Linee di politica industriale per l'informatica
(Roma 1 aprile 1997)1. Premessa Il presente documento costituisce un contributo del Ministero dell'Industria al Forum, previsto dall'accordo per il lavoro del 24 settembre '96, per lo sviluppo della Società dell'Informazione. Il lavoro nasce dall'esigenza di individuare: € scenari di sviluppo per l'industria del settore Tecnologie dell'Informazione e della Comunicazione (ICT - Information and Communication Technology); € coerenti obiettivi e strumenti di politica industriale.Nella consapevolezza che: - non ci sono risposte facili per problematiche complesse, in continua evoluzione e in un contesto sempre più internazionalizzato; - le scelte, in un momento di crisi occupazionale e di forti vincoli di bilancio per lo Stato, devono mirare ad innescare meccanismi di mercato, escludendo interventi assistenziali e superando approcci settoriali e di emergenza. 1.1. Società dell'informazione e competitività del sistema produttivo Un profondo cambiamento è in atto a livello internazionale, guidato dall'evoluzione e dalla diffusione delle tecnologie informatiche e delle telecomunicazioni che stanno mutando le caratteristiche dei mercati e dei modelli di sviluppo. Le barriere geografiche sono destinate progressivamente a cadere, prefigurandosi quello che si chiama, ormai, anche nel linguaggio comune, il villaggio globale. La realizzazione della Società dell'Informazione coinvolge in modo orizzontale i diversi settori della vita economica e sociale del Paese, interessando in particolare il nostro sistema industriale e produttivo, il commercio, i servizi pubblici ed i rapporti fra le imprese e la Pubblica Amministrazione. L'Italia può partecipare all'evoluzione di questi fenomeni o può assistervi ed, in qualche modo subirli, con evidenti rischi di marginalizzazione; - dipenderà dalla capacità di gestire il cambiamento con il contributo di tutte le parti politiche, sociali ed economiche. E' necessario, pertanto, affermare l'importanza strategica per il Paese delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione, assegnando loro un'adeguata priorità in termini di attenzione e di risorse. Le ricadute per l'intero sistema economico, finanziario e produttivo sono evidenti, laddove tali tecnologie e la capacità di gestirle, condizionano lo sviluppo di nuove opportunità di business, l'allocazione delle risorse e delle infrastrutture produttive, l'accesso e la presenza nei mercati. Tutti i settori industriali e del terziario sono, pertanto, interessati dallo sviluppo della Società dell'Informazione; - le piccole e medie imprese (PMI), in particolare, non devono restare ai margini del fenomeno, ma devono parteciparvi pienamente per sviluppare il potenziale produttivo ed occupazionale che, oggi, viene loro universalmente riconosciuto e che sarà sempre più condizionato dall'adozione delle nuove tecnologie. Dalle PMI proverrà la maggiore domanda di tecnologie, servizi ed applicazioni nel settore ITC e tale domanda dovrà trovare risposte economicamente, tecnologicamente ed organizzativamente adeguate, nell'ambito di un'offerta che sappia interpretare ed anche anticipare le necessità dell'utenza. Le PMI avranno bisogno di essere supportate da idonee infrastrutture, che non sono in grado di realizzare autonomamente. Nuova occupazione, sia dal lato dell'offerta sia da quello della domanda, potrà derivare da questo circolo virtuoso che, tuttavia, richiede un innesco per rispondere, sia alla situazione contingente di crisi che attualmente investe il settore dell'informatica e della componentistica per telecomunicazioni nel nostro Paese, sia all'esigenza strategica di supportare lo sviluppo economico e produttivo nazionale con adeguate tecnologie nel settore ITC. A tal fine, andranno rilanciati anche gli investimenti in ricerca, sviluppo, dimostrazione e diffusione tecnologica, essenziali per qualsiasi moderno sistema industriale, in cui il contenuto di tecnologia e di innovazione sono fattori determinanti di competitività. Il rafforzamento delle infrastrutture e dei servizi di comunicazione e la qualificazione dell'offerta di componenti e sistemi telematici da una parte, il software applicativo ed i servizi professionali dall'altra, consentiranno inoltre di prevenire rischi di delocalizzazione industriale. 1.2. Il quadro europeo e il posizionamento dell'Italia La Società dell'Informazione, pur con le specifiche peculiarità di livello nazionale, va realizzata in stretto coordinamento con le azioni e le politiche comunitarie. L'Unione Europea ha fatto passi importanti per lo sviluppo della Società dell'Informazione attraverso: . l'avvio della liberalizzazione del settore delle telecomunicazioni; . il riconoscimento del ruolo dell'istruzione e della formazione, per aumentare le opportunità occupazionali; . il sostegno allo sviluppo dell'industria del multimediale; . il lancio di specifici programmi per il settore ICT nel quarto programma quadro di ricerca e l'attenzione ancora maggiore che vi sarà dedicata nel quinto programma quadro. Il posizionamento dell'Italia nel settore ICT rispetto ad altri Paesi economicamente più avanzati, può essere rappresentato attraverso due gruppi di indicatori -in termini di spesa e di uso delle tecnologie- relativi al grado di penetrazione dei prodotti e dei servizi che afferiscono al settore. I dati mostrano che l'Italia presenta un gap di natura strutturale, non solo nei confronti dei Paesi più avanzati, ma anche rispetto alla media europea: si assiste nel nostro Paese ad una crisi, pressochè generalizzata, delle manifatturiere hardware e software nel settore della tecnologia avanzata, anche se il mantenimento e lo sviluppo del know how in questi settori dovrà contribuire a costruire le basi per un'offerta innovativa di prodotti e servizi nella S.I. e per lo sviluppo dell'industria dei contenuti ad essa connessa; i cambiamenti intervenuti nel mercato mondiale dell'ICT, a partire dai primi anni '90, sono stati accompagnati nel nostro Paese da una crescita della dipendenza dall'estero. L'impresa italiana non è in grado di essere elemento propulsivo di innovazione nell'alta tecnologia, ciò anche per la mancanza di specifiche politiche che non hanno favorito la crescita dei settori tecnologicamente avanzati. Peraltro, mentre è aumentata la presenza delle multinazionali presenti in Italia, non è stata fatta una politica attiva a supporto dell'internazionalizzazione delle industrie italiane, con particolare riguardo al problema delle alleanze e del sostegno all'export. Senza un progetto organico, l'Italia è destinata ad occupare solo nicchie marginali e legate prevalentemente all'assistenza tecnica e alla manutenzione. Anche la presenza delle multinazionali è sempre più finalizzata all'adattamento e alla commercializzazione di prodotti realizzati altrove, dove la convenienza del sistema Paese è più forte, anche in relazione alla scarsa capacità di attrarre investimenti in Italia. L'evoluzione tecnologica, la competizione sui servizi e le prestazioni, la riduzione del ciclo di vita dei prodotti esaltano i rischi di obsolescenza degli impianti produttivi. La globalizzazione dei mercati spinge le grandi imprese a localizzare i nuovi investimenti nelle aree ove i costi di sistema sono minori. Un fattore (di debolezza) che caratterizza il comparto italiano dell'ICT è l'aspetto "strutturale" del comparto stesso costituito, più che in altri Paesi europei, da un elevato numero di imprese -spesso (quelle di piccola e piccolissima dimensione) sottocapitalizzate- e prive degli strumenti finanziari adeguati alla crescita. Raffrontando la situazione Italiana con quella dei principali Paesi europei, emerge che la dinamica del mercato IT in Italia ha avuto, negli ultimi anni, i valori di crescita più bassi tra tutti i maggiori Paesi industriali, nonostante abbia registrato una crescita (tra le più elevate), in particolare nel '95, degli investimenti in macchinari e attrezzature; - sintomo quest'ultimo della propensione delle imprese italiane verso investimenti di profilo tradizionale, a basso contenuto di IT: - contrariamente ad USA ed ai Paesi più avanzati. 1.3. Caratteristiche e problemi dell'offerta del settore ICT Il settore ICT ha caratteristiche di complessità ed eterogeneità che difficilmente si riscontrano in altri settori industriali. Le principali caratteristiche, che accomunano le aziende del settore, sono: intensità di capitale: - sono necessari elevati investimenti per la ricerca, lo sviluppo e l'industrializzazione dei prodotti e delle soluzioni offerte; rapida evoluzione: - il continuo sviluppo tecnologico comporta una veloce obsolescenza dei prodotti, dei servizi e delle conoscenze (va segnalata la particolare debolezza nel software applicativo) e, quindi, crescenti esigenze di ricerca per rinnovare l'offerta; esigenze di formazione: - l'elevato valore del capitale umano impiegato e l'alta specializzazione richiedono un continuo e diffuso aggiornamento delle conoscenze. Tra i fattori che rendono il settore estremamente disomogeneo, si possono individuare i seguenti: dimensioni aziendali: - assieme a grandi e grandissime compagnie multinazionali, concorrono, nel fornire prodotti e servizi al mercato, migliaia di piccole e piccolissime aziende; prodotti e servizi: - le grandi aziende offrono in generale una gamma ampia di prodotti e servizi; le PMI, utilizzando tecnologie di grandi imprese globalizzate, sono spesso specializzate in mercati di nicchia ed offrono singole linee di prodotti e servizi; copertura geografica: - le grandi aziende operano a livello mondiale e sono fortemente globalizzate; le piccole aziende operano quasi sempre a livello locale; regole di mercato: - le industrie informatiche operano, da sempre, in ambiente altamente competitivo e liberalizzato; quelle di telecomunicazioni operano, invece, in un mercato in corso di trasformazione, anche in seguito al processo di liberalizzazione in atto. 1.4. Criteri generali per lo sviluppo dell'industria dell'ICT Lo sviluppo di attività nel settore ICT, dovrà ispirarsi ad alcuni criteri generali: La liberalizzazione del settore delle telecomunicazioni come condizione necessaria per promuovere la competitività, non solo del settore ICT, ma dell'intera economia italiana. Con il presupposto della piena operatività dell'Autorità per le telecomunicazioni e consentendo una reale concorrenza e diversificazione degli operatori, si potranno determinare le condizioni per un'effettiva apertura del mercato. Un quadro normativo chiaro e coerente, in grado di: per quanto riguarda le telecomunicazioni: - definire e regolamentare il servizio universale, tutelando le esigenze di servizio pubblico (universalità del servizio e parità di condizioni di accesso), garantire condizioni di parità di accesso e processi trasparenti di concorrenza, favorire l'integrazione delle reti europee; per quanto riguarda l'informatica: - definire, in accordo con le direttive comunitarie e con le necessarie armonizzazioni a livello internazionale, gli aspetti normativi e regolamentari, necessari ad uno sviluppo equilibrato delle nuove tecnologie dell'informazione e delle applicazioni ad esse connesse. Diritto di proprietà intellettuale, sicurezza dei dati, validità del documento e della firma elettronici, riservatezza e tutela dei dati personali, sono tutti temi ai quali è legata la realizzazione della Società dell'informazione e che dovranno trovare una rapida e coerente definizione giuridica a livello primario e di strumenti di attuazione. La semplificazione/decentramento delle procedure della P.A., con particolare riferimento a quelle che coinvolgono la vita delle imprese, utilizzando in modo esteso le nuove tecnologie informative. La realizzazione di un'interfaccia unitaria con la P.A., che consenta di ottimizzare i flussi informativi che caratterizzano il rapporto con gli utenti (imprese e cittadini) sui diversi piani (fiscale, autorizzativo ove previsto, sanità, di sicurezza e tutela dell'ambiente e dei consumatori, lavorativo e previdenziale, della formazione, ecc.). La diffusione delle nuove tecnologie informative in tutte le aree di applicazione, sia in campo economico (comunicazione, servizi informativi, transazioni economiche finanziarie e commerciali, procedure amministrative ecc.), che per il mercato di consumo. Lo sviluppo del mercato in una dimensione europea, attraverso il completamento dell'integrazione dei mercati interni dei diversi Paesi U.E. La possibilità di accesso al credito ed al capitale di rischio per le PMI operanti nel settore ICT, anche attraverso l'apertura di nuovi mercati finanziari, ed il tutoraggio degli investimenti. La razionalizzazione e coordinamento dei diversi strumenti di politica industriale e di incentivazione (anche comunitaria), per non disperdere risorse ed opportunità, favorendo progetti mirati di incentivazione. Il sostegno alle attività di ricerca, sviluppo, dimostrazione e diffusione (RSD&D), per favorire la competitività, partecipando anche a programmi comunitari ed internazionali. La qualificazione degli operatori coinvolti (pubblici e privati) attraverso processi ed attività di informazione e formazione continui. 