Al centro della causa per discriminazione (del tutto senza precedenti) intentata la scorsa settimana contro America Online da una grossa organizzazione per la tutela dei non-vedenti c'è un quesito di ordine giuridico di facile formulazione, ma assai difficile da definire: ossia, se il servizio di AOL rappresenti un "luogo di pubblica accoglienza" ai sensi della American with Disabilities Act (ADA) [Legge sugli Americani portatori di handicap] - una legge fondamentale a tutela dei diritti dei portatori di handicap. Si tratta di un quesito importante per le imprese che lavorano con Internet, perché se la risposta fosse affermativa, allora AOL, e probabilmente altri fornitori di servizi Internet ed altri siti Web, sarebbero soggetti alla rigida normativa della Legge, che si applica ai luoghi di pubblica accoglienza. Se le cose stessero così, le società online dovrebbero garantire che i servizi offerti siano ragionevolmente accessibili ai non-vedenti e ad altri portatori di handicap, così come avviene per auditorium o ristoranti. I costi inerenti a tale adeguamento non sono chiari, benché secondo alcuni sostenitori dei diritti dei portatori di handicap gli accorgimenti necessari non comportino difficoltà tecniche o costi eccessivi. Il punto dolente è, ovviamente, che i servizi di AOL non vengono forniti in una struttura fisica quale può essere un negozio. Ma fa veramente differenza? I legali specializzati nella materia tendono a dare risposte diverse, e finora non esiste giurisprudenza specificamente riferita al quesito in oggetto. Tuttavia, i legali su entrambi i fronti hanno individuato alcuni possibili criteri di valutazione. C'è un caso del 1994 in cui era stata intentata un'azione legale in base alla ADA contro un'associazione privata che gestiva un programma sanitario. La Corte di Appello del I distretto, a Boston, valutò se la definizione di "strutture di pubblica accoglienza" si limitasse a strutture fisiche vere e proprie; la Corte ritenne che "la definizione non è di portata così ridotta", affermando che una società assicuratrice, la quale fornisca servizi per via telefonica o postale, poteva essere considerata un luogo di pubblica accoglienza ai sensi dell'ADA. "Sarebbe assurdo giungere alla conclusione che chi entra in un ufficio per acquistare un servizio sia tutelato dalla Legge, mentre chi acquista gli stessi servizi per via telefonica o postale non goda di tale tutela", scrisse il collegio giudicante nel caso in esame (Carparts c. Automotive Wholesaler's Association of New England). "Non è possibile che il Congresso abbia inteso giungere ad un risultato di tale assurdità." Michael M. Masinter, professore di diritto presso la Nova Southeastern University di Fort Lauderdale, Florida, ed esperto della materia, ha dichiarato che la sentenza Carparts rappresenta il motivo primario per cui la National Federation of the Blind ha citato in giudizio AOL dinanzi al tribunale distrettuale di Boston, il quale è vincolato dalla decisione adottata in merito dalla Corte di Appello del I distretto. A Boston "[AOL] non ha certo il vento in poppa", ha dichiarato Masinter. Masinter ha segnalato, però, che di recente altre due Corti di Appello federali hanno espresso riserve sulla sentenza nel caso Carparts, interpretando il termine "pubblica accoglienza" nella ADA come riferito esclusivamente a strutture fisiche vere e proprie. Daniel F. Goldstein, uno dei legali della Federation, ha riconosciuto che alcune decisioni prese dalla Corte del I distretto facevano di Boston "un buon posto" per intentare la causa, ma ha anche affermato che i suoi clienti avevano scelto il Massachusetts perché i tribunali di quello Stato hanno già una notevole dimestichezza con i temi legati alle nuove tecnologie. Inoltre, alcuni dei clienti non-vedenti che abitano nella regione avevano espresso disappunto per l'inaccessibilità dei servizi di AOL. L'Americans with Disabilities Act del 1990 prevede, in linea generale, che datori di lavoro, amministrazioni statali e locali e tutti i luoghi di pubblica accoglienza offrano servizi o strumenti ragionevoli atti a garantire che non vi siano