Osservazioni di NOMISMA

Il ruolo dell'informazione nella dinamica dei fenomeni economici ha avuto il più alto riconoscimento mondiale con l'assegnazione del premio Nobel a Joseph Stiglitz nel 2001.1 Il lavoro di analisi e modellizzazione dei sistemi economici sviluppato in oltre trenta anni di carriera raccoglie in un quadro coerente e solido l'insieme di percezioni che altri studiosi ed economisti avevano intravisto, ma che non erano riusciti a portare a sintesi.

Fra le varie e innumerevoli applicazioni del modello, Stiglitz ha dedicato una parte del suo tempo all'analisi dei mercati finanziari puntando in particolare sul tema del rischio associato ai rapporti di credito e agli effetti di razionamento che l'asimmetria informativa poteva indurre sui sistemi economici.2 La conclusione in sintesi è stata che l'asimmetria informativa a svantaggio del creditore induceva un atteggiamento cauto nell'erogazione del credito e che il rischio atteso era invariabilmente superiore al rischio effettivo inducendo una lievitazione del prezzo del denaro prestato. Questa lievitazione non era evidentemente correlata alla posizione del singolo debitore, quanto piuttosto alla valutazione indiretta degli effetti che si producevano sul proprio portafoglio dall'esperienza accumulata nell'attività di prestito. In buona sostanza poiché il creditore non era in grado di avere informazioni corrette sul debitore doveva ricorrere ad informazioni proprie tratte dalla propria esperienza e basate su casi non necessariamente simili a quelle del debitore in oggetto. In questo modo, basando le proprie scelte su un'informazione imperfetta, adottava un comportamento cautelativo nei confronti del rischio associato al rapporto di credito e richiedeva un premio. Tale premio era tanto più elevato quanto minore era la quantità di informazione di sistema che riusciva a raccogliere.

Lo stesso Stiglitz riconosce che nel sistema economico l'informazione imperfetta può generare un circolo vizioso. Infatti già Adam Smith 3 sosteneva che al crescere del prezzo del denaro si alzava il livello di rischio che i debitori erano disposti ad accettare, con il risultato che solo i meno avversi al rischio rimanevano sul mercato man mano che il prezzo del denaro aumentava. In sostanza i migliori clienti venivano esclusi dal mercato al crescere del prezzo, e venivano selezionati solo i clienti peggiori. Il razionamento del credito puntava pertanto sui clienti più affidabili e l'esperienza e l'informazione si costruiva esclusivamente sui clienti meno affidabili. Questo portava ulteriori innalzamenti di rischio percepito, aumento del prezzo del denaro e ulteriore uscita dal mercato dei clienti più affidabili.

Non vi è dubbio che in questa analisi i problemi di selezione avversa sono maggiori e più pregnanti rispetto a quelli di azzardo da parte del cliente, che può sfruttare a proprio vantaggio le asimmetrie informative circa la propria attività. L'idea che, se questo meccanismo non fosse attivo e il creditore potesse disporre di un'informazione puntuale e dettagliata sulle caratteristiche e sui comportamenti dei singoli clienti, si potrebbe avere un prezzo specifico per ogni singolo cliente, viene richiamata da Stiglitz come un obiettivo utopistico. Infatti, nel modello generale le asimmetrie informative non possono essere eliminate, esistono in modo immanente e fanno parte del funzionamento dei mercati e delle relazioni sociali. Ciò che può essere fatto è tentare di regolarne lo sfruttamento, attenuandone gli effetti perversi ed incoraggiandone l'attenuazione e lo sfruttamento virtuoso per il sistema. Nel caso di specie è necessario favorire l'accumulazione di conoscenza ed informazione in capo al soggetto che ha la responsabilità di gestire l'erogazione dei fondi, fino al punto di influire sulla percezione del livello di rischio dell'insieme dei clienti.

Non vi è dubbio infatti che i clienti potrebbero adottare posizioni debitorie molto esposte e fuori equilibrio. L'incentivo al consumo e la facilità di disporre di strumenti di credito per l'acquisto di beni di consumo sono elementi che inducono una certa rischiosità nel sistema economico. Di qui la giusta preoccupazione di difendere i consumatori da eventuali eccessi di indebitamento. Inoltre è necessario che gli interessati siano indotti a fornire solo le informazioni strettamente pertinenti e funzionali alla stipula del contratto, senza che il creditore possa disporre di informazioni collaterali, per lui certamente utili, di carattere strettamente personale che indeboliscono il potere contrattuale del debitore o che possono essere utilizzate in forma arbitraria da parte del creditore per scopi e fini estranei al contratto in oggetto.