1 La collaborazione tra imprese operanti in Italia che andrà promossa per consentire un'offerta in Italia e all'estero di sistemi/servizi qualificati chiavi in mano (hardware, software, sviluppo applicazioni, installazione, manutenzione, assistenza ecc.). 2 Le alleanze tra operatori nazionali e internazionali che andranno favorite salvaguardando il più possibile l'identità e l'autonomia imprenditoriale delle imprese operanti in Italia. 3 Il processo di internazionalizzazione delle imprese che andrà supportato, al fine di intervenire a correzione delle asimmetrie esistenti tra i Paesi, in tema di regolamentazione e apertura del mercato interno. Sulla base di tali criteri potrà essere delineato un progetto complessivo di politica industriale, innescando meccanismi di mercato che, escludendo interventi assistenziali e superando approcci settoriali e di emergenza, consenta di: attivare iniziative concrete con risultati misurabili nel breve, medio e lungo periodo, fissando obiettivi intermedi (qualitativi e quantitativi), temporalmente articolati, identificare ruoli e competenze operative, sia nell'ambito dell'Amministrazione, sia in ambito industriale, individuare e finalizzare le risorse disponibili (umane, finanziarie, informative, di know-how), censire le iniziative attivabili, a partire da quelle già "cantierabili", definendo piani operativi articolati in obiettivi intermedi; favorire la diffusione di informazioni relative a iniziative imprenditoriali, opportunità di mercato e progetti, attraverso l'utilizzo di Servizi Informativi via Internet del Ministero dell'Industria. 1.5. Occupazione Il settore ICT ha tratti contraddittori sul piano occupazionale: - mentre il downsizing riduce il fabbisogno di manodopera per unità di prodotto, lo schiudersi di nuovi mercati e servizi apre opportunità aggiuntive di lavoro, anche se con mix professionali diversi; - si assisterà al passaggio da una manodopera tradizionale a nuove professionalità funzionali allo sviluppo delle reti, dei servizi e della multimedialità. Peraltro, nell'ultimo periodo, gli aspetti occupazionali sono stati segnati da fattori negativi, conseguenti alla diminuzione degli investimenti legati all'installazione e manutenzione degli impianti tradizionali di telecomunicazione, dal declino delle attività manifatturiere in senso stretto e dalla ridotta crescita del mercato informatico. Dall'insieme delle azioni per lo sviluppo della Società dell'informazione potranno derivare effetti positivi sull'occupazione solo se, nell'avviare queste misure, si terrà in dovuto conto una specifica politica attiva per il lavoro: - l'obiettivo da perseguire è la crescita e non la difesa dell'occupazione nel settore ICT. E' necessario allora, nell'ambito delle politiche industriali, considerare con attenzione anche gli aspetti occupazionali. In questa direzione si stanno muovendo i principali Paesi a più alto sviluppo economico. Stati Uniti, Canada, Giappone, Gran Bretagna, Francia hanno messo a punto a questo scopo specifici progetti. Il nostro Paese, se vuole confrontarsi con i Paesi più avanzati, dovrà quindi trovare soluzioni efficaci anche per l'occupazione. Ci si dovrà muovere al di là delle logiche di puro riequilibrio a breve, tra costi e ricavi delle singole imprese che, senza una visione di recupero di competitività sul lungo periodo di tutto il settore, porterebbero ad un generale impoverimento delle competenze e ad una perdita ulteriore di competitività. E' necessario quindi: avviare politiche attive per il lavoro, indirizzando, con gradualità, alla difesa e all'allargamento dell'occupazione, le risorse destinate attualmente al sostegno del reddito dei lavoratori espulsi dal processo produttivo (senza che ciò possa configurarsi come illecita concorrenza in ambito Unione Europea e seguendo le indicazioni del Libro bianco di Delors e dei progetti definiti dal Rapporto Bangeman); sviluppare un diffuso sistema di formazione e qualificazione. La formazione ha un ruolo centrale nel governo dei processi occupazionali. L'insieme delle strutture territoriali e nazionali preposto alla qualificazione/riqualificazione professionale è interessato alla realizzazione della Società dell'Informazione e ai cambiamenti che ne conseguono. Insieme alle parti sociali sarà necessario definire iniziative che utilizzino la risorsa "formazione" per una difesa "attiva" dell'occupazione, esaltando le potenzialità occupazionali e di nuove professionalità offerte dallo sviluppo dei servizi, delle applicazioni e dei contenuti; - promuovere investimenti che generino occupazione in modo virtuoso. Le risorse pubbliche destinate al settore dell'informatica e delle telecomunicazioni sono certamente limitate: - nella selezione degli obiettivi da finanziare, un criterio discriminante potrebbe anche diventare la variabile "occupazione". In questa direzione l'intervento pubblico potrebbe svolgere un ruolo molto positivo e tale da attrarre anche investimenti privati. In particolare, potrebbero essere favorite, in modo selettivo, determinate localizzazioni (il sud, ad esempio) e determinate caratteristiche anagrafico-professionali, individuando forme di sostegno all'inserimento dei giovani (stages, corsi post-diploma e post-laurea, ecc.) per l'assunzione nelle funzioni innovative e strategiche con particolare riguardo alla ricerca e sviluppo. 2. Orientamenti e modalità di intervento Tra i compiti che il Governo e la P.A. sono chiamati a svolgere nell'ambito delle politiche per lo sviluppo della Società dell'Informazione, con riferimento al settore ICT, vi sono quelli di: tutela delle caratteristiche di interesse pubblico dei servizi e delle infrastrutture di TLC, garantendo l'universalità del servizio ed assicurando la trasparenza e l'economicità delle tariffe, nell'ambito di un mercato aperto alla concorrenza secondo criteri di equità e non discriminazione; coordinamento e convergenza dei diversi strumenti pubblici di intervento (es. contratti di area, patti territoriali, iniziative per aree di crisi, supporti all'innovazione, fiscalità ecc.) per la promozione di attività connesse allo sviluppo della S.I.; armonizzazione degli strumenti per l'accesso al mercato ed all'incentivazione finanziaria, migliorandone la fruibilità per le imprese; erogazione di servizi alle imprese favorendo l'utilizzo di risorse informative per via telematica (sistemi informativi nei diversi settori: - economia, finanza, mercato, incentivi) _; promozione dell'offerta tramite la qualificazione della domanda pubblica; sviluppo della Rete Unitaria della P.A. e dei sistemi informativi nell'ambito della P.A., aperti al collegamento con reti informative esterne e con procedure innovative di comunicazione tra imprese e Amministrazione; auditing per il monitoraggio dei fenomeni evolutivi. Le organizzazioni sindacali, le associazioni di categoria e le imprese saranno coinvolte nella definizione e nello sviluppo delle politiche industriali del settore ICT nello spirito dell'Accordo per il lavoro del 24 settembre '96, che assegna grande importanza al metodi della concertazione. In particolare potranno fornire un importante contributo: - all'elaborazione di programmi di sviluppo organizzativo e tecnologico; - all'elaborazione/gestione di programmi di formazione e di informazione; - all'individuazione di nuove professionalità e nuovi sbocchi occupazionali.2.1. Gli strumenti di intervento Gli strumenti per l'attivazione di iniziative nel settore, da utilizzare in forma sinergica prevedono: - interventi normativi e di Governo finalizzati a:
- semplificare le procedure amministrative (comprese quelle fiscali), trasferendo competenze ad enti locali, ricorrendo alle Camere di Commercio come interfaccia imprese-Amministrazione e facendo largo uso delle tecnologie telematiche ed informatiche; - sviluppare iniziative di outsourcing e project financing per i servizi pubblici, affidando ad imprese o consorzi privati, tramite gare d'appalto, la gestione totale o parziale di alcuni servizi pubblici che utilizzano tecnologie ICT; - definire norme tecniche (standard) per favorire lo sviluppo dei sistemi informatici e telematici, a livello sia nazionale sia internazionale; - promuovere lo sviluppo delle infrastrutture di telecomunicazione (liberalizzazione/privatizzazione, tutela dell'universalità del servizio pubblico, sistema tariffario); - programmi di informazione/formazione per:
- sviluppare sistemi informativi su Internet a livello settoriale, territoriale e per distretti industriali, con particolare riferimento alle piccole e medie imprese, alle loro attività ed ai loro prodotti, finalizzati all'accesso a nuovi mercati (nazionali ed esteri); - sviluppare ed attivare programmi di trasferimento tecnologico e formazione tramite strutture tecniche di settore, organismi pubblici, associazioni di categoria, organizzazioni sindacali, integrati, ove possibile, nell'ambito di programmi di area e coordinati con gli strumenti di incentivazione finanziaria; - sviluppare e diffondere le conoscenze tramite attività coordinate di RSD&D; - promuovere le transazioni telematiche (commercio elettronico, transazioni amministrative impresa-Amministrazione); - censire/convogliare le competenze disponibili a livello nazionale (scientifiche, tecnologiche, organizzative); - consentire il "matching" domanda/offerta per prodotti e servizi (nell'ambito del commercio elettronico); - avviare un sistema informativo in rete per il mercato del lavoro e delle professioni di ICT; - piani di sviluppo e qualificazione della domanda pubblica per:
