Transazioni elettroniche, Le banche devono concedere più attenzione all'evoluzione tecnologica di Il tema dei pagamenti su Internet sta diventando scottante. Sembra che il commercio elettronico sia rimasto al palo (sia in Italia sia in Europa) anche per l'inadeguatezza e per la proliferazione (e quindi lontananza da uno standard) dei sistemi di pagamento da usare per le transazioni commerciali. Vi siete mai chiesti cosa c'è dietro a un pagamento? Come fa a concludersi una strisciata sul Pos? Cosa succede dopo la compilazione di un vostro assegno o di un voucher per il pagamento con carta di credito, fino all'effettivo addebito sul conto corrente presso la vostra banca? Senza entrare nei dettagli e nei tecnicismi, si può affermare che "dietro" c'è un'organizzazione mostruosa fatta da leggi, regole, strutture tecnologiche e informatiche, nonché da automatismi che col passare degli anni si sono sempre più affinati per arrivare oggi a "rasentare la semplicità". Questo vale per il mondo reale, in Internet la situazione è totalmente diversa e per niente definita. Attualmente, nessuno degli attori dei pagamenti reali sta pensando, creando o standardizzando il sistema dei pagamenti via telematica. Mi spiego: le grandi case delle carte di credito ritengono che nel 2002 il 130% delle operazioni saranno fatte con i loro strumenti, alcuni altri attori propongono soluzioni simili, aggiungendoci sicurezza, autenticazioni e quant'altro. Queste soluzioni, tipicamente nazionali, non vengono pubblicizzate o divulgate all'estero, per cui rimangono di nicchia. I pagamenti virtuali vengono snobbati non tanto dagli utenti, quanto da chi non potrebbe controllare questa grande fetta di mercato. Siamo arrivati a un punto dolente. Negli ultimi anni il mondo Internet si è aperto verso tutti. Le banche hanno (più o meno) avviato un rapporto "virtuale", se non altro con la propria clientela, attraverso servizi di home banking e con pagine interattive per un colloquio personalizzato. Si riesce a scrivere ai "due Bill" più famosi d'America, ricevendone pure risposta, si può contattare chiunque, esistono forum e newsgroup sui temi più diversi, ma manca un collegamento diretto (lasciando perdere le mail "personali") con l'alto mondo finanziario, sia quello centrale sia quello interbancario. Che senso avrebbe un colloquio con le istituzioni finanziarie? Gli argomenti da trattare sarebbero molteplici. Da un forum sulle innovazioni finanziarie (euro, leggi concernenti Internet e la finanza, magari spiegate ai "comuni mortali", oppure l'applicazione della firma elettronica) si potrebbe avviare un interessante discorso di education e di preparazione delle aziende italiane verso il commercio in rete. Molto utile sarebbe un test a livello nazionale sui diversi tipi di pagamento usati per le compere in rete. Da questa sperimentazione si avrebbero dei feedback molto interessanti che potrebbero dare anche delle indicazioni per il prossimo futuro. In America sono già all'opera una dozzina di aziende che trattano le operazioni finanziarie (da abbonamenti a giornali -fisici e virtuali -, a servizi di news fino a vendite di prodotti "reali"), togliendo in questo modo un'ulteriore fetta da quella che è la "torta" dell'intermediazione finanziaria, fino a qualche anno fa riservata esclusivamente alle banche. Dopo i titoli di Stato, i fondi comuni, le assicurazioni ed altri servizi simili, si sta delineando una nuova perdita in fatto di negoziazione finanziaria, dovuta alla gestione "privata" dei pagamenti, senza che, finora, nessuno si sia mosso in tal senso. Il pericolo maggiore che deriva da un calo dei volumi delle transazioni (col conseguente abbattimento dei ricavi) è un ulteriore esubero di personale bancario. Un altro rischio è la concentrazione di disponibilità finanziarie al di fuori del sistema bancario. Non potendo controllare tutte le scappatoie legislative degli oltre 200 Stati a livello mondiale, è possibile che una cosa del genere succeda, cioè che si inizi a usare dei canali finanziari alternativi perché più veloci, comunque sicuri, magari anche esentasse, per promuovere determinate attività di vendita. Consolidato il business, viene subito da pensare a tutti gli accessori finanziari che si possono aggregare a questo tipo di mercato, dalle Borse, alle funzionalità parafinanziarie (se così si possono definire) copiate pari passo da quelle "ufficiali". Tutto questo non è fantafinanza, ma una cosa oggettivamente già in atto. Esiste un antidoto a tutto ciò? Direi che si può tentare di trovarlo, concedendo più attenzione (non solo a fini conoscitivi, ma anche pratici) all'evoluzione degli strumenti tecnologico-finanziari usati in Internet. Mi pare che oggi ci sia una sostanziale attesa per valutare gli sviluppi futuri (legalizzazione delle transazioni/contratti via Wch, affermazione di questo o di quel sistema di pagamento, evoluzione o involuzione del mercato virtuale americano). Stando costantemente alla finestra, rischiamo di perdere anche l'ultimo autobus. (Ndr: ripreso da Il Sole-24 Ore di venerdì 18 dicembre 1998) |