Il Grande Orecchio ci ascolta siamo noi i più spiati d'Europa

E le procure fanno controlli per un utente su dieci

di Luca Fazzo

La rivoluzione parte da Campobasso. Ed è un piccolo, divertente paradosso: perché Campobasso è - come raccontano ogni anno le statistiche sulla vivibilità delle città italiane - uno dei capoluoghi più pacifici del paese, con un tasso criminale appena sopra lo zero. Campobasso ha una procura con sei pubblici ministeri. Eppure è qui, in una piccola stanza di questa piccola procura, che oggi è in funzione l'Orecchio Elettronico più avanzato d'Italia (e d'Europa): un cervellone che in pochi metri quadrati di spazio spazza via mezzo secolo di storia delle intercettazioni. Il cervellone si chiama Enigma, lo ha prodotto Telecom vincendo la gara d'appalto indetta dalla procura. Manda in pensione gli operai che andavano a piazzare i "doppini" nelle centrali elettromeccaniche, libera gli sbirri che accucciati nel ventre dei furgoni ascoltavano da una radiolina il segnale rimbalzato da una microspia, spedisce in discarica i registratori a nastro su cui si accumulavano ore ed ore di chiacchiere da ascoltare e riascoltare fino allo stordimento. Tutto questo appartiene al passato. Enigma intercetta tutto, dalle voci alle telefonate agli sms agli mms alle mail ai siti Internet, tutto digitalizzato, tutto caricato su un disco fisso con copia di backup a tutela dalle manipolazioni, tutto immediatamente riversabile a poliziotti e magistrati nei loro uffici a poche decine di metri o a centinaia di chilometri di distanza, flussi di dati criptati che viaggiano su linee dedicate con password d'accesso ai due lati. Tutto in grado di essere frugato con i motori di ricerca e messo in comune da un'inchiesta all'altra, scoprendo se il telefonino utilizzato da un sospettato di terrorismo islamico ricompare in una inchiesta per droga, riconoscendo un numero, un computer, una parola.

La rivoluzione di Campobasso è il punto più avanzato dell'onda che in tutte le procure d'Italia sta cambiando alla radice il modo in cui lo Stato italiano ascolta i suoi cittadini, in un'epoca in cui la tecnologia sposta su frontiere sempre più nuove la caccia tra guardie e ladri e la possibilità di intercettazioni sempre più sofisticate insegue la possibilità di comunicazioni sempre più sicure. Una partita in corso da sempre, ma che mai si è giocata su ritmi accelerati come in questi mesi.

A sostenere l'evoluzione c'è, su entrambi i fronti, un robusto movente economico. I cattivi devono difendere i loro affari, che - si tratti di importare un carico di cocaina o di rifilare alla Borsa un bond scoperto - sono affari da milioni di euro. Ma anche dall'altra parte, dalla parte dei buoni, c'è il business: perché quello delle intercettazioni in Italia è un mercato florido e che non conosce crisi, anzi si espande sempre di più. Il cliente è uno solo, lo Stato, l'unico che può (almeno ufficialmente) violare la riservatezza dei suoi abitanti. E lo Stato esercita questo diritto con larghezza. I dati sono impressionanti. Per l'importo: ogni anno vengono spesi oltre 300 milioni di euro. E soprattutto per il numero di intercettazioni, che non è ufficialmente noto ma che si può desumere con buona approssimazione incrociando i bilanci dello Stato con quello degli operatori telefonici. Da questa analisi, si desume che la sola Telecom - che gestisce circa il 70 per cento dei telefoni fissi - intercetta ogni anno almeno centomila utenze: è come se una città di media grandezza venisse spiata per intero. Ancora più notevoli i dati sulle intercettazioni dei telefonini. La sola Tim (che controlla circa il 36 per cento della telefonia mobile) intercetta ogni anno almeno 140 mila linee, fornisce alla magistratura almeno 120 mila tabulati (cioè l'elenco completo delle chiamate fatte o ricevute da un telefonino) e addirittura due milioni di " anagrafici", cioè di certificati che rivelano a chi è intestata una data utenza. Tenendo presente che Tim ha circa 23 milioni di utenti, significa che quasi il 10 per cento dei suoi abbonati ha ricevuto le attenzioni della magistratura. A questi dati vanno aggiunte le percentuali (che si ritiene siano simili a quelle di Tim) da calcolare sui 21 milioni di utenti Vodafone, i 9 milioni di utenti Wind e i 3 milioni di utenti 3. Una stima intorno alle 400 mila utenze tenute sotto controllo ogni anno è dunque realistica. Sono numeri imponenti, che fanno dell'ltalia il paese più intercettato d'Europa. E la tendenza è a crescere: nel nuovo tariffario preparato dal governo è previsto l'obbligo per i gestori telefonici di attrezzarsi per intercettare in contemporanea fino allo 0,1 per cento delle utenze, cioè 56 mila telefonini.