- la realizzazione della rete unitaria della P.A. (infrastrutture, procedure, formazione del personale), favorendo la crescita dell'offerta di sistemi e componenti telematici, con la qualificazione della committenza pubblica; - l'apertura della rete unitaria della PA ai sistemi informativi esterni (comunitari, nazionali, internazionali, settoriali, territoriali); - l'innovazione delle comunicazioni impresa-Amministrazione sviluppando, con strumenti telematici: . programmi di comunicazione istituzionale (su norme, procedure, incentivi, ecc.); . procedure di comunicazione tramite la rete delle Camere di Commercio; . procedure di comunicazione e transazioni impresa-P.A., anche facilitando l'accesso ai patrimoni informativi pubblici; - la partecipazione italiana ai programmi europei per i quali:
- secondo gli orientamenti della Commissione europea per il Quinto Programma Quadro di ricerca e sviluppo, è prevista un'articolazione in sei programmi, di cui tre tematici. Uno dei tre programmi sarà specificamente dedicato alla Società dell'Informazione ed un insieme di azioni chiave, ripartite tra i tre programmi tematici medesimi, saranno dedicate a temi (come i contenuti multimediali, la salute, la mobilità sostenibile, l'intermodalità, la città di domani ecc.) che hanno una stretta correlazione con lo sviluppo di soluzioni informatiche e telematiche; - andranno superate le difficoltà incontrate nella partecipazione italiana, attivando idonee strutture di supporto e di coordinamento che ne seguano l'evoluzione. Tali strutture potranno operare, sia ai fini della diffusione delle iniziative e delle opportunità, sia per fornire i necessari contributi nella predisposizione delle proposte e nelle successive fasi di presentazione e valutazione delle stesse; - attuare da subito iniziative affinchè, anche nei programmi attuali, possano essere recuperate risorse addizionali al sistema della ricerca di base ed applicata, anche con riferimento ai progetti per lo sviluppo della Società dell'Informazione identificati in ambito G7. Risorse finanziarie e informative per le quali è necessaria: . una ricognizione delle fonti di incentivazione finanziaria (a livello nazionale e comunitario), degli strumenti di incentivazione normativi (es. contratti di area e patti territoriali) e fiscali e di quelli per l'accesso a nuovi mercati; . l'attivazione di strutture coordinate di supporto alle imprese (ottimizzando le strutture esistenti), anche con l'utilizzo di strumenti telematici, per favorire l'accesso alle risorse disponibili il follow-up delle iniziative incentivate, che consenta di diffondere i risultati ottenuti e le conoscenze/competenze maturate. 2.2. Auditing Per la definizione di linee di politica industriale per il settore ICT, è stato attivato presso il Ministro dell'industria un gruppo di esperti, chiamato a dare il proprio contributo su: - prodotti e servizi, ricerca, innovazione e ruolo della formazione, normativa e incentivi. Imprese dei settori dell'informatica e delle telecomunicazioni, loro associazioni, operatori istituzionali professionali e della ricerca, organizzazioni sindacali hanno contribuito a delineare i contenuti del documento. Un tavolo di confronto e di consultazione opererà in permanenza presso il Ministero dell'industria per monitorare con continuità lo sviluppo del mercato dell'informatica e delle telecomunicazioni, affinchè i comportamenti dei diversi operatori e dell'Amministrazione siano consapevoli, coerenti e tempestivi ed al fine di: - misurare nel tempo gli effetti delle scelte di politica industriale e delle iniziative promosse nel settore; - coordinare la partecipazione italiana nelle diverse sedi, comunitarie ed internazionali, in cui si formano le decisioni ed i programmi afferenti la Società dell'Informazione per gli aspetti di politica industriale, con particolare riferimento all'elaborazione del quinto programma quadro; - informare le scelte normative sulla base degli effettivi sviluppi del mercato. 3. Prodotti e Servizi Il potenziale sviluppo dei servizi multimediali sulle autostrade dell'informazione e la conseguente crescita della domanda di prodotti sono direttamente connessi a fattori quali: il vantaggio economico rispetto ai servizi tradizionali, la semplicità del nuovo modo di operare, la stabilità delle tecnologie su cui il servizio è basato, la disponibilità di un'adeguata infrastruttura di rete. La politica industriale dovrà affrontare allora sia i problemi dell'offerta di prodotti, applicazioni e servizi, sia quelli delle infrastrutture (che ne consentono la loro distribuzione), sia infine quelli della domanda (l'utenza costituita dalle imprese, dalle Istituzioni e dalla Pubblica amministrazione e dagli individui in genere), operando scelte e definendo politiche per ognuna delle componenti citate.3.1. La domanda di prodotti e servizi L'attuale periodo storico vede, oltre al rapido sviluppo ed alla disponibilità crescente di tecnologia, l'accentuazione dell'integrazione tra utilizzo della tecnologia e attività specifiche degli utenti. Si realizza sempre di più un intreccio tra la "quantità" di tecnologia utilizzata e l'"intensità" con cui la tecnologia è presente nei processi di business. Tutto ciò si sta sviluppando a ritmi sempre più rapidi. La diffusione di sistemi informativi avanzati sta cambiando la natura stessa delle organizzazioni, siano esse imprese siano esse organismi pubblici, e comporta profonde innovazioni organizzative. I "vantaggi competitivi" delle imprese si stanno spostando sempre di più su l'utilizzo di questi strumenti ed è per questo che l'arretratezza degli utenti italiani nell'utilizzo di questi strumenti sta provocando la perdita di competitività, non tanto di alcune imprese, quanto dell'intero sistema Paese. In Italia si tende, infatti, a privilegiare gli aspetti operativi piuttosto che quelli connessi allo sviluppo di attività di tipo avanzato e strategico. E' quindi necessario uno sviluppo qualitativo complessivo della domanda come condizione per favorire le nuove applicazioni telematiche. 3.1.1 La domanda privata L'utenza professionale italiana presenta mediamente livelli d'uso della tecnologia inferiori alla media delle aziende europee ed un intervento di politica industriale specifico su questo versante deve articolarsi in fasi successive: - individuando i settori strategicamente più rilevanti per lo sviluppo del Paese e per i quali favorire, con una certa priorità, lo sviluppo più avanzato delle tecnologie; - indicando, nei diversi settori di mercato, le aree verso cui indirizzare gli investimenti degli utenti e privilegiando quelle a maggiore valenza strategica. Un tale approccio permette di intervenire in una duplice direzione: - sulla domanda, favorendo, con appositi incentivi, investimenti in determinate tipologie di soluzioni software o in servizi ICT, finalizzati a tali aree; - sull'offerta finalizzata a soddisfare il tipo di domanda applicativa individuata, favorendo la costituzione di gruppi di imprese, joint venture o consorzi e creando così le condizioni anche per il rafforzamento del nostro tessuto produttivo. Un secondo versante su cui agire riguarda la domanda "consumer". Anche qui l'utenza italiana presenta gli indicatori più bassi rispetto agli altri Paesi europei: nell'uso delle ICT, quali i CD Rom, i modem, le applicazioni multimediali ed Internet. Si tratta di trovare forme di stimolo per le applicazioni più avanzate che servano da impulso anche per il consumo di prodotti ed apparecchiature. 3.1.2 La domanda pubblica La domanda pubblica svolge un ruolo prioritario per la qualificazione e lo sviluppo dell'offerta nazionale di componenti, sistemi, servizi ed applicazioni e per promuovere lo sviluppo del settore delle tecnologie informative. Il principale strumento operativo è costituito dal Piano Triennale per l'Informatica della Pubblica amministrazione centrale, proposto dall'AIPA all'approvazione del Governo. I principali obiettivi del Piano sono: - lo sviluppo di un sistema informativo unitario della P.A., attraverso il collegamento in rete dei posti di lavoro e l'interoperabilità - la razionalizzazione dei processi di lavoro; - la qualificazione del personale. I benefici attesi, sia diretti sia indotti, riguardano: - l'Amministrazione (centrale e periferica), in termini di economicità e qualità dei processi di lavoro (professionalità, modelli organizzativi, procedure); - la collettività, in termini di qualità e trasparenza del servizio reso; - le imprese di informatica, telecomunicazione e dei servizi per la partecipazione alla realizzazione del progetto, con positive ricadute anche in termini di sviluppo produttivo e tecnologico; - l'occupazione. La trasformazione dei sistemi informativi da sistemi centralizzati a sistemi distribuiti comporta un significativo cambiamento della composizione della spesa pubblica per l'informatica, con minori costi di acquisizione di beni (in prevalenza importati) e maggiori acquisti di servizi professionali (erogati principalmente da aziende operanti sul territorio nazionale), con positive ricadute occupazionali per il Paese. A questo proposito, l'impatto derivante dagli investimenti previsti nel Piano triennale AIPA (circa 14.000 miliardi nel triennio) porterebbe, secondo le stime dell'Autorità ad un fabbisogno di oltre 1.800 anni/uomo per il '97 e di oltre 15.000 nel triennio, relativamente ai soli impegni per l'acquisizione di servizi professionali. Occorre quindi che: - vi sia un'adeguata disponibilità di risorse nel Bilancio dello Stato per la realizzazione del Piano Triennale AIPA; - in particolare, andranno potenziati il Fondo per il funzionamento del Progetto intersettoriale "Rete Unitaria della P.A." ed i progetti intersettoriali e di infrastruttura informatica e telematica ad esso connessi; - le risorse destinate all'informatica nel Bilancio siano effettivamente utilizzate nel corso dell'esercizio finanziario, eliminando quindi la pratica dei residui; - i processi decisionali e di spesa delle Amministrazioni siano resi più celeri ed efficaci, rendendo operative rapidamente le direttive sulla semplificazione procedurale; - siano favorite iniziative di outsourcing e project financing, affidando ad imprese o consorzi privati, tramite gare, l'implementazione di progetti e la successiva gestione, parziale o totale, di servizi ICT a supporto dei servizi pubblici; - siano ridisegnate le logiche e le architetture dei sistemi informativi delle Amministrazioni, sia Locali che Centrali, secondo linee progettuali nuove, aderenti all'evoluzione delle funzioni delle Amministrazioni, dei rapporti tra loro e dei rapporti con i cittadini e le imprese. Una particolare attenzione verrà riservata alla pubblica amministrazione locale che è all'inizio di una fase di profonda trasformazione. Essa è destinata ad assumere un sempre maggior numero di compiti in conseguenza del trasferimento di competenze dagli organismi centrali a quelli periferici. La domanda di ICT degli enti locali è quindi destinata a crescere, anche in relazione al processo di riorientamento della domanda pubblica verso il decentramento amministrativo. Tale domanda va orientata in modo da utilizzare le tecnologie ICT più avanzate. Si presenta, pertanto, un'opportunità importante per iniziative di politica industriale che, promuovendo anche la domanda pubblica locale, contribuiscano allo sviluppo delle aziende del comparto. In particolare per le regioni dell'obiettivo 1 (Molise, Basilicata, Campania, Puglia, Calabria, Sicilia e Sardegna) è possibile individuare progetti e settori di intervento che consentano di accedere a risorse finanziarie europee sia nell'ambito dei fondi strutturali, sia di altri tipi di finanziamento specificamente rivolti all'innovazione. Tali iniziative potrebbero riguardare: - la realizzazione di reti regionali e l'interconnessione tra esse e con la Rete unitaria della P.A. centrale e periferica; - la realizzazione di sistemi informativi territoriali e loro interconnessione (anagrafici, ambientali, catastali, per il lavoro); - interventi di formazione dei dipendenti pubblici sull'utilizzo delle nuove tecnologie; - la riorganizzazione dei procedimenti degli uffici della pubblica amministrazione locale, per l'erogazione di servizi ai cittadini e alle imprese. 