IL CORPO DIVENTA PASSWORD

Oggi non è raro vedere portafogli che quasi scoppiano tanto sono stracolmi di carte di credito, biglietti da visita e blocchetti per assegni. Guai a chi si dimentica il PIN o la password corrispondente: non potrà pagare quello che ha comprato, né ritirare il contante di cui ha bisogno dal distributore automatico.

Un aiuto potrebbe giungere dalla biometria — che utilizza a fini identificativi le caratteristiche fisiche e personali. Si tratta di elementi che (a differenza di password, carte intelligenti e codici segreti) non possiamo né dimenticare né, tantomeno, perdere. I procedimenti biometrici riconoscono i singoli soggetti sulla base di caratteristiche quali le impronte digitali, la voce, il volto, gli occhi (iride o retina) e la firma. In futuro si potranno addirittura controllare gli accessi sulla base del patrimonio genetico.

In linea di principio le varie procedure funzionano tutte allo stesso modo. I parametri biometrici vengono rilevati da sensori che confrontano alcune specifiche caratteristiche con un campione di riferimento preregistrato — e in genere memorizzato in una banca dati. Quello che si ottiene è un enunciato probabilistico, dato che le rilevazioni biometriche sono imprecise per loro stessa natura. L’amministratore di sistema può però determinare il livello di sicurezza aumentando o riducendo i limiti di tolleranza riferiti alla comparazione dei dati.

I sistemi sinora disponibili erano molto costosi, e pertanto trovavano impiego solo in ambiti ove era richiesta la massima sicurezza — ad esempio, centri di calcolo, carceri. I costi nel frattempo sono però scesi, ed è quindi divenuto redditizio anche l’impiego su larga scala. Le applicazioni possibili riguardano distributori automatici di contante, casse, PC, attività di commercio elettronico e antifurto per auto. Il sistema basato sul riconoscimento delle impronte digitali trova già impiego diffuso nello Stato indiano del Gujarat: le autorità locali hanno infatti distribuito 200.000 patenti di guida su carte con microchip, prodotte dalla ditta tedesca Orga Kartensysteme s.r.l.; ne arriveranno vari altri milioni. Nel chip è memorizzata l’impronta digitale; l’obiettivo è di stroncare il traffico di patenti falsificate su carta.

Ciascun procedimento ha punti forti e punti deboli. Ad esempio, la scansione delle impronte digitali è ritenuta particolarmente sicura, dato che persino gemelli monovulari presentano impronte digitali diverse. Inoltre, mentre per la scansione del viso o degli occhi occorre guardare a lungo nella telecamera, per rilevare un’impronta digitale sono sufficienti poche frazioni di secondo. Il sistema viene però rifiutato da molti perché deriva, in ultima analisi, dai metodi investigativi seguiti dalla polizia criminale. Per contro, i sistemi basati sul riconoscimento della firma sono i più esposti al rischio di errori, in quanto la firma di una stessa persona può variare in misura considerevole a seconda delle circostanze.

I critici vedono nelle tecniche biometriche l’avvento del Grande Fratello alla Orwell. Ma persino i tutori della privacy si pronunciano a favore della bio-sorveglianza, chiedendo che i dati particolarmente sensibili siano protetti attraverso le nuove tecnologie — visto che le password possono essere individuate con estrema facilità.

Al Cebit di Hannover le ditte presentano fino al 1° marzo tutte le ultime novità. La Infineon Technologies presenta, ad esempio, il "Fingertip": 65.000 elettrodi misurano la distanza esatta fra chip di rilevamento e superficie dell’epidermide. Sulla base di tali dati si ricava un’immagine in bianco e nero di cui si memorizzano le caratteristiche specifiche. Le applicazioni possibili vanno dal mouse e dalla tastiera del computer fino alle chiavi di casa o di una camera d’albergo e alla chiave di accensione dell’automobile. Oltre a proteggere da possibili furti, l’obiettivo è di realizzare alcuni interventi come la selezione automatica di programmi radio o la regolazione del sedile e dello specchietto retrovisore nell’auto.Il costo di "Fingertip" è di 20 dollari a partire da un ordinativo di 100.000 pezzi.

Con il nome di On-Card Matching, Giesecke & Devrient presentano invece un loro prodotto basato sul riconoscimento delle impronte digitali. Come segnalato da Oliver Zeller, manager della produzione per i sistemi aperti che utilizzano carte intelligenti, non esiste un prodotto "finito". La società di Monaco collabora con Veridicom, nata da una costola di Lucent Technologies. Mentre Veridicom ha prodotto il sensore ed il software, Giesecke produce la carta, programma il sistema operativo nel chip e lo inserisce nella carta. Il vantaggio del sistema consiste, secondo Zeller, nel fatto che le informazioni personali non sono memorizzate in una banca dati, ma sulla carta stessa: i pirati informatici non possono quindi avervi accesso. Gli ambiti di applicazione vanno dalle assicurazioni agli ospedali, alle banche, ai telefonini e al commercio elettronico.

La società berlinese DCS AG offre il BioID Soho, basato sulla combinazione di rilevazioni biometriche del volto, della voce e dei movimenti labiali. Attualmente questo sistema di controllo dell’accesso ai PC è disponibile a partire da un costo di 6.000 marchi per i sistemi ad architettura client-server; in futuro dovrebbe essere disponibile per gli utenti finali a meno di 250 marchi. Il ZN s.r.l (Centro per la neuroinformatica), sorto per iniziativa dell’Università della Ruhr di Bochum, ha potenziato il sistema di riconoscimento del volto già messo a punto (Face System) dotandolo di una telecamera ad infrarossi. Quest’ultima controlla, sulla base dei valori termici rilevati, che non si tenti di ottenere l’accesso in modo truffaldino presentando all’occhio della telecamera una foto. Il sistema costa circa 20.000 marchi. Oltre all’utilizzazione in installazioni di massima sicurezza e per fini di polizia, il Centro mira ad un settore dalle potenzialità sinora inesplorate: i servizi di ricerca di un partner tramite foto.

(Ndr: articolo tratto da Handelsblatt del 29 febbraio)