Complessivamente, il mercato delle intercettazioni telefoniche assorbe qualcosa meno di 150 milioni di euro. Il resto del budget del Grande Orecchio se ne va nell'altro grande capitolo di spesa: le intercettazioni ambientali. Anche qui l'unico cliente è lo Stato, attraverso la magistratura. Ma a spartirsi la torta non sono soltanto quattro operatori, come nei telefoni, bensì una quantità di agenzie private specializzate nel settore, che operano su appalto delle procure. Sono un centinaio di agenzie in tutta italia, e forniscono ai pubbiici ministeri il servizio completo: dal "chiavaro" che scassina la porta di un appartamento o di un'auto, al tecnico che piazzala "cimice", al noleggio della microspia al registratore digitale che incide le conversazioni, al tecnico che le ascolta e le trascrive. Le compagnie telefoniche sostengono che i veri affari si fanno in questo settore, e cercano in ogni modo di sbarcarvi. Anche perché ormai le frontiere tra intercettazioni telefoniche e ambientali sono saltate, oggi quasi tutte le microspie hanno incorporata una scheda sim collegata una linea telefonica. E tutta questa montagna di voci spiate su ordine dello Stato confluisce ormai negli stessi computer all'interno delle Procure, elaborata, digitalizzata, e convogliata nel gigantesco archivio informatico delle chiacchiere di una nazione

LE TAPPE

Telefoni a disco
Per mezzo secolo, intercettare un telefono richiedeva un operaio che applicasse fisicamente un traslatore nell'armadio della Sip dove passava la linea analogica dell'utente-bersaglio

Cellulari Gsm
L'avvento del Gsm crea all'inizio alcune difficoltà, ma poi apre alle intercettazioni nuove frontiere: grazie al telefonino si riesce a localizare fisicamente il "bersaglio" con buona precisione

Telefoni a tastiera
Negli anni 90 le centrali si computerizzano: l'intercettazione diventa più facile, e a disposizione delle Procure arrivano per la prima volta anche dati come l'identificativo del chiamante e la memoria del traffico

Internet
Internet diventa un bersaglio a partire dal 2000, quando per la prima volta due attentati vengono rivendicati con una email proveniente da un computer portatile collegato ad un cellulare Tim

Telefoni Tacs
I cellulari di prima generazione, i Tacs, sono i più vulnerabili: si possono intercettare anche con uno scanner che setaccia l'etere e individua le onde radio provenienti dal telefono del "bersaglio"

Nuove frontiere
La nuova frontiera sono le intercettazioni parametriche, in grado di individuare un bersaglio in base alle sue caratteristiche vocali, alle parole pronunciate o al software impiegato per comunicare

 

"In auto, al bar, al computer così scopriamo i vostri segreti

Sempre più spesso la magistratura ricorre ad agenzie private. Che forniscono un servizio chiavi in mano

Non sono magistrati, non sono poliziotti, non sono detective privati. I loro uffici sono coperti da sigle o da nomi di fantasia che dicono poco o nulla di quello che realmente si fa lì dentro. Sono gli intercettatori, quelli che di mestiere ascoltano le conversazioni degli altri. Lavorano in appalto per le procure di tutta Italia, arrivando là dove le forze di polizia - per mancanza di mezzi, di organici, di know how - non riescono ad arrivare. Fino a pochi anni orsono, a fare questo lavoro erano in pochi. Adesso che le intercettazioni sono divenute un business, il settore si sta allargando. Sono quasi un centinaio, in Italia, le agenzie di intercettazione. Ecco il racconto di uno dei "vecchi" del settore.

