LA PRIVACY STA DIVENTANDO UNA PRIORITA’ ANCHE NEGLI USA. ALLARME PER COOKIES E SPAMMING

Un sondaggio pubblicato a fine marzo dalla Progress & Freedom Foundation degli USA, che utilizza parte dei dati ottenuti attraverso un analogo sondaggio compiuto da Harris Interactive lo scorso dicembre (v. Newsletter 18-24 febbraio 2002), mostra che i siti Web raccolgono sempre meno informazioni sui consumatori e mostrano un maggiore rispetto per la loro privacy.

Tutto ciò risulta dalla considerevole riduzione nell’uso di cookies provenienti da soggetti terzi (altre aziende o società pubblicitarie): solo il 48% dei 395 siti web presi in esame (i più importanti, con almeno 39.000 contatti mensili specifici) ne fa uso, contro il 75% evidenziato da un’indagine della FTC (Federal Trade Commission) condotta nel maggio del 2000. Nel 93% dei casi, inoltre, i consumatori possono scegliere se comunicare a terzi i propri dati personali (opt-out), mentre nel 2000 questa percentuale non superava il 77%.

L’indagine di Harris Interactive aveva indicato che i tre quarti dei consumatori sono preoccupati per possibili abusi dei propri dati. Questa progressiva modifica nel comportamento delle imprese mostra che la pressione crescente esercitata dalla FTC e da numerose organizzazioni pro-privacy, nonché dall’esistenza di accordi specifici come il Safe Harbor (per le imprese che vogliono trasferire senza problemi dati personali dall’Europa agli USA), sta dando i propri frutti. Oltre ai rischi giudiziari legati ad un uso irrispettoso dei dati personali della clientela, le imprese sono particolarmente preoccupate, secondo numerosi esperti, dalla possibilità di un danno di immagine che minerebbe ancora di più la fiducia dei consumatori.

In questo senso va anche un’iniziativa promossa recentemente dalla FTC e dalle autorità giudiziarie di otto Stati USA, oltre che da quattro associazioni di consumatori del Canada, che intende reprimere l’invio di messaggi indesiderati di posta elettronica (spamming) e le frodi via Internet. Si tratta di un’iniziativa della durata di due anni che va sotto la denominazione di "International Netforce"; sinora ha permesso di istituire procedimenti giudiziari in 63 casi di truffa via Internet e di individuare oltre 500 soggetti ai quali è stata recapitata una diffida in quanto si tratterebbe di spammers che inviano, oltretutto, messaggi ingannevoli.

In particolare, si è tentato di verificare se rispondendo ai messaggi di posta indesiderata con l’invito a cancellare il proprio indirizzo o la propria registrazione dalla lista del mittente si ottiene soltanto l’invio di altri messaggi indesiderati. E’ emerso che, in realtà, i link che dovrebbero servire per ottenere la cancellazione ("unsubscribe me") spesso sono fittizi e non portano da nessuna parte.

Resta ancora molto da fare in questo campo, secondo il responsabile della FTC per l’area nord-occidentale degli USA, anche perché gli sforzi sinora compiuti non sembrano aver ridotto il volume di spam: dal gennaio del 1998, la stessa FTC ha ricevuto oltre 10 milioni di messaggi di spam all’indirizzo che i cittadini possono utilizzare per segnalare casi di spamming. E’ interessante il fatto che il picco delle segnalazioni si sia raggiunto lo scorso marzo, dopo una campagna informativa per sensibilizzare sul problema della posta indesiderata: 1 milione di segnalazioni relative a messaggi di spam sono arrivate alla FTC nel solo mese di marzo.

(Ndr: da un articolo di Sandra Swanson su InformationWeek.com del 27 marzo 2002 e da un articolo di Joanna Glasner su WiredNews del 2 aprile 2002)