche altro tipo di spesa: ma quale? E di chi? Sono tutte domande alla quali non c'è, per ora, una risposta.

Ma indubbiamente lo sviluppo del mercato della tecnologia potrebbe trovare un freno dall'incapacità del sistema economico di reggerne i costi. E questo non solo nel mondo della scuola.

Un altro, non piccolo, elemento di riflessione.

Con il che si potrebbe concludere a che fare delle previsioni costringe a riflettere: immaginare il domani aiuta anche a cautelarsi e a gestire meglio l'oggi.

(Ndr: ripreso dalla rivista MediaDuemila di novembre 2001)