La ricerca del giusto equilibrio fra queste due posizioni è quindi l'obiettivo di una buona attività regolatoria in questo campo.

Proprio queste considerazioni ci hanno spinto a realizzare lo studio "L'impatto economico del credito al consumo in Italia"4 in cui sono riportati alcuni scenari relativi all'impatto che diverse configurazioni di informazione potrebbero apportare alla percezione del rischio di sistema da parte degli erogatori di credito al consumo.

Su questa base lo studio in oggetto si concentra sui risultati degli strumenti di credit scoring adottati dalla principale centrale rischi italiana per fare una simulazione di come sarebbe selezionata la clientela se venissero ridotte le informazioni disponibili per gli erogatori di credito.

In particolare è stato verificato che a parità di rischio intrinseco di sistema:

se venissero sottratte al patrimonio informativo esistente tutte le informazioni relative al comportamento dei clienti i cui contratti sono cessati (estinti), mantenendo a disposizione dei finanziatori le sole informazioni relative al comportamento dei clienti che hanno contratti attivi, si determinerebbe un aumento del tasso di rifiuto a concedere credito quantificabile in una riduzione potenziale del 6% del flusso di credito al consumo rispetto alla situazione attuale;

se venissero sottratte al patrimonio informativo esistente tutte le informazioni relative al comportamento virtuoso dei clienti, mantenendo a disposizione dei finanziatori le sole informazioni relative alle posizioni "negative", cioè i mancati pagamenti si determinerebbe un aumento del tasso di rifiuto che porterebbe ad una riduzione del 11% del flusso di credito al consumo. Il razionamento del credito sarebbe pertanto piuttosto elevato e verrebbero esclusi molti potenziali clienti;

se viceversa si volesse mantenere il trend di crescita del credito al consumo si dovrebbe accettare un livello di rischio più elevato con conseguente incremento del prezzo del denaro.

L'ultimo elemento utile per una riflessione sulle conseguenze del codice di deontologia è costituito dal rapporto che esiste fra la disponibilità di informazioni e lo spirito dell'applicazione del New capital accord di Basilea. Tale accordo prevede la necessità di costruire indicatori di rating per la verifica dell'affidabilità dei portafogli al fine di ridurre l'obbligo di capitale immobilizzato a fini cautelativi. Non vi è dubbio che la strada intrapresa con il recepimento degli accordi di Basilea conduce alla ricerca di maggiori informazioni sui destinatari dei crediti bancari. La quantità di informazioni necessarie per la costruzione di un giudizio di rating da parte delle banche è estremamente elevata e si applica essenzialmente alle imprese. Tuttavia non va dimenticato che la maggior parte delle banche considera come clientela di dettaglio molti degli imprenditori che accedono al sistema finanziario e che molte nuove imprese, nelle fasi di avvio e nei primi anni di attività vengono finanziate con strumenti finanziari tipici del credito al consumo. Questo aspetto genera due tipi di distorsioni all'interno del sistema dell'informazione: il primo è che il livello di rischio si innalza in virtù del fatto che gli imprenditori per definizione esplicano attività più rischiose dei consumatori, il secondo è che il bisogno di informazione specifica per il finanziamento delle attività di impresa è nettamente superiore a quello necessario per il finanziamento di attività di consumo. Si genera pertanto una situazione in cui anche per il credito al consumo e anche per i consumatori le richieste di informazione assumono un grado di pervasività molto elevato.

Ciò che rileva quindi a questo punto è proprio la qualità dell'informazione. Per una adeguata tutela del potere contrattuale del cliente nei confronti dell'avidità informativa della banca sarebbe necessario:

limitare l'informazione disponibile a quella relativa al rapporto fra ente finanziatore e cliente interessato, senza travalicare il livello di oggettività dell'informazione messa a disposizione;

impedire l'uso di informazioni di carattere personale di tipo sensibile;

evitare un uso discriminatorio e soggettivo da parte dell'ente erogatore delle informazioni oggettive personali anche se di tipo non sensibile.