3.2. Le Reti In un'economia globalizzata, la capacità di comunicare, attraverso le reti e di trasmettere dati, informazioni e messaggi secondo standard qualitativi elevati, rappresenta uno strumento essenziale per competere a livello mondiale. Il ruolo della rete di trasmissione, di commutazione e di accesso agli utilizzatori, ossia dell'infrastruttura fisica che supporta il trasporto dell'informazione, diventa determinante ai fini della crescita del mercato. L'adeguamento delle infrastrutture di rete nazionali alle rinnovate esigenze presuppone un modello attento alle strategie di integrazione e standardizzazione impostate a livello europeo e/o internazionale. Concorrono alla determinazione di questo modello, sia i soggetti abilitati alla costruzione e gestione delle medesime, sia le industrie utilizzatrici che necessitano di connessioni di qualità e velocità sempre crescenti. Vanno garantite la continuità del servizio, la sicurezza, la compatibilità e le regole di accesso. In particolare andrà privilegiata una rapida realizzazione delle reti a larga banda frutto di sofisticate tecnologie e quindi, di un forte impegno nella ricerca. Le tecnologie a fibra ottica giocano un ruolo di primaria importanza nella realizzazione delle infrastrutture di rete a larga banda e la cosiddetta "cablatura" dovrà procedere a partire dalle principali aree metropolitane, ove lo sviluppo di reti e servizi telematici per l'utenza affari costituiscono un fattore localizzativo qualificante per nuovi insediamenti imprenditoriali. Per tradurre le potenzialità del settore ITC in reali benefici si dovranno potenziare le reti, sviluppando parallelamente una vasta gamma di servizi e applicazioni, secondo le nuove necessità del mercato. Essendo presumibile che permarrà per un certo periodo la situazione oligopolistica di gestione di tali reti è necessario, di fronte a pericoli di posizioni dominanti, un sistema di regole che garantiscano un accesso con condizioni eque anche ad operatori terzi, e che prevedano sia l'obbligo del servizio universale che l'assicurazione dell'accesso ai nuovi servizi. 3.3. Le applicazioni prioritarie Le applicazioni che potranno avere una rapida affermazione per via telematica riguardano: - il commercio e le transazioni finanziarie, il lavoro e l'occupazione, i beni culturali, l'istruzione e la formazione, la Pubblica amministrazione, l'ambiente e il territorio, l'assistenza e la diagnosi medica, la stampa e l'editoria, la posta e la video comunicazione, la pubblicità, l'intrattenimento ed il tempo libero. Tra le aree applicative, di maggiore interesse per il sistema economico e produttivo italiano e con la maggiore valenza strategica, oltre a quelle "orizzontali" relative all'istruzione e formazione, che verranno sviluppate più avanti nel documento, vi sono: la rete Unitaria della P.A. ed i servizi di pubblica utilità, le reti territoriali ed i servizi al cittadino e alle imprese, il lavoro cooperativo e il telelavoro, il commercio elettronico, i beni culturali e multimedialità. I principali interventi per lo sviluppo di tali applicazioni prioritarie potrebbero comprendere: - l'avvio di programmi formativi/informativi, anche con il supporto dell'azione pubblica; - il lancio di progetti finalizzati di carattere settoriale; - l'incentivazione delle imprese all'utilizzo delle applicazioni medesime e per l'ammodernamento delle infrastrutture necessarie; - la definizione del contesto giuridico e dei criteri di standardizzazione relativi; - la modifica del sistema tariffario, al fine di favorire l'accesso degli utenti finali (attraverso INTERNET, ISDN e larga banda ATM); - adeguati strumenti di natura fiscale, per consentire un rapido ammortamento delle nuove tecnologie la cui obsolescenza si realizza ormai in pochi anni; - agevolazioni fiscali per le PMI, che decidano di realizzare concentrazioni o associazioni di imprese per raggiungere quella massa dimensionale critica e di conoscenze che permetta loro si partecipare ad un mercato allargato e di presidiarlo. 3.3.1 La rete unitaria della P.A. ed i servizi di pubblica utilità Per "servizi di pubblica utilità" in senso stretto, si intendono i servizi a contenuto informativo che riguardano la gestione dei servizi amministrativi (certificazioni, pratiche ecc.) nell'ambito di un innovato rapporto tra la Pubblica amministrazione, i cittadini e le imprese. La P.A. oltre ai compiti istituzionali (legislativi, amministrativi, giudiziari ecc.), svolge una importante funzione di erogazione di servizi, tra i quali quelli relativi alle pratiche amministrative. La realizzazione della Rete Unitaria della P.A. (di cui si è parlato al paragrafo 3.1.2.), la semplificazione delle procedure, la loro informatizzazione e l'utilizzo delle nuove tecnologie ICT, consentiranno di accrescere, da una parte, la qualità dei servizi e l'efficienza dell'amministrazione e, dall'altra, la facilità di accesso ai servizi medesimi e la soddisfazione degli utenti (cittadini ed imprese). Per via elettronica potranno essere forniti servizi di: - informazione di base e sulle procedure:
- per l'accesso (procedure, indirizzi, orari, interlocutori, scadenze, documentazione, ecc.); - compilazione e stampa modulistica; - consultazione e stampa fac-simili per domande, istanze, ecc.; - accesso ad atti e pratiche: accesso ad atti, delibere ecc., accesso a pratiche (concessioni, autorizzazioni, licenze, concorsi, ecc.), certificazione transazioni amministrative e fiscali, inoltro domande, istanze ecc., iscrizioni, prenotazione servizi ecc., modulistica, dichiarazioni, pagamenti fiscali, consulenza (su casella postale elettronica o in videoconferenza).3.3.2 Le reti territoriali e i servizi al cittadino e alle imprese Molte Amministrazioni comunali, anche in collaborazione con Aziende Municipalizzate ed altre realtà economiche locali, stanno approntando progetti di cablaggio del territorio comunale per mettere a disposizione di cittadini ed imprese infrastrutture di comunicazione rivolte alla fornitura di servizi. Anche questa è un'importante opportunità che può essere efficacemente utilizzata ai fini, sia dello sviluppo dell'utilizzo della tecnologia da parte degli utenti (cittadini ed imprese), sia della crescita del comparto dell'offerta. La gamma delle possibili applicazioni è molto vasta: - l'interconnessione delle diverse sedi dello stesso ente e con i punti terminali sul territorio comunale degli altri enti della pubblica amministrazione, al fine di contribuire alla realizzazione di un accesso unico al sistema della pubblica amministrazione; - la possibilità di mettere a disposizione dei cittadini un'ampia gamma di servizi (di informazione, di prenotazione, di documentazione, per il tempo libero, ecc.) sia a pagamento che in forma gratuita; - l'opportunità per le imprese di disporre di efficienti strumenti di comunicazione sia all'interno del loro sistema, che verso i cittadini e le Amministrazioni. Vi sono due possibili direttrici d'intervento: - progettuale e implementativa. Sul piano progettuale vanno impostate iniziative di supporto agli Enti locali per l'individuazione dei bisogni da soddisfare e per la predisposizione di corretti piani di realizzazione. Dal punto di vista implementativo va favorito l'allargamento dei possibili partner dei progetti al di fuori dei soli enti pubblici, favorendo il coinvolgimento di industrie, banche e, più in generale, di operatori economici locali in forma di project financing e outsourcing. 3.3.3 Il lavoro cooperativo e il telelavoro Un'altra delle applicazioni telematiche da promuovere è il telelavoro, che potrà permettere alle imprese di aumentare il proprio grado di flessibilità e di produttività. Anche in questo caso si pongono problemi organizzativi e normativi, legati alla nuova condizione del rapporto di lavoro, che richiederanno un periodo di sperimentazione e di valutazione, al quale dovranno partecipare attivamente le organizzazioni sindacali. Le possibilità offerte dal telelavoro e le applicazioni connesse sono destinate ad influenzare profondamente comportamenti e dinamiche degli individui, delle imprese e della collettività: - di molte categorie di lavoratori, in relazione alla possibilità di gestire in modo migliore il proprio tempo, di ridurre i tempi impiegati per gli spostamenti fisici, di bilanciare esigenze e vincoli di natura familiare con quelli professionali delle imprese per la possibilità di ridurre o contenere i costi di struttura connessi al mantenimento di sedi fisiche (in particolare decentrate), di avere una maggiore flessibilità nell'impiego delle risorse umane e degli orari di lavoro della collettività, come strumento di politica ambientale in relazione al contenimento della circolazione e del traffico, con tutte le implicazioni connesse (ambiente, salute, efficienza) e come strumento a supporto delle politiche occupazionali e di sviluppo economico e sociale di aree geografiche depresse, contribuendo ad una distribuzione di responsabilità sul lavoro ed attribuendo ai lavoratori una maggiore autonomia ed una maggiore soddisfazione personale, creando opportunità di lavoro in aree a minore sviluppo, anche attraverso la fruibilità di adeguate infrastrutture in rete, favorendo lo sviluppo di nuove imprenditorialità: - con la nascita di società e con la creazione di professioni, anche rivolte a categorie deboli o svantaggiate (disabili, anziani, ecc.). La traduzione di queste potenzialità in fatti e processi concreti, quantitativamente e qualitativamente rilevanti, appare però nel contesto italiano ancora marginale, rispetto ad altre realtà (in particolare USA ed altri Paesi europei, come la Francia) dove la penetrazione del telelavoro è più diffusa. Le cause del ritardo sono diverse: - il ritardo nello sviluppo delle infrastrutture, la scarsa sensibilità e propensione all'innovazione, le remore di carattere culturale, la mancata definizione di strumentazione normativa e contrattuale. Lo sviluppo del telelavoro potrà essere favorito anche attraverso interventi finalizzati a: - sviluppare le infrastrutture e i servizi di telecomunicazione presso l'utenza; - promuovere l'offerta di strumenti e servizi alle imprese per l'avviamento di iniziative sperimentali di telelavoro; - diffondere informazione qualificata sull'argomento; - sensibilizzare organizzazioni, aziende, enti e lavoratori nei confronti dello strumento; - avviare un confronto tra le parti sociali per la definizione di soluzioni normative e contrattuali. 