E ora lo spamming attacca anche i siti

di Alessandro Longo

Casinò, vacanze in Messico, Britney Spears nuda: sono le "esche" messe nei siti Internet spazzatura per attirare visitatori in pagine Web grondanti di pubblicità. Un fiume in piena che dimostra quanto lo "spamming" non riguardi solo le e-mail, ma anche i siti. È l'ultima novità dei webmaster per far soldi: pubblicare pagine vuote di contenuto, poi, con qualche trucco, farle comparire in vetta alle liste dei motori di ricerca e attirarvi milioni di utenti. Visite che si trasformano in soldi pagati dagli sponsor pubblicitari.

I ricercatori dell'Università di Stanford (California) stimano che circa il 15% dei siti mondiali sia "spam".

Il tutto è ormai giunto ai livelli di guardia, tanto che a giugno Google ha lanciato un servizio che permette a qualsiasi utente di segnalare siti "spam". Sono proprio i motori di ricerca al centro di questo nuovo fenomeno. Quando, per esempio, un utente scriverà "casinò online" in un motore di ricerca, tra i primi risultati apparirà anche un certo sito spam.

Questo è il primo passo. Poi il webmaster deve riempire la pagina di pubblicità pagante. Non può però certo andare dalle aziende e chiedere di mettere pubblicità sul mio sito fantasma. Ecco che tornano utili i motori di ricerca. Il webmaster iscrive il sito a una piattaforma automatica di link sponsorizzati, gestita da un motore. Per esempio, Adsense, di Google. Sul sito spam apparirà cosi la pubblicità delle aziende sponsor di Adsense. In modo automatico e senza un controllo diretto da parte delle aziende. Il webmaster riceverà così da Google una percentuale dei ricavi pubblicitari, in base al numero di visitatori attirati.

Molti puntano su parole chiave riguardanti la musica: www.romanoonline.it/webmusica, per esempio, ha tanti sottodomini, ognuno con il nome di un cantante. Appare solo il nome, però, nelle pagine, in un oceano di link sponsorizzati. Http://the-sci-factor.ods.org, invece, cattura soprattutto persone che cercano informazioni su casinò online o vacanze. C'è persino chi cerca di vendere il proprio sito spam agli utenti che vi sono stati dirottati (www.casinomania.org, www.veneziaonline.info, www.artedelsesso.com). A volte non è possibile capire subito che il sito è finto: il mare di pubblicità disorienta; le pagine possono inoltre essere piene di articoli posticci, copiali da altri siti. Oppure ci sono sistemi di scatole cinesi, come www.archaelogicalsciences.it, che promette programmi pirati da scaricare, rimandando da un sito a un altro, dello stesso network, con un giro di link che sembra non avere mai fine. Costringendo il navigatore a un vero bagno di pubblicità.

(Ndr: ripreso da Il Sole-24 Ore del 20 settembre2005)