Le norme rigide non si addicono alla reteInternet di Claudio Manganelli Il semestre che sta per avviarsi deve necessariamentevedere ultimate tutte le attività propedeutiche a stabilireun punto fermo, in materia di norme, per consentire al complessomondo dei sistemi finanziari, della piccola e media impresa edegli operatori commerciali, di prepararsi con chiarezza e certezzedi riferimento allo scenario del commercio elettronico su Internet,che si annuncia altamente esplosivo. Non è qui il casodi fare spazio a dati previsionali e notizie di carattere statistico,riportate dai media, ma tentare di avanzare qualche considerazionesullo stato dell'arte in materia, così come si presentaall'attenzione di chi, ricoprendo un incarico a livello istituzionale,si preoccupa di confrontare le posizioni italiane ed europee suldelicato tema delle regole in Internet con la visione di un mondoormai esercitato ed estremamente capillare come quello americano. Negli Usa, il tasso di crescita dell'economia digitaleè doppio rispetto a quello generale, e attualmente essarappresenta l'8,2% del prodotto interno lordo. Il confronto èstato condotto sia attraverso la partecipazione alla Cryptografyand privacy conference, tenutasi l'8 maggio 1998 a Washington,sia mediante incontri con esponenti del Department of commerceUsa e della ricerca universitaria giuridica e con fondazioni eassociazioni private. È emersa con chiarezza una duplicitàdi posizioni: da un lato si collocano i rappresentanti delle istituzionigovernative che hanno la necessità di bilanciare le esigenzedi sicurezza nazionale con la tutela della privacy e la libertàdi pensiero, dall'altro versante si è sottolineata la necessitàdi tenere conto del mercato e delle esigenze maturate "dalbasso", e l'opportunità di non imporre per legge l'adozionedi un sistema specifico per la crittografia, lasciando libertàai singoli utenti di contrattare l'approccio più indicato. L'associazione Americans for Computer Privacy hasostenuto la necessità di una campagna educativa, secondoil criterio della libertà di scelta nel settore della cifratura,con l'obiettivo di garantire il bilanciamento dei vari interessiin gioco (sicurezza, infrastruttura nazionale, rispetto alle esigenzedelle forze dell'ordine, tutela della privacy, leadership mondialedegli Usa). Ma cosa significa privacy in una economia basatasul libero mercato dove le informazioni rappresentano il capitaledella nuova era? Nell'ottica statunitense si tratta di bilanciareil diritto dei singoli alla privacy con la libera circolazionedelle informazioni, a livello nazionale e internazionale e gliUsa pongono particolare attenzione a non interferire con il flussodi informazioni. Per questo si è scelto un approccio diversoda quello adottato nella Comunità europea. Certamente talescelta è dovuta anche alle diverse tradizioni sociali egiuridiche, ma la reale motivazione va ricercata nella convinzioneche Internet e il commercio elettronico necessitino di un approcciodel tutto dedicato. La rapidità dello sviluppo tecnologico e l'inevitabilelentezza del processo legislativo rischiano di rendere immediatamenteobsoleta qualsiasi norma di legge relativa a Internet, e ciòcomplica notevolmente la definizione di modelli legislativi attinential commercio elettronico. È forse più efficace unaautodisciplina di settore, unita se necessario a disposizionidi legge semplici e magari già esistenti nonchéall'uso della tecnologia e a una campagna di educazione dei consumatori,quale approccio più indicato per tutelare i dati personalinell'era dell'informazione. L'analisi della direttiva europea, elaborata in un'epocain cui i mainframe sembravano ancora rappresentare la modalitàprevalente di elaborazione dei dati, caratterizzata da un numerorelativamente contenuto di sistemi di elaborazione dati dispostigerarchicamente, e l'approccio di una sua pedissequa applicazioneai servizi di natura telematica e di telecomunicazione generaqualche preoccupazione per quanto riguarda lo sviluppo dello e-commercein Europa. Il decreto legislativo n. 171 in materia di tuteladella vita privata nel settore delle telecomunicazioni, avrebbedovuto porre maggiore attenzione alle esigenze dei rapporti traimprese quando ha preso in considerazione l'utilizzo dei sistemiautomatizzati di chiamata per comunicazioni commerciali interattive.Se lo stesso criterio basato sulla formulazione rigidamente sequenzialedella catena "informativa e consenso" dovesse esseretrasposto negli schemi normativi che si preparano per Internetla facilità di approccio a servizi di commercio elettronicopotrebbe risultare penalizzata. (Ndr: Ripreso da Il Sole 24 Ore del 23 giugno 1998) |