RITARDI NELL'ACCORDOSUI DATI UE Nuove difficoltà insorte nei colloqui fraUE e USA sulla controversa normativa UE in materia di protezionedei dati significano che probabilmente non si arriveràad un accordo in tempo per il vertice UE-USA del 21 giugno - secondoquanto riferito ieri da funzionari di Bruxelles. I negoziati della scorsa settimana fra John Mogg,commissario UE per il mercato interno, e David Aaron, sottosegretarioUSA per il commercio, hanno mostrato che le due parti sono ancoralontane dalla soluzione di una controversia che potrebbe incideregravemente sul trasferimento di dati personali fra imprese operantisulle due sponde dell'Atlantico. I negoziati hanno permesso di compiere notevoli progressisu due punti di importanza fondamentale per l'UE: i diritti dellepersone di accedere ai dati che li riguardano in possesso delleimprese, e l'introduzione di una forma di arbitrato indipendente in caso di controversie. Tuttavia, sono sorti nuovi dubbi sulla capacitàdel sistema di autodisciplina vigente negli USA di soddisfaregli standard della direttiva; in particolare, gli USA temono chele imprese rifiutino di aderire al sistema su base volontariadei "porti sicuri" che essi hanno proposto al fine difornire una protezione adeguata ai dati provenienti dall'UE. Il sistema dei "porti sicuri" prevede uninsieme di principi ai quali le imprese sarebbero invitate adaderire. Il Ministero del Commercio USA terrebbe un elenco deisoggetti che avessero deciso di partecipare all'iniziativa. L'UEnon ha obiezioni di massima rispetto a tale approccio, purchéesso garantisca la tutela dei dati provenienti dall'UE. In casocontrario, c'è il rischio che le autorità nazionalidi protezione dei dati nei 15 Stati membri utilizzino i dirittiriconosciuti loro dalla direttiva per congelare il flusso di datipersonali verso Paesi terzi che non offrano una protezione "adeguata". Le imprese USA sono fortemente contrarie a normedi legge in materia di protezione dati, ma erano apparse disponibilia seguire il principio del "porto sicuro"; invece persisteuna certa ostilità anche nei confronti di questo approcciosu base volontaria. UE ed USA litigano anche sul periodo di cui le impresedovrebbero disporre per mettersi in regola con le condizioni previstedal sistema del "porto sicuro". Gli USA vorrebbero chetale periodo arrivasse a 2 anni, mentre l'UE preme per un terminemassimo di sei mesi. Benché la direttiva sia in vigoredallo scorso mese di ottobre, è ancora in via di recepimentoda parte degli Stati membri. Sinora non si sono avute gravi ripercussioni suitrasferimenti di dati, ma la Commissione teme che ben presto gruppidi pressione e studi legali inizino a smuovere le acque. La Commissioneafferma di non poter garantire agli USA che i dati continuerannoa circolare liberamente sulle due sponde dell'Atlantico mentreproseguono i colloqui. L'accordo finale deve essere sostenuto dalla maggioranzaqualificata dei 15 Stati membri dell'UE. Ma si prevedono problemicon alcuni Paesi, come l'Italia ed alcuni Paesi scandinavi, cheadottano un approccio rigido alla protezione dei dati. (Ndr: articolo pubblicato sul Financial Timesdel 1 giugno 1999) |