PRIVACY: I RISCHI DELL’ACCORDO USA-EUROPA

Washington e Bruxelles negoziano la protezione dei dati personali.

In apparenza va tutto bene. Gli Stati Uniti e la Commissione di Bruxelles sono arrivati, lo scorso martedì 22 febbraio, ad un accordo sulla protezione della privacy degli europei nei casi in cui informazioni che li riguardino siano raccolte sulla Rete da società americane. Si tratta di un "risultato senza precedenti", almeno secondo i commenti degli americani. Gli europei sono più prudenti, ma riconoscono che, dopo oltre un anno di negoziati, si è riusciti a definire gli elementi chiave di un accordo (salva l’accettazione dei singoli Stati membri).

Il nocciolo della questione è rappresentato dal fatto che la raccolta di dati relativi agli utenti e alle loro abitudini costituisce uno dei motori dello sviluppo di Internet in quanto macchina per fare soldi. Gli Stati Uniti fanno affidamento sulla buona volontà delle imprese, mentre l’Unione Europea ha istituito tutta una serie di meccanismi di tutela molto rigidi.

La direttiva europea sulla protezione dei dati, in vigore dall’ottobre del 1998, limita le modalità di raccolta di dati personali.

Le imprese devono inoltre ottenere il consenso espresso degli utenti per poter trattare i dati raccolti o utilizzarli a fini commerciali. Gli utenti hanno il diritto, in qualunque momento, di accedere ai dati che li riguardano, di correggerli se sono errati, di chiedere quale utilizzazione ne venga compiuta e di ottenere soddisfazione in caso di comportamenti illegittimi. In teoria — la disposizione è sospesa in attesa della firma di un accordo — le informazioni raccolte su cittadini europei non possono essere trasferite verso Paesi che non abbiano adottato misure "adeguate" per la tutela della privacy.

L’accordo negoziato la scorsa settimana prevede che le imprese americane che raccolgono dati relativi a cittadini europei debbano adottare prassi corrispondenti alle norme in vigore sul Vecchio Continente. In caso di mancata osservanza, rischierebbero un’azione giudiziaria.

Contrariamente alle apparenze, si tratta in realtà di una vittoria delle posizioni americane che fanno affidamento sull’autoregolamentazione delle imprese e sui meccanismi di tutela giudiziaria. La realtà mostra però che si tratta di un approccio insufficiente.

E’ quanto ha illustrato al Parlamento europeo Marc Rotemberg, direttore dell’Electronic Privacy Information Center (EPIC): "L’esperienza dei consumatori negli Stati Uniti mostra che l’autoregolamentazione ha contribuito ben poco a tutelare la privacy, ha dichiarato. Essa, al contrario, perpetua una "corsa verso il basso" in cui le imprese si sforzano di raccogliere dati personali in modi sempre più invasivi".

Vi sono almeno due casi recenti che illustrano chiaramente il problema: il comportamento dell’agenzia pubblicitaria DoubleClick, che intende incrociare le informazioni raccolte nel mondo reale e nel cyberspazio, ed un caso relativo ad alcuni siti Web specializzati in materia sanitaria (fra cui HealthCentral) accusati di rivendere informazioni relative alla clientela nonostante l’impegno contrario assunto nella "dichiarazione programmatica sulla privacy" (privacy policy) - che costituisce il fondamento del sistema propugnato da Washington.

Si afferma comunemente che i contrasti fra Europa e USA vertono sul ruolo del governo nell’attività economica. In realtà essi riguardano la definizione del modo migliore per tutelare i cittadini. Sulle due sponde dell’Atlantico la tradizione vuole che le istituzioni pubbliche svolgano un ruolo fondamentale.

E’ quanto garantisce la direttiva europea sulla protezione dei dati, ed è quanto viene rimesso in discussione dalle imprese della "nuova economia" attraverso l’accordo della Casa Bianca. E l’argomentazione secondo cui qualsiasi forma di regolamentazione deve essere osteggiata per motivi di ordine economico non regge.

Molti analisti ritengono che la certezza della tutela della privacy sia una delle chiavi per costruire fiducia nel commercio elettronico e, dunque, per garantirne lo sviluppo. In questo ambito l’Europa è all’avanguardia, come ha indicato chiaramente il Wall Street Journal — poco incline a promuovere l’intervento di parte governativa — in un articolo del 24 febbraio scorso: "Nella maggioranza dei settori legati al commercio elettronico, l’Unione Europea è in ritardo rispetto agli Stati Uniti. Nel settore della tutela della privacy l’UE ci precede di chilometri — almeno per ora".

(Ndr: articolo pubblicato su Le Monde - Interactif del 15 marzo 2000)