Secondo Ira Magaziner, consulente della Casa Bianca, occorre unanormativa internazionale

Internet frenata dalle leggi

Per far decollare il commercio online servono subito regole comunie facilmente applicabili

di
Maria Rosaria Zincone


Per poter funzionare a livello planetario il commercio elettronicoha bisogno di due condizioni indispensabili.

Innanzitutto quella che in termini legali si chiama «la certezzadel diritto», cioè un impianto normativo chiaro euguale per tutti (come quello che regola gli scambi internazionalitradizionali per esempio). Inoltre occorre che queste norme sianosnelle, comprensibili e facilmente applicabili.

Serve dunque una piattaforma comune sulla quale costruire pocheregole chiare e certe all'interno delle quali poter operare, perindividuare esperti e decisori con i quali iniziare i lavori,Ira Magaziner, consulente della Casa Bianca per Internete il commercio elettronico, sta consultando i governi dei principaliPaesi industrializzati. Si tratta di un primo giro per sondareil livello di consapevolezza che i governi hanno sulle potenzialitàdi questo canale di scambi. Magaziner intende sensibilizzare idecisori sulla spinta che il commercio su Internet puòimprimere all'economia mondiale, e lo fa illustrando i beneficiche l' e-commerce ha già portato agli Usa.

«Le industrie che producono software e prodotti di comunicazionecollegati a Internet - afferma Magaziner - sono quelle che registranola maggiore crescita negli Stati Uniti.

Abbiamo creato oltre tre milioni di nuovi posti di lavoro direttamentecollegati a questa industria, senza contare l'indotto. Questilavori sono pagati circa due terzi di più della media nazionale,intorno ai 45mila dollari l'anno quando la retribuzione mediadel settore industriale è di 28mila dollari annui».

Internet, afferma Magaziner, non solo genera sviluppo, ma innescaanche una rapida crescita di posti di lavoro ben pagati. Questosviluppo avviene perché gli utilizzatori della rete direti stanno moltiplicandosi e se il commercio elettronico decolleràa livello mondiale creerà un altrettanto dirompente miglioramentonell'economia globale e una nuova crescita.

Negli Usa la sola area business-to-business su Internet sta crescendodai sei miliardi di dollari di fatturato dello scorso anno ai300 previsti per il 2002. Al di là di chi vende oggettifisici su Internet (libri, fiori, automobili) c'è chi vendee anche consegna in rete i propri prodotti e servizi. Questo èpossibile quando si tratta di software, film, musica, giochi,servizi professionali e di consulenza, servizi formativi, medicie diagnostici, finanziari, di ingegneria e architettura.

Ma i nuovi protagonisti di questo mercato sono i gruppi di discussionee di lavoro aggregati per aree di interesse.

Un'area che cresce del 300% ogni mese e dove chi vuole fare annuncipubblicitari raggiunge un pubblico molto mirato.

«Siamo convinti - dice il consulente di Clinton - che l'insiemedi queste aree di business guiderà l'economia degli Usanei prossimi 25 anni. Ma siamo altrettanto convinti che abbianole potenzialità per guidare la crescita economica mondialecreando nuovi posti di lavoro, accrescendo la produttivitàe migliorando la qualità della vita. La nostra strategiaadesso riguarda quindi le condizioni necessarie per creare unbuon ambiente per lo sviluppo di questa nuova era digitale».

Magaziner, autore del libro bianco dell'amministrazione Usa «Aframework for global electronic commerce» elenca le cinquelinee guida entro le quali si sta muovendo l'amministrazione Clintonsu questo tema. Il primo punto assegna al settore privato il compitodi guidare lo sviluppo di Internet e del commercio elettronico;nel secondo si consiglia ai governi di astenersi dall'imporrelimiti indebiti a questo canale di scambi; i governi dovrebberoinvece (punto tre) intervenire per sostenere e attuare un quadrogiuridico di riferimento minimo, semplice e coerente su questamateria. La conseguenza (punto quattro) è che i governidovrebbero riconoscere le qualità uniche di Internet edunque (punto cinque) facilitare il commercio su Web su base globaleattraverso organismi sovranazionali.

Quest'ultimo aspetto del problema ha spinto Magaziner oltre confine.In Italia, a Roma, ha sottolineato l'importanza delle norme riguardantila firma elettronica perché il commercio in rete possasvilupparsi a livello globale: «In una situazione dove firmaelettronica vuol dire 150 cose diverse in 150 Paesi diversi -afferma Magaziner - come si fa a stringere un contratto su Internet?E' necessario che un contratto firmato in rete sia valido in tuttii 150 Paesi. Non solo, è anche indispensabile una protezionedella proprietà intellettuale condivisa da tutti».Questo perché si possano mettere su Internet e vendereonline le produzioni intellettuali senza rischiare che venganoscaricate e copiate. E magari che il pirata non sia perseguibilenel Paese dove vive e opera.

L'Italia, quanto a firma elettronica, ha un impianto normativotra i più avanzati del mondo; anche per quel che riguardale contraffazioni e le copie illegali di prodotti dell'ingegnola situazione drammatica di qualche anno fa sta migliorando. Maresta la tendenza a sovraprodurre norme che ingabbiano in strettilacci normativi le attività, anche quelle in rete.

Tra i problemi maggiori riscontrati in Italia, Magaziner indicala legge sulla tutela della privacy. Gli italiani esigono chei dati personali non vengano richiesti se non previo consensoinformato e che questi non siano utilizzati per scopi commerciali,a norma della legge 675/96.

«I cittadini devono essere messi nella posizione di proteggersida soli - commenta Magaziner - non deve essere coinvolta la burocraziaper proteggere i dati personali e la privacy dei cittadini. Icittadini devono essere informati che se visitano un sito o unaltro lasciano delle tracce, starà poi a loro deciderese vogliono andare e lasciare tracce o non vogliono farlo. I governidovrebbero introdurre un environment normativo internazionalein cui operare, ma si muovono troppo lentamente, troppo burocraticamente,per un mezzo veloce in tutti i sensi come è Internet. Letecnologie si muovono troppo in fretta rispetto alle pastoie burocratichedei governi».

Magaziner ricorda inoltre che broadcast televisivi, personal computer,telefoni, stanno tutti convergendo e devono essere tutti regolamentatia livello internazionale. Nell'arena stanno scendendo tanti attoridi diversi mezzi di diversi Paesi che offriranno un'enorme possibilitàdi scelta ai consumatori del globo. Una situazione che esige normeinternazionali.

«Abbiamo passato gli ultimi sette anni - aggiunge - a discuteresul sistema di tassazione, sui sistemi di sicurezza, sugli standardtecnologici. Adesso le tecnologie e la sicurezza sono un fattoreale. Mancano norme valide per tutti. Ci sono fondamentali cambiamentinella struttura del commercio, nuovi paradigmi, si comincia unanuova era, il mondo deve costruire questo futuro comune. Intendiamoci,noi non vogliamo forzare nessuno a prendere le nostre posizioni,né vogliamo che qualcuno voglia forzare noi, vogliamo costruirequesto futuro comune con tutti, per tutti».

(N.d.r. ripreso da "Informatica etelecomunicazioni" di Il Sole 24 Ore del 10 Aprile 1998)