Garante per la protezione
    dei dati personali


Provvedimento del 17 aprile 2003

IL GARANTE PER LA PROTEZIONE DEI DATI PERSONALI

Nella riunione odierna, in presenza del prof. Stefano Rodotł, presidente, del prof. Giuseppe Santaniello, vice presidente, del prof. Gaetano Rasi e del dott. Mauro Paissan, componenti e del dott. Giovanni Buttarelli, segretario generale;

Esaminato il ricorso presentato da Alfonsa Merlin

nei confronti di

Andrea Zoli;

Visti gli articoli 13 e 29 della legge 31 dicembre 1996, n. 675 e gli articoli 18, 19 e 20 del d.P.R. 31 marzo 1998, n. 501;

Viste le osservazioni dell'Ufficio formulate dal segretario generale ai sensi dell'art. 15 del regolamento del Garante n. 1/2000;

Relatore il dottor Mauro Paissan;

PREMESSO:

La ricorrente ha riscontrato che in un procedimento per separazione giudiziale innanzi al Tribunale di Forlô il proprio coniuge ha prodotto copia della documentazione attestante la dichiarazione dei redditi della stessa. Nel lamentare un'illecita acquisizione dei dati personali che la riguardano, la ricorrente ha chiesto al resistente di non avvalersi di tale documentazione.

Con il ricorso proposto ai sensi dell'art. 29 della legge n. 675/1996 l'interessata ha sostanzialmente ribadito la propria richiesta ed ha chiesto al Garante di "riferire all'autoritł competente per la punizione, in sede penale" del resistente.

CI˝ PREMESSO IL GARANTE OSSERVA:

Il d.P.R. 31/3/1998 n. 501 (pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 25 del 1/2/1999), contenente il regolamento di organizzazione e funzionamento dell'Ufficio del Garante per la protezione dei dati personali, ha introdotto negli artt. 18, 19 e 20 la disciplina relativa alla forma, alle modalitł di presentazione ed al procedimento per l'esame dei ricorsi al Garante previsti dall'art. 29 della legge n. 675/1996.

Tale normativa disciplina, altresô, le ipotesi di inammissibilitł dei ricorsi (art. 19, d.P.R. n. 501) e prevede che gli stessi siano dichiarati inammissibili o manifestamente infondati anche prima che il ricorso sia comunicato al titolare e al responsabile del trattamento con il connesso invito ad aderire (art. 20, comma 1, d.P.R. n. 501/1998).

Il ricorso Ć inammissibile.

Il procedimento previsto da tale articolo ha caratteri particolari in quanto con il ricorso che lo introduce non si puś prospettare qualunque violazione di un diritto della personalitł, fuori delle ipotesi di cui all'art. 13 della legge, come puś avvenire invece in caso di segnalazioni e reclami che possono essere rivolti anch'essi al Garante. Il ricorso al Garante puś essere infatti presentato solo per la tutela di una precisa richiesta (formulata in riferimento alle specifiche situazioni soggettive tutelate dall'art. 13, comma 1, della legge n. 675/1996) avanzata precedentemente al titolare o al responsabile del trattamento e da questi disattesa anche in parte.

Il ricorrente che intenda utilizzare il particolare meccanismo di tutela di cui all'art. 29 della legge n. 675/1996 deve quindi avanzare le proprie richieste, con esclusivo riferimento ai diritti riconosciuti dal citato art. 13, nei confronti dei titolari o dei responsabili del trattamento, ed attendere almeno cinque giorni dalla data della loro presentazione.

Va inoltre ricordato che, ai sensi dell'art. 3, comma 1, della citata legge n. 675, il trattamento di dati personali effettuato da persone fisiche per fini esclusivamente personali non Ć soggetto all'applicazione della legge stessa.

Al ricorso in questione Ć allegata una lettera datata 14 marzo 2003 che appare come generica contestazione di presunte illegittimitł che sarebbero state commesse dal resistente e priva di ogni specifico riferimento alla legge sulla protezione dei dati personali e alle posizioni giuridiche tutelate dal citato art. 13.

Peraltro, neanche il testo del successivo ricorso proposto ai sensi dell'art. 29 contiene riferimento alcuno all'esercizio dei diritti di cui al medesimo articolo, configurandosi piuttosto come atto di denuncia di presunte violazioni delle disposizioni penali previste dalla medesima legge n. 675.

PER QUESTI MOTIVI IL GARANTE:

dichiara inammissibile il ricorso nei termini di cui in motivazione.


Roma, 17 aprile 2003

IL PRESIDENTE
Rodotà

IL RELATORE
Paissan

IL SEGRETARIO GENERALE
Buttarelli