ATTACCO AGLI USA: PRIVACY E MISURE ANTI-TERRORISMO SECONDO UN SONDAGGIO RECENTE

Lo scorso 3 ottobre è stato pubblicato negli USA un sondaggio di Harris Interactive, cui ha collaborato in qualità di consulente il Prof. Alan F. Westin — uno degli esperti di privacy negli USA. Il sondaggio ha preso in esame 1.012 intervistati sparsi per l’intero territorio statunitense, ai quali è stato chiesto telefonicamente di rispondere ad una serie di quesiti sulle misure anti-terrorismo in via di attuazione negli USA e sui timori per la privacy e le libertà civili ad esse associati.

E’ emerso chiaramente che la maggioranza degli intervistati era favorevole ad un ampliamento dei poteri delle forze dell’ordine nella gestione di sospette attività terroristiche, ma con alcuni distinguo. Mentre infatti il ricorso ad attività sotto copertura o il potenziamento dei controlli di sicurezza per l’accesso a edifici pubblici e il ricorso a sistemi biometrici di riconoscimento erano visti con favore da percentuali variabili fra l’81% ed il 93%, minore era l’approvazione nei confronti di misure quali l’adozione di un sistema di identificazione nazionale (68%), il monitoraggio diffuso di Internet anche per quanto concerne gruppi di discussione e chat rooms (63%) e, in particolare, il potenziamento delle intercettazioni telefoniche ed elettroniche (compresa la posta elettronica) da parte delle autorità governative (54%). Gli effetti dell’aggressione terroristica si fanno dunque sentire chiaramente, ed è significativo che due terzi degli intervistati siano a favore dell’introduzione di un documento federale di identità — una prospettiva che in passato ha suscitato polemiche roventi ed è sempre stata respinta dalla maggioranza degli americani.

Tuttavia, gli intervistati hanno espresso anche timori per la gestione di questi nuovi poteri da parte delle forze dell’ordine. In particolare, percentuali comprese fra il 71% ed il 79% temono che il sistema americano tradizionalmente basato su "pesi e contrappesi" subisca un danno irreparabile. Così, ad esempio, il 79% teme che "i giudici deputati ad autorizzare le indagini non valutino con sufficiente attenzione le motivazioni della sorveglianza richiesta", e il 77% teme "la profilazione su larga scala della popolazione in base a cittadinanza, etnia o religione", mentre per il 72% c’è il rischio che "siano tenuti sotto controllo la corrispondenza, il telefono, la posta elettronica o i cellulari di persone innocenti"; per i due terzi degli intervistati (67%) è possibile che "i nuovi poteri di sorveglianza siano utilizzati per indagare su reati diversi da quelli di matrice terroristica".

L’opinione pubblica americana è favorevole all’aumento dei poteri delle forze dell’ordine; tuttavia, secondo quella che è una tradizione secolare di difesa delle libertà civili, almeno i due terzi temono che non siano previsti meccanismi corretti e garanzie istituzionali adeguate.

Secondo il Prof. Westin, il Congresso americano dovrebbe utilizzare questi risultati come una sorta di cartina di tornasole per introdurre misure di salvaguardia delle libertà civili nelle norme anti-terrorismo.

L’ultimo quesito rivolto agli intervistati riguardava proprio il grado di fiducia nella correttezza di impiego dei nuovi poteri di sorveglianza. Il 34% si è detto "molto fiducioso", mentre il 53% era "abbastanza fiducioso". La maggioranza degli americani sembrerebbe dunque disposta a dare fiducia alle autorità e alle forze dell’ordine, ma non carta bianca. (Per maggiori informazioni si può consultare il sito www.pandab.org