Le aziende corrono ai ripari contro il nuovo assenteismo Italia, 20.000 computer spiati dai datori di lavoro di
GENOVA - Presenti sul posto di lavoro, ma di fatto assenteisti. Regolarmente seduti alla loro scrivania, ma persi ad esplorare i meandri della Rete. Contro l'ultima rivoluzione causata da Internet, molte aziende hanno già preso le loro contromisure. Ventimila computer italiani, solo negli ultimi mesi, sono stati messi sotto controllo. Siti aperti, navigazioni senza meta nel web, ricerche e pagine scaricate: viene tutto registrato. Per poi fare scattare, nei casi più gravi, richiami, sanzioni e addirittura richieste di risarcimenti nei confronti degli impiegati che fanno un uso improprio del loro computer. Sono decine di migliaia i dipendenti pubblici e privati che ogni giorno in ufficio navigano in Rete a spese del padrone. Ma le loro "evasioni" virtuali, stanno diventando impossibili: programmi spia sempre più evoluti e irrispettosi della loro privacy li braccano mentre ondeggiano fra un sito cybersex, un aggiornamento dell'incontro di calcio o un'operazione di borsa on line. Aziende come la Fiat (che ha messo sotto controllo cinquemila postazioni chiudendo l'accesso a tutto ciò che è pornografia, droga e razzismo) ma anche gruppi bancari come Sella, compagnie assicurative e altre società medio grandi, hanno deciso di mettere un freno alle esplorazioni della Rete sia per questioni morali che, soprattutto, per ragioni di bilancio. "Le imprese hanno capito che il dipendente che non produce provoca un danno, è fonte di un costo aziendale" spiega Fabrizio Bressani,manager della Itway che distribuisce in Italia il programma di filtering della Websense, una delle più importanti società statunitensi che opera nel settore Internet (e- commerce, filtri di accesso, protezione anti hackers). "Il prodotto di cui siamo concessionari - prosegue il direttore generale Cesare Valenti - non è l'unico sulla piazza ma è senz'altro uno dei più evoluti perché consente diverse soluzioni". Le opzioni sono sostanzialmente tre. Il blocco totale per l'accesso al milione e centomila siti censiti e aggiornati periodicamente; il blocco parziale per alcuni argomenti; l'accesso libero ma monitorato quotidianamente, che è poi la scelta fatta, finora, dalla maggior parte degli acquirenti. E' un mercato in forte crescita legato sia alla diffusione di Internet che alla volontà delle aziende di ridurre questa nuova forma di assenteismo. Quanti sono i navigatori monitorati oggi in Italia? "Non esistono ancora statistiche ufficiali - risponde Valenti - ma sono sicuramente diverse decine di migliaia visto che solo il nostro prodotto è stato installato su ventimila postazioni. Sono i computer di grandi aziende, banche, assicurazioni, ma anche due ministeri. Per ora i clienti sono strutture con almeno qualche centinaio di apparecchi connessi, ma anche realtà più piccole utilizzano programmi di controllo". Internet rischia di diventare strumento di abuso come lo è stata un tempo l'auto aziendale? "Esattamente - sostiene Fabrizio Bressani - Così come non si tollerava che il dipendente andasse a fare la spesa con la macchina della ditta, è giusto che oggi la Rete non diventi un diversivo che riduce la capacità produttiva dell'impresa. E proprio perché strumento di lavoro non credo si possa sostenere che questo tipo di controllo sia una violazione della privacy". "Andiamoci piano - ribatte Adolfo Biolè, avvocato genovese esperto di diritto del lavoro - E' vero che questo è un campo sconosciuto, con vuoti legislativi e sindacali, ma non si possono fare paragoni con chi va a spasso con la macchina del capo. Intanto ci sono sentenze che vietano il controllo a distanza del lavoratore. E se con questo monitoraggio il mio datore di lavoro scopre che visito quotidianamente siti omosessuali, di medicina o di un certo partito politico? Automaticamente può venire a conoscenza di aspetti della mia sfera privata che dovrebbero essere riservatissimi. Come la mettiamo?". Il dibattito è aperto ma nel frattempo Websense non si ferma e tempesta di e-mail pubblicitarie le caselle di posta elettronica dei responsabili dei servizi informatici e i direttori generali di enti pubblici e di grandi e piccole società. Il messaggio è chiaro e parla di ottimizzazione della gestione delle risorse umane, riduzione di sprechi e offre la possibilità gratuita di calcolare con un mini programma gratuito quanto costano le navigazioni per futili motivi. Basta inserire i dati in determinate caselle corrispodenti a parametri prestabiliti (numero degli impiegati, costo medio orario per dipendente, tempo medio trascorso in navigazioni) e si scopre quanto ci è costato il ragionier Rossi in navigazione sul sito del Fantacalcio o delle fantamodelle. (Ndr: ripreso da la Repubblica di lunedi 13 maggio 2002) |