L'INVASIONE DELLA PRIVACY FINANZIARIA La normativa proposta di recente sconvolge l'equilibrio fra lotta alla criminalità e diritto alla riservatezza. Mentre la maggior parte di noi è presa dai problemi tecnologici connessi all'anno 2000, ci siamo dimenticati di una minaccia tecnologica alle nostre abitudini di vita che viene da molto più lontano: il 1984. Dopo la caduta del muro di Berlino, la possibilità di vivere in un incubo orwelliano si è fatta più remota. Tuttavia, la capacità dei governi, in chiave tecnologica, di tenere sotto controllo ogni nostra mossa ha progredito speditamente. Oggi, popoli liberi sulle due sponde dell'Atlantico si trovano dinanzi una burocrazia di marca governativa che intende ridurre ulteriormente la privacy finanziaria. In Europa i governi stanno cercando di introdurre il monitoraggio dei depositi bancari; l'obiettivo sono i paradisi fiscali europei che non collaborano nella segnalazione dei redditi da capitale ai governi stranieri. Le esigenze della politica fiscale e la necessità di dare attuazione alle norme in materia sono difficilmente contestabili; tuttavia, i cittadini europei non dovrebbero aspettarsi che i governi si accontentino una volta riscosse tutte le imposte dovute. In America è già in vigore l'obbligo generalizzato di segnalare all'Internal Revenue Service (l'equivalente dell'Ufficio delle imposte) tutti i redditi da capitale di importo superiore a $ 10. Ma ciò non basta per placare la fame della burocrazia americana: il governo chiede di poter monitorare 24 h al giorno l'utilizzazione di conti bancari, e alle banche di segnalare alle autorità qualsiasi "attività sospetta". Oggetto del contendere sono una serie di norme recentemente proposte che vanno sotto la denominazione eufemistica di "Know Your Customer Rules" (Norme sulla trasparenza bancaria). Nell'era elettronica non basta che un banchiere sappia che una certa persona è Joe, il rivenditore d'auto in fondo alla strada: in base alle nuove norme, la banca dovrebbe mettere a punto un modello informatico delle operazioni effettuate da Joe. In caso di un deposito o un prelievo che non sia riconducibile a questo modello, Joe diventerebbe una persona sospetta da segnalare alle autorità preposte ai controlli finanziari. Può darsi che la banca conosca Joe da quando era un bambino, ma ciò non è sufficiente. In sostanza, se Joe si comporta in modo statisticamente anomalo, i burocrati affermano che può senz'altro trattarsi di un criminale che ricicla denaro. Da ex-controllore, posso comprendere la frustrazione di chi deve far rispettare la legge. E' molto difficile catturare e condannare chi traffica in sostanze stupefacenti; è difficile trovare testimoni diretti, e quelli disponibili sono spesso poco attendibili. Le operazioni sotto copertura sono pericolose. La maggioranza di questi reati comporta però l'utilizzazione di denaro. Il denaro, una volta entrato nel normale sistema dei pagamenti, lascia una traccia, e questa traccia non svanisce: ogni operazione è registrata elettronicamente e solo di rado viene cancellata. Se si può rintracciare il denaro, spesso si può anche individuare il malvivente. E' possibile compiere un passo ulteriore. Se si è in grado di ricostruire tutte le operazioni, si potrebbe riuscire a individuare i flussi di valuta connessi a reati dei quali altrimenti non si saprebbe nemmeno che si sono verificati. Ad esempio, la maggioranza dei traffici di stupefacenti resta ignota alle autorità; però, basta rintracciare i flussi di denaro, e può darsi si riesca ad arrestare i responsabili di reati che non sono stati denunciati e che non hanno lasciato altra traccia. Tutto ciò ci porta alle norme sulla "trasparenza bancaria".Teoricamente, se le autorità fossero in grado di monitorare ogni transazione finanziaria e di utilizzare a questo fine capacità informatiche sufficienti, la percentuale di condanne potrebbe aumentare in misura significativa. E' difficile contestare questo ragionamento senza essere tacciati di essere difensori del crimine. Tuttavia, un ragionamento per cui, in sostanza, "i criminali usano denaro, pertanto l'impiego di denaro dovrebbe essere sospetto" ha un sentore orwelliano. Il grado di ragionevolezza delle operazioni di ricerca attualmente condotte è indicato dai dati disponibili. Il governo chiede da tempo di compilare Currency Transaction Reports (moduli di segnalazione di operazioni finanziarie) qualora vengano depositati grossi quantitativi di contante. Fra il 1987 e il 1995 le banche hanno compilato circa 77 milioni di questi moduli, dai quali sono scaturiti 3.000 casi di riciclaggio e 580 sentenze