Spiare in casa propria grazie a trucchi da 007
Il boom delle piccole telecamere, le "nanny cam", per controllare figli e baby sitter

di
Marina Garbesi

Si può giocare a "Nemico pubblico" o a "The Truman Show". Al Grande Occhio pubblico o al Piccolo Occhio (massimo 3,7 millimetri) privato. Spiare il mondo o spiare casa propria. Cioè tuo figlio, se temi per lo spinello, o la baby sitter, se la sospetti di picchiare i bambini. Moda molto americana che già contagia - sia pure con qualche scetticismo e cautela - l'Italia. Si chiama nanny cam la microtelecamera a uso domestico, la puoi nascondere nel peluche, nell'orsacchiotto, sulla libreria, in un angolo o in un oggetto qualsiasi. Un chicco di riso, meno di quattro millimetri, 240 gradi di visuale, 400 linee di definizione (quasi quanto un televisore). Costo, 320 mila lire, come un telefonino insomma, se la compri - anche via Internet - dalla Spy s.a.s di Udine, che dichiara d'essere il primo rivenditore italiano di questi ninnoli elettronici. Se poi però chiedi a Miriam Ponzi, detective col pedigree di famiglia, senti dire che funzionano così così: per avere roba più raffinata serve almeno un milione e mezzo (fino a 4). Ma, insomma, restiamo su cifre relativamente abbordabili.

E’ di questi giorni la storia americana della baby sitter Joan Kahn smascherata dai genitori dei piccoli, dieci e undici mesi, che malmenava. C'erano i lividi sui corpi dei bambini. C'era una nanny cam nascosta che ha svelato il colpevole. Il mercato italiano è ancora prudente, per questi "piccoli occhi" casalinghi. Ma comincia a muoversi. Rispetto a quello americano, la domanda è di uno a dieci.

"C'è una mentalità, da noi, ancora restia ad adottare questi sistemi. Ma il nostro destino, al solito, è quello di imitare gli Usa, più smaliziati", profetizza - e ovviamente ci spera - Lamberto Favella, titolare della Spy s.a.s. La tecnologia base importata dagli Usa o da Taiwan, assemblata, rivenduta e occultata dove serve o dove richiede il cliente. Di "giochetti" ce ne sono vari. La madre vuole intercettare il cellulare del figlio quindicenne con brutte compagnie? "Mica può rivolgersi a un procuratore della Repubblica, ovvio. Basta una valigetta che capta via etere le chiamate. Il genitore si limita a esercitare la legittima potestà sul figlio. Non è illegale". Altro caso. Sei in un albergo a New York. Vuoi controllare cosa succede a casa tua, o nel tuo ufficio? Ci riesci con una telefonata. "Si inserisce un apparecchio che costa su per giù mezzo milione nella scatola Telecom - spiega Favella - Al telefono dell'hotel componi il numero del tuo appartamento poniamo a Roma o Milano, seguito da un codice segreto a quattro cifre. Si attiva un sistema audio che puoi distribuire anche in nove stanze e che ti fa sentire in tempo reale tutti i rumori o voci, puoi sorvegliare familiari, baby sitter, se succede qualcosa di insolito o sospetto chiamare la polizia. Puoi anche videoregistrare e rivedere al tuo ritorno. Monitoraggio totale. E non devi chiedere permessi a nessuno, è casa tua, puoi farci quello che vuoi. Non commetti nessun illecito". Ma qui la faccenda si fa un tantino controversa. E’ proprio così? E se lo è, è giusto?

Miriam Ponzi ammette che qualche dubbio ce l'ha. "Riceviamo varie richieste per controlli dentro le case. Abbiamo agito più volte con l'autorizzazione della magistratura e con l'appoggio dei carabinieri. Fu uno choc, per esempio, scoprire un bambino seviziato fisicamente e psicologicamente da uno dei genitori. Sono frequentissimi i casi in cui abbiamo indagato di anziani maltrattati. Per quel che ne so - continua - chi installa o fa installare una microcamera in casa è tenuto ad avvertire i componenti della famiglia e chi la frequenta abitualmente. Dunque anche il cameriere filippino o la nanny. Se è un familiare, il domestico o la bambinaia il sospettato di un furto o di una molestia, chiaro che se li avverti è una beffa. Se non lo fai, magari li scopri ma dal punto di vista penale la registrazione non è valida se non autorizzata dal giudice". E allora? "Dipende dal reato. Se temi che un parente maltratti tuo figlio, vale la pena registrare. Mi pare che il reato sia più grave dell'eventuale rischio che si corre per una ripresa occulta".

Ma c'è chi ha deciso di spiare un paese intero, Riomaggiore nelle Cinque Terre. Sono i suoi stessi abitanti, d'accordo con l'amministrazione. Una tivù via cavo, duemila "sentinelle" elettroniche sparse per strade, sentieri, sott'acqua. Per scoprire i pescatori di frodo, i bracconieri, i violentatori dell'ambiente. Sono arrivati, a sostegno, fondi ministeriali. Qualunque cittadino di Riomaggiore può accendere la tivù e vedere cosa accade in presa diretta. Ronde telematiche, insomma. Se c'è il dubbio che qualcuno stia per commettere un reato, basta che lo scrupoloso cittadino telefoni al Comune che, tramite computer, risale dalle coordinate video al territorio. Bella idea? "Idea morbosa, assurda. Roba da medioevo, da untori...". Detto da una "spiona doc" come Miriam Ponzi fa un certo effetto. "Avremo un 80 per cento di guardoni e un 20 di brave persone con senso civico. Si potrà scoprire il marito con l'amante, ricattare l'amico. La legge sulla privacy batta un colpo... Ricorda le polemiche sulle telecamere sulla piazzetta di Capri? Hanno già vietato il recapito a casa delle foto dell'Autovelox e adesso si autorizza lo spionaggio di un intero paese?".

(Ndr: ripreso da la Repubblica del 29 aprile 1999)