Quale tipo di servizio fornite ai magistrati?
"Si fa prima a dire quale tipo di servizio non forniamo: la comprensione, l'analisi. A noi non viene detto quale indagine è in corso né quali sono le ipotesi di reato. Ci dicono solo: il bersaglio è questo. Da quel momento in avanti sono fatti nostri: dal professionista che apre la porta di un auto o di un appartamento per piazzare la microspia, fino alla registrazione su cd del lavoro finito, cioè delle conversazioni registrate e delle trascrizioni. E lì ci fermiamo".

Dove si recluta il "professionista" che scassina la serratura?
"Ovvio: o tra gli ex ladri, o tra gli ex poliziotti".

Una volta entrati, dove si piazza la microspia?
"In genere si lavora di estro, di fantasia. Se si tratta di una intercettazione breve, un "mordi e fuggi" che deve durare qualche ora, puoi anche lanciare l'apparecchio sopra l'armadio e andartene. Se invece deve durare delle settimane, allora sei vincolato ad una presa di corrente, e la cosa si fa più complicata. Soprattutto all'interno di una automobile: una volta un'auto era piena di spazi vuoti inutilizzati, una vettura moderna oggi è invece talmente imbottita di circuiti che trovare un varco dove inserirsi non è facile".

Il posto più bizzarro dove ha piazzato una cimice?
"Sulla tomba di un malavitoso assassinato, per registrare quello che i parenti dicevano sul conto degli assassini".

Esiste una conversazione impossibile da intercettare?
"In teoria, con il progresso tecnico attuale, tutto è intercettabile. Il problema è che i criminali sono sempre qualche passo davanti a noi: quando i telefonini Tacs vennero sostituiti dai Gsm ci fu un buco di qualche mese durante il quale ci trovammo in grandi difficoltà. Oggi la nuova frontiera è ovviamente tutto quello che passa per Internet. In questo settore ci sono comunicazioni facilmente intercettabili ed altre che possono crearci qualche difficoltà in più".

Per esempio?
"Il voip, cioè la voce trasmessa via Internet: viene trasformata in dati, noi i dati li intercettiamo comodamente ma per ritrasformarli in voce servono dei codici che non sempre sono facili da individuare. Oppure alcune forme di steganografia, cioè i pezzi di testo nascosti un una immagine. Ma ci stiamo attrezzando".

Qual è il posto più sicuro per fare una chiacchierata dal vivo senza essere intercettati da una microspia?
"Potrei rispondere: un bar all'ora dell'happy hour, con la musica di sottofondo a tutto volume. Ma c'è il rischio che il cliente accanto in realtà sia un maresciallo che ti ascolta. Per cui dico: all'aperto, passeggiando, in un luogo dove non si è mai stati prima".

Adesso le intercettazioni si registrano sul computer. C'è chi teme che fabbricare prove false diventi un gioco da bambini.
"È vero che io col computer posso fare qualunque cosa, compreso produrre una registrazione di Bush che chiacchiera con Osama. Ma alla base c'è sempre una registrazione originale. E non esiste intervento che non lasci traccia".

I FILM

La conversazione

Il film racconta la crisi di coscienza di uno specialista di intercettazioni. La pellicola, protagonista Gene Hackman, è stata distribuita nel 1974

Nemico pubblico

Un avvocato entra in possesso di un video che accusa la Nsa. Da quel momento sarà sempre spiato. Film del '98 con Will Smith e Gene Hackman

Almost Blue

Tratto dall'omonimo romanzo di Carlo Lucarelli: un serial killer viene individuato grazie a un cieco che passa il tempo intercettando telefonate

Takedown

E' la storia di Kevin Mitnick il più famoso e ricercato hacker americano, grande esperto di intercettazioni sia telefoniche sia telematiche: film uscito nel 2000

(Ndr: ripreso da La Repubblica di mercoledì 17 novembre 2004)