3.3.4 Il commercio elettronico Lo sviluppo delle nuove tecnologie informatiche e telematiche ha consentito la nascita e la diffusione del commercio elettronico, inteso come scambio elettronico di informazioni, transazioni (anche finanziarie), beni e servizi. Il commercio elettronico si rivolge, sia al mercato consumeristico, sia alle imprese: tra queste, assume particolare importanza per le Piccole e Medie Imprese che, dall'uso delle tecnologie informatiche e telematiche, possono trarre i maggiori vantaggi in termini organizzativi e logistici. Le Piccole e Medie Imprese costituiscono uno dei fondamenti dell'attività economica del Paese e rappresentano un elemento chiave nei confronti dei processi innovativi e per l'occupazione; tuttavia, le loro opportunità di business, in un mercato sempre più competitivo ed internazionalizzato, risultano condizionate da numerosi fattori, tra i quali la difficoltà di accesso all'informazione e quella della integrazione nell'ambito delle attività di commercio a livello globale. Lo sviluppo di sistemi informativi per le imprese e del commercio elettronico, si pongono come obiettivo generale, proprio quello di facilitare la crescita della competitività delle PMI e la loro partecipazione ad un mercato globale, cogliendo le opportunità offerte dallo sviluppo della Società Globale dell'Informazione. Per lo sviluppo del commercio elettronico, la cui importanza e priorità sono ormai riconosciute a livello internazionale, andranno curati, da una parte, la sua promozione e diffusione presso le imprese e gli altri operatori interessati e, dall'altra, il contesto giuridico e le problematiche di standardizzazione connessi, affrontando i problemi della tutela dei diritti d'autore, della riservatezza, della sicurezza delle transazioni, dell'autenticazione e validazione dei documenti e degli interlocutori, della validità delle transazioni elettroniche, dei pagamenti elettronici. Tali problematiche andranno affrontate, non solo a livello nazionale, ma in un'ottica sovranazionale e si dovrà tener conto dei risultati e delle esperienze a livello europeo e G7. Gli interventi per la promozione del commercio elettronico dovrebbero essere finalizzati: - a sensibilizzare le imprese italiane (segnatamente quelle minori) nei confronti dello strumento in parola; - ad agevolare l'acquisizione dei necessari elementi formativi e informativi (in particolare per valutare in modo adeguato opportunità e minacce connesse alla sua diffusione); - a promuovere l'offerta di strumenti e servizi alle imprese, per l'avviamento di iniziative finalizzate a sperimentare forme (più o meno complesse) di commercio elettronico traendone benefici concreti. Alla diffusione delle transazioni telematiche e delle applicazioni di commercio elettronico dovrà contribuire anche la Pubblica amministrazione che, nell'ambito del processo di riorganizzazione delle strutture e dei processi e secondo le attività pianificate nel Piano validato dall'AIPA, dovrà sviluppare un nuovo sistema di informazione e di comunicazione con le altre Amministrazioni, con le imprese e con il cittadino. 3.3.5 I Beni Culturali e Multimedialità L'Italia è uno dei maggiori punti di concentrazione di risorse storico-culturali del mondo: - si stima, infatti, che oltre metà dell'intero patrimonio culturale mondiale sia situata in Italia. Mentre sono note le condizioni di conservazione e di fruibilità di tanta parte di tale patrimonio, si sta assistendo, da parte di imprese estere, a prime realizzazioni che tendono a sfruttare in chiave industriale tale patrimonio. Viene in tal modo trasferito all'estero il beneficio economico: - in Paesi che, pur privi delle nostre "risorse culturali", sono in grado di calamitarne il valore aggiunto, grazie alle maggiori capacità organizzative e tecnologiche . Non va inoltre dimenticata la stretta relazione tra patrimonio culturale e industria turistica: se pur in modo "indiretto", tale patrimonio partecipa ad un processo economico più ampio, centrato proprio sul turismo, altra risorsa pregiata del nostro Paese. Le nuove tecnologie disponibili permettono di affrontare il tema della valorizzazione del patrimonio culturale e del suo utilizzo a fini economici, su nuove basi: la multimedialità e le tecnologie ICT rappresentano lo strumento del prossimo futuro, se non già del presente, per diffondere le informazioni e la conoscenza sui beni culturali, in quanto tali e rispetto alle implicazioni che hanno con l'industria del turismo. L'utilizzo che, sino ad ora, è stato fatto della terminologia in relazione ai beni culturali presenta aspetti diversi: vi sono casi in cui la terminologia è a supporto di un suo più ampio utilizzo e diffusione (ad es. il progetto del Servizio Bibliotecario Nazionale), ma altri in cui l'utilizzo è prevalentemente a carattere "interno" (ad es. la catalogazione computerizzata dei patrimoni museali). Ciò che va innanzitutto affermato, è la valenza economica del patrimonio culturale e, conseguentemente, vanno impostate iniziative che, sfruttando le nuove tecnologie, ne facciano una fonte di reddito per il Paese. Occorre sviluppare un'offerta di servizi per la valorizzazione di tale patrimonio che abbia due valenze economiche: - lo sfruttamento "diretto" del patrimonio stesso, - lo sfruttamento "indiretto" in accordo con attività in campo turistico. In linea di massima le applicazioni ruotano intorno ad alcuni filoni come: beni museali ed archeologici virtuali, biblioteche elettroniche, accesso on line ad archivi (storici, artistici, architettonici, ecc.), centri di documentazione e banche dati catalografiche multimediali, accesso on line a videoteche, fonoteche ecc. Il catalogo multimediale di un sito archeologico, ad esempio, può essere venduto in quanto tale, o utilizzato, con altri strumenti analoghi, per la definizione e l'illustrazione di percorsi turistici. In un progetto di questo tipo trovano collocazione, non solo attività di imprese del settore ICT, ma anche di imprese di altri settori come quello editoriale, e vengono create le condizioni per la nascita di realtà imprenditoriali locali che, ad esempio, potrebbero personalizzare e localizzare i prodotti multimediali, arricchendoli con altro tipo di informazioni, legate alla realtà più generale locale, costruendo in tal modo filiere di imprenditorialità in settori differenti, quali l'immagine, il suono, la parola, la comunicazione. La capacità dell'industria nazionale di essere protagonista in questo settore consentirà di sviluppare in Italia tutta una serie di prodotti e servizi, in grado di indurre sviluppo di professionalità e di posti di lavoro, che sarebbero altrimenti destinati ad altri Paesi tecnologicamente più attivi e più avanzati. L'evoluzione di questi servizi e la loro diffusione saranno favorite dalla realizzazione delle reti a larga banda e dall'utilizzo di strumenti multilinguistici, che ne faciliteranno la fruizione, non solo nelle prospettive precedentemente indicate, ma anche in altri contesti, per i quali sarà possibile l'industrializzazione in connessione al patrimonio culturale, quali l'editoria elettronica e multimediale, l'educazione scolastica e la formazione individuale. Dal punto di vista giuridico, in fine, sarà necessario che sia definita la normativa riguardante i diritti di proprietà intellettuale, che regoli, in particolare, il corretto utilizzo dei beni culturali per gli aspetti economici e finanziari. 4. Ricerca, innovazione e formazione La ricerca e l'innovazione svolgeranno un ruolo determinante nella competizione globale. Senza ricerca non si ha innovazione e dalla qualificazione tecnologica del Paese dipendono la sua modernizzazione e la sua capacità competitiva. Ricerca, innovazione e sviluppo tecnologico orientati al mercato, devono essere accompagnati ad un'adeguata crescita culturale e professionale delle risorse umane che svolgono un ruolo primario nel sistema economico e produttivo e quindi nell'innalzamento della qualità della vita. La filiera ricerca-innovazione-formazione-sviluppo richiede un'attenzione particolare da parte del Governo, accompagnata da adeguati interventi, coordinati sia a livello nazionale che a livello europeo. Su questi temi si sofferma in particolare l'accordo per il lavoro del 24 settembre '96 che indica per la ricerca un obiettivo specifico: portare la quota del PIL investito in ricerca e innovazione tecnologica al 2% (considerando il livello attuale pari all'1,2-1,3%, si tratta di un incremento di circa 10.000 miliardi). Il Governo ha ricevuto, inoltre, dal Parlamento la delega (legge Bassanini) per il riordino del sistema di guida e di promozione della ricerca pubblica, ed i decreti di delega fiscale prevedono incentivi per la ricerca industriale. Se da una parte, quindi, il quadro normativo permette di avviare le prime necessarie misure definendo le azioni concrete da attuare, dall'altra esso va opportunamente ridefinito e finalizzato. 4.1. RSD&D nel settore ICT Il settore ICT ha particolari esigenze di Ricerca, Sviluppo, Dimostrazione e Diffusione (RSD&D), che sono ovviamente diverse a seconda che si tratti di una grande impresa dell'informatica e delle telecomunicazioni, o di una media, piccola o piccolissima impresa. Ci sono inoltre diversi livelli di attività nel campo della ricerca applicata che vanno esaminati singolarmente e che richiedono soluzioni e strumenti differenti. Tali attività possono così essere individuate: - attività di mantenimento e di incremento marginale dei prodotti e dei processi. Tali attività costituiscono la base delle iniziative di ricerca della piccola e media industria dell'ICT e degli utenti di soluzioni informatiche e telematiche; esse dovrebbero essere sostenute con adeguati interventi fiscali ed incentivi automatici che oggi sono limitati all'art.8 della legge 317/91; - attività di sviluppo e preindustrializzazione di nuovi prodotti e processi. Tali attività sono oggi sostenute prevalentemente dalla legge 46/82 o dall'intervento ordinario nelle aree depresse. Si tratta di strumenti con risorse finanziarie non sufficienti e le cui procedure vanno opportunamente semplificate e velocizzate per renderli più facilmente accessibili alle piccole e medie imprese, adeguandoli alla rapidità con cui, in questo settore, avviene l'innovazione tecnologica: oggi una pratica di finanziamento può durare anche alcuni anni, mentre una decisione di investimento innovativo deve essere presa nel giro di qualche mese; - attività di ricerca applicata. E' la parte più innovativa della ricerca industriale, sostenuta oggi dal Fondo per la Ricerca Applicata (FRA), gestito dal MURST nel quadro della legge 46/82 o finanziato dalla 346/88. Questo fondo risponde abbastanza bene alle necessità si tratta però, di rivedere i criteri di valutazione dei rischi e delle ricadute industriali e di rifinanziarlo in maniera adeguata; - attività di ricerca con ricadute industriali di pubblico interesse. Sono attività che rientrano nel campo di applicazione delle leggi 46/82, 95/95, 488/91 e richiedono rapporti di collaborazione tra ricerca industriale ed Enti pubblici ed Università. Anche in questo caso, sulla base dell'esperienza condotta, potranno essere riviste le scelte delle priorità e le procedure operative in termini di semplificazione e velocizzazione. Per quanto riguarda le materie di ricerca, nella revisione di questi strumenti, bisogna operare affinchè gli interessi di ricerca della comunità accademica, degli Enti e quelli dell'industria convergano. 4.2. Azioni operative Alcune azioni possibili, finalizzate al sostegno e alla promozione della ricerca, sono attivabili: - per la ricerca industriale privata: - creando un ambiente favorevole allo sviluppo della ricerca scientifica ed applicata. La defiscalizzazione degli utili investiti in ricerca potrebbe essere uno strumento adeguato per rapidità e semplicità di applicazione; - concentrando le risorse disponibili sui temi presi in considerazione dai progetti pilota del G7 e sulle applicazioni indicate nel rapporto Bangemann, relativi allo sviluppo della Società dell'Informazione. Particolare attenzione andrà rivolta ai temi di natura orizzontale, come lo sviluppo delle reti a larga banda, infrastrutture necessarie per lo sviluppo di applicazioni multimediali, e alle applicazioni prioritarie indicate precedentemente. Relativamente al progetto sul Mercato globale per le PMI si dovranno concentrare gli sforzi per la presentazione di progetti in sede UE attraverso la creazione di un gruppo di supporto alle PMI; - per la ricerca pubblica:
