I big puntano tutto sulle etichette con il chip

di Marco Onnembo

Si chiamano sistemi di identificazione in radiofrequenza o Rfid. Una sigla che ai piú non dice molto, benché intorno ad essa si stia giocando una partita molto importante sia per i consumatori che per i produttori di beni di largo consumo. Gli Rfid non sono altro che dei sistemi elettronici di identificazione (tipo i comuni codici presenti su tutti prodotti di massa) che contengono, però, numerose informazioni sul prodotto: dalle origini alla destinazione del bene.

Si tratta delle cosiddette "etichette intelligenti", una sorta di evoluzione del vecchio codice a barre (che nei prossimi anni potrebbe essere sostituito proprio dai sistemi in radio frequenza), capaci di emettere segnali radio a corto raggio consentendo la lettura automatica di tutti i prodotti inseriti nei carrelli dei supermercati senza richiedere l'intervento di un'operatore, né lo scarico dei materiali. Una cosa che oltre a razionalizzare l'impiego nei magazzini, consentirebbe di eliminare le code alle casse. Senza contare l'uso antitaccheggio che tali etichette potrebbero svolgere venendo programmate in modo da segnalare il passaggio della merce sottratta attraverso le porte di uscita del negozio. Negli Stati Uniti stanno investendo nel settore colossi della tecnologia come Hewlett Packard, Microsoft, Dell e Ibm e Oracle, mentre il numero uno dei retailer, Wal-Mart si è detto pronto a passare dalla fase dei test a quella operativa, dotando tutta la sua catena distributiva di questi sistemi. Tuttavia non mancano i punti di criticità. Il sistema a radiofrequenza, infatti, segue il prodotto anche dopo la vendita rischiando così di trasformarsi in un sistema di controllo delle abitudini del consumatore con buona pace della privacy. Ed è proprio su questo fronte che il Garante della Privacy, Stefano Rodotà, ha lanciato l'allarme sui rischi della Rfid per gli acquirenti. "Molti impieghi della Rfid sono utili e benefici - ha spiegato il Garante nell'ultima relazione dell'Authority - perché consentono di migliorare la gestione delle merci, rintracciare l'origine di prodotti particolarmente delicati (come i medicinali), rendere più rapide le operazioni commerciali. Se, tuttavia, le etichette intelligenti non vengono disattivate nel momento in cui il prodotto passa nelle mani dell'acquirente, diventa reale il rischio di una sorveglianza generalizzata di persone e comportamenti". Si tratta, dunque, di stabilire se la tecnologia in radiofrequenza possa essere adoperata per raccogliere informazioni personali. Come funziona Rfid? Basti sapere che c'è un "transponder", detto anche "tag" (simile in tutto e per tutto a quello presente sugli aerei, se non fosse per le dimensioni ridotte) costituito da un minuscolo chip di memoria, abbinato a una antenna miniaturizzata, capace di memorizzare informazioni e di essere letto o scritto a distanza da un apposito lettore/scrittore mediante delle onde elettromagnetiche. Va detto, però che la tecnologia alla base della soluzione Rfid non è affatto nuova, derivando a sua volta da tecnologie consolidate quali onde radio ed elementi di memoria al silicio impiegata da oltre 20 anni per usi industriali, militari e civili. Il caso più noto di applicazione civile è il sistema Telepass che fa uso di un transponder attivo cioè alimentato da una batteria. Tornando alla privacy, i profili di rischio sono diversi. "Tutti i soggetti ai quali vengono trasferiti prodotti etichettati - è la soluzione proposta da Rodotà - dovranno ricevere una informazione adeguata ed essere messi nella condizione di ottenere prodotti per i quali sia stata disattivata la Rfid o di procedere direttamente alla disattivazione". E che le applicazioni dell'Rfid siano un tema di particolare interesse nel nostro paese è testimoniato anche dal fatto che è testimoniato anche dal fatto che é nato addirittura un sito (www.ibiesse.it) interamente dedicato a questa tecnologia. Ma non solo. Anche all'estero c'è chi se ne preoccupa visto che le "etichette intelligenti" sono state uno dei temi più dibattuti nel corso dell'ultima Conferenza internazionale delle Autorità per la protezione dei dati personali, svoltasi a Sidney. Nell'occasione, è stata emanata una risoluzione in cui si precisa che "i sistemi Rfid non devono servire per la raccolta di dati personali, a meno che ciò non sia assolutamente necessario. In tal caso i consumatori devono esserne informati adeguatamente, e i dati non possono essere utilizzati per altri scopi. Inoltre deve essere possibile disattivare o distruggere le etichette Rfid una volta che l'acquirente sia entrato in possesso dell'articolo sul quale esse sono applicate"

(Ndr: ripreso dall'inserto "Affari & Finanza" de la Repubblica di lunedì 6 dicembre 2004)