TECNICHE BIOMETRICHE E PRIVACY: CHE FARE ?

Il dibattito sui rischi ed i benefici delle tecniche biometriche, e sulla possibilità di utilizzare i dati biometrici senza il consenso degli interessati, non ha trovato sinora risposte definitive. Negli USA, e altrove, la creazione di database biometrici prosegue a ritmo serrato non solo da parte di soggetti pubblici, ma anche ad opera di numerose aziende private; l’elemento più preoccupante è che tutto ciò avviene senza un vero confronto democratico sulla possibilità di trovare un compromesso fra gli interessi confliggenti delle varie parti in causa.

Negli ultimi anni si è assistito ad un progresso impressionante delle tecniche che consentono la rilevazione di caratteristiche biometriche come la geometria del volto, la retina, la geometria della mano, il timbro vocale ed il DNA. Agli occhi delle forze dell’ordine si tratta di un elemento estremamente positivo, i cui benefici per la società nel suo complesso prevalgono nettamente sui rischi potenziali. Naturalmente, se si chiedesse ad un cittadino se vuole vivere in una società dove la polizia può accedere ai suoi dati genetici, la risposta sarebbe probabilmente negativa — soprattutto per il rischio che tali dati consentano previsioni sull’insorgenza di patologie o comportamenti "devianti"; d’altra parte, la maggioranza di noi non vorrebbe vivere in una società in cui chi commette violenze sessuali non viene punito — e l’analisi del DNA ed il confronto con i dati memorizzati sono spesso essenziali a questo scopo.

Callahan passa in rassegna la situazione esistente negli USA rispetto a quattro tecniche di tipo biometrico, e ne emerge un quadro con molte ombre e poche luci che dovrebbe far riflettere più a fondo sulle implicazioni di queste nuove tecnologie.

Per quanto riguarda la rilevazione delle impronte digitali, va ricordato che negli USA è in vigore dal 1998 il National Children Protection Act che consente a qualunque ente che operi nel settore dell’infanzia, dell’assistenza agli anziani o a soggetti portatori di handicap, di utilizzare le impronte digitali per verificare, ad esempio, l’idoneità dei dipendenti. Nel Maine una legge del 1997 impone la rilevazione delle impronte digitali per tutti i dipendenti scolastici, mentre in altri sei Stati questa rilevazione è necessaria per ottenere una patente di guida. In Virginia una legge del 2000 consente alle imprese private e ad altri enti del tipo prima descritto di utilizzare il database della polizia della Virginia per verificare le impronte digitali di dipendenti o collaboratori potenziali; a New York chi beneficia dell’assistenza pubblica deve farsi prendere le impronte digitali. Secondo le associazioni per la difesa delle libertà civili, si tratta di fenomeni che "stanno lentamente trasformando la nostra società in uno stato di polizia".

Le tecniche di autenticazione basate sulla scansione oculare/iridea o della geometria del volto, ovvero sull’analisi del timbro vocale, trovano largo impiego soprattutto nel settore privato. In molti casi le aziende preferiscono utilizzare dispositivi per il riconoscimento della geometria della mano al posto dei tradizionali cartellini per verificare la presenza e l’attività dei dipendenti. I rischi maggiori derivano dalla possibilità che le banche dati realizzate dalle imprese siano poi vendute al migliore offerente; la legislazione attuale non permette di opporsi in maniera efficace ad un’eventualità del genere. Le preoccupazioni di una parte dell’opinione pubblica americana hanno trovato riscontro nella recente richiesta formulata dalla maggioranza repubblicana di tenere una serie di audizioni al Congresso sulle tecniche di riconoscimento del volto.

