LA PRIVACY E’ UN TEMA PRIORITARIO PER GLI ELETTORI, SECONDO I LEGISLATORI DEGLI STATI USA

I governi vogliono garantire che la tecnologia non interferisca con la vita privata

Quando Jon Erpenbach era impegnato nella campagna elettorale per le elezioni del Wisconsin, nel 1998, una donna gli raccontò di avere subito un sopruso: era stata derubata della sua identità.

Non si trattava di un caso raro. Si parla di furto di identità se il numero della previdenza sociale, il PIN o altri elementi identificativi di una persona vengono utilizzati da un’altra persona per costruirsi una reputazione. Per Erpenbach questo caso era un esempio di follia dell’era dell’informazione. Oggi, divenuto senatore del Wisconsin, è relatore di una serie di proposte di legge che intendono tutelare la privacy delle persone.

All’alba del nuovo millennio, il potenziamento del diritto fondamentale alla privacy si sta rivelando uno dei temi prioritari per tutti gli Stati USA. Prima della fine dell’anno, prevede Erpenbach, "la privacy sarà fra le questioni più importanti insieme all’istruzione, al fisco, alla criminalità."

In politica è difficile trovare un tema che riscuota più consensi dell’impegno a tutelare il diritto degli elettori di essere lasciati in pace. Consapevoli della popolarità della questione, i legislatori dei singoli Stati sono impegnati nel tentativo di evitare che i dati che ciascuno di noi fornisce al datore di lavoro, alle banche, al medico o alle imprese che vendono prodotti via Internet siano diffusi senza il nostro consenso.

E’ un orientamento che travalica le divisioni di partito. Nel Minnesota, i leader di entrambi i partiti (repubblicano e democratico) hanno proposto consistenti pacchetti di norme in materia di privacy. "Il diritto alla privacy occupa un posto molto importante nei pensieri degli elettori", afferma il procuratore generale [l’equivalente del ministro della giustizia] Mike Hatch (democratico). Il presidente del gruppo di maggioranza alla Camera, il repubblicano Tim Pawlenty, aggiunge che "questo è un tema con cui avremo a che fare per molti anni ancora."

Anche Stati che non erano stati particolarmente attivi nella tutela della privacy hanno cambiato atteggiamento. La Carolina del Sud era stata giudicata fra i peggiori in termini di garanzie per la privacy dal Privacy Journal, una rivista di categoria. Tuttavia, lo scorso dicembre il procuratore generale Charlie Condon ha proposto un emendamento costituzionale al fine di porre un freno all’attività delle società di telemarketing, delle banche, delle assicurazioni e delle società operanti su Internet."La tecnologia che c’è in giro oggigiorno — non c’è mai stato niente di simile nella storia dell’umanità", afferma. "E’ una delle più gravi minacce per la libertà della persona".

Oltre ai settori principali oggetto di normativa in materia di privacy (finanza, sanità, servizi online), anche il telemarketing continua ad essere sottoposto ad un giro di vite da parte degli Stati. Molti dei progetti di legge presentati prevedono la creazione di "liste Robinson" — ossia elenchi di consumatori che non desiderano ricevere telefonate, magari ad ora di cena.

Uno degli obiettivi più comuni è quello di porre fine ai furti di identità. Si tratta di un’eventualità talmente frequente che la Privacy Rights Clearinghouse della California ha creato un gruppo di sostegno per le vittime di furti di identità, ed ha pubblicato sul proprio sito Web (www.privacyrights.org) una sorta di manuale dal titolo "Furto di identità: che fare se capita a voi".La legislazione proposta dagli Stati prevede di considerare il furto di identità un reato penale. In alcuni Stati (California, Massachusetts, Arizona, Kansas) il furto di identità è già un reato.

Le iniziative più ambiziose degli Stati incontrano l’opposizione delle associazioni di categoria, che sono contrarie soprattutto alle proposte di legge finalizzate a vietare la condivisione delle informazioni senza il previo consenso dei consumatori.

"Sarebbe un disastro per la nostra attività", afferma John Byrne, consulente esperto della American Bankers Association, che fa il seguente paragone: sarebbe come dire ai politici che non possono chiedere contributi per la campagna elettorale a chi non ha accettato di ricevere richieste del genere. "La gente non ci penserebbe nemmeno a dare il proprio consenso", afferma.

Tuttavia, secondo i difensori della privacy il punto fondamentale è dare ai singoli il controllo della propria identità. Nel Wisconsin, il senatore Erpenbach intende farlo tassando le vendite di dati personali e dando ai singoli cittadini un corrispettivo a titolo di royalty.

Secondo Erpenbach, "La domanda fondamentale è la seguente: chi è il proprietario di tutte queste informazioni?"

(Ndr: articolo pubblicato su USA Today del 20 gennaio)