BIOMETRIA: BEFFATI I SENSORI PER IL RICONOSCIMENTO DELLE IMPRONTE DIGITALI

Un esperto giapponese di crittografia ha dimostrato che ben 11 dei sistemi biometrici disponibili sul mercato per il riconoscimento delle impronte digitali possono essere ingannati utilizzando impronte digitali "finte" ottenute con un metodo relativamente semplice.

Tsutomu Matsumoto, questo il nome del buontempone, ha utilizzato uno stampo riempito fondendo la gelatina che si trova in molti dolci e caramelle per creare un finto dito con cui è riuscito a ingannare i sensori di impronte 4 volte su 5.

Con un metodo più sofisticato, ha ottenuto un risultato analogo utilizzando addirittura impronte digitali rilevate su una lastra di vetro; dopo averle trattate con un adesivo al cianoacrilato (un componente di molti mastici facilmente disponibili in commercio), le ha fotografate con una macchina digitale migliorando successivamente il contrasto dell’immagine ottenuta e ha poi stampato l’impronta su un lucido da proiezione. Ha poi trasferito l’impronta su un circuito stampato fotosensibile, incidendone lo strato di rame, e ha utilizzato il circuito per costruire, nuovamente, un dito di gelatina con la stessa procedura prima descritta.

L’impresa di Matsumoto dimostra che la sicurezza dei sistemi biometrici basati sul riconoscimento di impronte digitali, spesso sbandierata come eccezionale, è in realtà tutt’altro che a prova di hacker — soprattutto in considerazione della relativa semplicità del sistema utilizzato in questo caso. C’è da chiedersi di cosa potrebbero essere capaci dei veri professionisti.

(Ndr: Ripreso da un articolo di John Leyden su The Register, del 16 maggio 2002)