Una scheda, la tua ombra ecco la "plastic identity"

di Luca Fazzo

Un pezzo di plastica. Un piccolo pezzo di plastica a colori vivaci e dall'aria amichevole, piazzato nel portafoglio insieme alla carta d'identità e alle foto dei figli. Si chiama carta multifunzioni, da quando sullo stesso pezzo di plastica hanno iniziato a convivere la carta di credito e il bancomat, che si spartiscono a metà la banda magnetica incorporata nella faccia inferiore della tessera. Per un italiano di media età e di medio reddito, per un classico signor Rossi qualunque, è una comodità che lo ha liberato dalla schiavitù del denaro contante. Quello che il signor Rossi non sa è che grazie a quel pezzo di plastica qualcuno lo segue. E' un cervello elettronico. Passo dopo passo dal momento in cui ogni mattina quest'uomo esce di casa, lo seguirà nei suoi spostamenti e nelle sue azioni. Passo dopo passo, il cervellone tratteggerà il suo ritratto, lo modificherà, lo aggiornerà, lo memorizzerà all'infinito. Per il cervellone, il signor Rossi è una identità fatta di una lunga serie di numeri. L'uomo e il suo codice vivono insieme, sono due facce della stessa persona. Plastic identity è il nome che gli americani hanno dato a questa ombra dei tempi moderni.

A raccontare al cervellone la vita di quest'uomo è la sua carta di credito. Rossi non sa che, mentre scivola nella fessura della macchinetta sul banco del negozio, il pezzo di plastica genera un flusso di dati che si infila sui cavi in fibra ottica che arrivano fino al cervellone. Ogni volta, quel gesto racconta qualcosa di lui. È un autoritratto involontario ma estremamente fedele. A centinaia di chilometri, il cervellone lo sorveglia. Controlla i suoi acquisti, li cataloga per importo, per merce, per località. Il computer si aspetta che il signor Rossi sia abitudinario, e si allarma se esce dalle tracce della sua normalità. E si ribella. Rossi nemmeno si accorge di queste ribellioni. L'ultima volta è successo mentre era in viaggio per lavoro. Per la prima volta in vita sua, ha comprato un orologio costoso a sua moglie. Lo ha fatto perché era in arrivo un giorno: particolare, il decimo anniversario di matrimonio (ma il computer questo no lo sapeva). E' entrato in un negozio dove non era mai stato, ha scelto con cura l'orologio, lo ha fatto impacchettare e ha estratto fiducioso la sua carta di credito. Attesa stranamente lunga, poi il ronzio: "Transazione non disponibile".

A bloccare la carta è stato il cervellone che a centinaia di chilometri, ha stabilito che quell'acquisto non lo convinceva. Perché, come qualunque italiano con una plastic identity, il signor Rossi è schedato. Il cervellone sa a che ora infila la tangenziale ogni mattina, pagando il pedaggio con il fast pay o il telepass. Sa quanto spende in vestiti, in cibo, in cene fuori. Anzi: sa esattamente che tipo di abiti preferisce, che ristoranti si può permettere, quanti film in dvd guarda la sera a casa. Sa quanto denaro contante spende ogni mese, e si allerta se all'improvviso queste spese aumentano. Conosce il numero di telefono cellulare di Rossi e sa perfettamente quanto spende ogni mese per ricaricarlo, in che modo lo ricarica, dove si trova quando effettua le ricariche e se per caso - visto che c'e - ricarica anche il cellulare di un'amica.

Per tenere d'occhioRossi - e tutti i suoi connazionali dotati di plastic identity - il cervellone, gestito dalla; società interbancaria che controlla le carte di credito utilizza un sistema neurale, che si chiama così perché segue la stessa logica del cervello umano. Nel senso che impara, fa esperienza, elabora. Dieci anni fa quella identity avrebbe raccontato di Rossi una immagine sfocata e imprecisa. Oggi invece, man mano che il denaro contante perde ruolo nella società e spazio nel portafoglio di Rossi, la plastic identity diventa sempre di più il ritratto preciso dell'uomo che la genera. Si avvicina sempre di più all'originale fino a sovrapporsi come un'ombra a mezzogiorno.

La società che tiene d'occhio questo signore, se Rossi lo venisse a sapere, gli spiegherebbe che il sistema è lì per aiutarlo, per evitare che qualcuno utilizzi la sua carta dopo averla rubata o clonata. Vero. Ma intanto i dati di Rossi sono lì, memorizzati e utilizzati giorno dopo giorno. Raccontano chi è lui al sistema interbancario. E non è tutto. Quando Rossi utilizza un'altra tessera di plastica che ha nel portafoglio, quella che gli fa avere sconti e premi al supermercato o in libreria, non sa che in questo modo contribuisce ad arricchire un'altra banca dati, dove i suoi gusti e le sue abitudini sono descritte in modo ancora più preciso. E' una banca dati gigantesca che in realtà serve anche - spiegano gli esperti del ramo - a creare il suo profilo di spender: di preda per la pubblicità, per i cacciatori di clienti. Una banca dati che, sul mercato ufficiale o o quello occulto, vale oro.

Rossi, se sapesse tutto questo, forse non si allarmerebbe: anche perché ritiene di non avere nulla da nascondere. Poi è fiducioso cheilsistema non racconti in giro i fatti suoi ("anche se - giura un veterano del settore - quando sento parlare di banche dati inviolabili mi metto a ridere"). E ancora meno pensa a come cambierebbe la sua vitase un giorno, di colpo, il cervellone decidesse di bloccare la sua plastic identity neutralizzando il pezzo di plastica che porta in tasca: basta viaggiare, basta spendere, basta telefonare. Basta esistere, in una società dove si esiste solo in quanto spender. Ma questo è un incubo che appartiene a un altro film.

(Ndr: ripreso da la Repubblica del 4 gennaio 2005)