USA: UN’ASSOCIAZIONE DI SERVIZI COMMERCIALI IMPUGNA LA NORMATIVA SULLE VENDITE DI DATI

Alcuni dei maggiori servizi di informazione degli USA hanno chiesto ad un giudice federale di invalidare norme recentemente approvate in materia di privacy che, a loro giudizio, potrebbero avere effetti dirompenti sul fiorente mercato che ha per oggetto nomi, indirizzi, numeri di previdenza sociale e altri dati personali. La richiesta formulata la scorsa settimana dall’Individual Reference Services Group (IRSG) fa parte di una battaglia legale che verte sull’interpretazione delle disposizioni in materia di privacy inserite dal Congresso nel progetto di legge sulla deregulation dei servizi finanziari, divenuto legge lo scorso anno.

Al centro del contendere ci sono le "schede identificative personali" contenute nelle valutazioni di solvibilità, che le agenzie di valutazione della solvibilità vendono a infomediari e questi, a loro volta, rivendono a investigatori privati, forze dell’ordine, reporter e altri soggetti. Le schede in questione, costituite da informazioni fornite da banche ed altri servizi finanziari, sono disponibili in misura crescente anche sul Web; vengono utilizzate per la prevenzione di frodi e per scopi di marketing, oltre che per localizzare determinati soggetti: debitori, genitori inadempienti, persone oggetto di indagini giornalistiche.

I timori per la diffusa accessibilità di informazioni personali hanno spinto il Congresso a prendere provvedimenti che hanno riscosso il plauso dei sostenitori della privacy. La Federal Trade Commission ha seguito l’esempio emanando in primavera un regolamento in base al quale ogni informazione raccolta da istituzioni finanziarie costituisce un "dato finanziario", soggetto pertanto alle salvaguardie di legge in materia di privacy. Ciò significa che compagnie di assicurazione, banche, commercianti ed altre società che forniscono credito dovranno dare alle persone la possibilità di dire "no", ovvero di "chiamarsi fuori", prima di consentire alle agenzie di valutazione della solvibilità di rivendere i rispettivi nomi, indirizzi e numeri di previdenza sociale. La data fissata per l’entrata in vigore del regolamento è il 1 luglio.

L’IRSG ha promosso la causa lo scorso luglio. Nella documentazione legale depositata la scorsa settimana presso il tribunale federale di Washington, in cui sono illustrate le argomentazioni addotte, le agenzie di valutazione della solvibilità e i servizi di informazione che fanno parte dell’IRSG hanno affermato che la FTC è andata oltre i limiti delle proprie competenze emanando il regolamento sopra menzionato. Ronald Plesser, avvocato e coordinatore dell’IRSG, ha dichiarato che la preoccupazione del gruppo riguarda la riottosità di banche e altre istituzioni finanziarie a fornire alla clientela informazioni sulla politica seguita in materia di comunicazione di dati, il che avrà pesanti ripercussioni su una fonte essenziale di informazioni. Secondo Plesser, la FTC non ha interpretato correttamente lo spirito e il testo della legislazione sui servizi finanziari. Plesser ha affermato che la FTC non ha tenuto conto della prassi, ormai consolidata fra gli operatori del settore, di vendere le schede identificative personali in conformità al Fair Credit Reporting Act [Legge sulla correttezza delle valutazioni di solvibilità] — che si applica alle agenzie di valutazione della solvibilità. La decisione della FTC solleva inoltre un possibile conflitto con il Primo Emendamento, in quanto limita la diffusione di informazioni da parte delle imprese.

La FTC difende la propria interpretazione della legge. "Stiamo facendo la volontà del Congresso... per quanto riguarda l’obiettivo di tutelare la privacy dei consumatori", ha dichiarato il portavoce Eric London.

Della IRSG fanno parte Equifax e Trans Union — due agenzie di valutazione della solvibilità — oltre a Lexis-Nexis, Acxiom Corporation e altri soggetti. La Trans Union ed Experian, un’altra agenzia di valutazione della solvibilità, hanno istituito due procedimenti distinti.

"Abbiamo argomentazioni molto solide dalla nostra parte", ha dichiarato Plesser, sostenendo che limitare il mercato di queste informazioni comporterà la perdita di numerosi benefici per la società nel suo complesso.

Ma non sono soltanto i mercanti di dati ad esprimere preoccupazione. Gli investigatori privati affermano che verrebbe meno uno strumento essenziale per localizzare e rintracciare singole persone. Secondo alcuni studiosi dei media, il regolamento della FTC potrebbe sottrarre ai reporter una fonte di informazioni che li aiuta a individuare e identificare correttamente le persone di cui si parla nei servizi di cronaca. Brant Houston, direttore responsabile della Investigative Reporters and Editors (un’associazione giornalistica), ha dichiarato: "E’ un ulteriore ostacolo per chi vuole lavorare bene o magari meglio. Quelle informazioni aiutano i giornalisti a non commettere sbagli.". Houston ha inoltre affermato che i reporter trovano sempre più difficoltà ad accedere a vari registri pubblici perché le autorità statali e locali tendono ad escludere determinati file per il timore di violare la privacy.

Molti parlamentari e sostenitori della privacy hanno invece avuto parole di lode per la FTC, sottolineando che il regolamento rappresenta un’importante vittoria nella battaglia legale per la tutela dei dati personali. "E’ un grande passo in avanti. E’ una grande vittoria," ha detto Edmund Mierzwin, direttore del programma per i consumatori presso il Public Interest Research Group degli USA. "Dà ai consumatori maggiori poteri di controllo."

(Ndr: ripreso da Washington Post, 7 novembre 2000)