di condanna. Un rapporto nell'ordine delle 25.000 segnalazioni contro 1 caso giunto in giudizio e 0,2 condanne fa pensare al proverbiale ago nel pagliaio, e ad una procedura applicativa non del tutto efficace. Per migliorare la procedura, il governo ha disposto che fossero le banche a decidere se un certo deposito era da considerarsi "sospetto". Nel 1993 sono state 63.000 le operazioni finanziarie classificate come "sospette" su un totale di 10.2 milioni. Questa percentuale pari allo 0.6% ha dato luogo ad un 1% di cause penali - si tratta dunque di un miglioramento significativo. Le banche avevano compiuto un'operazione considerevole di filtraggio per conto delle forze dell'ordine. Le autorità di controllo speravano pertanto che con uno screening ancora più sofisticato sarebbe migliorato ulteriormente il rapporto fra casi "sospetti" e casi nei quali sussiste una "causa ragionevole", rispetto al rapporto di 100 a 1. Ne deriva che la richiesta rivolta alle banche di definire modelli delle transazioni operate dalla clientela poteva essere effettivamente considerata uno strumento per potenziare l'efficienza, e non le intrusioni, di parte governativa. Ma l'opinione pubblica americana non sembra pensarla così. Le reazioni pubbliche alla proposta hanno raggiunto un volume che non ha precedenti: ci sono state oltre 100.000 proteste contro meno di 20 opinioni favorevoli. Il Congresso protesta, e l'argomento è arrivato anche ai talk show. Tenuto conto dell'entità delle proteste, appare improbabile che la norma venga effettivamente promulgata. Se fosse bloccata, sarebbe la prima volta che l'opinione pubblica riesce a far passare il messaggio che, se si parla di intrusioni nella privacy finanziaria, quando è troppo è troppo. Il difficile bilanciamento fra lotta al crimine e tutela della riservatezza non è una novità. Già i nostri padri fondatori si trovarono di fronte ad un dilemma analogo, ed è interessante ricordare il loro punto di vista su questo bilanciamento, espresso nel testo del quarto emendamento: "Il diritto delle persone di essere tutelate quanto alla loro persona, alle loro abitazioni, documenti ed effetti nei confronti di perquisizioni e sequestri irragionevoli non deve essere violato, e non può essere emesso alcun mandato senza una causa probabile, sostenuta da giuramento o dichiarazione, e con una descrizione particolareggiata del luogo dove la perquisizione deve essere effettuata e delle persone o cose che devono essere prelevate". Il presupposto era dunque la necessità di emettere un mandato di perquisizione, e di far sì che quest'ultimo specificasse la persona da perquisire e la natura delle informazioni da porre sotto sequestro. Sembrerebbe evidente che le prassi attualmente seguite nella lotta al riciclaggio appartengono alla categoria delle perquisizioni a tappeto che gli estensori della Costituzione intendevano vietare. Il principio della "causa probabile" non sembra trovare rispondenza nel tasso di probabilità dello 0,004% che caratterizza i Currency Transaction Reports. Il motivo per cui tutto ciò ha superato l'esame di costituzionalità la dice lunga sulle limitazioni della nostra sfera privata - probabilmente più di quanto siamo disposti ad ammettere. Il governo ha dichiarato, con una buona dose di faccia tosta, di non essere lui a svolgere gli accertamenti, bensì le banche. In casi come quelli legati ai currency transaction reports, il governo afferma di non fare altro che chiedere documentazione informativa a soggetti (le banche) nei cui confronti ha potestà regolamentare. In casi del genere, la libertà è stata sepolta sotto quell'interpretazione involuta della lingua inglese contro cui ammoniva proprio George Orwell. E' toccato ad una donna in un quartiere povero spiegarmi con parole semplici quello che stava succedendo. In qualità di governatore della Fed, presenziavo alla cerimonia di apertura di una filiale bancaria in un quartiere dove per molti anni non ce ne era stata nessuna. La donna aveva versato del contante che aveva messo da parte nell'arco di vari anni per il riscatto della casa in cui viveva, e fu immediatamente presa nella trappola della normativa concernente le "transazioni sospette". Alla fine riuscì ad ottenere la casa che voleva, ma non dimenticherò mai le sue parole di commento a tutta questa storia: "Voi di Washington pensate che siamo tutti dei criminali, vero?". Non ho saputo come risponderle. (L'autore é ordinario presso la cattedra di economia Arthur E. Burns all'American Enterprise Institute) (Ndr: traduzione di un articolo di Lawrence Lindasay apparso sul Financial Times il 19 marzo 1999) |