discriminazioni dovute alla presenza di handicap. Il Capo III della Legge, relativo ai luoghi di pubblica accoglienza, definisce l'espressione "pubblica accoglienza" tramite una serie di esemplificazioni. Viene fornito infatti un elenco di "soggetti privati" ai quali si applicano le disposizioni della Legge, fra cui hotel, cinema, stadi, lavanderie a gettone, banche, barbieri e agenzie di viaggio. La Legge raggruppa i numerosi esempi citati in 12 categorie generali, quali "luoghi di ospitalità", "luoghi di esibizione e intrattenimento" e "strutture di servizio". Nella causa contro AOL, i legali della National Federation of the Blind e gli altri ricorrenti hanno argomentato che il servizio offerto da AOL rappresenta una forma di "pubblica accoglienza" ai sensi del Capo III della Legge in quanto si tratta di "un luogo di esibizione e intrattenimento, un luogo di pubblica adunanza, una struttura di vendita e noleggio, una struttura di servizio, un luogo di pubblica esibizione, un luogo di educazione ed un luogo di ricreazione." Secondo la Federation, il servizio di AOL fornisce a milioni di clienti un rapido accesso al Web oltre a posta elettronica, "gruppi di discussione", bacheche elettroniche ecc.Ma si tratta di servizi la cui utilizzazione risulta sostanzialmente impossibile per i non-vedenti, in quanto il software di AOL sarebbe in gran parte incompatibile con "programmi di accesso allo schermo" che traducono il testo sul monitor in un messaggio verbale o in Braille e che vengono utilizzati dai non-vedenti. Il Prof. Masinter, che ha rappresentato in giudizio numerosi portatori di handicap, ha dichiarato in un'intervista di ritenere che AOL non sia un luogo di pubblica accoglienza - nonostante la sentenza Carparts. "Per gestire un luogo di pubblica accoglienza, bisogna gestire una sede fisica presso la quale si rechi una certa parte della clientela per svolgere determinate transazioni con il fornitore del servizio o prodotto", ha affermato. "Tutti gli esempi menzionati nella Legge, dalla pensione al negozio del barbiere, possiedono la caratteristica di essere luoghi fisici." La posta in gioco è molto alta, perché se i giudici daranno ragione alla National Federation of the Blind chiunque offra beni o servizi o idee nel cyberspazio "diventerà un potenziale convenuto" in una causa intentata ai sensi dell'ADA, secondo Masinter. "Credo che sarebbe un bel pasticcio", ha detto, aggiungendo però che, pur ritenendo che l'ADA non imponga ad AOL di fare in modo che i propri servizi siano pienamente accessibili ai non-vedenti, AOL dovrebbe farlo perché "è la cosa giusta". Goldstein, il legale della Federation, ha invece difeso l'argomentazione secondo cui AOL è tenuta giuridicamente ad adeguarsi alle prescrizioni dell'ADA. "E' evidente che il Congresso intendeva ampliare il più possibile il campo di applicazione del Capo III [della Legge], e non c'è alcuna caratteristica di fisicità implicita nell'espressione "pubblica accoglienza", né nel nome né nell'aggettivo," ha dichiarato. "Nella comune accezione di soggetto privato che offre servizi al pubblico, [il servizio di AOL] rappresenta una forma di pubblica accoglienza." Goldstein ha aggiunto che altri concetti giuridici legati alla nozione di "luogo" non sono necessariamente limitati a luoghi fisici. Ad esempio, nella legislazione relativa al I emendamento, il concetto di "sede pubblica" in cui non è possibile da parte del Governo alcuna irragionevole limitazione della libertà di espressione non è limitato ad auditorium o arene di calce e mattoni, ma può comprendere anche altre sedi di natura intangibile - fra cui il cyberspazio. Un portavoce di AOL ha rifiutato ogni commento sul merito della causa, dichiarando soltanto che la società è impegnata nella messa a punto di software di nuova generazione che faciliterà l'accesso dei non-vedenti ai servizi offerti. AOL dispone di 20 giorni, dalla data di ricevimento della citazione, per presentare una comparsa di risposta. La citazione è stata notificata mercoledì scorso, ha dichiarato Goldstein. (Ndr: articolo di C.S. Kaplan sul New York Times On the Web del 12 novembre) |