Esistono diversi modi per realizzare questo obiettivo, sia indagando puntualmente i sistemi di scoring delle diverse basi dati e servizi dedicati, sia aggiornando periodicamente i criteri di valutazione e le norme del codice comportamentale in un sistema di ispezione e indagine molto pervasivo e autoritario.

Probabilmente però il sistema che riesce ad avere il massimo dell'efficacia è quello di rendere inutile l'uso di informazioni specifiche da parte di ogni singolo ente finanziatore e favorire il massimo di informazione possibile a tutti i soggetti operanti sul mercato. In questo caso la concorrenza fra i diversi soggetti finanziatori sarebbe maggiore perché basata su una base informativa comune, le informazioni personali dei singoli clienti sarebbero acquisite una volta per tutte dal sistema finanziario e non sarebbero a disposizione di un singolo operatore (che potrebbe quindi avvantaggiarsi rispetto agli altri oppure renderebbe difficoltoso al cliente cercare fonti di finanziamento più convenienti), infine il cliente non sarebbe obbligato a fornire di volta in volta le proprie informazioni personali ad ogni singolo ente cui si rivolge per chiedere un prestito.

Le informazioni debbono però essere sufficientemente solide per garantire che la qualità del giudizio sia statisticamente fondata e che la capacità predittiva degli algoritmi di calcolo degli scoring sia elevata per garantire affidabilità agli indicatori. Per mettere a punto tali indicatori sono necessarie molte informazioni ripetute nel tempo, mentre la complessità delle variabili che entrano nell'algoritmo di calcolo inducono essenzialmente difficoltà di elaborazione e confusione sui risultati. Stabilire il senso delle correlazioni fra eventi ed evitare i fenomeni di collinearità fra variabili esplicative è più complesso ed inefficace che definire nel tempo il valore di una correlazione semplice fra poche variabili. Ciò significa in sostanza che per una maggiore capacità predittiva degli indicatori di scoring è molto meglio avere poche categorie di informazioni protratte per lungo tempo che molte categorie la cui durata risulti limitata.

Leggendo il codice deontologico proposto appare, piuttosto che le scelte adottate vadano nella direzione opposta sia rispetto alle premesse, sia rispetto alle considerazioni tecniche.

In particolare l'enfasi che viene posta sulla tutela delle informazioni relative agli interessati che abbiano subito incagli o ritardi nei pagamenti appare eccessiva, così come eccessiva appare la preoccupazione di tutelare i soggetti che abbiano avuto decorsi regolari nell'evoluzione del loro rapporto di finanziamento.5 I secondi sono clienti sostanzialmente migliori dei primi, tuttavia nelle basi dati questa differenza viene attenuata dalla limitata durata dello stoccaggio dei dati. È infatti possibile che esistano clienti che si approvvigionano in continuo di finanziamenti per il consumo, tuttavia è assolutamente plausibile che i clienti più cauti e prudenti lascino passare un certo lasso di tempo fra la chiusura di un rapporto di debito con il sistema finanziario e l'apertura di un nuovo rapporto debitorio. Se questo lasso di tempo valica i 24 mesi ecco che la virtù dei buoni pagatori cessa di essere presente all'interno dei sistemi informativi.6

L'incapacità di discernere da parte dei sistemi di caratterizzazione del rischio induce pertanto una ridotta efficacia ai fini della definizione del prezzo del denaro che fatalmente porterà ad un livello più elevato. In questo modo le premesse vengono disattese e il sistema si popolerà di soggetti meno avversi al rischio, disposti a pagare un prezzo più elevato.

La stessa indicazione si può rilevare da un punto di vista tecnico. E' certamente probabile che un sistema che non riesce a differenziare efficacemente fra buoni e cattivi pagatori, induca gli enti finanziatori ad integrare le informazioni disponibili con altre informazioni puntuali che si rilevano nel rapporto diretto fra cliente e prestatore. Tali informazioni sono raccolte effettivamente nel momento in cui il cliente si trova in una situazione di necessità e pertanto titolare di un potere contrattuale piuttosto limitato rispetto all'ente erogatore del finanziamento. In una tale situazione sarà piuttosto propenso a fornire le informazioni richieste, anche se di carattere sensibile e non strettamente necessarie per l'erogazione del credito. Sono evidenti i rischi di arbitrarietà di giudizio.

