USA. IN PROGETTO LA CARTELLA CLINICA UNIVERSALE Dal Technology Summit tenutosi questa settimana nel Massachusetts, presso il MIT, il cui tema era il "Futuro della sanità" (Future of Health), sono emerse molte proposte e iniziative alcune futuristiche, altre invece basate sullimpiego congiunto delle tecnologie già oggi disponibili. Una di queste proposte riguarda la messa a punto di sistemi informatici (cosiddetti di e-health) per giungere ad un approccio personalizzato in campo sanitario. Lidea di base è quella di una cartella clinica universale che non contenga solo i dati clinici di un paziente, ma anche, ad esempio, le sue volontà testamentarie, copia delle radiografie o scintigrafie effettuate, e i suoi dati genetici. Il progetto è denominato HALO ed apre la strada a visioni utopiche, ma anche distopiche, sulla medicina del futuro. In particolare, secondo il responsabile del Centro di biologia computazionale dellIBM, Barry Robson, "Gran parte delle nostre ricerche vertono sulle modalità utili a creare un sistema del genere rispettando la privacy e la sicurezza delle persone". Una delle potenzialità del sistema sarebbe anche la definizione di prescrizioni mediche individualizzate, ossia su misura per il singolo paziente. Ciò consentirebbe di avvicinare la ricerca farmacologica e le applicazioni sanitarie in un modo che non ha precedenti: "I farmaci saranno progettati praticamente in tempo reale, in forma personalizzata e attraverso modalità interattive". Si tratta di sistemi che non richiedono la messa a punto di tecnologie innovative. "Ci sono solo difficoltà di tipo tecnico che richiedono uno sforzo su larga scala". In sostanza, sono già disponibili le tecnologie per arrivare a questo risultato: si tratta di utilizzarle meglio. In questa stessa ottica si muove un altro progetto, della Harvard School of Public Health in associazione con il Dana-Farber Cancer Institute, che guarda invece al versante della prevenzione in campo oncologico. E stata messa a punto una pagina web dove il singolo utente può individuare il proprio profilo di rischio e modificare lo stile di vita in conseguenza sulla base delle informazioni inserite. La personalizzazione dellapproccio diagnostico consentirebbe, secondo la responsabile del progetto Karen Emmons, di aumentare fino ad otto volte la probabilità che un soggetto, ad esempio, smetta di fumare per evitare linsorgenza di neoplasie polmonari. Tutto ciò comporta, oltre alla necessità di semplificare il linguaggio utilizzato per consentire laccesso e la comprensione anche a persone con un basso livello di istruzione, lesigenza di tenere conto delle numerose implicazioni in termini di privacy e sicurezza dei dati personali utilizzati. Su questo punto non sembra, tuttavia, che vi siano state riflessioni particolari. (Ndr: ripreso da un articolo di Mark K. Anderson pubblicato su Wired News del 25 settembre 2001) |