Osservazioni del prof. Tulio Jappelli Spesso si parla delle centrali dei rischi soltanto per evidenziare il conflitto, effettivo o potenziale, tra le loro funzioni e il diritto alla riservatezza sulle informazioni. In effetti, molte delle norme che regolano le centrali dei rischi tendono a garantire ai consumatori il diritto di conoscere ed eventualmente correggere le informazioni in possesso delle centrali. Ciò che non si ricorda, invece, è l'impatto delle centrali dei rischi sul funzionamento del mercato del credito. Proprio perché attenuano o risolvono i problemi generati dall'asimmetria informativa tra banche e clienti, esse consentono alle banche di distinguere meglio tra le varie categorie di rischi, evitare quelli più elevati e concedere credito ai migliori clienti. In una serie di lavori, a carattere teorico o empirico, abbiamo dimostrato che una maggiore disponibilità di informazioni per le banche si traduce spesso in un vantaggio per la clientela, almeno per quella in grado di ripagare il prestito: essa riceverà credito più abbondante e meno oneroso, poiché verrà più facilmente riconosciuta dalle banche come meritevole di credito. In termini tecnici, si riduce il problema della "selezione avversa". Inoltre, l'espansione del credito è maggiore se lo scambio di informazioni interviene in un mercato creditizio che altrimenti sarebbe poco concorrenziale. Lo scambio di informazioni infatti elimina o attenua le differenze tra le informazioni di cui ciascuna banca dispone e quindi tende ad accrescere il grado di concorrenza tra banche. In altre parole, lo scambio di informazioni riduce quelle rendite di posizione di cui gode ogni banca quando dispone di informazioni privilegiate. Dunque lo sviluppo delle centrali dei rischi, pubbliche e private, è uno strumento di politica antitrust nel mercato creditizio. La presenza e l'attività delle centrali influenza anche il comportamento dei prenditori di fondi. Se un debitore sa che l'insolvenza o la mora sono registrate in una banca dati a cui tutte le banche hanno accesso, egli è indotto ad una maggior cautela, per evitare di essere etichettato come cliente rischioso. Ogni debitore comprende che in caso di insolvenza rischia di rovinare la propria reputazione con tutte le banche, non solo con la banca da cui ha preso a prestito; in futuro, sarà più difficile prendere a prestito anche dalle altre banche. Lo scambio di informazioni attenua quindi anche il cosiddetto "rischio morale", o comportamento sleale, nel mercato del credito. Anche questo può risolversi in un beneficio per la collettività, perché la riduzione delle sofferenze bancarie tende a tradursi in una riduzione dei tassi di interesse per la generalità della clientela. L'evidenza empirica conferma la presenza di effetti positivi dell'attività delle centrali dei rischi, private e pubbliche. In uno studio sulle centrali dei rischi di oltre 40 paesi, abbiamo riscontrato che l'ampiezza del mercato del credito è maggiore laddove le centrali sono più attive. Altri economisti hanno dimostrato che le informazioni fornite dalle centrali aiutano le banche a migliorare le stime sull'affidabilità dei clienti. Vi è anche evidenza che esse riducano il grado di razionamento del credito cui sono soggette le imprese. Una ricerca internazionale coordinata dalla Banca Mondiale (Credit Reporting Systems and the International Economy, a cura di Margaret J. Miller, MIT Press, marzo 2003) documenta che lo scambio di informazioni tra banche, per iniziativa di privati o delle banche centrali, è largamente diffusa, e non soltanto nei paesi industrializzati, ma anche in America Latina e in molti paesi dell'Asia Orientale. Il quadro che emerge dalla ricerca è che l'efficacia delle centrali dipende anche da come è scambiata l'informazione e da quali dati sono conferiti alle centrali dei rischi. In particolare, la capacità di individuare i creditori insolventi e la precisione delle informazioni prodotte dalle centrali dei rischi si riduce quando lo scambio di dati riguarda solo le insolvenze (informazione negativa), ma non la quantità di credito