Conferenza di Ottawa - L'Ocse sugli scambi online di LOcse raccoglie le sfide e le opportunità del commercio elettronico. Le sfide di un nuovo mercato destinato a vivere sulla rete e in grado di muovere transazioni che potrebbero raggiungere entro pochi anni un volume daffari di centinaia di miliardi di dollari. E lopportunità di favorire la crescita di uno strumento in grado di far entrare nel mercato globale soggetti finora rimasti in posizione periferica. Nei giorni scorsi si è conclusa a Ottawa la conferenza dei Paesi dellOcse sul commercio elettronico: un appuntamento che è servito a far partire una collaborazione a tutto campo fra Governi, imprese, organizzazioni dei consumatori, gruppi di interesse e sindacati. Una concertazione planetaria destinata a permettere di "governare" il commercio in rete. Che deve fare i conti con una serie di variabili che vanno dagli aspetti fiscali (si veda larticolo sotto) a quelli relativi alla privacy, dalla tutela dei consumatori allimpatto economico del mercato globale. Fulcro dellattività dellOcse nei prossimi anni ma i tempi sono molto stretti vista la velocità di evoluzione del commercio in rete dovrebbe essere il piano dazione approvato assieme al documento finale. Documento cui i partecipanti hanno allegate tre dichiarazioni che mirano, da un lato, a rendere concreta la protezione della privacy in rete, dallaltro, a garantire i consumatori e, infine, ad aprire la strada a una sorta di "certificazione" delle transazioni. La conferenza ha consentito un confronto a tutto campo fra i vari soggetti protagonisti del nuovo mercato globale in rete e ha sottolineato limportanza radicale dellavvento di questa nuova forma di scambi. Che non deve essere gravata di vincoli eccessivi. "Al di là dei risultati spiega Claudio Manganelli, componente dellAutorità garante della privacy sembra, però, restare una differenza di sensibilità fra Europa e Stati Uniti. Soprattutto nel campo della privacy". Con una prevalenza della tendenza allautoregolamentazione nella realtà americana dove, già da questo mese, dovrebbe partire un esperimento con la partecipazione di provider e società che gestiscono motori di ricerca per inviare in rete "richiami" a tutela della privacy destinati agli utenti. E con la prevalenza della spinta alla regolamentazione governativa in Europa. Sensibilità che sembrano in rotta di avvicinamento anche per la presa datto, soprattutto da parte degli operatori americani, che un freno al commercio in rete viene proprio dai timori degli utenti sul fronte privacy. Ancora una volta lo scambio online vive le contraddizioni sul filo del binomio sfida-opportunità. Così come accade sul fronte della fiducia del consumatore nella transazione in rete: un ruolo determinante per far crescere lafffidamento nel nuovo mezzo potrebbe svolgerlo la pubblica amministrazione facendo della rete uno strumento per il rapporto con i cittadini. E anche in questo caso lo stimolo viene dagli Usa: laviazione americana ha messo su Internet bandi di gara per acquisto di beni di tutti i generi per un valore di 30 miliardi di dollari. La rete, poi, potrà essere una fonte di nuove opportunità: Paesi lontani dal cuore dei mercati potranno diventare competitivi a costi ridotti e si apriranno nuove possibilità di lavoro. Con il venir meno di rendite di posizione consolidate. Una prospettiva di crescita che dovrebbe essere, però, aiutata con la diminuzione dei costi per laccesso al nuovo mercato. Il quadro richiede, dunque, attenzione anche al nostro Paese, forse distratto, in occasione della conferenza di Ottawa, dalla crisi di Governo. Con la necessità di operare affinché le energie degli operatori interessati allevoluzione del settore individuino progetti pilota, senza più andare solo a rimorchio del resto dEuropa. E anche perché altri Paesi concorrenti si stanno muovendo con energia per far fruttare le nuove possibilità offerte dal negozio elettronico. Le vendite di beni virtuali diventano prestazioni di servizio di Con la conferenza di Ottawa sul "commercio elettronico" e sulle relative regole fiscali, sul piano teorico e operativo si è fatto un passo in avanti nella direzione della creazione di un mercato informatico mondiale. Disposizioni tributarie. Le regole fiscali non devono costituire un ostacolo allo sviluppo del particolare settore, anzi esse dovranno essere sottomesse, per una volta, a ragioni economico-commerciali. La fiscalità dovrà, inoltre, contribuire a fornire al mercato equità di trattamento a tutte le forme di commercio elettronico da chiunque e da qualunque Stato effettuate. Essa dovrà essere basata su un sistema dinamico ed elastico che consenta di seguire il ritmo dellevoluzione tecnica e delle transazioni commerciali. Non a caso, nel documento finale della conferenza si legge che per la fiscalità, il settore privato dovrà continuare a lavorare con lOcse per assicurare che la "neutralità" costituisca il principio ispiratore e che le tasse non siano imposte in maniera discriminatoria. Beni virtuali Iva e dogane. La cessione di beni virtuali attraverso le vie informatiche non sarà più assoggettato ad alcun adempimento doganale. Tali adempimenti saranno limitati allinvio di beni materiali per vie tradizionali. Per i suddetti beni, ai fini Iva, è prevalsa la posizione di considerare le relative operazioni delle prestazioni di servizio e di fissare il luogo dimposizione nel Paese in cui gli stessi vengono materialmente consumati. Queste due regole comporteranno sostanziali modifiche alla situazione normativa vigente. A questo proposito i partecipanti hanno preso un formale impegno per la prosecuzione degli sforzi e per organizzare unulteriore specifica conferenza sul tema. Imposizione diretta e commercio elettronico. Molte considerazioni, a margine della conferenza, sono state svolte sia sul concetto di stabile organizzazione che sui meccanismi di ripartizione dei benefici commerciali e industriali sui diversi Paesi interessati in base alle attuali definizioni offerte dalle convenzioni internazionali sulle doppie imposizioni e sui prezzi di trasferimento. In effetti, la conferenza poco ha aggiunto ai risultati di sostanziale attesa imposti dalle oggettive considerazioni fatte, già prima della riunione, dal Comitato degli affari fiscali dellOcse. In concreto, lattuale livello del mercato virtuale e la struttura del commercio elettronico non consentono di comprendere a pieno come risulteranno applicabili i principi già elaborati in seno alle diverse organizzazioni internazionali, ma quello che è importante è evitare iniziative unilaterali che determinino una tassazione contraria a più principi. Gli sforzi nel settore saranno diretti allo specifico scopo. Cooperazione tra le amministrazioni fiscali. Il raggiungimento di tutti gli obiettivi è condizionato dal fatto che si predisponga un sufficiente livello di controllo delle singole transazioni basato su una strettissima cooperazione tra le diverse amministrazioni fiscali interessate. (Ndr: articoli ripresi da Il Sole-24Ore di mercoledì 14 Ottobre 1998) |