Più travolgente che mai il progresso informatico
Intervista di Alberto Mucci e Maria Pia Rossignaud con l'Ing. Elio Catania presidente della IBM Italia"Pensiamo a quante informazioni dovevano essere certamente annidate nella rete nei giorni che hanno preceduto l'attentato alle Torri Gemelle. Se fossimo stati in grado di correlare in maniera intelligente le tantissime informazioni disponibili forse avremmo potuto prevenire un atto così barbaro" Era 1'11 settembre ed eravamo insieme a uno dei massimi esperti di tecnologia, I'ingegner Elio Catania, presidente dell'IBM Italia, quando è avvenuto il drammatico attacco terroristico contro gli Stati Uniti. Cominciavamo in quel momento la nostra intervista e all'arrivo della notizia abbiamo assistito davanti alla Tv a quell'immane atto di guerra. Per qualche minuto abbiamo immaginato di assistere a un nuovo videogioco o al trailer dell'ultimo film di fantapolitica, ricordando la trasmissione di Orson Welles che nel 1939, alla radio, allarmò tutta la popolazione di New York annunciando un attacco dei marziani. Ma è stato subito chiaro quanto fosse reale e tragico il colpo non solo per l'America, ma per tutto il mondo e per la nostra stessa civiltà. Con questa visione negli occhi, e ricordando l'ultima volta che ciascuno di noi era salito sulle Torri Gemelle, uniti dal dolore e dallo sgomento, abbiamo ripreso il nostro colloquio: la vita continua, la tecnologia continua. Fare il punto sul futuro della tecnologia, oggi dopo la grande euforia, dopo il grande freddo, rinvigorisce il ruolo della nostra rivista che da sempre testimonia la grande rivoluzione tecnologica: la Grande Mutazione continua il suo corso. A dieci anni da oggi le nostre vite come saranno state cambiate dalla tecnologia nel suo insieme? La televisione digitale terrestre, la larga banda, I'Umts, tutti temi ampiamente trattati da Media Duemila, saranno strumenti di uso comune? E che cosa ne sarà di Internet così come lo conosciamo oggi? L'Ibm ogni anno investe in ricerca e sviluppo più di cinque miliardi di dollari e ha tremila ricercatori che lavorano in otto laboratori dislocati in sei diversi Paesi. Nel 2000, per 1'ottavo anno consecutivo, ha ottenuto più di 15 mila brevetti e ricava più di un miliardo di dollari di fatturato all'anno dalle licenze dei propri brevetti e da altre proprietà intellettuali. Elio Catania, ai vertici di questa multinazionale come responsabile delle operazioni in Italia e nei paesi del Mediterraneo, è un uomo innamorato della tecnologia ed entusiasta delle opportunità aperte da questa svolta epocale che tutti stiamo vivendo. Un uomo capace di prevedere l'impatto sociale ed economico della rivoluzione tecnologica e quasi di assaporare in anticipo le nuove possibilità che tutti avremo a disposizione nei prossimi anni. Anche in questo momento tragico il suo approccio positivo non viene meno: "Sono le conoscenze che le nuove tecnologie diffondono il vero patrimonio portato da questa rivoluzione: quelli che lo capiscono saranno i leader del terzo millennio". Questa è la sua filosofia. Internet è una tecnologia con standard universali, a basso costo, un sistema aperto. Ma non dobbiamo pensare a Internet come un puro insieme di tecnologie: la rete è anche un modo nuovo di condividere la conoscenza, di lavorare insieme, di costruire modelli economici e nuove forme di istituzioni. E' insomma tecnologia applicata. Il valore di un Paese sarà sempre più creato da conoscenze e innovazione che si diffondono grazie alla rete - afferma Catania". Ecco perché, secondo Catania, il web genera discontinuità nei sistemi economici, nella scuola, nella gestione dei servizi pubblici e privati, promuovendo un diverso uso della conoscenza e dell'informazione. Con il web tutto cambia, il modo stesso di vivere non sarà mai più lo stesso. "Quello che mi preoccupa veramente è constatare che pochi ancora capiscono la profondità della trasformazione. La gente tende ancora a confondere la rivoluzione tecnologica con un computer più veloce, con la