SICUREZZA @ NET La pubblicazione su Internet di un elenco di agenti dei servizi segreti britannici non è che l'ultimo esempio del potere crescente di questo nuovo mezzo di comunicazione. Si tratta di un potenziale eversivo che, a parere di molti, dovrebbe essere tenuto a freno. La rete viene utilizzata in gran parte per diffondere informazioni in tutti i Paesi del mondo, in modo efficace, soprattutto in ambito commerciale, e veloce. Essa costituisce sempre più anche uno strumento per rendere di dominio pubblico fatti e opinioni che i governi preferirebbero passare sotto silenzio. E ciò può rivelarsi un potente fattore di liberalizzazione in alcuni Paesi. Tuttavia, la struttura anarchica della rete può anche comportare rischi per i singoli e per la sicurezza delle nazioni. Un esempio del genere è rappresentato dalla pubblicazione dell'elenco di spie in questione. Un altro caso si è verificato con la pubblicazione di un elenco dei principali abortisti da parte di fanatici sostenitori di movimenti "per la vita" negli USA. La rete è stata utilizzata anche per diffondere schemi utili alla costruzione di bombe, per organizzare circuiti di pedofili e per diffondere pornografia infantile. Che si può fare per tenere a freno questi mali? I rimedi proposti sono l'approvazione di norme speciali per mettere fine alla pornografia su Internet, una deroga che consenta alle pubbliche autorità di intercettare messaggi privati di posta elettronica, ed il controllo delle tecniche di crittografia da parte dei governi. Ma la diffusione internazionale della Rete e la rapidità del suo sviluppo comportano enormi difficoltà sul piano pratico. Anche ammettendo che norme del tipo descritto siano applicabili, c'è il rischio che abbiano un effetto perverso. Ad esempio, i costi del controllo sulle tecniche crittografiche sarebbero maggiori per le imprese che non per i malviventi, i quali si limiterebbero a violare le leggi in vigore. Allo stesso modo, sarebbe difficile applicare la censura ad Internet (a parte le obiezioni di matrice libertaria), dato che i fornitori di contenuti possono cambiare sito o Paese con estrema facilità. Un approccio migliore consiste nel riconoscere che i materiali più offensivi che circolano su Internet sono già materia di disposizioni presenti nel diritto nazionale. Ad esempio, in Gran Bretagna sarebbe un reato di estrema gravità pubblicare un elenco di agenti del servizio segreto. Gli Stati dovrebbero accettare la Rete così com'è: senza controllo, libera, internazionale. Dovrebbero adattarsi a questa nuova condizione sociale, mettendo a punto le tecniche che consentano di individuare i criminali su Internet - come stanno già facendo gli Stati Uniti con un certo successo. Allo stesso tempo, sarebbe opportuno promuovere la diffusione di codici di autodisciplina e di condotta. Nel frattempo i servizi segreti dovranno adattarsi al rischio che i loro metodi ed il loro personale siano resi di dominio pubblico. Tutto ciò ha un prezzo, ma gli Stati farebbero bene a ricordare il vecchio adagio: "ambasciator non porta pena", perché un giorno potrebbero essere loro ad aver bisogno di questo ambasciatore. (Ndr: editoriale pubblicato sul Financial Times del 17 maggio 1999) |