- sostenendo la ricerca orientata allo sviluppo di soluzioni applicative innovative incoraggiando la diffusione e lo sfruttamento dei risultati; - promuovendo la collaborazione tra industrie, università ed enti di ricerca: - orientando, con più efficacia tali collaborazioni, anche di tipo contrattuale, verso l'innovazione, il trasferimento e la diffusione delle conoscenze e lo sfruttamento industriale dei risultati; - individuando modalità per consentire ai ricercatori e al mondo universitario in genere di partecipare a programmi di RSD&D con le imprese; - facilitando la permanenza, per periodi definiti di ricercatori pubblici (periodi sabbatici) presso aziende private e viceversa. 4.3. Formazione e trasferimento di tecnologie Per affrontare le scommesse per la realizzazione della Società dell'Informazione e tenere il passo con i futuri sviluppi, si dovrà mettere a punto una specifica strategia per l'istruzione e la formazione, adeguando i contenuti e le tecniche, a partire dalle scuole. Sarà sempre più necessaria una diffusa conoscenza degli strumenti informatici e telematici, conoscenza che sarebbe opportuno innestare nel processo di formazione scolastica e universitaria e che, oltre a dare risultati positivi già in quegli ambiti, risulterà produttiva al momento dell'ingresso dei giovani nel mondo del lavoro. L'azienda da parte sua, inserita nella Società dell'Informazione, va pensata non solo come sede di lavoro, ma anche come sede di formazione e qualificazione professionale, tale da garantire un continuo rinnovo delle competenze. In particolare per le PMI, tale modello va visto insieme al processo di trasferimento delle tecnologie. Per favorire l'inserimento dei giovani nel mondo del lavoro e l'aggiornamento delle competenze e delle qualifiche professionali richieste dal sistema economico e produttivo, andrà avvicinato il mondo dell'istruzione a quello dell'impresa, anche attraverso: - nuove forme di partnership per la formazione; - l'alternanza scuola-lavoro; - l'utilizzo delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione. E' possibile ipotizzare tre aree di intervento sulle quali condurre gli opportuni approfondimenti: - formazione di base. Per la formazione di base è possibile pensare a diverse misure:
- defiscalizzare o concedere sgravi contributivi sulle retribuzioni corrisposte dalle imprese ai lavoratori nei periodi di formazione finalizzata (nella logica del Contratto Formazione Lavoro, non solo ai nuovi assunti, ma anche ai lavoratori già impiegati); - contribuire alle spese sostenute dalle aziende per corsi di formazione informatica; - individuare forme che consentano di dedicare alla formazione ore lavorative rese disponibili sia dai lavoratori che dalle aziende; - aggiornamento e trasferimento di tecnologie. Per l'aggiornamento ed il trasferimento tecnologico sarà necessario:
- realizzare o convertire parte dei parchi tecnologici, finalizzandoli al trasferimento delle tecnologie ICT; - incentivare la partecipazione di personale a corsi e stages anche all'estero; - formazione avanzata. Per la formazione avanzata sarà necessario:
- creare in Italia Centri di eccellenza nel campo ICT, facendo leva su strutture formative aziendali o pubbliche già esistenti ed organizzate in forma di "campus"; in tali strutture dovrebbero essere incentivati progetti e programmi di scambio con enti e istituzioni straniere. La partecipazione dovrebbe essere aperta a ricercatori e personale di sviluppo pubblico e privato; - promuovere la collaborazione tra industrie, università ed enti di ricerca. Queste forme di collaborazione vanno orientate con maggiore efficacia verso l'innovazione, il trasferimento e la diffusione delle conoscenze. 5. La normativa e gli incentiviNel corso degli ultimi anni, la produzione industriale ha beneficiato di un consistente apporto di nuove tecnologie ed, in particolare, delle possibilità derivanti dalla capillare diffusione dell'informatica. L'informatica ha permesso l'introduzione di tecnologie radicalmente innovative in tutti gli ambiti legati al controllo dei processi produttivi, determinando notevoli risultati in termini di affidabilità, di qualità, di efficienza e di economicità. La normativa di incentivazione industriale si è tradizionalmente riferita ai "macchinari" come strumento di crescita e di sviluppo del sistema produttivo: l'incentivazione finanziaria è stata quindi essenzialmente rivolta agli investimenti per immobilizzazioni di carattere materiale (hardware), con pochi limitati esempi di incentivi per beni immateriali (software), sempre e comunque correlati con i beni materiali strettamente pertinenti. Nel tempo, con lo sviluppo dell'automazione, la componente software delle macchine è diventata sempre più importante ed è ormai irrinunciabile l'esigenza di attribuire al "software" e, più in generale, al settore dell'informatica ed alle imprese che operano nell'ambito della produzione del software, una giusta collocazione nel sistema produttivo nazionale, individuando le norme di carattere agevolativo applicabili e le modifiche per renderle più aderenti alle attuali necessità. Sono due le strade da percorrere: - la prima consistente nella ricognizione della normativa esistente, individuando possibili integrazioni e miglioramenti; - la seconda per l'elaborazione di nuove proposte normative specifiche per il settore. In materia di aiuti alle imprese, si dovrà intervenire per: - consentire l'ammissibilità al finanziamento agevolato per gli investimenti in software, congiuntamente ed anche disgiuntamente dall'hardware relativo; - inserire il settore dell'informatica e delle telecomunicazioni tra i possibili destinatari delle agevolazioni. In particolare, occorre considerare che le attuali norme agevolative fanno in genere riferimento all'industria manifatturiera, ammettendo le imprese il cui settore di attività sia ricompreso nelle tabelle C e D della classificazione ISTAT: le imprese informatiche sono quindi escluse, perchè inquadrate generalmente nella tabella K, in quanto fornitrici di servizi. Senza modificare l'attuale classificazione ISTAT, si potrebbe inserire nella normativa agevolativa, anche al fine di evitare dubbi interpretativi, un esplicito riferimento come destinatarie dei benefici, alle imprese del settore dell'informatica e delle telecomunicazioni ed alle imprese che, per tale settore producono servizi a valore aggiunto, applicazioni e contenuti.5.1. Linee d'intervento La normativa di incentivazione finanziaria, in funzione delle sue finalità, riguarda in linea generale: a. aiuti all'investimento (incremento o riqualificazione degli strumenti e delle attrezzature produttive); b. aiuti alla ricerca ed all'innovazione tecnologica (sia per quanto attiene nuovi prodotti che per processi produttivi innovativi); c. aiuti per la capitalizzazione delle imprese produttive; d. aiuti alle esportazioni. Le linee di intervento vanno quindi riferite alla precedente classificazione, individuando tra gli strumenti in vigore i possibili adeguamenti. I temi orizzontali da affrontare per le proposte di emendamento, e le normative interessate, sono i seguenti: - riconoscere l'ammissibilità dei soggetti attualmente classificati come fornitori di servizi che operano nel settore dell'informatica e delle telecomunicazioni e l'ammissibilità delle imprese che per tale settore producono servizi a valore aggiunto, applicazioni e contenuti (l. 317/91, l. 341/95, l. 488/92,l. 1329/65, l. 594/94); - riconoscere l'integrale ammissibilità per le forniture di software anche in via autonoma dall'acquisto dell'hardware e, purchè con carattere di investimento straordinario, per le consulenze di informatica e telecomunicazioni (l. 317/91, l. 341/95, l. 1329/65, l. 594/94,); - attuare semplificazioni procedurali al fine di velocizzare gli interventi finalizzati al supporto della ricerca e dell'innovazione tecnologica (l. 46/82); - rivitalizzare le norme per il sostegno alla capitalizzazione delle imprese (l. 317/91); - supportare lo sviluppo e l'internazionalizzazione delle imprese del settore mediante adeguati strumenti di credito all'esportazione e di copertura assicurativa (l. 227/77). Sono riportate in Allegato alcune schede con le possibili proposte di emendamento alla normativa interessata. 5.2. Le politiche fiscali L'apertura dei mercati internazionali, l'integrazione delle politiche economiche in sede comunitaria e l'adozione di più severe politiche di bilancio sposteranno in futuro sempre più l'azione di politica industriale verso un approccio di sistema, all'interno del quale gli strumenti di incentivazione finanziaria costituiscono soltanto uno degli elementi dell'azione pubblica. Il quadro della competitività risulta infatti sempre più incentrato sulla qualificazione di un "ambiente" esterno alle imprese in grado di incentivare la localizzazione e lo sviluppo delle attività industriali. Sotto questo profilo giocano un ruolo determinante non solo un sistema efficiente della P.A., una rete di infrastrutture e di servizi adeguata agli standards europei e un quadro della ricerca sia pubblica che privata, in grado di rispondere alle esigenze delle imprese, ma soprattutto una fiscalità allineata con quella dei Paesi concorrenti, sia sotto l'aspetto della semplificazione delle norme sia con riferimento alla incidenza sulla finanza aziendale. Eventuali interventi volti ad agevolare, tramite lo strumento fiscale, gli investimenti e le attività delle imprese dovranno risultare compatibili con le politiche economiche del Governo. Alcune possibili misure di natura fiscale potrebbero riguardare: a. agevolazioni per gli insediamenti produttivi e lo sviluppo degli investimenti in particolari aree del Paese: sotto tale aspetto, le norme già adottate appaiono in linea con l'obiettivo di finalizzare l'intervento pubblico verso aree a maggiore crisi occupazionale e produttiva, come le disposizioni di sostanziale proroga della legge Tremonti agli investimenti realizzati nel 1996 dalle unità produttive localizzate nelle aree depresse (comma 85 dell'art. 3 legge 28 dicembre 1995 n. 549) e le nuove agevolazioni fiscali, previste nelle aree dell'obiettivo 1 interessate da contratti d'area o da patti territoriali (comma 208 dell'art. 2 della legge 23 dicembre 1996 n. 662); b. agevolazioni per lo sviluppo delle attività di ricerca e di innovazione: l'art. 8 della legge 317/91 ha già previsto la concessione di crediti di imposta per il sostegno delle attività di ricerca da parte delle piccole e medie imprese; l'esperienza maturata con tale intervento potrebbe consentire l'adozione di strumenti generalizzati, quali la detassazione degli utili reinvestiti in spese di ricerca e il riconoscimento di crediti d'imposta, in grado di incrementare la propensione delle imprese, soprattutto di minore dimensione, ad investire quote più elevate dei propri redditi in attività di ricerca e sviluppo; c. altri interventi: