PICCOLO FRATELLO

La scorsa estate mi sono recato a Chicago e sono sceso ad un hotel che fa parte di una grossa catena. La mattina sono sceso a nuotare in piscina, e ho messo la chiave della camera nella tasca del costume da bagno. Dopo di che ho perso la chiave in piscina. Allora sono andato al banco della reception e ho chiesto una nuova chiave.

"Può mostrarmi un documento d'identità con fotografia?" mi ha chiesto l'impiegata.

"No", ho risposto. "Sono in costume da bagno! Non ho con me nessun documento di identità".

"Nessun problema", ha detto l'impiegata. Ha digitato qualcosa sul suo computer, poi mi ha guardato e mi ha chiesto "Quanti anni hanno le sue due figlie?"

Le mie due figlie non erano con me, ma l'anno prima ero stato in quello stesso hotel insieme a loro. Ho dato la risposta corretta alla domanda che l’impiegata mi aveva posto, e lei mi ha dato una nuova chiave. Però non ho potuto fare a meno di domandarmi: cos’altro hanno su me e la mia famiglia in quel computer, e a chi vendono queste informazioni?

Chi si occupa del ciberspazio?

La scorsa settimana ho ricevuto una lettera da un vecchio amico, Richard Day, che ho conosciuto a Beirut nel 1982 e con il quale avevo perso i contatti. Richard, che oggi fa il consulente, vive a Dubai e nella lettera mi scriveva quanto segue: "Ho trovato il tuo indirizzo su un sito Internet che offre informazioni su chiunque. Sono rimasto meravigliato quando ho scoperto che per appena 59 dollari potevo ordinare una ricerca completa sul tuo conto, comprendente, fra l’altro, un elenco completo dei tuoi beni patrimoniali. Non ho speso quei 59 dollari, ma mi sono chiesto a cosa arriveremo di questo passo. Le tue figlie e i miei figli possono controllarsi a vicenda in modi che tu e io non avremmo mai pensato possibili."

E questo è solo l’inizio. La regola n. 1 su Internet è questa: Siamo tutti in rete, ma nessuno controlla. Ossia: Internet è orwelliano quanto a dimensioni, ma non esiste alcun Grande Fratello. Invece di un Grande Fratello, ci sono tanti Piccoli Fratelli. Guardatevi dai Piccoli Fratelli. Sono loro il vero problema. Internet dà ai singoli, ai siti Web, alle imprese ed anche agli hotel — i Piccoli Fratelli — poteri enormi, permettendo loro di accumulare gigantesche quantità di informazioni senza alcun controllo da parte dello Stato. Alcuni Piccoli Fratelli utilizzeranno questi dati personali in modo responsabile; altri no.

Uno studio del Center for Democracy and Technology ha rilevato che meno del 10% di tutti i siti Web rispetta le linee direttrici dell’OCSE in materia di privacy — secondo le quali le persone hanno il diritto di attendersi che i dati personali forniti attraverso Internet non siano utilizzati senza il loro consenso, hanno il diritto di rettificare eventuali errori e di presumere che i dati saranno tutelati nei confronti di eventuali utilizzi impropri.

Come comportarsi con i Piccoli Fratelli dovrebbe diventare il tema di una vera e propria campagna. Tante sono le idee in proposito. Una delle più ponderate è stata formulata da Lawrence Lessig, professore di diritto ad Harvard, nel libro di prossima pubblicazione dal titolo "Code, and Other Laws of Cyberspace". Lessig afferma che la gente è vittima di una concezione errata: quella secondo cui, quali che siano oggi le caratteristiche del ciberspazio, esse non potranno che essere sempre quelle. Non lo si può cambiare. E’ un luogo da scoprire, non da plasmare. Ma il ciberspazio non è una creazione divina. La sua architettura è definita da persone che hanno determinati interessi, persone che "progettano l’hardware del ciberspazio in modi che definiscono la libertà e la privacy di cui voi ed io potremo beneficiare in quello spazio", afferma Lessig.

L’architettura del ciberspazio dipende in misura considerevole dal commercio e dall’attività degli Stati, "ed entrambi hanno interesse a sapere il più possibile cosa fa la gente e dove lo fa", dice Lessig. "Per cui non è certo casuale che l’architettura di Internet si vada configurando in modi che facilitano l’identificazione delle persone e la raccolta di dati personali, visto che identificare le persone piace particolarmente agli Stati, e raccogliere dati personali piace particolarmente alle imprese commerciali".

Lo Stato, secondo Lessig, non può regolamentare per legge la privacy su Internet, però può creare degli incentivi per inserire in Internet filtri a tutela della privacy ed altre forme di protezione.

"Mettiamo che lo Stato dica che i dati sul vostro conto sono un bene di vostra proprietà, e l’unico modo per un terzo di sottrarvi questo bene è quello di negoziare con voi le condizioni", ha affermato. "Questo costituirebbe un incentivo per i progettisti del Web a facilitare la negoziazione delle attività che coinvolgono i nostri dati personali — quello che siamo disposti a cedere gratuitamente, quello che possiamo concedere a pagamento, e quello che non vogliamo cedere affatto".

Non so se la risposta di Lessig sia quella giusta, ma sono sicuro che la sua domanda è quella giusta: come si può ottenere una migliore regolamentazione del ciberspazio dato che non esiste alcun regolamentatore statale cui spetti farlo in questo contesto?

Temi come il diritto alla privacy costituiscono valori fondamentali derivanti dalla Costituzione e dallo spirito dei Padri fondatori. Stiamo per entrare in un’epoca in cui questi valori saranno rispettati solo sulla terra, ma non nel ciberspazio? Se la Costituzione finisce dove comincia il Web, allora guardatevi dal Piccolo Fratello

(Ndr: articolo di Thomas L. Friedman pubblicato sul New York Times del 26 settembre)