PRIVACY NEGLI USA : LUCI E OMBRE Secondo una recente indagine condotta dalla Andersen Consulting, il 75% dei siti web di imprese private non rispetta i criteri elaborati congiuntamente da USA ed Unione europea per garantire la privacy dei dati personali relativi alla clientela. Si tratta dei criteri messi a punto lo scorso anno nellambito dellaccordo detto di "Porto Sicuro" (Safe Harbour) per garantire alle imprese USA che svolgono attività nellUnione europea di essere in regola con i più severi standard esistenti in Europa in questo settore. Essi prevedono i seguenti obblighi : 1) informare i consumatori sullutilizzazione dei dati personali raccolti; 2) utilizzare i dati solo per le finalità indicate; 3) permettere ai consumatori di accedere ai dati che li riguardano e di correggerli, se opportuno; 4) dare ai consumatori la possibilità di opporsi alla diffusione dei propri dati per scopi di marketing; 5) conservare i dati in modo da garantirne la sicurezza; 6) fornire rimedi giuridici per i consumatori che ritengono di aver subito una violazione della privacy. Delle 75 imprese multinazionali esaminate, nessuna risultava rispettare tutti i 6 principi descritti, e solo 2 ne rispettavano cinque. Mentre l80% delle imprese dà ai consumatori adeguate possibilità di scelta in tema di marketing, ed il 74% afferma di utilizzare i dati raccolti solo per le finalità indicate, appena il 25% fornisce uninformativa adeguata e solo il 5% ha previsto misure che diano ai consumatori effettive possibilità di far valere i propri diritti. Secondo gli esperti della Andersen Consulting, le imprese USA "potrebbero trovarsi nei guai" se lUE decidesse di far rispettare i criteri messi a punto con lamministrazione Clinton. (Ndr: ripreso da una notizia Reuters del 16 agosto 2001). Dagli USA giunge anche la notizia che numerosi Stati intendono far approvare norme di legge che impongono la creazione di elenchi di "opt out" per i cittadini che non desiderano ricevere chiamate telefoniche a fini di marketing. In effetti sono già quattordici gli Stati nei quali sono in vigore norme del genere, che incontrano in misura crescente il favore dellopinione pubblica. I sostenitori dellintroduzione di queste misure sottolineano che il sistema si autofinanzia, in quanto gli Stati chiedono ai consumatori il pagamento di un contributo (in genere nellordine dei 10 dollari) per essere inseriti negli elenchi di opt-out, e a loro volta affittano gli elenchi alle società di marketing a distanza per importi variabili fra i 500 e gli 800 dollari lanno. "Non è un programma anti-marketing. E un programma a sostegno del diritto alla privacy", ha dichiarato il direttore della Consumer Services della Florida, il primo Stato ad approvare queste norme. La legislazione federale prevede che le società di marketing a distanza non possano contattare chi ha chiesto di non ricevere ulteriori chiamate da una specifica società. Ogni società deve tenere elenchi aggiornati di opt-out con i nominativi dei soggetti che non desiderano essere contattati telefonicamente. La violazione di queste disposizioni può costare molto cara. I sostenitori della legislazione sullopt-out sono a favore della creazione di un elenco nazionale di opt-out, in quanto sottolineano che per le società di marketing a distanza è difficile rispettare il mosaico di leggi statali in vigore o previste. E questa lopinione anche di Jason Catlett di Junkbusters, una delle maggiori organizzazioni no-profit a difesa della privacy. A livello federale non si pensa comunque ad inasprire la normativa esistente sullopt-out, anche se è in discussione un progetto di legge che intende vietare alle società di marketing di impedire la visualizzazione del proprio numero e dellidentificativo corrispondente sui dispositivi di identificazione della linea chiamante. La Direct Marketing Association non fa mistero di essere contraria alladozione di elenchi di opt-out a livello statale, che ritiene difficilmente gestibili e fonte di confusione per le singole imprese. La DMA stessa gestisce un elenco con le preferenze telefoniche di 4 milioni di consumatori nel Maine, nel Connecticut e nel Wyoming. Secondo la DMA, che naturalmente riflette i timori anche dei dipendenti delle migliaia di società operanti nel settore del marketing a distanza (quasi 6 milioni di dipendenti, con un fatturato di 668 miliardi di dollari), non cè bisogno di altre leggi statali "perché la gente ha già gli strumenti per farsi togliere da un elenco". (Ndr: ripreso da un articolo di Kathleen Murphy pubblicato sul sito www.Stateline.orgil 16 agosto 2001) |