ottenuto e le garanzie prestate dal debitore (informazione positiva). In sintesi, la letteratura evidenzia effetti di rilievo sulla qualità e l'allocazione del credito delle centrali dei rischi, private e pubbliche. I dati delle centrali dei rischi contribuiscono in modo rilevante alla previsione delle insolvenze dei consumatori, soprattutto quando le informazioni raccolte sono sia positive che negative. Inoltre, sono le piccole e medie imprese e i consumatori, più spesso soggetti a rapporti esclusivi con le banche, a trarre maggiore vantaggio dallo scambio di informazioni tra banche. La raccolta di informazioni positive e negative sulla clientela costituisce dunque una condizione indispensabile per il buon funzionamento del mercato del credito. Per le stesse ragioni, è evidentemente di fondamentale importanza che le informazioni in questione siano il più possibile: (i) accurate; (ii) tempestive; (iii) complete. Le caratteristiche di accuratezza e tempestività non sono in conflitto con l'esigenza di dare accesso ai dati delle centrali dei rischi ai soggetti censiti, nella misura in cui tale accesso può consentire di correggere informazioni erronee o non più aggiornate. Per lo stesso motivo, tuttavia, è consigliabile che le informazioni relative alle insolvenze o ai ritardi nei pagamenti siano disponibili immediatamente nelle centrali dei rischi. Ritardi nella segnalazione riducono l'efficacia delle centrali dei rischi senza ottenere alcun effetto positivo per i consumatori. L'esigenza della completezza invece può creare attriti con la protezione della privacy, ma è nondimeno della massima importanza perché ciascun elemento informativo possa essere posto nella giusta luce nella valutazione complessiva del merito di rischio della clientela. È molto importante comprendere che un'informazione incompleta può a volte danneggiare lo stesso soggetto a cui essa si riferisce, poiché può condurre le banche ad attribuire una gravità maggiore del dovuto a negligenze occasionali, come può essere il ritardo di una sola rata di pagamento da parte di un debitore che normalmente è puntuale. Proprio per poter dare un quadro preciso e non distorto della solvibilità complessiva di un soggetto censito, è in particolare raccomandabile che: 1) si indichi il numero di rate che un consumatore non ha pagato (o ha pagato in ritardo) e non solo se il consumatore ha omesso di pagarne una; 2) si consenta di aggregare informazioni relative alla regolarità dei pagamenti di bollette telefoniche o elettriche; 3) si consenta alle centrali di conservare almeno per tre anni le informazioni sui soggetti censiti. Quest'ultimo requisito - che il sistema informativo abbia "sufficiente memoria" - è probabilmente il più importante di tutti. La solvibilità di un soggetto economico (che riflette la sua situazione patrimoniale complessiva) e le sue caratteristiche di onorabilità tendono a essere persistenti nel tempo, e creano dunque una forte persistenza anche nel comportamento dei debitori. Per tale motivo, la memoria delle centrali di rischio sui debitori è di fondamentale importanza per poter prevedere il comportamento futuro di ciascun debitore. Al tempo stesso, è giusto che la memoria del sistema non sia eccessiva, in quanto si vuole garantire che informazioni obsolete non ricevano un peso inappropriato da parte delle banche ed evitare che un'insolvenza porti ad un'esclusione permanente dal mercato del credito. Occorre perciò trovare un giusto equilibrio tra queste due esigenze. La tabella seguente evidenzia che nei principali paesi industrializzati i tempi di conservazione dei dati relativi a finanziamenti erogati e totalmente rimborsati variano da un minimo di 3 anni (in Germania e Svezia) a un massimo di 6 (in Gran Bretagna). Negli Stati Uniti non sono previsti limiti per la conservazione dei dati positivi. Scendere al di sotto della soglia dei 3 anni nei tempi di conservazione dei dati costituirebbe una anomalia nel quadro internazionale dei paesi in cui è maggiormente sviluppato il credito al consumo, con possibile pregiudizio dei consumatori.
15 settembre 2004 |