banda larga, con Internet. Non mi stanco mai di ripetere che la matrice di questa rivoluzione è tecnologica; ma l'impatto, la portata del cambiamento è molto più profonda". Media Duemila parlava già della Grande Mutazione negli anni '80. Il ventennio che è trascorso può essere diviso in tre fasi, come ha sempre sostenuto il direttore Giovannini, allora Presidente degli Editori. Durante la prima fase, i pochi che già avevano chiaro lo scenario tecnologico che andava formandosi parlavano ad una platea di scettici e forse anche un po' ignoranti, mentre nella seconda fase ciascun essere umano si è fatto portavoce del cambiamento, anche senza averne piena conoscenza e coscienza. Oggi siamo nella terza fase, forse la più difficile... "Il bagno di realtà al quale ci ha costretti il ridimensionamento della borsa, la correzione della bolla delle dotcom è stato salutare. Siamo tornati tutti con i piedi per terra. Per essere efficaci le tecnologie devono essere usate in maniera pervasiva all'interno dell'impresa, e devono essere applicate a processi nuovi e a nuovi metodi di gestione dell'intero sistema. Non si può pensare di diventare miliardari in pochi giorni: scorciatoie per il Paradiso non ne esistono. Oggi, dopo gli eccessi al rialzo, si è generato un ribasso che è forse anch'esso eccessivo. Il mercato si comporta così nei momenti di discontinuità profonda. Ma va detto che molte delle nuove imprese nate su Internet si basavano su modelli di business non sostenibili. Oggi siamo tutti di fronte alle nostre responsabilità: l'azienda deve crescere, fare profitti, avere clienti soddisfatti e impiegati motivati. Da questo punto di vista non c'è old economy o new economy: c'è solo un'economia in cui l'innovazione tecnologica avrà un peso crescente. Per avere successo in questo nuovo scenario, la condizione più importante è la leadership. Un leader, un numero uno, si riconosce perché ha la percezione dei cambiamenti in atto, ha la visione globale della trasformazione che stiamo vivendo. Un leader capisce al volo l'argomento, ne coglie l'importanza, coinvolge le sue persone. Spesso questi leader mi invitano a riunioni nella loro azienda, e riconosco subito una sintonia di visione. Purtroppo, incontro anche amministratori delegati che mi dicono "...ingegnere quanto ha ragione lei
sapesse il mio nipotino come è bravo con il computer.." e non fanno nulla per cambiare." Chi non si rende conto della necessità di cambiare sarà scavalcato dall'evoluzione tecnologica. Nei prossimi anni le reti avranno uno sviluppo enorme. "Oggi, il 95% del traffico della rete è generato da individui, ma si stanno moltiplicando le apparecchiature collegate direttamente alla rete. Fra un paio di anni la maggior parte del traffico sarà generata da dispositivi che produrranno dati digitali quasi autonomamente". Con questa evoluzione, che Media Duemila ha trattato anche in Speciale Domotica, l'inserto che nel mese di settembre ha dedicato alla casa computerizzata, le tecnologie di rete entreranno nella vita di tutti i giorni. In futuro gli elettrodomestici intelligenti saranno sicuramente i protagonisti e non ci dovremo più preoccupare di ordinare la birra o di chiamare il tecnico della lavastoviglie. Attraverso una rete di computer ciascun elettrodomestico sarà in grado di provvedere a se stesso. La domanda nasce spontanea: il PC è morto? "Sicuramente no. Ma i ruoli cambiano. Se guardiamo all'evoluzione delle tecnologie dall'alto, possiamo distinguere diversi cicli. Il primo è stato quello dei grandi mainframe, dell'informatica centralizzata degli anni '70 e dei primi anni '80. La seconda metà degli anni '80 e i primi anni '90 sono stati caratterizzati dai personal computer: è stata la fase dell'informatica distribuita, con il sogno di portare tutto il potenziale della tecnologia sulle scrivanie degli utenti. Il modello organizzativo va di pari passo con la mondo del1a tecnologia, e infatti questo è stato il periodo del decentramento. Oggi siamo nella terza fase, quella della rete. Oggi, non