IL GARANTE FRANCESE, I SINDACI E LA VITA PRIVATA La Commissione nazionale dell'informatica e delle libertà (CNIL) proibisce ai sindaci di utilizzare l'albo di stato civile per inviare messaggi personali ai cittadini. I sindaci e i candidati alle elezioni municipali del 2001 leggeranno senza dubbio con attenzione la deliberazione che la Cnil (il Garante francese, n.d.r.) renderà pubblica nei prossimi giorni. Secondo l'avviso dell'autorità amministrativa indipendente, il sindaco non deve utilizzare l'archivio dello stato civile per l'invio di posta personalizzata agli abitanti del comune. La questione è stata sollevata alla Cnil dal sindaco di Grenoble: una consuetudine incredibilmente molto diffusa, sostiene l'associazione dei sindaci francesi, per cui alcuni eletti inviano mazzi di fiori alle madri per gli onomastici, altri invitano i giovani che hanno compiuto diciotto anni ad un ricevimento al comune per consegnare a mano il primo certificato elettorale, così come è un classico il biglietto di felicitazioni in occasione di un matrimonio. Ogni occasione è buona per incoraggiare il senso civico e ricordare la vigilia delle elezioni. Se l'associazione dei sindaci assicura che questa pratica non pone alcun problema di violazione della vita privata delle persone, la Cnil, ovviamente ha posizioni molto più caute. La Commissione ha dovuto decidere tra due ordini di considerazioni: da un lato questi messaggi personalizzati costituiscono un mezzo, per chi è stato eletto, di condurre una politica di "contatto" con i cittadini. In tutti i piccoli comuni dove "tutto si sa", il sindaco non ha quasi mai bisogno di consultare l'albo dello stato civile per sapere che la tal coppia ha avuto un figlio. Invece, nelle grandi città, l'albo rende un buon servizio. Solamente il sindaco e i consiglieri comunali che hanno il riconoscimento di ufficiale di stato civile - generalmente i vice - vi hanno accesso. L'opposizione ne è esclusa. Dall'altro lato, la Cnil teme le conseguenze. Dare l'ok ufficiale equivale ad aprire una breccia per l'avvenire: oggi i sindaci e gli "incaricati", domani l'opposizione. Quello che la Cnil condanna innanzi tutto è il tornaconto politico che chi è eletto ricava dai messaggi personalizzati. E' molto sottile il confine tra politica di contatto e comunicazione elettorale, e la prospettiva delle elezioni municipali non ha aggiunto un quadro rassicurante. A Parigi si compete sulle attenzioni verso i cittadini. Tiberi invia una breve parola all'indomani di un decesso. Balladur, consigliere comunale al 15 arrondissement, indirizza un messaggio di felicitazioni per le nascite. Così a metà marzo, dopo aver ricevuto una prima lettera, una giovane donna scopre con stupore, aprendo la posta, una lettera del vecchio primo ministro. Prima pensa ad uno scherzo. " avendo saputo della nascita del vostro piccolo bambino, ci tenevo a farvi tutte le mie felicitazioni ". Il messaggio, manoscritto, era stato fotocopiato, ma Balladur aveva firmato di propria mano. Sulla carta da visita bianca, molto sobria, non figurava alcuna menzione dei suoi titoli precedenti, primo ministro, deputato, consigliere di Parigi. Balladur, molto semplicemente un amico che questa famiglia non conosceva. La decisione della Cnil è fondata sul "principio di finalità degli archivi che deve costituire una garanzia essenziale al rispetto della vita privata e della tranquillità delle persone". Un principio che si oppone in generale al fatto che informazioni registrate in un archivio siano utilizzate per finalità diverse da quelle che ne hanno motivato la raccolta e il trattamento. Alcune organizzazioni domandano di ritirare il progetto di archivio informatizzato di polizia. La lega dei diritti dell'uomo (LHD), il sindacato della magistratura (SM, sinistra), il sindacato generale della polizia (SGP) e il Collettivo informatico archivio e cittadinanza (IFC) hanno domandato nel corso di una conferenza stampa congiunta, il ritiro del progetto del "Sistema di trattamento delle infrazioni contestate (STIC), un gigantesco archivio di polizia che dovrebbe contenere i nomi di tutte le persone coinvolte in procedimenti giudiziari, e così quelli delle loro vittime. Queste organizzazioni, che chiamano il progetto "mega archivio dei sospetti", temono che questo progetto di decreto, in questo momento all'esame del Consiglio di Stato, sia rapidamente adottato dopo modifiche di pura forma e senza un reale dibattito pubblico. Le associazioni ritengono che "questo archivio, costituito senza attenzione al presupposto d'innocenza, annulli il principio del diritto all'oblio e non possa che scoraggiare ogni sforzo teso al reinserimento". Denunciano l'eccessiva durata di tempo per la conservazione dei dati nonché la difficoltà che hanno le persone ad accedere ai propri dati. (Ndr: traduzione di due articoli apparsi su Le Monde dell'11 aprile 1999) |