IL GOVERNO GIAPPONESE PENSA AD UNA LEGGE SULLA PRIVACY

Il governo, il Partito liberaldemocratico, Jiyuto (Partito liberale) e il Nuovo Komeito hanno dato inizio ad una serie di colloqui relativi alla legislazione in materia di tutela della privacy delle persone.

Questi colloqui fanno seguito alla richiesta formulata dal Nuovo Komeito di promulgare una legge finalizzata a tutelare la riservatezza dei dati personali detenuti non solo dai soggetti pubblici, ma anche dai soggetti privati.

La richiesta è nata dopo che la Dieta aveva deciso di emendare la legge attuale sulla registrazione dei dati relativi ai cittadini, che ha superato l'esame della sessione ordinaria della Dieta appena conclusasi. Il Nuovo Komeito ha posto come condizione per appoggiare gli emendamenti l'approvazione di una nuova legge nel settore in oggetto.

Tuttavia, molti esponenti governativi hanno sottolineato l'opportunità che il tema sia affrontato attraverso leggi o direttive settoriali riferite ai singoli ambiti di attività. "L'approvazione di una legge che regolamenti in modo generale il settore pubblico e quello privato potrebbe interferire con la circolazione dei dati necessaria in taluni casi", ha affermato un funzionario governativo.

Il Partito liberaldemocratico, Jiyuto e Nuovo Komeito hanno aggiunto una disposizione supplementare al momento dell'approvazione da parte della Camera bassa, lo scorso giugno, del disegno di legge di modifica della legge attuale sulla registrazione dei dati dei cittadini. In esso si stabilisce che il governo dovrà prendere provvedimenti per tutelare la privacy delle persone entro tre anni dall'entrata in vigore della legge - secondo quanto chiesto dal Nuovo Komeito.

"Il disegno di legge per la tutela della privacy rappresenta un prerequisito per la rapida edificazione di un sistema del genere che preveda norme di legge a garanzia dei dati personali detenuti dal settore privato", ha affermato il Primo Ministro Keizo Obuchi nel corso di una riunione della Commissione della Camera bassa per le amministrazioni locali.

Facendo seguito a queste considerazioni, il Partito liberaldemocratico, Jiyuto, il Nuovo Komeito e il gruppo parlamentare del Club Kaikatu hanno istituito un comitato di ricerca, presieduto dall'ex-direttore generale dell'agenzia per la difesa, Kazuo Aichi, al fine di esaminare i sistemi di tutela della privacy delle persone.

Un comitato analogo è stato istituito lo scorso luglio anche dal governo; esso comprende studiosi del settore privato ed è presieduto dal Prof. Masao Horibe della Chuo University, e costituisce un sotto-comitato del Consiglio creato da Obuchi per la promozione di una società dell'informazione avanzata. Durante la seconda riunione, tenutasi il 6 agosto, il comitato governativo ha esaminato i seguenti temi:

- ambito delle informazioni oggetto di tutela

- sanzioni in caso di violazioni della privacy

- opportunità dell'istituzione di un'autorità di controllo specifica.

Il comitato ha deciso inoltre di preparare una relazione sullo stato di avanzamento dei lavori entro la fine di novembre. Al centro dell'analisi sarà l'opportunità per il Giappone di adottare il modello europeo di tutela della privacy, basato su leggi generali che regolamentano tutte le attività nel settore privato, ovvero il modello statunitense - in cui esistono leggi specifiche che regolamentano i singoli settori di attività, e dove si ricorre a vincoli su base volontaria. Per quanto riguarda il settore pubblico, nel 1989 il Giappone ha approvato una legge per la tutela dei dati personali detenuti dagli organismi amministrativi.

Per quanto concerne il settore privato, il governo ha adottato una politica modellata sull'esempio statunitense favorendo l'autoregolamentazione da parte delle imprese. Ad esempio, nel 1999 il Ministro per l'industria ed il commercio con l'estero assegnerà certificazioni basate sui Japanese Industrial Standards alle imprese che gestiscono correttamente i dati personali in loro possesso.

C'è una diffusa titubanza negli ambienti governativi ad adottare il modello europeo, perché in alcuni casi è auspicabile che si abbia una circolazione dei dati personali. Ad esempio, per gli istituti finanziari è utile poter condividere le informazioni sui prestiti concessi alla clientela per evitare che singoli soggetti abbiano accesso a più prestiti.

"E' più realistico affrontare questi problemi attraverso leggi specifiche e linee-guida basate sulla realtà di uno specifico settore di impresa", ha affermato un funzionario dell'Ufficio dei consiglieri di Gabinetto per gli affari interni.

Tuttavia, l'opinione prevalente nel Nuovo Komeito è che si debbano tutelare i dati personali attraverso la definizione di una normativa generale.

Keigo Masuya del Nuovo Komeito, membro della commissione trilaterale di ricerca, ha affermato che "il modello europeo è più rapido", ed ha sottolineato l'esigenza di una legge generale. Tuttavia, altri esponenti del Nuovo Komeito hanno mostrato maggiore flessibilità, dichiarando che "purché la protezione offerta sia totale, non intendiamo necessariamente fossilizzarci sul concetto di una legge generale".

Kazuhiko Takeshima, capo dell'Ufficio dei consiglieri di Gabinetto per gli affari interni e responsabile dell'organizzazione degli incontri a livello governativo, probabilmente attenderà gli esiti della discussione nel comitato di esperti. "Anche se la posizione del governo è fondamentalmente a favore del modello statunitense, vorrei che i comitati esaminassero tutti i temi - compresa l'opportunità di adottare una legge sul modello europeo", ha affermato.

La normativa intende regolamentare l'attività di organismi amministrativi e imprese in modo da evitare fughe dei dati riservati in loro possesso sui cittadini e la clientela, ovvero l'utilizzazione di questi dati per scopi diversi da quelli per cui erano stati raccolti.

Nel 1998, l'OCSE ha compilato una serie di linee-guida relative alla tutela della privacy e ai flussi internazionali di dati personali. Esse contengono norme concernenti la raccolta di informazioni, l'indicazione delle finalità del trattamento, le misure atte a garantire la tutela dei dati, ed altri cinque punti.

(Ndr: pubblicato su The Yomiuri Shimbun del 17 agosto 1999)