Google e la nuova legge sulla privacy delle e-mail

di Federico Rampini

Proprio mentre la Silicon -Valley spera che il collocamento in Borsa di Google eserciti un effetto di traino sui titoli di altre dot.com, il Senato della California approva una legge a tutela della privacy delle email che è un altolà a Google. La celebre società fondata da Sergey Brin e Larry Page è all'origine di questa iniziativa nata in fretta e furia tra i legislatori di Sacramento, per le gravi preoccupazioni create dal suo nuovo servizio di posta elettronica. La messaggeria gestita da Google si chiama Gmail e presenta due novità. Agli utenti offre gratis una memoria molto elevata: un gigabyte. In cambio di questo vantaggio, però, chi usa Gmail accetta di ricevere annunci pubblicitari mirati attraverso una tecnologia penetrante - e inquietante - che setaccia le loro email e ne estrae indicazioni sui loro interessi i loro gusti personali, il loro profilo di consumatori.

Da quando il servizio Gmail è stato presentato, il 31 marzo scorso, l'allarme sui pericoli per la privacy non ha smesso di crescere. La potenza del motore di ricerca di Google scatenato a spiare i contenuti delle nostre comunicazioni private, più la capacità di memoria dei suoi computer centrali, più l'invadenza della pubblicità commerciale e magari perché no, della Cia o dell'Fbi: c'è di che alimentare i peggiori incubi sul Grande Fratello di George Orwell, o sugli scenari di fantascienza di Philip Dick (chi ha visto la trasposizione cinematografica fatta da Steven Spielberg del suo racconto "The Minority Report", ricorderà la "lettura del pensiero" di Tom Cruise, i cartelloni pubblicitari che cambiano al suo passaggio e gli si rivolgono personalmente). L'autodifesa di Google obietta che questo servizio è volontario: sono gli utenti ad accettarne il prezzo, e sanno a cosa vanno incontro. Ma gli esperti di privacy non sono convinti. Sospettano che l'invadenza di Gmail finirà per estendersi anche agli utenti passivi, cioè coloro che ricevono messaggi attraverso questo canale, o che mandano la loro posta a destinatari con indirizzo Gmail. Il rischio, una volta dispiegata la nuova tecnologia, è che anche chi un indirizzo di email presso Aol, Yahoo, Msn e quant'altri venga sottoposto a spionaggio e bombardamento pubblicitario non appena entra in contatto col sistema Gmail.

La prima versione del disegno di legge californiano, redatta dalla senatrice democratica Liz Figueroa, adottava una soluzione drastica: il divieto di "scandagliare" le email senza l'esplicito consenso delle due parti, mittente e destinatario. La Figueroa aveva anche reperito un'azienda di software, la Direct-Pop, in grado di fornire a Google un sistema automatico per chiedere il consenso agli utenti esterni (cioè non abbonati a Gmail) prima che essi mandino messaggi verso destinatari Gmail. Ma i due fondatori del motore di ricerca Brin e Page si sono battuti per impedire che passasse quella versione. Hanno pagato una delle più note società d lobbying di Sacramento, hanno mobilitato il partito repubblicano, hanno accusato la Figueroa di voler frenare le innovazioni e affossare la loro società. Il fuoco di sbarramento ha ottenuto dei risultati. Per scongiurare il rischio di una bocciatura la Figueroa ha accettato un compromesso La nuova versione della legge é meno severa. Non contiene più l'obbligo di chiedere il consenso bilaterale su ogni email scambiata da utenti esterni con Gmail. C'è invece il divieto di trattare le informazioni sulla posta privata immagazzinandole in database o cedendole a società terze. Inoltre quando il consumatore cancella le email dal suo file di memoria personale, la Google non è autorizzata a custodirne una copia. I tutori della privacy restano in allarme. Li preoccupa la tendenza di Google a incoraggiare gli utenti a conservare in memoria una quantità crescente di informazioni personali: sappiamo a quali pericoli ci esponiamo?

(Ndr: ripreso dall'inserto di La Repubblica "Affari&finanza" del 31 maggio 2004)