UN PORTALE POLITICO NEGLI USA INTENDE VENDERE L’ELENCO DEGLI ISCRITTI

Articolo di Aaron Pressman

L'articolo rivela che un portale politico americano, Voter.com, intende vendere al migliore offerente gli oltre 170.000 indirizzi di posta elettronica degli abbonati dopo avere recentemente dichiarato fallimento. La prospettiva solleva nuovi interrogativi negli USA sull’efficacia delle politiche di autoregolamentazione in materia di privacy. E’ vero che Voter.com ha dichiarato che l’acquirente dovrà impegnarsi ad utilizzare le informazioni "esclusivamente per fornire notizie e informazioni politiche personalizzate agli abbonati"; tuttavia, secondo numerosi gruppi per i diritti civili e la difesa della privacy, la natura sensibile dei dati contenuti in questi elenchi aumenta il rischio di abusi. E’ chiaro, infatti, che le informazioni in questione potrebbero finire facilmente nelle mani di soggetti ai quali gli abbonati di Voter.com non avrebbero mai voluto comunicarle — ad esempio, a chi si trova sul fronte opposto rispetto a singole tematiche. Gli elenchi, pur non comprendendo i nominativi e gli indirizzi degli abbonati, recano però altri elementi identificativi come il sesso, il codice di avviamento postale, le preferenze politiche, i temi di interesse; secondo il legale della società, ai singoli abbonati verrebbe offerta la possibilità di "chiamarsi fuori" dall’elenco prima di fornire quest’ultimo all’acquirente (o agli acquirenti).

Il fallimento di Voter.com è solo l’ultimo di una serie che ha coinvolto altri portali politici, creati con l’intenzione di realizzare profitti attraverso la raccolta di informazioni sulle preferenze e le posizioni politiche di singoli utenti, ma che hanno suscitato scarso interesse anche in termini pubblicitari. Il dibattito sui rischi legati alla vendita di dati personali da parte di siti web in fallimento è nato lo scorso luglio, dopo che Toysmart.com aveva dichiarato l’intenzione di vendere il proprio elenco di clienti nonostante che nell’informativa sulla privacy presente nel sito l’azienda dichiarasse che un’eventualità del genere non era contemplata. Anche per evitare rischi di questo tipo, è all’esame del Senato americano un emendamento al progetto di riforma della Legge fallimentare secondo cui le imprese in fallimento non potranno vendere i dati personali che detengono se questa possibilità non era già menzionata nella dichiarazione delle politiche seguite in materia di privacy.

(Ndr: ripreso da TheStandard.com del 19 marzo 2001)