ci interessa sapere dove sono le applicazioni o dove risiedono i dati. L'importante è avere accesso a ciò che ci serve nel modo e nel momento giusto. In un certo senso, tutte le risorse informatiche possono essere in rete. Sta così emergendo un modello informatico veramente nuovo, simile a quello che caratterizza, per esempio, la distribuzione dell'energia. Nessuno si preoccupa di chi ci eroga la corrente elettrica: basta che sia disponibile quando serve. Analogamente, grazie alle nuove tecnologie di rete, un'organizzazione può pensare di trasferire le sue applicazioni a un operatore specializzato che abbia infrastrutture adeguate e possa offrire sicurezza, continuità di servizio ed economia di scala. Sarà questo operatore ad aggiornare le applicazioni dell'azienda e a renderle disponibili quando necessario: a ogni nuova transazione potremo richiamarle, così come facciamo quando accendiamo la luce in una stanza. In uno scenario di questo tipo, si determina una vera e propria riscoperta del mainframe. Nasce infatti l'esigenza di coordinare una quantità di attività informatiche in crescita esponenziale. E questo vale sia per l'operatore infrastrutturale che abbiamo appena descritto, sia per un'organizzazione, come per esempio una banca, che attraverso la rete apra il suo sistema ai clienti e ai suoi impiegati, per fare trading on line o per far consultare il proprio conto corrente. C'è bisogno di avere gli archivi ben allineati per evitare intrusioni illecite; c'è bisogno di sicurezza. In poche parole occorre un sistema integrato. Come nel corpo umano abbiamo un sistema nervoso distribuito, ma c'è un cervello centrale, il cervello elettronico delle organizzazioni sarà ancora il mainframe. Per portare un esempio reale, ricordo che durante gli ultimi Giochi Olimpici, per i quali IBM forniva le infrastrutture informatiche, dovevamo poter rispondere a 500 mila consultazioni in contemporanea. Bisognava avere una capacità di calcolo immensa, e questa non la si poteva certo ottenere usando dei Personal Computer. Aggiungo che per affrontare alcune classi di problemi c'è bisogno di sistemi ancora più potenti". Nel dicembre del 1999 1a IBM ha così deciso di investire 100 milioni di dollari per progettare un supercomputer di ben 500 volte superiore all'attuale elaboratore più potente del mondo disponile sul mercato, da impiegare nella ricerca avanzata. Il nuovo computer soprannominato "Blue Gene" è in grado di elaborare un milione di miliardi di operazioni il secondo (un petaflop). "La decodifica del DNA è un lavoro che ha bisogno di una capacità di calcolo enorme. Blue Gene è la nostra risposta a queste esigenze. E' un sistema che occupa uno spazio grande come un campo di basket e si differenzia rispetto ai centri di calcolo degli anni sessanta perché contiene 16 milioni di computer molto piccoli uno vicino all'altro e integrati in un unico sistema. Con questi cosiddetti sistemi cellulari si sta aprendo una nuovo capitolo nella ricerca di prestazioni sempre più elevate". Prima di concludere parliamo del futuro dell'informatica, e soprattutto di come la tecnologia risponderà alle esigenze della gente comune. "Progresso significa possibilità di lavoro e anche facilità d'uso dei nuovi dispositivi per le persone non esperte. Fino agli anni '80 occorreva avere, come si dice, il camice bianco per interagire con le tecnologie, per essere utente vero delle tecnologie. Basti pensare all'interruttore del computer: fino a qualche anno fa era ancora dietro la macchina, non davanti come quello della televisione. Basta un dettaglio come questo a indicare come le tecnologie informatiche siano state dominate dai tecnici, che paradossalmente tendevano a proteggere questo dominio di potere. Uno dei meriti di Internet è stato proprio di cambiare questo orientamento nell'evoluzione delle tecnologie: l'apertura dei sistemi all'esterno ha messo in evidenza la necessità di rendere facile l'uso della tecnologia. Questa è una delle aree su cui stiamo impegnando grandi risorse. C'è