Privacy: il Canada si allinea

La distanza tra l'Unione Europea e il Nord America forse si accorcia, anche se le associazioni dei consumatori protestano

La distanza tra l'Unione Europea e il Nord America in materia di rispetto della privacy on line e di raccolta dei dati personali degli utenti sembra accorciarsi. Il Canada, infatti, estenderà a tutto il suo territorio, probabilmente entro l'estate, la normativa già esistente in Quebec, molto simile all'impostazione europea, mentre negli Stati Uniti la voglia di riservatezza cresce e ormai non interessa solo i prodotti software, ma anche le proposte di legge.

Sul terreno del software, alle proposte di Zero Knowledge o di Novell e del suo Digital Mc si stanno affiancando molti altri prodotti che trattano i dati personali dell'utente come una preziosa merce di scambio. Basti ricordare ad esempio Persona di Privaseek (www.privaseek.com) o a Super Profile di Lumeria (www.lumeria.com). Ma in campo è entrata di recente anche Microsoft, alleandosi per l'occasione con la Electronic Frontier Foundation (www.eff.org) per rilasciare il protocollo P3P. Quest'ultimo, uno standard del W3C che finora non ha avuto molto seguito, permette di codificare le policy di trattamento dei dati personali in un linguaggio direttamente interpretabile dai browser; Microsoft ed Eff avrebbero sviluppato un programma, Privacy Wizard, in grado di produrre automaticamente i file contenenti le policy. La società di Bill Gates ha preannunciato questo nuovo software, che dovrebbe essere distribuito gratuitamente, al recente convegno Computers, Freedom and Privacy, promettendone la distribuzione a partire dal 10 aprile, ma a tutt'oggi il prodotto non è ancora stato reso disponibile.

Le soluzioni che lasciano tutta l'iniziativa ai privati non sono più la linea predominante negli Usa e anche oltreoceano si iniziano a invocare con insistenza sempre maggiore delle soluzioni di tipo legislativo. A metà aprile il Center for Democracy and Technology (www.cdt.org) ha diffuso uno studio condotto su 46 dei siti principali del governo e delle agenzie statunitensi: in 22 casi una policy sulla privacy non esiste affatto e solo in 16 siti l'utente sarebbe in grado di capire se e come i suoi dati vengono registrati e per quali scopi.

All'inizio della primavera dell'anno scorso, la Federal Trade Commission (www.ftc.gov) aveva reso noto un altro studio dai risultati molto differenti: su 1.400 Web esaminati ben il 92% raccoglievano informazioni sui navigatori senza dichiararlo e senza specificare a quale scopo sarebbero stati utilizzati. Sempre durante il convegno Computers, Freedom and Privacy, quindi, due parlamentari statunitensi hanno annunciato che promuoveranno iniziative a favore della privacy on line e contro l'indiscriminata raccolta di dati personali dei cittadini da parte delle agenzie governative.

Uno dei parlamentari ripresenterà al Congresso il suo Electronic Bill of Rights, che garantirebbe ai navigatori dei diritti abbastanza simili a quelli previsti dalla legislazione italiana e agli orientamenti europei: la possibilità di sapere se un sito raccoglie dati sulle persone e per quali scopi, nonché il diritto di essere messi al corrente dell'eventuale vendita o cessione ad altri di tali dati e la possibilità di controllarne il contenuto.

Sul fronte del Senato statunitense, invece, il democratico Ron Wyden e il repubblicano Conrad Burns hanno già presentato, nella seconda metà di aprile, l'OPPA (Online privacy protection act, da non confondere con il Copa, la bocciata legge sul materiale on line offensivo per i minori) che estenderebbe agli adulti almeno una parte dei diritti di privacy che l'attuale legislazione riconosce per ora soltanto ai minori di 13 anni. Attualmente, negli Usa i dati personali di un minore non possono essere registrati senza preavviso e senza ottenere in qualche modo il consenso dei suoi genitori. Senza divisioni di fronte tra maggioranza e opposizione, quindi, i politici Usa stanno raccogliendo la "voglia di privacy" che avanza nella società americana e con un'impostazione sempre più simile a quella già adottata da tempo in Europa e in ITALIA. In questo nuovo clima il prossimo summit tra l'Unione Europea e gli Usa su tali argomenti, previsto per giugno, ha buone probabilità di riuscire a definire e a chiudere con successo il contenzioso. Resta, però l'insoddisfazione delle associazioni dei consumatori americane ed europee, che invitano la Ue a respingere le proposte del governo Usa, giudicate insufficienti.

(Ndr: ripreso dalla rivista PC WEEK Italia del 10 maggio 1999)