Una ulteriore considerazione riguarda il fatto che il codice si adopera per limitare la diffusione dell'informazione a livello di sistema.7 Non vi è dubbio che più l'informazione risulta automatizzata e diffusa, più semplice e fluido sarà il processo di elaborazione e di approvazione delle richieste. Ma, più importante è il fatto che si ridurranno le asimmetrie informative fra i diversi attori dell'offerta sul mercato. La concorrenza che così viene favorita non può che andare a vantaggio del richiedente il credito, sia in termini di riduzione dei tempi di ottenimento dei finanziamenti, sia in termini di riduzione dei costi dello stesso.

Infatti, in questo modo l'informazione diviene una commodity, disponibile sul mercato a prezzi molto bassi, non tali da incidere significativamente sul costo del denaro.

Infine, va rilevato che la definizione del numero di rate non pagate e i tempi di segnalazione dei ritardi di pagamento, possono essere importanti nella definizione della qualità predittiva dei modelli di scoring. In linea di principio è importante pensare che un'informazione tempestiva di alta qualità può permettere di aggiornare con continuità l'indice di rischiosità. Evidentemente vanno salvaguardate le persone dagli errori materiali e dai ritardi di pagamento che hanno carattere di casualità. Laddove esista un metodo affidabile per la segnalazione delle difficoltà nei pagamenti è certamente importante permetterne la segnalazione tempestiva. Pertanto le segnalazioni da parte dei partecipanti debbono essere corredate da una assunzione di responsabilità sulla qualità dell'informazione e vanno previste adeguate sanzioni per gli eventuali trasgressori.

In conclusione ci sembra di rilevare la necessità di rivedere il codice deontologico puntando sul principio della specializzazione dell'informazione, sull'evoluzione tecnica delle metodologie di scoring e su una maggior durata dello stoccaggio delle informazioni nelle basi dati. Meno informazioni, più attendibili e per un tempo più lungo.

15 settembre 2004

NOTE

1 "INFORMATION AND THE CHANGE IN THE PARADIGM IN ECONOMICS", Prize Lecture, 8 Dicembre, 2001

2 Fra i più importanti si rilevano i lavori effettuati con Weiss. In particolare:

  • "Credit Rationing in Markets with Imperfect Information," American Economic Review, 71(3), June 1981: pp. 393—410.
  • "Alternative Approaches to the Analysis of Markets with Asymmetric Information," American Economic Review, 73(1), March 1983a, pp. 246—249.
  • "Incentive Effects of Termination: Applications to the Credit and Labor Markets," American Economic Review, 73(5), December 1983b, pp. 912—927.
  • "Credit Rationing and Collateral," in Recent Developments in Corporate Finance, Jeremy Edwards, et al. (eds.), New York: Cambridge University Press, 1986, pp. 101—135.
  • "Credit Rationing: Reply" , American Economic Review, March 1987, pp. 228—231.
  • "Banks as Social Accountants and Screening Devices for the Allocation of Credit", Greek Economic Review, 12(0), Supplement, Autumn 1990, pp. 85—118.
  • "Asymmetric Information in Credit Markets and Its Implications for Macro-economics," Oxford Economic Papers, 44(4), October 1992, pp. 694—724.
  • "Sorting Out the Differences Between Screening and Signaling Models," in M. Bacharach, M. Dempster and J. Enos, eds., Mathematical Models in Economics. Oxford University Press, Oxford, 1994.

3 Smith, A. "An Inquiry into the Nature and Causes of The Wealth of Nations", University of Chicago Press February 1977.

4 Si veda: Nomisma, "L'impatto economico del credito al consumo in Italia", Bologna, 2003.

5 Si fa riferimento alle limitazioni alla conservazione dei dati introdotte con l'articolo 6 ai commi 2,3,5 e 6.

6 Nell'attuale formulazione il codice deontologico prevede che le informazioni positive, premianti per il consumatore, si conservino per minor tempo rispetto a quelle negative. Ciò è sostanzialmente diverso in altri sistemi di referenza creditizia europei regolamentati, dove i termini di conservazione ammessi arrivano anche a 60 mesi.

7 In particolare il comma 6 dell'articolo 4 limita sia la tempestività dell'informazione, sia la possibilità di graduare l'intensità del ritardo di pagamento.