CHI VIGILA SULLA RETE?

Le società high-tech amano pubblicizzare i loro nuovi gadgets tecnologici come se dovessero rendere migliore la vita di ognuno di noi. Sono meno sollecite, tuttavia, nel discuterne gli aspetti negativi. Per esempio, il software della Sun's Jini promette di collegare tutto dai p.c. alla videocamere ad Internet. Ma questo beneficio ha anche un costo: Jini assegna anche un numero di identificazione ai dispositivi quando si connettono rendendo possibile la registrazione delle attività dell'utente e scoprire la sua identità.

Parte di questa informazione è necessaria per permettere l'interazione e garantire la sicurezza delle transazioni, la protezione del copyright, o per semplice convenienza. Ma alcune tracce digitali possono essere utilizzate per scopi commerciali, per tracciare un profilo dell'utente, per scopi politici da un regime totalitario, per perseguire dissidenti o a scopi razziali.

Dunque il pericolo di abuso sta portando alcune Autorità governative europee a sostenere che nessun dato personale debba essere raccolto attraverso Internet senza l'espresso consenso degli utenti, posizione che richiederebbe una revisione di software e hardware per regolare l'accesso ad Internet. " Vogliamo segnalare ai provider che la raccolta surrettizia di informazioni attraverso Internet è assolutamente illegale" dice il Garante olandese Peter Hustinx, presidente del Comitato Europeo delle Autorità per la protezione dei dati. "E' interesse dell'industria dell'hardware e del software creare prodotti che permettano ai loro utenti di agire in modo legalizzato".

Il gruppo di Hustinx suggerisce che i software che permettono di navigare possono essere modificati in modo da permettere, ogni volta che un utente manda una richiesta o riceve una pagina web, di poter sapere quali dati personali verranno trasferiti e per quale scopo. Il gruppo è anche preoccupato dell'uso scorretto dei cosiddetti "cookies", le targhette di identificazione digitale che seguono gli utenti mentre navigano all'interno dei siti web e permettono agli operatori di tracciare un profilo degli interessi dell'utente e della sua situazione finanziaria.

Le proposte europee fanno parte di un movimento crescente che tende a sottrarre alle società su Internet il controllo delle informazioni ottenute in rete. Il governo americano ed europeo hanno un approccio radicalmente differente alla protezione dei dati. La Commissione Europea ha emanato una direttiva lo scorso ottobre che da ai regolatori nazionali ampi poteri di controllo su quali tipo di dati potessero essere elaborati all'estero e per arginare l'export di dati personali verso paesi come ad esempio gli Stati Uniti che offrono una protezione inadeguata. Il governo Usa, che sta negoziando un compromesso sull'argomento con la Commissione, si affida sostanzialmente all'autoregolamentazione dell'industria.

I sondaggi mostrano come gli utenti, sia in Europa che negli Stati Uniti, siano riluttanti a operare transazioni commerciali in rete senza garanzie di tutela dei dati. E hanno messo in chiaro che non compreranno prodotti con meccanismi interni che permettano di seguire scie elettroniche. La rivolta aperta nelle ultime settimane ha costretto Intel e Microsoft a disattivare tali tecnologie nel microprocessore Pentium 3 della Intel e nel sistema operativo Windows 98. Le società di Internet concordano di dover trovare meccanismi e modalità per proteggere i dati personali all'interno delle loro tecnologie. La piattaforma del progetto per la priorità della privacy, coordinata dal consorzio del World Wide Web e sostenuta da società come la Ibm, mira a permettere agli utenti di essere informati sulle modalità per la protezione della privacy e di controllare quali informazioni stanno trasferendo. Ma Peter Fleischer, legale della Microsoft incaricato della politica dell'azienda per il rispetto e l'implementazione della privacy, avverte che troppa privacy limita la fruibilità di Internet, rende più rischioso e costoso fare transazioni on line. E' diverso invece assicurarsi che nessuno possa avere accesso ai tuoi dati sanitari on line e avere la notificazione ogni volta che un sito web identifica il navigatore che si sta utilizzando. "Troppa informazione inoltre annoia e confonde le persone" dice Fleischer. "E' come se ogni volta che si entra in macchina fosse necessario leggere l'intero manuale prima di accendere il motore".

I costi e la commerciabilità devono essere presi in considerazione. Mettere la protezione dei dati interamente a carico delle tecnologie travisa la realtà economica di Internet e può portare alla "balcanizzazione" del commercio elettronico aggiunge Chris Kuner. avvocato della sede di Bruxelles dello studio Morrison and Foerster che rappresenta le società americane di high- tech. Infine, secondo un documento dell'OECD sulla protezione dei dati, pubblicato il mese scorso, la tecnologia non può sostituire le soluzioni legali alla protezione dei dati, come la contrattualistica e la regolamentazione per legge. Per il momento gli Stati Uniti e l'Europa rimangono più lontani che mai su questi argomenti legali facendo sì che la protezione dei dati rimanga un argomento controverso e al centro dell'attenzione per i prossimi tempi.

(Ndr: traduzione di un articolo del Time del 19 aprile 1999)