Tra Usa e Ue l'accordo è difficile di Claudio Manganelli (Membro dell'Autorità Garante per la Privacy) La maggioranza delle aziende che operano sul mercato statunitense, attribuisce elevata valenza alla "rete delle reti". Molto si discute sulla compravendita di dati personali, che è un'attività assai lucrativa negli Usa: che la chiave della potenza dell'economia di quel paese risiederebbe proprio nella possibilità per le imprese di disporre delle informazioni sulla clientela. E' un argomento importante che milita contro qualsiasi interferenza nel settore di leggi sulla privacy. L'Europa invece sembra arroccata dietro la barriera della riservatezza aggiungendo nella mente del consumatore, al logico timore di cadute di sicurezza nelle transazioni economiche, anche la preoccupazione che un mercato spregiudicato faccia commercio dei dati personali dei singoli utenti attraverso trappole software o lusinghe commerciali. Predomina, insomma, una posizione di attesa e scetticismo nei confronti dello shopping su Internet. I Governi e gli organismi che dovrebbero collaborare a recuperare il considerevole gap culturale e tecnologico che si è formato tra i due continenti in materia di spazio virtuale, si preoccupano sì di difendere e potenziare i loro mercati interni, ma non sembrano impegnarsi molto a trasformare i modelli tradizionali degli scambi commerciali. L'Italia deve mettere immediatamente a fuoco una attenta strategia, se necessario anche diversa da quella europea, se non vuole essere travolta dalla locomotiva del mercato americano e dalle capacità economiche delle maggiori nazioni europee e asiatiche. E' urgente un potenziamento delle funzioni normative e infrastrutturali, nonché tariffarie e fiscali. La recente conferenza interministeriale di Ottawa, organizzata dall'Ocse, si poneva l'obiettivo di costruire un solido ponte tra le posizioni sulle due sponde atlantiche. Non è stato proprio così; il ponte si è tramutato in una passerella tenuta ferma, dalle due parti, da dichiarazioni di principio sulla valenza della tutela della privacy, ma gli strumenti per assicurare questa tutela sembrano rimasti inalterati. Gli Usa sono rimasti dell'opinione che l'approccio più indicato sia quello dell'autodisciplina, particolarmente su Internet e nel contesto del commercio elettronico, ma il settore privato deve urgentemente intervenire in direzione dell'autodisciplina per garantire la riuscita di tale approccio. Per quanto riguarda la possibilità di individuare soluzioni idonee attraverso 1'apporto della comunità internazionale, gli europei potrebbero premere perché gli Usa creino un ente incaricato della tutela della privacy (che attualmente non esiste), il quale possa partecipare al dibattito internazionale in materia. La semplice creazione di un organismo del genere rivestirebbe grande importanza in chiave politica, fornendo ai sostenitori statunitensi della privacy un punto di riferimento nei rapporti con il Governo, così da portare, gli Usa al tavolo del dibattito internazionale (come è speranza comune). (Ndr: ripreso da Il Sole24-Ore di lunedì 26 ottobre 1998) |