fatto salvo il rispetto degli orientamenti comunitari, l'introduzione dell'ammortamento accelerato (per i beni strumentali, tipici del settore ICT, soggetti a rapida obsolescenza) ed una riduzione delle aliquote IVA (con riferimento ai beni direttamente connessi allo sviluppo delle tecnologie informatiche), contribuirebbero certamente ad un immediato sviluppo degli investimenti. Sotto tale profilo, e tenuto conto dei processi di razionalizzazione in atto nel settore dell'informatica e delle telecomunicazioni, potrebbe essere valutata anche la possibilità di una riduzione della pressione fiscale in relazione ai trasferimenti di azienda. ALLEGATO Possibili proposte di emendamento alla normativa di incentivazione aiuti all'investimento:- Incremento o riqualificazione degli strumenti e delle attrezzature produttive 1) Integrazioni e modificazioni della legge 5 ottobre 1991, n. 317. - Il capo I, art. l, comma 3, punto a), è sostituito dal seguente: "a) le piccole imprese industriali o di servizi, costituite anche in forma cooperativa o societaria. Per imprese di servizi si intendono quelle che operano nei settori dei servizi tecnici di studio, progettazione e coordinamento di infrastrutture e impianti, di servizi di informatica e di telecomunicazioni"; - Al capo II, art. 5, comma l, punto d) sono cancellate le parole "di cui alle lettere a), b) e c)"; - Al capo II, art. 5, il comma 3 è sostituito dal seguente: "3. Le agevolazioni previste dagli articoli 6 e 12 non possono essere concesse per i soli investimenti di cui alla lettera e) del comma 1, fatta eccezione delle spese per licenze inerenti i programmi per elaboratore. A tal fine, le agevolazioni concesse a fronte delle spese per brevetti, licenze e formazione del personale non possono superare il 30% del costo delle macchine e delle apparecchiature di cui alle lettere a), b) e c) del comma 1; - le agevolazioni per la formazione del personale non possono altresì superare il costo dei programmi di cui alla lettera d) del medesimo comma 1." In ordine alle modifiche proposte, emerge che una più corretta ed attuale formulazione del campo di applicazione della legge 317 deve considerare ammissibili alle agevolazioni le imprese del settore informatico e delle telecomunicazioni. In linea con le osservazioni di carattere generale, appare utile fare esplicita menzione dei settori ammessi alle agevolazioni, per sopperire alle carenze della classificazione ISTAT. E' opportuno definire l'ammissibilità dei programmi per elaboratore, in quanto strumenti di produzione a se stanti, a prescindere dal contestuale investimento in macchinari ed attrezzature; inoltre, si ritiene di dare nuova e uniforme indicazione sui limiti degli importi agevolabili per spese di brevetti e licenze (diverse dal software per elaboratore), nonchè per formazione del personale che, in prima indicazione, potrebbe attestarsi al 30% dei costi dell'hardware. Si ricorda che attualmente i limiti di ammissibilità percentuale per tali costi sono rispettivamente del 40% per i programmi per elaboratore, del 30% per i brevetti, del 15% per le licenze e del 20% per la formazione del personale, sempre in rapporto al costo delle macchine e delle apparecchiature contestualmente agevolate. 2) Integrazioni al DDL Bersani per la parte relativa alla normativa 341/95 - Incentivi automatici. Sostituire, al comma l, punto c) le parole "di consulenza informatici" con "di consulenza per l'informatica e le telecomunicazioni". Poichè l'utilizzo da parte del legislatore del termine "consulenza" ha lo scopo di limitare l'agevolabilità alle iniziative che abbiano carattere di investimento straordinario, per il quale si ricorre a prestazioni specialistiche esterne, si ritiene che una formulazione più generica (servizi di informatica) potrebbe far rientrare nel campo di applicazione spese legate ad attività di ordinaria conduzione dell'impresa. Anche nel caso degli incentivi automatici si propone di fare esplicita menzione dei settori ammessi alle agevolazioni, onde evitare ambiguità interpretative derivanti dalla classificazione ISTAT. 3) Modificazioni e integrazioni della legge 1329/65 (Sabatini). Per fornire una nuova linea interpretativa della legge Sabatini, superando il concetto tradizionale di macchina utensile che si è notevolmente evoluto nel tempo, con l'assunzione di sempre maggiori spazi degli aspetti software rispetto all'hardware, sarebbe necessario aggiornare il campo di applicazione della legge, comprendendo genericamente tutti i "beni di produzione". A tal fine, una proposta di modifica dell'art. l della legge potrebbe essere la seguente: "Chiunque intenda vendere, con riserva di proprietà, o con pagamento rateale, o differito, oppure locare con diritto di opzione con patto di trasferimento della proprietà al conduttore per effetto del pagamento dei canoni, macchine utensili o beni di produzione, nuovi, di prezzo unitario non inferiore a lire 500.000, sempre che intenda godere dei benefici della presente legge, deve applicare, con le modalità che saranno determinate ai sensi del successivo art. 4, in una parte essenziale e ben visibile della macchina o del bene, un contrassegno recante l'indicazione del nome del venditore o locatore, del tipo di macchina o bene, del numero di matricola dello stesso, dell'anno di fabbricazione e del tribunale nella cui circoscrizione viene stipulato il contratto a norma del successivo art. 3. Le caratteristiche, il prezzo di vendita, le modalità per l'applicazione e la cancellazione del contrassegno dei beni immateriali, i modelli del certificato di origine e dei registri speciali da tenersi dalle cancellerie dei tribunali, verranno determinati con decreto del Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato, di concerto con il Ministro di grazia e giustizia, da emanarsi entro tre mesi dalla pubblicazione della presente legge nella Gazzetta Ufficiale." La proposta di modifica dovrà essere oggetto di ulteriori approfondimenti, in quanto vi sono una serie di difficoltà correlate con l'estensione del sistema agevolativo dai beni materiali a quelli immateriali: oltre alle difficoltà tecniche per il "contrassegno del bene", vanno considerati i problemi relativi alle garanzie a tutela del credito (cfr. "pro-solvendo" e art. 2762 c.c. sui privilegi del venditore delle macchine) Tuttavia, dal punto di vista operativo, già da tempo il Mediocredito Centrale adotta criteri elastici in merito alla valutazione dei beni da considerare strumentali per l'attività produttiva. E' consentito, "di fatto", il riconoscimento del software associato alla macchina per i benefici di legge. L'introduzione di modifiche alla Sabatini, seppur finalizzate alla modernizzazione dello strumento, dovranno preservarne la funzionalità, particolarmente apprezzata dagli operatori, tenuto conto anche dei rischi connessi alla necessaria nuova notifica del regime di aiuto agli organi comunitari. 4) Deliberazioni attuative concernenti la L.488/92 - Investimenti nelle aree depresse del territorio nazionale. Abrogare il comma 2 dell'art. 4 del Regolamento attuativo della legge. Il Regolamento ammette, per le iniziative promosse da società fornitrici di servizi, le sole spese in macchinari ed in software, escludendo quelle per la progettazione, per il suolo aziendale, per opere murarie, per infrastrutture specifiche e per brevetti. Si sta valutando una modifica che possa superare tale limitazione nel caso che sia inequivocabile la connessione tra i beni interessati e le attività produttive del beneficiario. Appare necessario, inoltre, estendere l'operatività della legge anche a tutto il settore ICT, così come in precedenza ipotizzato per le altre normative, con l'esplicito riferimento ai servizi ad esso connessi nell'elenco di quelli ammissibili (Decreto MICA). 5) Deliberazioni attuative concernenti la L. 598/94 e Circ.re Mediocredito Centrale 29/12/95 n. 79. La normativa applicata direttamente dal Mediocredito, in sintesi, richiama le regolamentazioni di cui alla legge 317/91. Si rende pertanto necessario adottare opportune modifiche che siano allineate a quelle proposte per la legge 317/91. - Aiuti alla ricerca ed all'innovazione tecnologica per nuovi prodotti e processi produttivi 6) Legge 46/82 - Fondo Innovazione tecnologica e Fondo Ricerca Applicata. Per quanto attiene gli articoli 14 - 19 della legge 46/82, i principali interventi necessari ai meccanismi applicativi sono: - velocizzazione procedurale; - revisione ed aggiornamento dei settori e delle tematiche da ammettere al Fondo; - revisione della percentuale di intervento del Fondo ed un maggior riconoscimento delle quote forfettarie per le spese generali. Riguardo alla finanziabilità dei progetti provenienti dalle imprese del settore dell'informatica e delle telecomunicazioni, per l'attuale stesura normativa, sono ammesse soltanto quelle provenienti dal settore "industria": una possibile revisione della norma, da attuarsi in via regolamentare, va finalizzata al suo allineamento agli altri strumenti di incentivazione finanziaria per i quali è stato proposto l'esplicito inserimento del settore dei servizi per quanto attiene l'informatica e le telecomunicazioni. Analogo suggerimento dovrebbe essere formulato per allargare il campo di intervento del Fondo Ricerca Applicata (FRA) di competenza primaria del MURST. Per gli aspetti di carattere procedurale, comparando le procedure semplificate introdotte dall'IMI per la concessione delle agevolazioni di cui al Fondo Ricerca Applicata (FRA) e quelle in essere per il FIT, valgono le seguenti considerazioni: - il FIT attualmente ammette a finanziamento programmi di innovazione tecnologica con una complessa fase istruttoria che prevede l'acquisizione di dettagli analitici dei costi del progetto, suddivisi nelle sue varie componenti: personale, spese generali (nella misura forfettaria del 25% delle spese del personale), consulenze e commesse a terzi, attrezzature, commesse interne, missioni e viaggi ed imprevisti. L'istruttoria del Ministero prevede l'esame dell'istanza, l'acquisizione del parere di un esperto nominato nell'ambito di una terna proposta dall'impresa, la consultazione di un apposito Comitato tecnico ed infine la stipula di un contratto di finanziamento. Le procedure prevedono inoltre l'erogazione del finanziamento a consuntivazione dei costi, con cadenza semestrale, dopo il primo stato d'avanzamento che contempla, invece, i costi sostenuti fino alla data di stipula. Il FIT non prevede sostanziali differenze procedurali per i progetti di minore entità o per quelli sviluppati dalle piccole imprese: esiste un'unica differenziazione che si concretizza nella sostituzione del "contratto" di finanziamento con un "decreto" al termine della fase concessiva. Le procedure semplificate del FRA prevedono, per i programmi sviluppati da PMI di importo complessivo non superiore ai 2,5 mld, l'accesso alle agevolazioni attraverso: - una domanda estremamente semplificata nella quale, in sede preventiva, vengono esposti dall'impresa gli obiettivi del progetto, con la sola indicazione del budget complessivo delle spese e dei costi di personale; - su questi ultimi si applica una maggiorazione forfettaria dell'80% per spese generali, comprendenti i costi per materiali, viaggi ed imprevisti; - una procedura di liquidazione che prevede due soli stati di avanzamento, nei quali si rendicontano le spese realmente sostenute: la tempistica del primo stato di avanzamento è a discrezione dell'impresa, mentre