ancora molta strada da fare, ma i progressi sono continui". Pensiamo alle tecniche di riconoscimento della voce, che ci consentono di usare sempre meno la tastiera e di parlare al computer in modo sempre più naturale. E stiamo arrivando al computer indossabile (wearable PC - di cui Media Duemila ha già parlato): il computer che c'é ma non si vede. Un bracciale, un anello, una collana possono contenere un microfono, un microprocessore, un mouse e un collegamento alla rete, grazie ai quali sarà possibile inviare e ricevere messaggi... I laboratori IBM hanno già messo a punto degli occhiali che permettono applicazioni interessanti. "Per esempio, se incontro una persona che mi sembra di conoscere, ma non ricordo chi sia, agisco su un piccolo mouse nascosto nell'anello: l'immagine viene captata da una mini telecamera che subito la trasmette al mio database; a questo punto mi vengono trasmesse tutte le informazioni sull'uomo che ho di fronte e che magari in altri tempi non avrei mai riconosciuto facendo una gran brutta figura..." Oggi si discute su quale sarà in futuro il dispositivo vincente, vista la convergenza creata dalla diffusione di Internet. "In futuro vedo spazio per tutti, ciascuno per le proprie funzionalità. Ricordo che già tre anni fa c'era chi decretava la morte del personal computer, o chi al contrario riteneva il PC ancora vincente. C'erano i sostenitori del telefonino e quelli della televisione digitale. Tutti erano disposti a scommettere su questo o quel dispositivo, e qualcuno si è anche giocato l'impresa su questa convinzione. L'esperienza oggi ci dice che proprio perché viviamo in un mondo interconesso e grazie all'avvento di Internet c'è spazio per tutti. Non riesco a vedere una convergenza tecnologica totale. Vedo un ruolo prevalente del telefonino per comunicare, del computer per lavorare, della televisione per il tempo libero. Ogni oggetto ha ed avrà il suo spazio". C'è infine da aggiungere qualche considerazione sulla sicurezza, soprattutto dopo gli attuali tragici eventi. "Quando si parla di sicurezza si pensa subito alla crittografia, agli hacker, al furto delle informazioni digitali... Tutto questo è certamente ancora vero e ogni giorni vengono fatti sostanziali progressi per proteggere i sistemi informatici. Proprio attraverso la stessa informatica, e i suoi algoritmi sempre più sofisticati, diventa possibile costruire una vera e propria fortezza a difesa del sistema informatico di un'azienda. Ma il punto è un altro. E' nella nostra capacità di leggere attraverso tutti i dati disponibili in Internet quello che sta avvenendo. Non è certamente facile aggregare e disaggregare le enormi quantità di dati digitali presenti in rete per scoprire, per così dire trasversalmente, qualche tendenza o qualche stranezza nei campi più disparati, dalla biologia all'economia, dalla fisica alla medicina... Pensiamo a quante informazioni dovevano essere certamente annidate nella rete nei giorni che hanno preceduto l'attentato alle Torri Gemelle. Se fossimo stati in grado di correlare in maniera intelligente le tantissime informazioni disponibili forse avremmo potuto prevenire un atto così barbaro. Ecco, se io vedo una tendenza tra le più innovative in campo informatico è proprio nella capacità di sapere leggere con intelligenza le crescenti quantità di dati che la rete mette ogni giorno in linea. E non è solo una sicurezza militare, politica, sociale, economica, ma perfino biologica. Potremo capire meglio come si evolvono le diverse aree agricole, quali sono i rischi, dove può colpire il maltempo, o anche un'epidemia. Forse non è lontano il giorno in cui tutte queste informazioni ci consentiranno di combattere meglio malattie, non solo infettive ma soprattutto degenerative. Il confronto tra gli innumerevoli dati di ospedali, ricercatori, medici consentirà di leggere quello che oggi ancora ci sfugge. Nonostante tutte le sue contraddizioni, credo che questa sia un'epoca veramente entusiasmante!" (Ndr: ripreso da Media Duemila - ottobre 2001) |