Le banche dati del DNA costituiscono un tema fra i più controversi. L’idea di un’enorme banca dati nazionale che permetta alle forze dell’ordine di confrontare qualsiasi elemento di prova di natura genetica trovato sulla scena di un delitto è naturalmente ancora di là da venire, ma alcuni recenti avvenimenti sembrano puntare in una direzione non molto lontana. L’FBI ha creato una banca dati nazionale del DNA unificando vari database gestiti da singoli Stati; per adesso si tratta di una banca dati di dimensioni relativamente ridotte, ove sono presenti soprattutto dati relativi al DNA di soggetti condannati per reati sessuali o altri reati violenti. Tuttavia, varie iniziative a livello dei singoli Stati mirano ad incrementare in misura esponenziale le dimensioni dei database nazionali, che sono poi la fonte primaria della banca dati gestita dall’FBI. Un esempio in tal senso è offerto dalla Virginia, dove la banca dati del DNA comprendeva inizialmente (1989) informazioni sui responsabili di crimini violenti, e successivamente (1990) è stata estesa a tutti i reati penali nonché, nel 1996, ai minori di età non inferiore a 14 anni accusati di gravi reati. E’ allo studio una proposta delle forze dell’ordine che vorrebbe inserire nella banca dati le informazioni relative a tutti i soggetti che siano arrestati in Virginia, indipendentemente dal fatto che vengano accusati di reati penali; proposte analoghe sono all’esame anche a New York ed in altri stati.

Le tecniche di riconoscimento del volto hanno trovato impiego di recente durante la finale del Super Bowl in Florida, a Tampa, quando sono state usate per passare in rassegna il pubblico presente (100.000 persone) in modo da individuare eventuali ricercati dalle forze dell’ordine. La tecnologia alla base di questi sistemi biometrici ha costi relativamente contenuti, il che ne fa prevedere la rapida diffusione. Naturalmente le implicazioni associate all’impiego di queste tecniche in termini di privacy non sono trascurabili. Sono già numerose le aziende private che utilizzano sistemi di riconoscimento del volto per fornire "servizi personalizzati": si assiste insomma alla creazione di enormi banche dati biometriche potenzialmente esposte al rischio di abusi, e con l’aumentare del numero di queste banche dati saranno sempre più numerosi i soggetti privati in grado di tenere traccia dei movimenti dei singoli clienti o visitatori. La legislazione attuale non pone vincoli sostanziali alla vendita di queste informazioni a società di marketing, o a investigatori privati che agiscano per conto di ex-coniugi o di altri soggetti disposti a pagare il prezzo richiesto.

Il deficit democratico dei processi decisionali riferiti all’uso delle tecniche biometriche e delle banche dati del DNA è altrettanto inquietante delle potenzialità insite in queste tecnologie. Nonostante sporadiche audizioni dinanzi al Congresso degli USA, il legislatore federale e nazionale segue il fenomeno con scarsa attenzione; le forze dell’ordine possono agire in quello che è, a giudizio di Callahan, un sostanziale vuoto legislativo: la creazione di banche dati del DNA, o l’installazione di sistemi di videosorveglianza, può avvenire senza l’informazione o la consultazione del pubblico e senza alcun dibattito nelle sedi appropriate. La normativa che regolamenta la raccolta, l’utilizzazione e il trasferimento da parte delle imprese di dati biometrici relativi a dipendenti o clienti è assai scarsa; per contro, le imprese operanti nel settore conducono politiche aggressive, ed una lobby apposita è stata creata a Washington dalla International Biometrics Industry Association per esercitare pressione nelle sedi politiche federali e statali.

All’inizio del XX secolo si è molto discusso della possibilità per i sistemi democratici di sopravvivere al totalitarismo o al comunismo; oggi è forse il caso di chiedersi — secondo Callahan - se la democrazia sia in grado di tenere il passo dello sviluppo tecnologico. A suo giudizio, la risposta può essere affermativa se i politici avranno il coraggio di regolamentare il mercato e di frenare lo zelo eccessivo delle forze dell’ordine. Le tecniche biometriche costituiscono un ottimo campo di prova in questo senso.

(Da un articolo di David Callahan sul Washington Post del 22 luglio 2001)