il secondo è successivo al termine del programma. L'erogazione dei benefici avviene dopo riscontro della compatibilità dei costi esposti a consuntivo, nei limiti della previsione approvata, con le finalità del progetto: di fatto, con tale procedura, si realizza un consistente grado di elasticità nella riconoscibilità dei costi del progetto ed un'automatica compensazione tra le varie voci di costo, che rendono più semplice ed immediato l'accesso all'agevolazione e facilitano il controllo da parte dell'ente erogatore. Le voci di costo ammesse a consuntivo hanno una struttura estremamente semplificata: oltre al personale diretto, vengono considerati analiticamente soltanto i costi per acquisti di attrezzature, che, peraltro, debbono avere utilizzazione sperimentale, nonchè i costi per consulenze specializzate prestate da strutture scientifiche iscritte in apposito albo. Come accennato, per tutto quanto non resocontato in via analitica (in particolare, con riferimento alle voci previste dal FIT, i materiali, le missioni e viaggi e gli imprevisti) la procedura fa ricorso ad una maggiorazione forfettaria dei costi del personale (80%) per spese generali; in merito alla predisposizione della documentazione, per il FRA, si richiede all'impresa di presentare il capitolato tecnico direttamente nella fase istruttoria alla concessione, con un discreto vantaggio nella tempistica complessiva delle operazioni. Alla luce di quanto sopra esposto, sono necessari alcuni interventi correttivi del Fondo Innovazione Tecnologica che, limitando le fasi di valutazione soggettiva, sulla traccia di quanto fatto dal Fondo Ricerca Applicata, siano in grado di determinare procedure maggiormente "automatizzate". In particolare, per i programmi inferiori ad un determinato importo (10 miliardi), è ipotizzabile una procedura semplificata che, similmente a quella del FRA, contempli solo le voci fondamentali di costo (personale), all'interno di un budget di spesa complessivo che costituisce la base del calcolo del finanziamento agevolato. Le spese generali sarebbero forfettariamente valutate nel 60% del costo del personale diretto, per tener conto di tutti gli altri oneri non individuati analiticamente. L'accesso alle agevolazioni avverrebbe attraverso un livello di intervento di base in percentuale del costo del programma, da attribuire indipendentemente dal settore merceologico di provenienza delle imprese proponenti e superando l'attuale formulazione che prevede l'accesso a tutte le PMI ed alle sole Grandi Imprese che siano inquadrate nei "Settori prioritari". La percentuale di intervento base potrebbe subire un incremento con un surplus per programmi che insistano in "ambiti tecnologici" di particolare rilevanza produttiva ed economica, superando l'attuale formulazione impostata su settori e tematiche prioritarie, peraltro definite dal CIPI da oltre un decennio e non più rispondenti all'attuale situazione produttiva e di mercato. Più in generale, la procedura dovrebbe consentire un maggior livello di automaticità di valutazione, onde permettere il calcolo della agevolazione erogata nell'ottica dell'Equivalente Sovvenzione Lorda (ESL) con meccanismi procedurali simili a quelli già in vigore per la legge 488/92. A tal fine sarebbe necessario: - definire procedure standardizzate per l'accesso alle agevolazioni, possibilmente legate alla sussistenza di indici di compatibilità delle singole voci di costo; - fissare un termine massimo per la durata dei programmi (max 48 mesi); - prevedere l'erogazione in tempi certi, in tre quote, messe a disposizione dell'impresa beneficiaria attraverso un conto corrente bancario e liberando le somme a stati di avanzamento; - sopprimere l'attuale facoltà di convertire parte del finanziamento in contributo in conto capitale; - limitare la riconoscibilità retroattiva dei costi ai sei mesi precedenti la domanda. La semplificazione relativa alla forfettizzazione dei costi accessori (materiali, missioni e viaggi ed imprevisti) da attuarsi con una maggiorazione dei costi del personale diretto, potrebbe essere introdotta anche per i progetti che superano la soglia per l'accesso alla procedura semplificata, eventualmente rinegoziando la percentuale della maggiorazione (40-50% in luogo del 60%). Tale semplificazione renderebbe di molto più agevole sia la fase di valutazione preliminare che quella a consuntivo. Altre modifiche che consentirebbero significativi benefici per le imprese potrebbero essere: a. Esperto: nell'ambito del FIT l'attuale procedura prevede l'affidamento dell'incarico di riferire sul progetto ad un esperto esterno scelto dal MICA nell'ambito di una terna proposta dall'impresa. Gli oneri sono a carico dell'impresa. La relazione dell'esperto costituisce, peraltro, oggi un elemento scarsamente significativo e si proporrebbe di trasferire su un soggetto istituzionale (ad esempio: AGITEC) l'incarico di chiarire i contenuti tecnici del programma; b. Comitato di valutazione: la funzione del Comitato di valutazione potrebbe essere superata con una migliore definizione delle griglie di ammissibilità, dei coefficienti di compatibilità delle voci di costo e la standardizzazione delle procedure; c. Quote di utilizzo delle attrezzature e strumentazione: l'attuale valutazione delle quote di utilizzo delle attrezzature risente fortemente di valutazioni non oggettive: occorrerebbe introdurre criteri di riconoscimento dei costi legati al rapporto tra i tempi di utilizzo dei beni (dalla data della presa in carico alla fine del programma) ed il periodo di ammortamento fiscale. - Aiuti per la capitalizzazione delle imprese produttive Gli articoli 2 e 3 della legge 317/91 disciplinano una nuova figura di società di intermediazione finanziaria, la cosiddetta società finanziaria per l'innovazione e lo sviluppo (SFIS). Le Società finanziarie per l'innovazione sono ammesse a beneficiare dell'agevolazione fiscale (credito d'imposta), per ciascun periodo d'imposta, nella misura del 5% dell'incremento delle partecipazioni assunte nel corso di ciascun esercizio ed esistenti alla data del 31 dicembre e comunque per un importo massimo non superiore a 200 milioni di lire. Per le Società finanziarie per l'innovazione costituite nelle aree territoriali svantaggiate del Mezzogiorno e del Centro-Nord le percentuali dell'agevolazione ed il tetto delle agevolazioni stesse sono aumentati del 50%. La misura, così com'è stata originariamente impostata non ha raggiunto i risultati auspicati; nessuna società è infatti iscritta, ai fini delle agevolazioni, nell'apposito albo previsto dalla legge 317/91. In particolare: i vincoli temporali sulle partecipazioni non rispondono all'effettivo periodo necessario per il disinvestimento delle azioni possedute l'incentivazione prevista è ben lontana dal costituire un effettivo stimolo alla costituzione delle Società finanziarie per l'innovazione e lo sviluppo (per ottenere il massimo dell'agevolazione pari a 200 milioni occorre investire 4 miliardi l'anno, a fronte della misura agevolativa del 5% di credito d'imposta). Tale misura va comunque considerata positivamente in quanto rappresenta il primo segnale del legislatore nel campo dell'agevolazione di attività d'intermediazione finanziaria. La rivisitazione ed il rilancio della norma, mediante la ridefinizione dei parametri dell'agevolazione effettivamente erogabile, potrebbe fornire il necessario volano finanziario alla piccole e medie imprese operanti nel settore dell'informatica e delle telecomunicazioni. - Aiuti alle esportazioni. La situazione attuale del settore ICT vede le imprese italiane scarsamente attive sul fronte della internazionalizzazione: a fronte di investimenti di rilievo per cercare di espandere la loro presenza sul mercato, si assiste ad un modesto volume delle esportazioni. Per supportare adeguatamente lo sviluppo e l'internazionalizzazione del settore ICT, taluni strumenti tradizionali di sostegno andrebbero rivisitati ed adeguati: tra gli strumenti che al momento appaiono maggiormente significativi, si citano quello del credito all'esportazione di cui alla legge 227/77 (legge Ossola), nonchè lo strumento della copertura assicurativa offerta dalla SACE per le esportazioni. In tali ambiti è necessaria una rinnovata attenzione alle problematiche specifiche dei settori in questione che si differenziano da quelli convenzionali principalmente per l'immaterialità dei beni e dei servizi oggetto di intervento. Sarà necessario, quindi, modificare e/o integrare gli strumenti in parola in relazione alla particolare natura dell'attività delle imprese interessate. Tutti gli indicatori segnalano un gap sistematico rispetto ai principali Paesi. Fa eccezione la telefonia mobile dove però la situazione presenta delle peculiarità locali. Particolarmente grave appare la distanza relativa all'utenza Internet. La dimensione del mercato italiano di informatica e di telecomunicazione è sensibilmente inferiore a quella degli altri Paesi europei. Il tasso di crescita mentre è dello stesso ordine di grandezza per le TLC (trascinato soprattutto dalla telefonia mobile) è più basso per l'informatica per cui il differenziale tra Italia e altri Paesi tenderà nei prossimi anni ad accrescersi. Il fenomeno è ancora più accentuato se si tiene conto dei segmenti più dinamici dei due mercati (software applicativo e servizi professionali per l'informatica, reti private e servizi di trasmissione dati per le TLC). A titolo di esempio basta ricordare: gli obiettivi fondamentali del programma canadese per la S.I., che sono la creazione di nuovi posti di lavoro, il consolidamento della sovranità e identità culturale e l'accesso universale ai servizi. Le azioni giapponesi, per raddoppiare in venti anni il mercato facendo diventare le autostrade informatiche una delle prime voci del prodotto interno lordo, in grado di assorbire 2,4 milioni di occupati. Il rapporto Thery per il Governo francese che prevede, con investimenti di 200 miliardi di franchi in venti anni, la creazione di 300.000 nuovi posti di lavoro. - Potrebbero essere interessate le Amministrazioni centrali e periferiche, con il coinvolgimento delle associazioni di categoria, di strutture tecniche di settore (ENEA, Agitec, IPI, Mediocredito Centrale, ecc.), del sistema delle Camere di Commercio e di strutture a supporto del commercio con l'estero (es. ICE, Camere di Commercio all'estero, ecc.) - ENEA, Agitec, IPI, Mediocredito Centrale, ecc. - La Commissione europea presenterà la sua proposta formale per il Quinto Programma Quadro entro marzo '97, che potrebbe essere approvato nella primavera del '98. - Gli altri due programmi tematici del quinto programma-quadro sono: Crescita competitiva e sostenibile ed Ecosistemi. Ad esempio, se il settore turistico è ritenuto strategico occorrerà favorire l'utilizzo di tecnologie avanzate presso le aziende del settore, magari selezionando le aree geografiche prioritarie. Ad esempio, gli utenti italiani presentano gli indicatori più bassi rispetto agli altri Paesi europei, nell'uso della tecnologia dell'informazione per quanto riguarda i rapporti con i propri clienti, le attività di marketing, i sistemi di decision support e perfino il document processing. Ma risultano più arretrati anche nell'uso di alcune tecnologie quali i CD Rom, i sistemi object oriented, le architetture client/server, le applicazioni multimediali ed Internet.
Autorità per l'informatica nella Pubblica Amministrazione.
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