Gli Stati stanno valutando le misure da adottareper la protezione dei dati personali via Web

La rete a misura di privacy

L'approccio Usa è basato sulla libertàdi mercato mentre in Europa la tutela è più rigorosa

di
Claudio Manganelli

Nei giorni scorsi esperti giuristi e tecnici di variPaesi e rappresentanti di uffici europei interessati alle problematichedella privacy si sono incontrati a Roma in occasione della primaconferenza indetta dal Garante per la protezione dei dati personali.

Il convegno era rivolto a esplorare e discutere idiversi aspetti in materia di sicurezza e riservatezza che laimminente diffusione delle applicazioni Internet richiederà.

Sulla rete si accentreranno le attenzioni di tuttele componenti produttive ed economiche, dalla finanza al commercio,dal turismo all'editoria, dalla pubblicità alla formazione,e le caratteristiche tecniche di questo mezzo, unite alla convergenzaverso le tecnologie digitali di settori di intrattenimento qualimusica e televisione, dovrebbero portare presto Internet in tuttele case, in tutti gli uffici.

Infatti la rete, i terminali collegabili e le applicazionisu di essa possibili hanno la potenzialità, se ben supportatedai Governi, di sostituire telefono, radio, televisione, con inpiù la capacità di memorizzazione ed elaborazionedelle informazioni, siano esse dati, suoni, immagini fisse e inmovimento.

Le enormi potenzialità della rete, caratterizzatadalla capacità di abbattere distanze e frontiere e consentirefacilmente al navigatore del cyberspazio collegamenti con personee archivi ad esso connessi in qualunque parte del mondo, mettonoa fuoco aspetti non soltanto positivi del villaggio globale.

La facilità di accesso alle informazioni perprelevarle, copiarle e trasformarle pone interrogativi sulla validitàdell'attuale concetto del diritto d'autore; la capacitàdi inviare messaggi e documenti multimediali ad altri utilizzatoridella rete mette in discussione gli attuali concetti di moralee costume sociale; inoltre amplifica le possibilità diinviare messaggi molesti, immorali, violenti e comunque arrecaredisturbo.

L'utilizzo della rete per effettuare acquisti e transazionifinanziarie tra postazioni remote mette in evidenza la necessitàdi proteggere dalle frodi e dalle appropriazioni indebite di monetaelettronica ogni utente, nonché richiede la messa a puntodi schemi contrattuali di compravendita e di responsabilitàche siano validi in ogni latitudine.

È quindi evidente l'urgenza di ricercare soluzioninormative e organizzative che abbiano valore di universalitàe proprio su questi temi si stanno da qualche tempo delineandodue scuole di pensiero.

Quella americana in cui fa premio la libertàdi mercato, dove l'informazione è valore; perfettamenteconsapevole che la capacità di trattamento di enormi quantitàdi dati consentita dalla sempre crescente evoluzione delle tecnologiedell'informazione esalta questo valore e favorisce l'orientamentosul mercato della produzione, il governo statunitense ritieneche le regole della società civile tradizionale possonoavere valenza anche nel cyberspazio, con pochissimi adattamenti.

La seconda, quella europea, dove l'individuo ha valenzaprimaria e tutto ciò che in qualche modo è riconducibilealla persona, informazioni e dati personali, sue immagini e suoni,deve essere protetto da qualunque aggressione condotta sia a finimalevoli sia di sfruttamento commerciale.

Ma un atteggiamento troppo rigoroso e integralistadi questa posizione rischia di porre in ginocchio l'economia dellasocietà europea che da Internet e nel cyberspazio devetrarre nuove opportunità di rilancio e conseguire occasionidi competizione commerciale a tutto campo.

La strada da seguire può essere quella diun approccio equilibrato tra le due strategie, un contemperamentodi poche leggi, magari adattamento di quelle tradizionali, conuna autoregolamentazione dei diversi fornitori di trasporto delleinformazioni, delle applicazioni e delle banche di dati.

Ma l'azione dei governi, soprattutto quelli europei,dovrà essere molto cauta e consapevole del fatto che unamossa sbagliata può deprimere lo sviluppo tanto attesodella rete al punto di soffocarla senza possibilità diripresa per molti anni.

In particolare sembrano prendere corpo, secondo quantosi dibatte nei gruppi di lavoro europei o talvolta si legge sullastampa italiana e si ascolta in occasionali dibattiti televisivi,tendenze pericolose quali ipotesi di controllo per contrapporsialla pornografia o alla pedofilia, sino ad auspicare un'attribuzionedi responsabilità civile e penale ai providers (fornitori)come se questi possano avere la capacità assoluta di controllareogni singolo digit con cui un abbonato riempie le pagine Web cheha affittato.

L'ingordigia fiscale governativa fa sospettare chesi pensi di applicare anche una tassazione sui providers di tipodiverso da quella legata al fatturato, forse ispirandosi a quantofu fatto a suo tempo sui telefoni cellulari, considerati all'epocaoggetti di lusso, malgrado siano oggi divenuti strumenti essenzialiper il lavoro, la sicurezza personale e i rapporti sociali.

A questi pericoli si sovrappone la posizione di monopoliodi chi fornisce i servizi di comunicazione e che, da tempo, attraversol'acquisizione di un fornitore di servizi Internet che aveva conseguitoin Italia un discreto successo, si presenta sul mercato di questiservizi con tendenze oligopolistiche rischiando di soffocare inbreve tempo qualunque iniziativa privata nel settore.

A tutto ciò si aggiunge la necessitàdi ottemperare alla normativa della 675/96 che, pur se ancoranon si applica al mondo Internet, dovrà quanto prima esserecompletata secondo quanto previsto dalla legge delega accompagnatoria676/96.

L'articolazione delle norme relative al consensoinformativo e al trasferimento dei dati in ogni angolo del globonon può costituire impedimento all'offerta su base internazionaledi servizi commerciali e di formazione.

Occorre quindi procedere e farlo in fretta; ma l'approccioda seguire deve essere cauto, molto riflessivo, se si vuole evitaredi bruciare le grandi opportunità che Internet prometteall'economia italiana.

(Ndr: Ripreso da Il Sole 24 Ore Informatica del 22 Maggio 1998)